Storie dei ragazzi
Sono riportate qui di seguito le storie inventate dai ragazzi così come son state messe in scena. A partire
da un primo spunto sviluppato direttamente "sul palcoscenico", i ragazzi, aiutati dall'animatore, dopo
una prima messa in scena, seguita da un confronto di classe, hanno messo in sequenza le singole storie.
Nella maggior parte dei casi è prevalso il criterio temporale e le storie si snodano solitamente da periodi più
lontani verso anni più recenti. Tra un incontro e l'altro le insegnanti hanno lavorato con i ragazzi per dare
forma scritta alla storia, descrivendo quanto accadeva in scena, tralasciando dialoghi ed indicazioni rigide
di movimenti e gesti. I ragazzi hanno recitato, facendo proprio il ruolo e la situazione ed "inventando",
nel dialogo in scena, le parole da dire. I dialoghi riportati qui di seguito sono la trascrizione di quanto è
avvenuto in scena, in occasione della recita finale.
Le storie ruotano intorno ai temi e agli argomenti che sono emersi nel corso del lavoro. Accade che le
storie si ripetano e si rincorrano, come si ripetono e si rincorrono le storie degli uomini: apparentemente
uguali le une alle altre, ma ognuna raccontando una differente individualità.
L'ascolto radiofonico è una esperienza nazionale (internazionale anzi) che incrocia la "Grande storia" e
le storie degli uomini.
I riferimenti a trasmissioni, programmi, pubblicità, discorsi, canzoni sono stati suggeriti ai ragazzi in
parte dalle testimonianze raccolte ed in parte dal lavoro con l'animatore storico. A volte imparate a memoria,
a volte lette, sono queste le uniche parti della messa in scena formalizzate e scritte. Le canzoni e le
musiche della radio, così come alcuni documenti radiofonici dell'epoca, erano nella maggior parte dei casi
registrati nella giusta sequenza su audiocassetta e fornite alle insegnanti dall'animatore storico. In qualche caso,
e con esiti sicuramente gustosi sul piano teatrale, erano i ragazzi stessi che, impersonando la "voce
della radio", si sono esibiti, oltre che come radiocronisti e presentatori, anche come cantanti o "orchestra".
La brevità della sintesi scritta non riesce a dar conto del lavoro di rielaborazione delle storie, della
ricerca dei costumi e delle piccole e grandi scenografie che, sia pure all'interno dello spazio della classe,
alcuni ragazzi hanno saputo costruire. Così come non è possibile raccontare le piccole fatiche che i più
timidi hanno dovuto proficuamente superare per mettersi in gioco davanti agli altri ed i più esuberanti per
controllarsi e dar spazio ai compagni.
Il senso profondo della iniziativa, l'ho ricordato all'inizio, trovava realizzazione proprio attraverso
la sperimentazione di una messa in pubblico e di un confronto con le proprie e le altrui idee, storie,
progetti, capacità. Confronto aperto e sereno che è presupposto essenziale del vivere civile.
Bioglio e Pettinengo, classi
4a e 5a
Come altre messe in scena anche questa è introdotta da una presentazione.
Presentatrice: Buongiorno a tutti, cari spettatori. Noi bambini di Bioglio e Pettinengo abbiamo fatto
una ricerca e abbiamo fatto delle domande ai nonni ed ai genitori...
Disturbatore: (entra senza guardare il pubblico)
Scusi, non è che è passato di qui un elefante indiano?
Presentatrice: Un elefante indiano?! Ma come si permette!? Non vede che sto presentando un teatro?
Mi lasci lavorare. Se ne vada.
Disturbatore: Vado vado, se non l'ha visto non la faccia lunga. Un elefante, se passa, si vede eh!
Presentatrice: (al pubblico)
Scusate, dunque ... cosa stavo dicendo? Stavo dicendo che abbiamo fatto
delle domande sull'ascolto della radio, delle vecchie radio. Poi è venuto Mario e ci ha chiesto se volevamo...
Disturbatore: Scusi... scusi, non è che è passata di qui una sogliola? L'ho comprata al mercato, ma
adesso non c'è più nella borsa, non è che lei...
Presentatrice: Una sogliola!? Sa cosa le dico? Che ho visto passare un Bazooka e se mi capita per le
mani so come usarlo...
Disturbatore: Oh che modi, ho chiesto solo, non ho fatto niente di male, oh, che modi! Stia calma...
Presentatrice: Dunque, dicevo, Mario è venuto e ci ha chiesto di inventare delle storie ispirate alle
vecchie radio ed ai racconti dei nonni e dei genitori. Poi con queste storie abbiamo fatto le scenette che adesso
vi presentiamo. Scusate, vado di fretta... mi è venuto in mente dove trovare un Bazooka: ho un conto da
regolare (esce correndo).
C'è la guerra. Marito e moglie ascoltano la radio che annuncia l'esito tremendo di una battaglia nella
quale combatteva anche il loro figlio. Tutti escono, poi rientrano.
È passato del tempo. Un nuovo radiogiornale annuncia la fine della guerra. Marito e moglie si
abbracciano. Sentono bussare: è il figlio che ritorna dal fronte. La radio trasmette una musica dell'epoca e i tre
escono abbracciati.
Se i singoli apparecchi radiofonici potessero parlare, avrebbero da raccontare tante storie. In questa
messa in scena la radio, che diventa voce narrante, ci mostra una famiglia che sente la notizia di una tragedia
nella quale è sicuramente coinvolto il loro figlio.
Nella speranza di avere notizie più precise, padre e madre restano vicini alla radio per tutta la notte con
gli "occhi pieni di lacrime". Dopo molta attesa, conclude il suo racconto la radio, arriva finalmente la
notizia che il figlio è vivo.
Squilla il telefono. È una vecchia zia che vuole regalare una radio al nipote. Il nipote esce e ritorna,
portando con sé una vecchia radio. La sorella lo prende in giro perché la radio della zia è vecchia e
tecnologicamente superata. Accende una moderna radio a transistor. Le due radio, vecchia e nuova, trasmettono
curiosamente programmi di epoche diverse. Dalla nuova radio esce il ritmo martellante di una musica
tecno-dance e dalla vecchia un ballabile tranquillo e rasserenante. La sorella si convince.
Sorella: Forse hai ragione tu. Sarà vecchia, ma trasmette programmi più tranquilli, ci ricorda la
storia della nostra famiglia, e poi è un pezzo d'antiquariato e vale anche molto di più di questa nuova radio
di plastica.
Le vecchie radio sono oggetti preziosi che si trovano nei negozi degli antiquari.
La scena si svolge per questo nel negozio dell'antiquario De Gaetano, che descrive ad alcuni clienti
le caratteristiche della radio che ha in negozio. Anche qui vecchie radio trasmettono vecchi
programmi radiofonici.
Situazione comica. Due anziani tutti imbacuccati ascoltano la radio. Borbottano fra loro, utilizzando
una "miscela" di dialetti.
Vecchia: Vado ad aprire nu pocherello la porta.
Vecchio: Ma che apri la porta, che aggio freddo.
Vecchia: Hi! Se hai freddo vatti a mettere li pantaluni pesanti.
Vecchio: Ma se ne ho già messi quattro paia.
Vecchia: Zitto, che adesso ascoltiamo 'a radio
Entra una ragazza. Anche lei parla con un accento tra il toscano e il romanesco
Ragazza: A nonni! E che ascortate?
Vecchia: La dichiarazione di guerra di Carlo Magno
Ragazza: O 'e tu ddici, 'arlo Magno. 'arlo Magno l'ha inventato la ruota mi'a la radio. Nun è che t'è rimasta
in testa la dichiarazione di guerra di Mussolini. A vecchietta mi pari un poco grulla: questa è musica,
altro che dichiarazione! Accidenti sa galoppa 'st'arterio.
Seconda vecchia: Oh! Ce l'hai tu l'arterio carina.
Entrano di soppiatto altri due ragazzi. Parlano a bassa voce con la ragazza.
Ragazza: Tranquilli, raga, che questi son vecchi e citrulli. Che se ne fanno della radio?
Ragazzo: E che ci vuole a rubarla...
Prendono la radio e scappano, ma i vecchietti, più arzilli di quel che sembravano, scattano in piedi e
li rincorrono fuori dalla scena urlando.
Siamo nei primi anni del dopoguerra. Il contadino
Giuanin con un cappello di paglia in testa lavora
nei campi sudando a più non posso. Guarda l'orologio:
"L'è mèi chi vaga ca scuté 'n poc la
radio" dice e va in casa. Accende la radio e si addormenta. Cambio di scena e di anni. Entra un ragazzo vestito alla moda
con cappellino e giubbotto di pelle. In silenzio, con modi da prestigiatore, mette un fazzoletto sulla radio,
compie alcuni gesti "magici" e da sotto il fazzoletto sfila una radiolina portatile con le cuffie. Mette le cuffie,
accende la radio, si sente una musica dance e il ragazzo esce di scena ballando, tutto preso dalla musica. La
vecchia radio a valvole ha lasciato il posto alla radio a transistor.
Borgosesia, classe
5a A
La mamma di Chiara vuole disfarsi di una radio. La figlia, con l'aiuto di alcuni amici, la ruba,
portandola in un luogo segreto per ascoltarla. Un ladro ruba la radio e cerca di rivenderla casualmente proprio
alla famiglia di Chiara. La mamma si insospettisce e il ladro, prima di essere definitivamente scoperto, si defila.
Intanto in una casa vicina un signore, orgoglioso del suo acquisto, ascolta la radio. Gli fanno visita
dei vicini. La radio sta trasmettendo i numeri del Lotto. I vicini si annoiano e spaccano la radio.
Un tecnico, che passa casualmente di lì, ripara la radio rotta e la rivende al proprietario di un bar, a
cui servirà per attirare i clienti.
La radio è al centro, entrano i clienti.
Barista: Buongiorno.
Clienti: Buongiorno.
Barista: Cosa desiderate?
Primo cliente: Io una gassosa.
Secondo cliente: Io una spuma.
Barista: Samanta! Una spuma e una gassosa.
Entra la cameriera cantando "Lilì Marlène".
Cameriera: (cantando) "Tutte le sere sotto quel fanal, larallallalero... stare ad aspettare". Come le
volete le bibite: fredde di ghiacciaia o fresche continentali?
Clienti: Di ghiacciaia.
Bevono.
Clienti: (guardando la radio)
Oh, che bella radio! Possiamo sentire qualche cosa?
Barista: (orgoglioso) L'ho comprata per questo.
Radio: (in scena c'è una vecchia radio a cui un bambino presta la voce) (cantando)
"Se io fossi milionario..." (parlando)
Interrompiamo le trasmissioni per farvi ascoltare in diretta un discorso di Sua Eccellenza
Benito Mussolini.
Mussolini: (un secondo bambino inginocchiato dietro la radio)
Italiani, combattenti di cielo, di terra e di mare, camicie nere della rivoluzione, italiani dell'Impero e delle terre d'Albania, ascoltate!
La folla (composta dagli altri bambini, da dietro le quinte) lancia urla di approvazione.
Mussolini: L'ora delle decisioni irrevocabili bussa alla porta della nostra patria.
Un altro urlo di approvazione della folla.
Mussolini: La dichiarazione di guerra è già stata consegnata agli ambasciatori di Gran Bretagna e
Francia.
La folla approva urlando ancora più forte.
Il barista scoppia a piangere, coprendosi il viso con le mani.
Prima cliente: (con entusiasmo)
Andiamo, andiamo a metterci la divisa da Giovani italiane!
Seconda cliente: Sì, andiamo, chissà quanta gente ci sarà in piazza!
Due fratelli comprano una radio. La sorella spera così di far crescere almeno un poco il livello culturale
del fratello e lo obbliga ad ascoltare il radiogiornale. Passano gli anni e la sorella compra la televisione.
Chiama il fratello e lo obbliga a seguire le trasmissioni televisive. Compare una presentatrice. L'interesse del fratello
per la graziosa presentatrice offre lo spunto per un finale divertente e surreale.
Sorella: Bene, vedo che a qualche cosa ti interessi finalmente! Ti interessano le informazioni?
Fratello: Ma che informazione! Mi interessa la presentatrice.
Sorella: Sì, dico, ti interessano le cose che dice.
Fratello: No, mi interessa lei!
Prende sotto braccio la presentatrice televisiva e si avvia verso l'uscita del palcoscenico.
Sorella: (turbata) Ma... e io cosa faccio qui?
Fratello: A te piace l'informazione e allora ascoltati la radio!
Borgosesia, classe
5a B
Due amici comprano la radio spendendo 1.000 lire, che corrispondono a mesi di sudati risparmi.
Tornano a casa ed ascoltano la radio che trasmette un annuncio piuttosto strano.
Radio: Fra molti anni arriverà una invenzione straordinaria che chiameranno televisione. Oltre che
ascoltare i suoni e le parole, si potranno vedere anche le immagini. Ma la radio, vi prego, non buttatela via, vi ha
fatto compagnia per tanti anni e ha diritto ad un po' di comprensione... Crasch, Frrr, Stratac, Crasch, la
radio si è rotta e i due amici decidono di comprarne una nuova in attesa che qualcuno inventi la televisione.
La radio è al centro della sala, entra la figlia più piccola di una famiglia di accaniti radioascoltatori e
si avvicina furtivamente all'apparecchio radiofonico.
Figlia: Che bello! Il papà non è in casa e posso ascoltare tranquillamente il programma dei bambini.
Accende la radio.
Radio: Dalle stazioni di Radio Azzurra vi presentiamo "L'uccellino della Radio", la trasmissione per i
più piccini.
Figlia: Bene, ecco la mia trasmissione.
Dal fondo, entra il padre in punta di piedi per non farsi sentire dalla figlia. Quando le è alle spalle...
Padre: (urlando) Ma cosa stai ascoltando?! Come osi ascoltare la radio in mia assenza. Vai in
camera tua... (rivolto al pubblico) che io devo ascoltare la partita.
Figlia: Ma come?!
Padre: Via e zitta!
Il padre cambia canale.
Radio: La Juventus di Parola e Boniperti ha vinto il campionato di calcio 1952 battendo il Milan,
vincitore lo scorso anno...
Padre: Evviva!
Dal fondo, mani ai fianchi, entra la moglie, seguita dalla figlia.
Madre: Ma come... una volta che c'è una trasmissione per la bambina, arrivi tu e la mandi via per
ascoltare 'ste partite di calcio?!
Figlia: Ha ragione la mamma!
Padre: Prima di tutto... chi porta a casa i soldi? Chi ha il portafoglio in tasca? Chi l'ha comprata la radio?
Madre: (urlando) E cosa c'entra questo, la radio è di tutti...
Padre: E non urlare che ci sentono i vicini.
Madre: Io urlo quanto mi pare...
Padre: Già, così poi vanno subito a spettegolare, lo sai che sono delle oche qua qua.
Continuano a discutere spostandosi lateralmente. Dal fondo della scena entra la nonna.
Nonna: Che caos 'sti giovani d'oggi.
(Guardando la radio) Bene! Una volta tanto che non c'è nessuno
posso ascoltarla anch'io questa radio.
Radio: Inizia il programma "Una casa serena". Oggi vi presentiamo la ricetta della torta margherita...
Figlia: (guardando la nonna)
Papà, mamma, guardate la nonna, lei è più saggia di noi.
Alzandosi da dietro la radio e facendosi vedere, il bambino che "prestava" la voce alla radio affida ad
un proverbio la morale della storia: E fra i tre litiganti il quarto gode.
Borgosesia, classe
5a C
Siamo negli anni trenta, in una casa di campagna. La mamma sta preparando il pranzo. Entra la figlia
che, eccitata, racconta alla mamma che la maestra ha parlato di una nuova invenzione: la radio. Tutti si
siedono a tavola, manca solo lo zio, grande appassionato del gioco del Lotto. Entra lo zio. È felice: finalmente ha
vinto una cifra considerevole. La famiglia va al bar. Il proprietario ha comprato una radio, che desta la
curiosità di molti clienti. Vista ed ascoltata la radio, lo zio decide di utilizzare i soldi della vincita per comprarne una.
Passano gli anni e la famiglia di contadini si trasferisce in città. Lo zio ricco ha comprato ora una
nuova radio a transistor che rimpiazza la vecchia radio. Le due radio, vecchia e nuova, rimaste sole in casa,
iniziano a discutere, ma un colpo di scena interrompe il vivace colloquio.
Radio a valvole (Rv): Com'è che mi rimpiazzi?
Radio a transistor (Rt): Ti rimpiazzo sì! Ammasso di rottami!
Rv: Non parlarmi con questo tono, io sono stata inventata nel 1896 da Guglielmo Marconi.
Rt: E allora!? Quelli che hanno inventato i transistor hanno vinto il premio Nobel.
Rv: Ma cos'è un premio Nobel con tutte le belle notizie che in tanti anni io ho fatto ascoltare!?
Rt: Belle notizie!? Proprio belle notizie: morti in guerra, distruzione, una bomba atomica, hai
perfino dato la voce ai dittatori.
Rv: Va beh, lasciamo perdere, ma... e guarda come sono bella io, di legno, radica, tutta lucidata...
Rt: E io sono di plastica indistruttibile...
Al suono della sigla dell'Eurovisione entra in scena a passo di danza una bambina che impersona
la televisione: indossa una gonnellina di tulle ed ha in testa due antenne.
Televisione: Buongiorno, piccole radio insignificanti. Risparmiate il fiato, non disturbatevi a litigare.
Sono io ormai la regina dell'informazione. Io rappresento la novità, la musica, i programmi. Sono
affascinante, sono al centro dell'attenzione, sono la mitica televisione.
Coggiola, classe 4a
Una signora anziana, con aria tristissima è seduta accanto ad un tavolo spoglio.
Signora: (con voce monotona)
Sempre le stesse giornate. Sempre le stesse cose da fare. Mai nulla che cambia.
Cameriera: (con voce allegra)
Buongiorno signora, come si sente oggi?
Signora: Male. È una brutta giornata come sempre.
Cameriera: Ma come una brutta giornata!? C'è un sole stupendo ed il cielo azzurro.
Signora: Ma qui dentro è tutto grigio.
Cameriera: (guardando il pubblico sconsolata)
Va beh. Vado di là. (Alla signora)
Se ha bisogno di qualche cosa mi chiami.
Suonano alla porta. Entrano tre ragazzi.
Ragazzi: Buongiorno signora. Le abbiamo portato un regalo.
Signora: (senza entusiasmo) Un regalo?
Ragazzi: Sì, un regalo. Le abbiamo portato una radio. Le farà compagnia. Non sarà più da sola.
Accendono la radio e provano a cambiare due o tre canali. Si sente un pezzo di radiogiornale, una
trasmissione musicale, una ricetta.
Signora: (finalmente felice ed alzandosi in piedi)
Grazie! Avete avuto una idea meravigliosa. È bello
ascoltare la radio. Mi sento già meglio.
Una cameriera sta lavorando in casa: dopo due o tre colpi di scopa, si asciuga il sudore e si siede ad
ascoltare la radio. Entra uno dei padroni di casa.
Padrone di casa: Ciao. Hai fatto tutti i lavori? Hai stirato i miei boxer a quadretti?
Cameriera: No, ho stirato quelli con i cuoricini.
Padrone di casa: Non li voglio. Mi piacciono solo quelli a quadri. Li voglio stirati per domani mattina.
Cameriera: (ascoltando la radio)
Va bene.
Alla radio segnalano una serie di furti nelle case della zona. Dopo aver raccomandato alla cameriera
di ritirare la macchina e di chiudere bene tutte le porte, i padroni di casa vanno a dormire. La
cameriera, ignorando le raccomandazioni, si risiede ad ascoltare la radio. Dal fondo della scena il ladro entra,
ruba alcuni oggetti ed esce. Da dietro le quinte si sente il rumore di una automobile: è la Topolino dei padroni
di casa. Il rumore dell'auto finalmente scuote la cameriera che, spenta la radio, dà l'allarme. Cameriera
e padroni di casa si siedono tristi, ma la radio annuncia l'arresto del ladro ed il recupero della refurtiva.
I padroni di casa escono per andare al commissariato a riprendersi il maltolto. La cameriera, rimasta sola,
si siede tranquilla ad ascoltare la radio.
Siamo in casa. Un uomo tenta di ascoltare in pace la sua trasmissione preferita: "Radio rivista Martini",
un programma di quiz radiofonici. La trasmissione inizia, ma suonano alla porta. È un amico che, non
avendo la radio, vuole partecipare al quiz utilizzando radio e telefono dell'amico. Riesce a contattare telefonicamente
la redazione della trasmissione per rispondere alle due domande che gli consentiranno di vincere
una splendida radio a quattro valvole.
Radio: In che anno Marconi ha presentato il suo primo brevetto di apparecchio ricetrasmittente?
Ascoltatore: Orco, lo sapevo! Adesso mi viene in mente ... sì, sì: nel 1878.
Radio: Benissimo! Risposta esatta! Ora ascolti questa canzone e ci dica il nome della cantante.
Ascoltatore: Eh, ma questa è difficile!
Si sente "Lilì Marlène" da una vecchia registrazione.
Ascoltatore: Ce l'ho qui eh, ma mi deve venire in mente. Ecco: Marlene Dietrich.
Radio: Bravissimo, risposta esatta: lei ha vinto un nuovissimo apparecchio Radiomarelli a 4 valvole.
Coggiola, classe 5a
In un negozio di radio il proprietario aspetta con preoccupazione l'arrivo del solito cliente noioso, che
ogni giorno viene a vedere tutti i modelli e non compra mai nulla. Come previsto, il cliente noioso arriva
ed incomincia a fare domande. Si forma una coda di altri clienti in attesa che, spazientiti, incominciano a gridare.
Cliente noioso: (rivolto agli altri clienti che protestano)
Ma cosa state facendo? Vi siete messi d'accordo per fare una scenetta? Non siamo mica in teatro qui! Non son mica le comiche!
Chiede di ascoltare un ultimo modello che trasmette in quel momento la notizia di un radio raduno
tenutosi il 24 maggio 1932 cui hanno partecipato anche due vercellesi in tandem. Finalmente fra le urla
inferocite dei presenti il cliente noioso compra la radio più piccola in esposizione e se ne va.
Storia tragica. Siamo in guerra e la radio trasmette l'annuncio dell'armistizio. I presenti si mostrano
felici. Cambiano canale e si sente prima una trasmissioni della radio clandestina partigiana biellese Radio
Libertà, seguita dalla voce di Radio Londra. Dall'esterno della stanza due soldati tedeschi di passaggio sentono
la voce della radio, sfondano la porta e, impugnate le armi, sparano, distruggendo la radio ed uccidendo
i radioascoltatori clandestini.
La guerra è finita, ma non si concludono le vicende dolorose. La radio trasmette "In the Mood",
eseguito dall'orchestra di Glenn Miller. Un padre ed una madre ascoltano. Dalla conversazione si comprende
che sono in trepidante attesa del ritorno del figlio di cui non si hanno notizie da qualche tempo. Bussano
alla porta ed entrano due partigiani della
75a brigata. Purtroppo il figlio è morto, ma eroicamente. I due
partigiani consegnano ai familiari una medaglia al valore.
Siamo negli anni settanta. Su un lato della scena una ragazza, rivolta verso il pubblico, finge di assistere
ad una partita di calcio alla televisione e urla seguendo le azioni. Sull'altro lato un gruppo in religioso
silenzio ascolta la stessa partita alla radio. Le urla della telespettatrice disturbano i radioascoltatori che,
ripetutamente ma inutilmente, chiedono un po' di rispetto e di silenzio. La televisione però, ad un tratto, si guasta.
La ragazza allora chiede di poter ascoltare la radio. Dopo tre richieste rifiutate, alla quarta, avendo
dichiarato che la radio è meglio della televisione, viene accolta nel gruppo.
Portula, classi
4a e 5a
Siamo negli anni trenta. Tre amiche decidono di comprare la radio. Entrano in un negozio, ma tutti i
modelli sono troppo cari per il loro reddito. Decidono di risparmiare per un po' di tempo e di cercare qualche
lavoro straordinario. Con i sudati risparmi tornano al negozio: ora anche loro possono comperare un
apparecchio radiofonico. Tornate a casa, si siedono tranquille e soddisfatte ad ascoltare un po' di musica.
Siamo a Torino ed è da poco scoppiata la guerra. È sera. Il padre, operaio alla Fiat, è appena tornato
dal lavoro e, con la moglie e la figlia, si siede a tavola.
Padre: Bene, ora che ho mangiato, voglio proprio rilassarmi un po' ascoltando la radio.
Radio: Interrompiamo le trasmissioni per annunciarvi che l'Italia è entrata in guerra, forse nelle città
ci saranno dei bombardamenti, nascondetevi nelle cantine.
Padre: Altro che rilassarsi, andiamo, andiamo in cantina, prendi la bambina.
Si spostano su un lato del palco, sedendosi a terra con la figlia piccola in mezzo, per proteggerla. Si
sentono dei passi.
Padre: Sento dei colpi, la radio ha parlato di bombardamenti, ma non di soldati nemici.
Entra il nonno, che li raggiunge.
Padre: Ah sei tu, abbiamo avuto paura.
Madre: La radio ha detto che ci sarebbero stati dei bombardamenti e così siamo scesi in cantina.
Nonno: Avete fatto bene. Con una bambina piccola non si può vivere in città perché ci sono i bombardamenti.
Padre: Cosa possiamo fare?
Nonno: Conosco io un posto sulle colline biellesi dove si può stare più tranquilli.
Padre: Come si chiama questo posto?
Nonno: Si chiama Portula, conosco della gente là, andiamo.
La guerra prosegue, c'è stato l'armistizio ed è nato il movimento partigiano. La contessa di
Rossiglione (località di Portula), di origine inglese, e il suo maggiordomo Ambrogio vanno a comperare una radio.
Tornati a casa, si sintonizzano immediatamente su Radio Londra, ma entrano tre soldati tedeschi, che li arrestano.
A scena vuota si sentono le note di "In the Mood": la guerra è finita.
Entra un presentatore: La guerra è finita. La radio trasmette musica americana. La famiglia di Torino
sfollata a Portula può ritornare a casa. La contessa di Rossiglione è miracolosamente sopravvissuta
alla deportazione ed è tornata libera. Le tre ragazze possono finalmente ascoltare la radio in pace.
Tutti i personaggi, quando nominati dal presentatore, entrano in scena per raccogliere i meritati applausi.
Pray, classe 4a
Siamo in casa. Due genitori seri e composti ascoltano la radio.
Padre: Cara, sono veramente orgoglioso del nostro nuovo acquisto.
Madre: È giusto che tu lo sia, caro, in paese non sono in molti a possedere una radio e poi... un
apparecchio come questo proprio non ce l'ha nessuno. Padre: Fremo nell'attesa del ritorno di nostra figlia: chissà cosa dirà. Zitta, zitta, ecco che arriva.
Entra la figlia mentre la radio sta annunciando l'inizio di una partita di calcio.
Radio: Ecco, vediamo scendere in campo le squadre del Torino e dell'Internazionale di Milano...
Figlia: (guardandosi intorno smarrita)
Ma?! Chi è che sta giocando una partita nel nostro
salotto? (Corre verso la finestra) Ma non si vede nessuno!
Padre: (con atteggiamento rassicurante)
Non sono fuori dalla finestra che giocano, ma nella
radio (indicando il nuovissimo apparecchio).
Figlia: Ma come, giocano dentro la radio? Sono dei calciatori-formica per mettersi a giocare lì
dentro? (Cerca di guardare attraverso la tela che copre l'altoparlante)
Madre: (spazientita) Caro, spiega tu alla bambina come funziona! Saprai ben spiegare come funziona vero?
Padre: Beh sì, certo, ovviamente. Dunque, cara figlia mia, dentro alla radio ci sono le valvole...
Figlia: ...le vongole?
Padre: Non vongole ma valvole. Valvole che fanno le onde.
Figlia: E se ci sono le onde vuol dire che siamo al mare e allora ci sono le
vongole.
Padre: Non sono le onde del mare, sono le onde sonore che escono dalle valvole e poi... si sente la
radio, è chiaro no!? Hai capito?
Figlia: (con rammarico) No, papà, non ho mica capito bene.
Padre: (perdendo la pazienza e rivolto alla moglie)
Ma che razza di figlia mi hai dato!
La moglie: (Adirata) Tutta suo padre!
La radio: Tiro di Mazzola, goal.
Tutti e tre si fermano, guardano la radio e si abbracciano urlando:
Goal.
Siamo ancora all'interno di una casa. Entrano due bambini che si rincorrono bisticciando. Entra il padre
e li sgrida. Entra un quarto personaggio che rincorre un cane. Grande confusione in scena. Entra la
mamma con un gran pacco. Tutti si fermano a guardarla.
Mamma: "Pace in famiglia grazie alla radio". Così diceva la pubblicità e allora io ho comprato una
radio.
Padre: Ma sei pazza e chissà quanto l'hai pagata!
Mamma: Poco più di metà del tuo stipendio... e poi faremo un po' di economia. Ma adesso tutti in
pace: ascoltiamo la radio.
Radio: Benvenuti a Radio Azzurra. Sta per iniziare la trasmissione dedicata ai bambini...
Ma la radio non porta la pace in famiglia. Il papà vuole ascoltare la partita, i bambini di nascosto
cambiano canale, la mamma legge sul radiocorriere di una trasmissione musicale e vuole ascoltare quella, un
altro personaggio chiede di ascoltare il radiogiornale. Tutti toccano le manopole e cambiano canale e la radio
si adegua alle diverse richieste fino a quando, persa la pazienza, i due bambini che prestavano la voce alla
radio e che stavano nascosti dietro al tavolo, si alzano urlando.
Prima voce della radio: Adesso basta! Silenzio! Decidiamo noi cosa farvi ascoltare.
Seconda voce della radio: Ecco a voi il bollettino metereologico.
Tutta la famiglia, rimasta per un attimo bloccata dalla stupore, alla parola "bollettino" esce dalla
stanza sbuffando.
La mamma sta preparando il pranzo ed aspetta che Tonina, la figlia, torni da scuola. La radio è accesa
ed inizia il giornale radio.
Radio: Ecco a voi le notizie del giornale radio: una auto, modello Fiat Topolino, ha investito una
bambina di nome Tonina...
La mamma lancia un grido e sviene. Entra il papà, la vede e cerca di risvegliarla lanciandole un
bicchiere d'acqua in faccia. In quel momento entra Tonina, in ritardo perché si era fermata a scuola per il
catechismo. Tutta la famiglia è in casa sana e salva.
Padre: Ora che siamo tutti più tranquilli, cara mogliettina mia, visto che è il tuo compleanno, avevo
pensato di farti un bel regalone.
Moglie: Grazie, sono curiosa.
Padre: È un regalo che va proprio bene oggi: ti ho comprato un televisore, così, oltre che ascoltare le
parole, potrai vedere anche le immagini e... non prenderai più una Tonina per un'altra.
Pray, classe 5a B
In un negozio due ragazzi vogliono acquistare una radio. Dopo aver visto ed ascoltato diversi
modelli, decidono di comperare una radio inglese. Giunti a casa, un breve dialogo svela la ragione della scelta:
hanno acquistato una radio per ascoltare clandestinamente Radio Londra.
Per non essere scoperti, portano la radio in un cantinotto e si mettono all'ascolto. Non fanno in tempo
ad ascoltare per intero la famosa sigla che sentono bussare alla porta. Preoccupati, spengono la radio.
Entra il padre, che capisce subito quello che sta succedendo, ed invita i figli a riaccendere la radio per
continuare l'ascolto.
La radio su un tavolo al centro della stanza. Due amiche, sedute una a destra ed una sinistra del
tavolo, ascoltano. Dopo qualche nota di una canzone cantata dal bambino che presta la voce alla radio, un
annuncio speciale interrompe le trasmissioni: è il 10 giugno 1940 e l'Italia è entrata in guerra. Le due
amiche incominciano a criticare l'operato del duce.
Prima amica: Ma senti 'sto pallone gonfiato. Non poteva fare altro che portarci in guerra.
Seconda amica: Ma ci pensi a quanta gente dovrà morire, quanti dovranno partire... questa poteva
proprio risparmiarcela.
Prima amica: Ma non è stato capace di combinare niente di giusto.
Seconda amica: Secondo me non ce l'ha il cervello quello lì.
Bussano. Vanno ad aprire. Entra energicamente una guardia in borghese.
Guardia: Cosa stavate facendo?
Prima amica: Beh... noi... stavamo ascoltando la radio.
Seconda amica: Stavamo ascoltando il discorso di Mussolini, noi...
Guardia: E cosa stavate dicendo?
Seconda amica: Ma... niente dicevamo, si parlava, così.
Prima amica: Si ascoltava...
Guardia: Altro che ascoltare! Vi ho sentite! Stavate criticando
Mussolini. (Estrae una pistola) Venite con me, siete in arresto.
È finita la guerra e la signora che gestisce il bar Smeraldo ha comprato una radio per attirare nuovi
clienti. Anche il giornale locale le ha dedicato un articolo con foto. Entra una cliente che, con la scusa di
prendere un caffè, ascolta la radio e si prende un piccolo momento di libertà. Chiacchiera con la barista e
dalla conversazione scopriamo che ha un marito geloso e all'antica che non la lascia mai uscire e che alla
radio vuole ascoltare solo notizie sportive. Entrano altri clienti, che chiedono di ascoltare diversi tipi di
programmi. La radio trasmette un programma di musiche. Entra un ultimo cliente e guarda la radio che sta
trasmettendo un ballabile. Si avvicina alla signora.
Ultimo cliente: Sente che bella musica? Come si può stare fermi? Vuole ballare?
Signora: Veramente io sarei... un po' sposata.
Cliente: E allora!? Un valzer non ha mai fatto male a nessuno.
I due si mettono a ballare e trascinano nelle danze tutto i clienti e la barista.
Valle Mosso, classe 5a
Siamo nella casa di un ricco pittore. Ha comprato una bella radio e chiama la moglie per mostrargliela.
I due si siedono con aria signorile. Lui, orgoglioso, accende la radio, decantandone il grande valore
di strumento di intrattenimento e divertimento e le propone l'ascolto della trasmissione: "Un'ora con
Spadaro", offerta dalla "Idrolitina del dottor Gazzoni". Il tempo di ascoltare qualche nota e la trasmissione è
interrotta dall'annuncio dell'entrata in guerra dell'Italia. Altro che divertimento ed intrattenimento! La moglie si
porta le mani al viso, urlando al marito di spegnere la radio.
Viene in ribalta una ragazza e racconta:
Era il 20 settembre 1943. Mio nonno, ebreo come me, uomo
molto anziano e malato, stava ascoltando la radio nella sua casa quando sono entrati due soldati tedeschi
che l'hanno arrestato e gli hanno rubato la radio. Lo stavano portando alla stazione per deportarlo,
quando mi hanno incontrata ed arrestata con il nonno. Ci hanno portati tutti e due alla stazione per deportarci
in Germania. Io sono qui a raccontarvi la storia di quel giorno, mio nonno invece non c'è più: è morto
in campo di sterminio.
La ragazza esce ed inizia la messa in scena dell'arresto e della deportazione del nonno e della nipote ebrei.
In un negozio di radiotecnica entrano ed escono alcuni clienti che chiedono di vedere ed ascoltare
modelli diversi di radio. La radio è rappresentata da una scatola di compensato con due manopole. Il negoziante,
ad ogni nuova richiesta, sempre più spazientito per l'insistenza delle clienti, va nel retrobottega a prendere
un nuovo modello, rappresentato in scena ogni volta dalla stessa radio solo ruotata di quarantacinque gradi
o capovolta o rimessa nella posizione iniziale. Quest'operazione, che avviene in scena ed è vista dal
pubblico, carica di comicità la situazione. Ad un certo punto il negoziante, stanco del continuo andirivieni, ruota
la radio direttamente davanti alle clienti.
Una storia dedicata ai radiotecnici. Un ragazzo trova per strada una radio. La porta ad una zia che,
caso curioso, fa la "radiotecnica". La zia, dopo aver osservato con cura la radio e fatte alcune considerazioni
di carattere tecnico sul numero di valvole e sul tipo di onde, sotto lo sguardo visibilmente preoccupato
del nipote, solleva la radio (che è rappresentata in scena da una scatola di cartone dipinta), la sbatte contro
la sedia, le dà due o tre pugni e poi la rimette delicatamente al suo posto.
Terminata la "manutenzione", riaccende la radio che miracolosamente funziona. Al suono della
musica trasmessa dalla radio, zia e nipote escono soddisfatti.
Valle Mosso, classe
4a, Valle San Nicolao, pluriclasse
4a e 5a
Siamo nello studio di Guglielmo Marconi. Al centro dello studio un bambino in piedi rappresenta il
campione di radio su cui Marconi sta lavorando alacremente. Entra in scena un improbabile Marconi che,
parlando in rima, ci racconta l'esito degli esperimenti.
Marconi: Questo è uno dei miei campioni, dentro ha valvole pile e lampadine che piacciono anche alle
mie bambine. Questa mattina aggiungo una lampadina, devo perfezionare il mio
apparecchio anche se oggi ho un po' di mal d'orecchio.
Gli esperimenti di Marconi sono interrotti da una giornalista venuta per una intervista e da un
imprenditore che si dichiara disponibile a mettere in produzione il prototipo di Marconi. Con questa breve
conversazione, tutta in rima, si apre la storia della radiofonia.
La radio è al centro della scena, rappresentata da una bambina seduta.
Narratore: C'era una volta una radio pelandrona che non voleva saperne di funzionare. Per questo
fu abbandonata per strada fin che un giorno...
Entra una bambina. Vede la radio e si avvicina.
Bambina: Ma perché l'hanno abbandonata per strada!? Quasi quasi me la porto a casa...
Afferra la bambina che impersona la radio per le ascelle e la trascina a casa. Prova ad accenderla, ma
non funziona. Decide di portarla da una amica. La trascina in un altro punto del palco. L'amica è felice del
regalo e trascina la radio in casa. La bambina che impersona la radio durante tutti questi trascinamenti
resta rigidamente sempre nella stessa posizione. La radio non funziona. L'amica la trascina ancora in strada.
Il continuo trascinare la radio da una parte all'altra del palco rende comica la situazione.
Narratore: La radio, stanca di essere trascinata da una parte all'altra solo perché non vuole parlare,
decide di fuggire e, cammina cammina, giunge in un paese straniero, dove incontra un vecchietto e, stanca di
viaggiare, decide di mettersi a funzionare, sperando così di starsene ferma e tranquilla per il resto dei
suoi giorni.
La radio si alza in piedi, compie un paio di giri del palco e si risiede. Entra un vecchietto che,
incuriosito, prova ad accendere la radio, che questa volta si mette a parlare. Il vecchietto è felice. Appoggia il
bastone in terra, afferra la radio per le ascelle... e la trascina in casa.
In un bar la radio è accesa. Entra una signora. Ordina un tè e, con aria molto signorile, si avvicina alla
radio per ascoltare la musica. Entra un contadino e con modi sbrigativi ordina un bicchiere di vino. Ignorando
la presenza della signora, si avvicina alla radio e cambia canale.
Signora: Mi scusi! Veramente stavo ascoltando io la radio.
Contadino: Stia zitta, che devo ascoltare il programma di Radio rurale. Domani devo seminare e
voglio sentire cosa dice la radio.
Signora: Capisco le sue esigenze, ma poteva almeno chiedere... almeno per educazione.
Contadino: Ma che educazione! Stia zitta che c'è Radio rurale. Lei di semina non capisce un accidenti.
Signora: Basta, non accetto di essere insultata. Lei è un maleducato! Non metterò mai più piede in
questo bar.
Barista: (al contadino) Fuori anche lei, guardi cosa mi ha combinato!
(Rivolgendosi al pubblico) Mi sa che la radio al bar mi darà più danni che guadagni.
Storia di vicini in visita per ascoltare la radio con finale triste. Suonano alla porta, la padrona di casa
accoglie una vecchia amica, che non vedeva da anni
Padrona di casa: Da quanto tempo non ci vediamo! Entra, entra.
Amica: Oh, ma che bella casa! E hai anche la radio! Accidenti!
Padrona di casa: Oh sì, quella me l'ha mandata una mia zia dall'America. È stato un regalo inatteso,
sono stata davvero fortunata.
Amica: Ma, visto che son qui, posso sentire la radio?
Si siedono ed ascoltano. Bussano di nuovo. Entra una seconda amica. Vede che c'è già un'ospite, si
siede in silenzio ed aspetta.
La prima amica se ne va. La seconda chiede se può ascoltare il radiogiornale.
Seconda amica: Scusa se mi sono permessa. Ho mio figlio in guerra e mi hanno detto che alla radio
leggono i nomi dei soldati dispersi e di quelli ancora vivi.
Padrona di casa: Ma dovevi chiedermelo subito. Certo che puoi ascoltare, ecco, la accendo.
Il radiocronista legge un elenco di caduti in guerra: si tratta in realtà dell'elenco dei caduti della
seconda guerra mondiale di Valle Mosso. Tra i dispersi c'è purtroppo anche il figlio della seconda amica che,
sentito il nome, scoppia a piangere.
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