Ascolto individuale e familiare
Ho comprato la prima radio
Il nostro apparecchio radio era marrone, rettangolare, grosso ed era illuminato da una lucina verde.
L'aveva acquistato il nonno in un negozio in paese.
Maria Fiorenza, intervistata da Tommaso Raspino (Valle Mosso, classe
5a)
A casa mia la radio l'hanno comprata nel 1938, io avevo 13 anni. L'abbiamo messa in cucina, e
ascoltavamo soprattutto musica. Noi abitavamo a Pray ma sono andati a comprare la radio a Borgosesia da Garbaccio.
Arturina Ticozzi, intervistata da Martina Vassallo (Pray, classe
4a)
Negli anni della guerra qui a Borgosesia, specie ad Aranco, le radio le compravamo alla Lambda Radio
che era una fabbrica di radio di Torino che era sfollata a Borgosesia per evitare i bombardamenti. Io la
radio l'ho comprata nel 1942 più o meno.
Leonide Bartolomeo De Bernardi, intervistato da Andrea Marra (Borgosesia, classe
5a C)
I miei genitori hanno comprato la prima radio nel 1941, nella fabbrica delle Radio Lambda ad Aranco
di Borgosesia. La ascoltavamo la sera ed era mio padre a decidere cosa ascoltare. Ricordo l'orchestra
Angelini e l'orchestra Barzizza, il presentatore Nunzio Filogamo - che più avanti passò alla televisione - e
cantanti come Dea Garbaccio, che era di Borgosesia, con le sue canzoni "Trotta trotta cavallino", "C'è una
chiesetta amor".
Giovanna Giardino, intervistata da Sara Tomei (Borgosesia, classe
5a B)
La radio di allora era rettangolare con due manopole, una per il volume e l'altra per la ricerca dei
programmi. Era una Radiomarelli. Allora si usavano per la maggior parte prodotti italiani. Ricordo che i miei
genitori l'avevano acquistata in un negozio di elettrodomestici vicino casa, anche perché allora non c'erano
i grandi supermercati come adesso. Si usava acquistare qualsiasi genere di cose nel proprio paese.
Maurizio Desirò, intervistato da Valentina Desirò (Valle Mosso, classe
5a A)
Dove abitavo io c'era un solo venditore di radio che era anche riparatore, si chiamava Tito Tallia.
Enrico Guglielmina, intervistato da Silvia Gilardi (Borgosesia, classe
5a C)
Non c'era la televisione e si ascoltavano i discorsi della guerra per sapere di più. La radio era fatta di
legno e assomigliava a un mobile perché era come una scatola parlante. L'ho comprata in un negozio, dove
ora vendono elettrodomestici a Valle Mosso.
Calogero Donato, intervistato da Calogero Donato (Valle Mosso, classe
5a A)
Ho comprato la mia prima radio nel 1940 a Novara, dove abitavo. A Novara molti avevano la radio. In
città erano molti i rivenditori ed erano loro stessi a riparare gli apparecchi radio.
Italo Bono, intervistato da Anna Fortis (Borgosesia, classe
5a C)
I miei genitori la radio l'hanno comprata nel 1950, a Torino, dove abitavamo allora. Me la ricordo: aveva
la cassa in legno, il quadrante con il vetro illuminato, quattro manopole, due valvole, l'occhio magico,
la modulazione di frequenza, le onde medie.
Sergio Putatti, intervistato da Vania Putatti (Borgosesia, classe
5a C)
Avevo una radio che trasmetteva le notizie. C'erano due canali. Era stata comprata negli anni
cinquanta, per 20.000 lire circa. Era rettangolare e aveva un occhio magico.
Ferdinando Todeschini, intervistato da Ilaria Zebele (Bioglio, classi
4a e 5a)
La radio era di legno colore mogano scuro, quadrata con i due angoli superiori rotondi. Aveva una rete
di stoffa sul davanti e un vetro, dove c'era la lancetta che segnava le stazioni. C'era la manopola per
accendere e spegnere, quella del volume e la levetta per cambiare canale. Era stata comprata nel 1955.
Santino Brunello, intervistato da Michael Cogotti (Bioglio, classi
4a e 5a)
La prima radio che ho comprato era una Telefunken. E ce l'ho ancora adesso, e la conservo con cura,
funziona ancora.
Roberto Tirelli, intervistato da Riccardo Tirelli (Pettinengo)
Quando ho ascoltato per la prima volta la radio avevo più o meno 10 anni, era nel 1958. I miei genitori
come regalo di Natale mi avevano regalato la radio. L'avevano comprata a Pray.
Sergio Prato, intervistato da Chiara Prato (Pray,
classe 4a)
Quando ero piccola avevo una radio a valvole. Era come una grossa scatola, metà era ricoperta da un
vetro colorato. Aveva quattro manopole e l'occhio magico che si illuminava di colore verde quando trovavi
la stazione esatta, se non centravi esattamente la stazione diventava rosso.
Francesca Callegari, intervistata da Irene Crepaldi (Valle Mosso, classe
4a)
Costava parecchio
Nel 1956 ho comprato la mia prima radio in un negozio di Serravalle. Nonostante le minime
possibilità economiche la maggior parte della popolazione ne comprava una in quegli anni. Per quel tempo era
una grossa novità, uno strumento nuovo pronto a farsi conoscere. La mia radio era grande, fatta di legno.
Annibale Ghilardi, intervistato da Andrea Ghilardi (Borgosesia, classe
5a C)
La radio l'avevano comprata i miei genitori prima che nascessi, per sentire le notizie. Costava
parecchio, confronto a quello che guadagnava il mio papà.
Rosa Amorosi, intervistata da Silvia Greggio (Pettinengo)
La radio l'avevamo acquistata a Stanghella (Vescovana). Non mi ricordo quanto costava, dette oggi
sembran poche lire, ma allora era molto cara.
Maria Marzana, intervistata da Chiara Ferron (Pettinengo)
Con la diffusione della radio è nato anche un nuovo mestiere: il radiotecnico. In ogni paese ce n'era uno.
Annibale Ghilardi, intervistato da Andrea Ghilardi (Borgosesia, classe
5a C)
L'abbiamo messa in cucina
La prima radio mio papà l'ha comprata quando avevo già quindici anni. Era una radio tutta di legno ed
era gigantesca. L'avevamo in cucina, che era la stanza in cui vivevamo sempre e faceva da salotto e da sala
da pranzo.
Ughetta Bozzola, intervistata da Andrea Pichetto (Valle Mosso, classe
4a)
La mia prima radio l'ho comprata nel 1933 e la seconda durante la guerra. La prima per prender la
corrente usavamo una presa attaccata alla lampadina che chiamavano "ladro" perché in casa non c'erano tante
prese per la corrente.
Franco Franchi, intervistato da Alberto
Franchi (Borgosesia, classe 5a C)
La radio l'avevamo nel salotto su un tavolino. L'avevamo comprata nel 1938 a Romagnano. Aveva
quattro valvole, di marca Magnadyne.
Arnaldo Erbetta, intervistato da Eliana Erbetta (Borgosesia, classe
5a A)
Avevo una radio che trasmetteva il giornale radio, la musica e le cronache sportive. C'erano tre
gamme d'onda: lunghe, medie e corte. Esteticamente era molto bella, con un mobile di legno d'acero e scala
parlante illuminata di colore giallo con occhio magico. Era collocata nel vano del buffet in cucina.
Franco Gruppo, intervistato da Laura Gruppo (Bioglio, classi
4a e 5a)
La radio si teneva in cucina, l'ho comprata nel 1956. In quegli anni abitavamo a Palermo e l'ho
comprata là, era una Magneti Marelli. Ascoltavo solo musica.
Rosa Giannini e Alina Foglia, intervistate da Emanuele Baggio (Portula)
Avevamo la radio e la tenevamo in cucina e l'ascoltavamo alla sera. L'avevamo comprata da un amico.
Pierina Gallina, intervistata da Lorenzo Penotti (Borgosesia, classe
5a A)
Ho comprato la radio dopo essermi sposato, in un negozio a Serravalle. Volevo ascoltare la musica e il
radiogiornale. Il tipo era "Concerto Stereo" della Telefunken. C'erano sette canali. La tenevo su un
mobile in cucina.
Sergio Cervetto, intervistato da Laura Cervetto (Portula)
La radio era sulla mensola, in cucina. La ascoltavamo all'ora di cena. Sentivamo il radiogiornale. Mi
ricordo le canzoni "Vecchio scarpone", "Quel mazzolin di fiori".
Silvano Ceralli, intervistato da Luca Ceralli (Borgosesia, classe
5a B)
La mia era una radio normale, era una Telefunken. L'ho comprata ad Andorno Micca. Mi piaceva
ascoltare la radio. Appena comprata l'ho messa in cucina, appoggiata su una credenza.
Olga Serra, intervistata da Nicolò Paludo (Pettinengo)
La radio era stata comprata per sapere le notizie. Aveva tre canali e si ascoltava il giornale radio e le
canzoni. Era stata acquistata nel 1952. Era di colore marrone scuro, con quattro manopole. Stava in cucina.
Dino Scanu, intervistato da Giacomo Scanu (Bioglio, classi
4a e 5a)
La radio l'ho comprata nel 1963, a Valle Mosso, e mi è costata più o meno 5.000 lire. Volevo sentire i
programmi di musica e il radiogiornale. L'ho messa in cucina anche perché era l'unica stanza della casa.
Gianni Bottoni, intervistato da Simone Ardizio (Borgosesia, classe
5a C)
La radio la tenevamo in cucina e l'ascoltavo ogni volta che ero in casa. Ascoltavamo soprattutto i notiziari.
Redenta Biolo, intervistata da Silvia Bucchino (Borgosesia, classe
5a A)
Nel 1954 mio padre ha comprato la nostra prima radio a Coggiola e l'abbiamo pagata - credo - 7.000
lire. La tenevamo in cucina, sul buffet.
Loredana Angelino Giorzet, intervistata da Alex Lupato (Coggiola, classe
5a)
In casa mi ricordo che la radio l'avevamo su un tavolino e l'ascoltavamo alla sera, dopo cena, in sala con
la mia famiglia. L'avevamo presa nel 1944 per avere notizie su quello che succedeva in quegli anni di guerra.
Pietro Evangelisti, intervistato da Valentina Evangelisti (Borgosesia, classe
5a A)
La radio l'ho comprata in un negozio nel 1945. La ascoltavo sempre con mio marito. La tenevo sopra
un mobile, in sala.
Alda Trevisan, intervistata da Andrea Tamburrano (Portula)
Ho comprato la radio nel 1955, da Wilmo, a Coggiola. Mi è costata 3.000 lire. Era piccola e compatta.
La tenevamo in salotto sul tavolino.
Luigi Tabozzi, intervistato da Elia Tabozzi (Portula)
Ho comprato la radio in un negozio di Pianceri, a rate, nel 1945. La marca era Radiomarelli. Era
molto grande, molto pesante, di legno. La tenevamo su un tavolino, vicino al divano.
Giuliana Pinzi, intervistata da Valentina Brancaleon (Portula)
La radio l'avevo comprata quando abitavo a Siracusa. La tenevo sul comodino per ascoltare i notiziari
di guerra, per essere informato, in quei tempi le notizie di guerra erano tutte importanti.
Antonio Nolasco, intervistato da Alex Nolasco (Borgosesia, classe
5a A)
Per abbellirla ho messo un centrino sopra ed uno sotto
Quando ho comprato la radio l'ho messa in cucina, appoggiata sulla credenza e per abbellirla ho messo
un centrino sotto ed uno sopra e per completare l'opera un bel vaso di fiori.
Gina Ernesta Sartoris, intervistata da Alessandro Abbà (Borgosesia, classe
5a C)
Ho comprato la prima radio nel 1937. Era di marca Phonola. Nel 1939 ho preso la seconda ed era una
Irradio. La radio era un oggetto importante e quando non si usava era coperta da una fodera di stoffa.
Angelo Bartolini, intervistato da Alessandro Lora Ronco (Coggiola, classe
5a)
La radio era collocata accanto a una finestra ed era appoggiata su un mobile unito alla radio con dei
fili elettrici. Questo, infatti, era diviso in due scomparti: in uno c'era un piccolo bar con i posti per le
bottiglie e i bicchieri; nell'altro, il giradischi. Aveva un centrino fatto dalla mia mamma e sopra c'era un bel
soprammobile con due cerbiatti abbracciati.
Alma Signorotti, intervistata da Elisa Perazio (Bioglio, classi
4a e 5a)
La mia radio era formata da: radio, servizio bar e giradischi. Si trovava in cucina e l'ascoltavamo
soprattutto alla sera quando la famiglia era riunita per la cena. Ascoltavamo anche i dischi.
Gianna Momo, intervistata da Giulia Pacifici (Valle Mosso, classe
4a)
La radio era fatta a mobiletto di colore marrone scuro. L'avevo comprata negli anni quaranta per
poter ascoltare le notizie di guerra e anche il radiogiornale. Si trovava in cucina, su una mensola con sopra
un centrino e un vaso con dentro le rose.
Mauro Giammetta, intervistato da Laura Giannotto (Pettinengo)
Avevo una radio. L'avevo comprata nell'unica bottega del paese. Era tutta di legno e piccola.
L'ascoltavo nelle ore serali con la famiglia. Sentivo il radiogiornale. La marca era Radiomarelli. Era nella cucina
sulla credenza e sopra c'era un vaso di fiori.
Luigi Pettiti, intervistato da Giulia Sambinello (Pettinengo)
Avevo anch'io la radio, era di forma quadrata, colore marrone scuro e giallo; misurava 40 centimetri
per 20. Era stata comprata nel mese d'ottobre del 1947 a Porto Tolle e costava. L'avevamo messa sul
mobile della cucina e sopra erano appoggiati delle fotografie e dei quadretti.
Luigi Zanellato, intervistato da Enrico Savio (Bioglio, classi
4a e 5a)
Noi la radio l'abbiamo comprata solo dopo la guerra, nel 1950, a Mosso Santa Maria, e l'abbiamo
messa in salotto su una mensola, sotto c'era la macchina da cucire e la ascoltavamo di solito alla sera.
Corina Perotti, intervistata da Elisa Schiavon (Valle San Nicolao)
La nostra radio era bella, con il mobile di radica, marca Telefunken. Era stata comprata intorno al 1950.
Era collocata su un tavolino in cucina. Sopra c'erano un centrino, un vasetto di fiori e una statuetta della
Madonna.
Maria Rosa Proscia, intervistata da Laura Gruppo (Bioglio, classi
4a e 5a)
Era collocata in cucina. Aveva un copriradio fatto in pizzo e quando si accendeva si doveva togliere,
per motivi di riscaldamento della radio.
Santino Brunello, intervistato da Michael Cogotti (Bioglio, classi
4a e 5a)
Io ho comprato la radio nel 1950, a Coggiola. Poi l'ho messa in cucina su un mobiletto con sopra una
piccola fotografia.
Carol Vigna, intervistata da Greta Carollo (Coggiola, classe
5a)
L'ascoltavamo alla sera
Ho comprato la prima radio nel '45, a Valduggia, l'ho messa sul buffet, vicino alla finestra. L'ascoltavo
alla sera, dopo il lavoro. Alcuni cantanti che ascoltavo erano il Quartetto Cetra o la canzone "Mamma son
tanto felice". Spesso andavo al bar per sentirla dopo il lavoro.
Antonio Zignone, intervistato Davide Zignone (Borgosesia, classe
5a B)
Ascoltavamo la radio di sera. Di solito i programmi li sceglieva mio marito.
Carol Vigna, intervistata da Greta Carollo (Coggiola, classe
5a)
Ascoltavo musica e notizie, e sempre solo alla sera perché di giorno andavamo a lavorare. Non
ricordo notizie particolari forse solo mi ricordo di San Remo, con Nunzio Filogamo.
Liliana Bagarotti intervistata da Letizia Beccio (Borgosesia, classe
5a C)
Le canzoni che sentivo spesso erano "Lilì Marlène", "Rosamunda", "Maramao perché sei morto", "Mazzolin di fiori", "Lulù".
Angelo Bartolini, intervistato da Alessandro Lora Ronco (Coggiola, classe
5a)
Allora erano gli anni della guerra ed erano in pochi ad avere la radio. Non la tenevamo accesa troppo
tempo però perché consumava troppa energia elettrica. Era una Irradio, marrone e beige, l'avevo comprata
da Garbaccio a Borgosesia.
Laura Gozzi, intervistata da Andrea Montibelli (Borgosesia, classe
5a C)
Le stazioni che ascoltavamo di più erano l'Eiar e Radio Londra. La ascoltavamo a pranzo da soli e alla
sera con tutta la famiglia.
Lucia Canovi, intervistata da Riccardo Tirelli (Pettinengo)
La radio era una cosa molto importante allora, come ora è importante la televisione. Trasmetteva
canzoni classiche, programmi divertenti e programmi sulla guerra. Si ascoltava soprattutto al sabato. Si
sentiva mentre si cucinava o si giocava con gli amici al bar.
Calogero Donato, intervistato da Calogero Donato (Valle Mosso, classe
5a A)
La radio si ascoltava in pochi momenti della giornata, quando si mangiava o quando si tornava a casa
dal lavoro e noi donne quando ricamavamo e gli uomini quando giocavano a carte.
Elisa Strippoli, intervistata da Sara Lucia (Valle Mosso, classe
5a A)
Ho comprato la radio nel 1945. Volevo ascoltare i radiogiornali. La ascoltavo di pomeriggio e di sera
con un'amica. La tenevo sul buffet in cucina.
Giuliana Brancaleon, intervistata da Alex Brancaleon (Portula)
La radio si ascoltava in qualsiasi momento della giornata, in particolare alle 10 del mattino. Alla mattina
si ascoltava una o due ore, invece il pomeriggio fino alla sera. Si ascoltava con attenzione per sentire le
notizie del radiogiornale, i giochi, i quiz e le altre cose.
Concetta Chiarello, intervistata da Alessia Bianco (Valle Mosso, classe
5a A)
Quando ero piccola la radio andavo ad ascoltarla all'osteria con i miei amici. A casa l'hanno comprata
nel 1939 quando avevo 13 anni. Siccome i miei genitori avevano paura che noi ragazzi potessimo
romperla, poteva accenderla e spegnerla e poteva cambiare i canali solo mio papà.
Agnese Capri, intervistata da Martina Capri (Pray, classe
4a)
Mi ricordo un episodio comico che riguarda la radio. Una domenica avevamo ospiti, da poco avevamo
comprato la radio e mio marito a fine pranzo ha acceso la radio. Una signora presente, di animo semplice,
ha incominciato ad agitarsi, a guardare fuori dalla finestra per vedere chi parlava, poi a guardare dietro la
radio per cercare se c'era dentro qualcuno e per molto tempo restò convinta che si trattasse di una qualche
forma di stregoneria.
Elvira Marchino, intervistata da Rosanna
Beccaro (Pray, classe 4a)
Quella radio adesso non ce l'ho più...
La prima radio l'abbiamo comprata a Villanova Marchesana, in Veneto. Era marrone, lunga 60
centimetri, larga 20 e alta 30. Era rettangolare. Quando non funzionava più l'abbiamo svuotata per farci una gabbia
per i piccioni.
Giuseppina Tosatti, intervistata da Francesca Clerici (Pettinengo)
Ho avuto due radio. La prima era di legno scuro a forma di cupola e media, la seconda era di legno
scuro, più grossa, a forma di scatola. Erano posate su un tavolino in cucina. La marca era Grundig. Adesso non
ce l'ho più perché sono rimaste sotto le macerie del terremoto del 1976, in Friuli.
Marisa Perino, intervistata da Elisa Bossotto (Pettinengo)
Avevo la radio e la ascoltavo durante la guerra. Aveva quattro o cinque canali e due valvole. Era
rettangolare, color marrone ed era molto più grande delle radio moderne, era di marca Marelli. Ce l'ho ancora
quella radio, ma non è più funzionante.
Alessandra Giorgini, intervistata da Beatrice Ubertalli e Luisa Coda (Pettinengo)
Nel 1951 io e mia moglie abbiamo risparmiato dei soldi e abbiamo deciso di comprare la radio.
L'abbiamo comprata in un negozio di Serravalle Sesia e l'ho pagata già 30.000 lire nel 1951. Era l'unico
divertimento che potevamo permetterci e abbiamo deciso di fare un po' di sacrifici per comprarlo. Oggi non
funziona più ma ce l'ho ancora, in soffitta, dentro una scatola.
Natale Massano, intervistato da Michele Massano (Borgosesia, classe
5a C)
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