l'impegno

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1/2017 2/2017



Anno XXXVII, nuova serie, n. 1, giugno 2017

  • Filippo Colombara, Il partigiano Blek Macigno. Una Resistenza a strisce
  • Massimiliano Tenconi, "Con spirito puramente umanitario". Voci di coadiuvanti e prigionieri di guerra in fuga nelle carte di Fulvio Borghetti
  • Piero Ambrosio, "Risiede tuttora all'estero a recapito sconosciuto".
    3. “Sovversivi” biellesi schedati nel Casellario politico centrale emigrati in Francia e Svizzera

  • Gioachino Lanotte, Musica ribelle. La cultura musicale tra identità giovanile e comunicazione politica negli anni settanta
  • Mattia Pesce, Memorie di guerra. La Grande Guerra nelle pagine dei giornali vercellesi “La Sesia” e “La Risaia” (4)
  • Recensioni e segnalazioni

    Filippo Colombara ricostruisce l’affermazione progressiva e, seppur rallentata da imposizioni censorie, comunque inarrestabile del fumetto nella cultura popolare dell’Italia del secondo dopoguerra, e lo fa soffermandosi in particolare sulle strisce del cacciatore ed esploratore del Maine “Blek Macigno”, in lotta contro i colonizzatori inglesi per l’indipendenza dalla madrepatria, in cui sono rintracciabili, sia per l’ambientazione storica che per la psicologia dei personaggi, tratti comuni con le vicende dell’Italia del ’43-45 e con la figura del partigiano combattente per la libertà, riconducibili all’esperienza personale dei disegnatori torinesi delle strisce.
    Massimiliano Tenconi, attingendo alle carte di Fulvio Borghetti conservate nell’archivio dell’Istituto piemontese per la storia della Resistenza di Torino, ridà voce a quella parte di popolazione civile, in maggioranza appartenente al mondo contadino, che si assunse pesanti responsabilità e grossi rischi allo scopo di aiutare i prigionieri di guerra in fuga dopo l’8 settembre 1943, mettendo in evidenza tanto i contributi individuali, in particolare degli sfollati, quanto un soccorso “di comunità”, quando la mobilitazione fu più corale e organizzata.
    Piero Ambrosio conclude la sua ricerca sui “sovversivi” emigrati in Francia e Svizzera segnalati nel Casellario politico centrale, concentrandosi questa volta sui biellesi e individuando 467 schedati, tra cui 20 donne, in gran parte classificati come socialisti e comunisti, di 48 dei quali ricostruisce le biografie.
    Gioachino Lanotte ripercorre gli anni settanta del nostro Paese attraverso la lente della produzione musicale, espressione diretta di un decennio fortemente caratterizzato dal punto di vista ideologico, in cui la musica, con l’affermarsi della figura del cantautore “impegnato”, della novità del concept album, dell’utilizzo di un nuovo linguaggio letterario e di modelli musicali estranei alla tradizione italiana, quali il folk americano, il jazz, la ballata irlandese, assunse un ruolo attivo di costruzione dell’impegno politico e di stimolo alla combattività della società civile, politicizzazione che giunse a saturazione alla fine del decennio, lasciando spazio alla disco-music e al desiderio dei giovani di scrollarsi di dosso le pesantezze dello scontro ideologico.
    Mattia Pesce continua nella pubblicazione di una selezione dei testi relativi all’area vercellese, già editi nel blog “Memorie di guerra”, ricavati dalla lettura dei giornali “La Sesia” e “La Risaia” dal gennaio al giugno 1917 e realizzati nell’ambito del progetto promosso dall’Istituto nell’occasione del centenario della prima guerra mondiale. Si sofferma in particolare sulla morte dell’onorevole Modesto Cugnolio e sulla polemica innescata da alcuni giornali cattolici, che attaccarono il defunto inducendo tanto “la Risaia” quanto “La Sesia” a difenderne la memoria, sulla campagna condotta dalla stampa locale contro i disertori, sull’eroismo dell’ufficiale vercellese Giovanni Randaccio, amico di Gabriele d’Annunzio, che soccorse il ferito e ne fece l’elogio funebre durante una commemorazione a Monfalcone e su altro ancora.
    Infine, la consueta rubrica di recensioni e segnalazioni.


    Anno XXXVII, nuova serie, n. 2, dicembre 2017

  • Marco Mariano, Stati Uniti e prima guerra mondiale. Autodeterminazione, “missione civilizzatrice” e questione coloniale
  • Piero Ambrosio, “Arresto di elementi antinazionali”. Organizzazione degli sbandati e repressione nel Biellese nell’autunno del 1943. Cronaca di una retata e un processo
  • Silvia Delzoppo, Nonno Furio torna dalla guerra. Un libro, una missione
  • Claudio Canato, “Fiol” diventa “Primula”. Pietro Camana, dall’antifascismo alla Resistenza
  • Orazio Paggi, Avanti cinema alla riscossa! Estetica comunista sul grande schermo? Forse sì, forse no
  • Piera Mazzone, Arnaldo Colombo: storico e scrittore di Rovasenda
  • Mattia Pesce, Memorie di guerra. La Grande Guerra nelle pagine dei giornali vercellesi “La Sesia” e “La Risaia” (5)
  • Lutti


    Marco Mariano riflette sul significato dell'intervento degli Stati Uniti nella prima guerra mondiale, legato indissolubilmente al ruolo politico del presidente Wilson e al suo progetto di costruzione di un mondo liberale e democratico basato sull'autodeterminazione dei popoli, tradizionalmente percepito dalla storiografia come dirompente e discontinuo rispetto alla cultura politica degli imperi coloniali europei, e lo fa da una prospettiva decentrata che, abbracciando il Medio Oriente e l'Africa e gettando una sguardo sulla questione coloniale dei paesi sconfitti e sulla politica dei mandati promossa dagli Stati Uniti nella definizione dell'assetto postbellico, ridimensiona la portata radicalmente riformatrice della politica wilsoniana, che nella sostanza non fu di così netta rottura rispetto all'imperialismo europeo.
    Piero Ambrosio ricostruisce dettagliatamente le vicende legate all'arresto nel novembre del 1943, e al processo che ne seguì, di antifascisti biellesi accusati di assistenza ai prigionieri di guerra inglesi e di appartenenza a banda armata dalla Questura guidata da Geremia Nardocci, inviato a Biella dal capo della Provincia di Vercelli Michele Morsero con un preciso incarico di repressione del comitato di liberazione cittadino la cui costituzione clandestina era nota alle autorità fasciste.
    Silvia Delzoppo, partendo dal racconto della vicenda personale del padre, prigioniero in Germania dal marzo 1944 fino alla fine del conflitto, dalla quale nel 2015 ha tratto il libro per ragazzi "Nonno Furio torna dalla guerra", approfondisce il tema dell'internamento militare, soffermandosi anche sulla lodevole attività di conservazione della memoria della deportazione nelle sue varie forme svolta da varie associazioni, che in Italia rivestono un ruolo determinante per la salvaguardia dei valori democratici.
    Claudio Canato ripercorre, basandosi in particolare sulle memorie inedite del partigiano vercellese Walter Carasso "Tito", la biografia di Pietro Camana "Primula", dall'aiuto fornito ai prigionieri alleati in fuga dopo l'8 settembre, all'impegno sempre più attivo nel nascente movimento resistenziale, che lo condusse, per le sue notevoli capacità organizzative e l'efficacia nel portare a termine le azioni, unite a un'attenzione particolare alla sicurezza dei partigiani che combattevano al suo fianco, alla guida del battaglione "Vercelli" al comando del quale trovò la morte nella battaglia di Sala Biellese del 1 febbraio 1945.
    Orazio Paggi si interroga sull'esistenza di una visione comunista nel cinema contemporaneo, che, dominato da logiche di marketing, a un primo sguardo sembra aver espunto la militanza politica e la denuncia sociale dalla sua narrazione, ma che, a un'analisi più approfondita, con registi quali Ken Loach, i fratelli Dardenne, Jean-Marie Straub, Aki Kaurismäki, Mia Hansen-Løve, certo cinema sudamericano e statunitense degli ultimi anni, la cinematografia più recente dell'Est Europa, in particolare della Romania, ecc., riserva ancora spazi significativi all'impegno civile e all'utopia socialista, declinati in molteplici forme: dalla favola, alla riflessione teorica, all'accentuazione dell'atteggiamento "resistente" di personaggi che combattono contro le ingiustizie e i soprusi, all'analisi storicistica che riflette sul rapporto tra socialismo reale del passato e suoi effetti sulla società attuale, all'impostazione metodologica coraggiosamente e dichiaratamente marxista di certo cinema che ancora può dirsi militante.
    Piera Mazzone ricorda Arnaldo Colombo, insegnante, poeta, scrittore, ricercatore appassionato di storia locale, mancato improvvisamente nel 2015, facendone un ritratto che ne evidenzia la molteplicità di interessi, la vastissima cultura, l'atteggiamento schivo e riservato, la libertà intellettuale e ricordandone la vasta bibliografia, i contributi a riviste e volumi di storia locale che, insieme a tutti i libri, i periodici, il materiale multimediale e i documenti del suo archivio privato, sono stati donati dalla famiglia al Comune di Rovasenda e resi accessibili al pubblico in una sezione dedicata della biblioteca civica, a lui intitolata nel dicembre del 2016.
    Mattia Pesce prosegue nella pubblicazione di una selezione dei testi relativi all'area vercellese, ricavati dalla lettura dei giornali "La Sesia" e "La Risaia" dal maggio al settembre 1917 e realizzati nell'ambito del progetto promosso dall'Istituto nell’occasione del centenario della prima guerra mondiale. Si sofferma in particolare sulle questioni relative al rinnovo dei contratti per i lavoratori delle risaie vercellesi, sempre più necessari da reperire dato il prolungarsi del conflitto, al maggiore coinvolgimento delle donne nell'attività politica e al riconoscimento del ruolo da loro svolto nell’ambito del mondo agricolo, alle medaglie assegnate ai caduti vercellesi particolarmente distintisi al fronte per il loro valore e ad altro ancora.
    Chiude questo numero il ricordo, attraverso le parole di Wilmer Ronzani, di Liliana Rossetti, staffetta partigiana mancata nel settembre 2017, che evidenzia il ruolo determinante avuto dalla sua famiglia nel movimento antifascista e il suo personale contributo alla guerra di liberazione.