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Anno XXXI, nuova serie, n. 1, giugno 2011
La rivista apre alla narrativa, ospitando il racconto "Buoni maestri" in cui Giacomo Verri, finalista del Premio Calvino con il romanzo "Partigiano Inverno", rielaborando un evento realmente accaduto, dà respiro letterario al tema della memoria e dell'importanza dell'ascolto del passato. Gioachino Lanotte ricostruisce, analizzando documenti prodotti durante il regime fascista da organismi istituzionali quali il Minculpop, il Ministero dell'Interno e l'Eiar, l'azione repressiva che la censura esercitò su musica e canzoni dell'epoca, ritenute spesso in contrasto con l'ideologia dominante e gravemente lesive dell'immagine nazionale, evidenziando in particolare come gli esiti ultimi di tali pretese di controllo non fossero quelli sperati, tanto per incapacità organizzativa delle autorità preposte alla vigilanza, quanto per il connaturato spontaneismo di espressioni della cultura popolare difficilmente comprimibili tramite regole e leggi. Piero Ambrosio, utilizzando la documentazione conservata nei fascicoli personali del Casellario politico centrale, redige le biografie di vercellesi, biellesi e valse-siani che negli anni del fascismo subirono il provvedimento dell'ammonizione, uno degli strumenti, accanto a carcere, confino e internamento, con cui il regime attuava la repressione nei confronti degli oppositori politici e dal quale conseguiva la limitazione delle libertà individuali per un periodo di tempo di due anni. Segue la pubblicazione, a cura di Piero Ambrosio, di alcune immagini tratte dal prezioso corpus documentario dell'Archivio fotografico Luciano Giachetti - Fotocronisti Baita di Vercelli, testimonianti la resa di tedeschi e fascisti nel Vercellese, avvenuta il 2 maggio 1945, dopo le sanguinose stragi di partigiani e civili di Santhià e Cavaglià dei giorni precedenti. Pietro Ramella rievoca gli eventi che precedettero l'esplodere della guerra in Spagna nel 1936, dalla proclamazione della seconda Repubblica spagnola, il 14 aprile 1931, alla difficile situazione politica e sociale che si trovò ad affrontare e che ne determinò la sconfitta, dal conseguente ritorno della destra reazionaria nel cosiddetto bienio negro (1934-1935), alla vittoria delle sinistre riunite nel Frente popular nel febbraio dell'anno successivo, fino al colpo di Stato di alti ufficiali dell'esercito che diede inizio alla guerra civile. Sara Zanoni dà una lettura insolita della figura di Giuseppe Garibaldi soffermandosi sull'analisi dei quattro romanzi storici di cui fu autore nei suoi periodi di inattività e negli ultimi anni di vita, facendo emergere dai racconti, al di là delle non eccelse qualità letterarie dell'autore e al di là dell'amarezza e della delusione che ne dominarono la vecchiaia, la perseveranza di uno spirito combattivo, spesso venato di feroce anticlericalismo, che lo spinse a rievocare le azioni valorose di quanti lottarono per la patria animati da spirito di sacrificio, allo scopo di farne esempio e stimolo per le nuove generazioni chiamate alla realizzazione del progetto di costruzione nazionale. Enrico Pagano, analizzando i dati ricavati da un questionario proposto dall'Istituto agli studenti che hanno partecipato a viaggi di studio ai luoghi della memoria, o in seguito alla partecipazione all'ormai trentennale concorso regionale di storia contemporanea o su iniziativa delle singole scuole, traccia il bilancio di un'esperienza didattica consolidata, valutandone gli aspetti formativi e culturali ed evidenziando l'importanza di un approccio allo studio della storia che tenga ugualmente in conto il coinvolgimento emotivo degli studenti e il loro contatto con persone e luoghi testimoni diretti degli eventi. Sabrina Contini descrive i documenti del fondo Ezio Grassi conservati nell'archivio dell'Istituto e recentemente riordinati, che restituiscono l'immagine di una figura centrale per la vita politica, sociale e culturale di Varallo e della Valsesia: antifascista e partigiano, membro del Cln, tra i fondatori della Cooperativa di autotrasporti Valsesia per il reinserimento degli ex partigiani nel mondo del lavoro, presidente della sezione locale del Partito liberale, nonché fondatore dell'Unione sportiva varallese e presidente del Comitato carnevale cittadino. Segue il ricordo degli scomparsi Antonino Filiberti, Antonio Monticelli, Guido Petter e Antonino Villa e infine la consueta rubrica di recensioni e segnalazioni. Orazio Paggi riflette sulle differenti rappresentazioni del Risorgimento date dal cinema italiano, dai toni retorici e celebrativi del cinema degli albori, all'utilizzo propagandistico dell'argomento durante il regime fascista, ideale continuazione dei trionfi risorgimentali, fino alla visione più problematica e critica del secondo dopoguerra, da Visconti ai fratelli Taviani, al recente film di Martone, in cui dominano i concetti di Risorgimento come rivoluzione tradita e occasione perduta di trasformazione del Paese in senso democratico. Marilena Vittone concentra l'attenzione sulle figure dimenticate di don Giuseppe Bianco, arciprete di San Grisante, e Raffaele Foa, ebreo di Casale Monferrato, studioso del Risorgimento, sostenitore delle idee e del progetto politico di Mazzini, dei quali ricostruisce il pensiero e le azioni, ponendo in primo piano gli eventi che portarono le loro strade a incrociarsi nel periodo segnato dalla persecuzione razziale e dalla guerra, e facendo emergere, sullo sfondo storico e sociale della Crescentino degli anni del conflitto, le personalità di due uomini capaci di scelte coraggiose, stimolo ancora oggi a vivere pienamente l'idea di cittadinanza. Benedetta Carnaghi ripercorre l'intensa vita di Argante Bocchio "Massimo", protagonista dell'antifascismo e della Resistenza nel Biellese - dall'iniziale influenza dell'anarchismo paterno, decisiva per la sua formazione ideale e politica, al ruolo attivo che ebbe nella cellula clandestina comunista di Mezzana Mortigliengo, alla sua adesione al distaccamento "Pisacane" durante la guerra di liberazione, fino al difficile e tormentato periodo vissuto in Cecoslovacchia e in Unione Sovietica nel corso degli anni cinquanta in seguito al suo coinvolgimento nel "processo Moranino" - raffigurando in toni chiaroscuri la militanza comunista di un esemplare uomo del Novecento. Piero Ambrosio si sofferma sui provvedimenti di repressione del dissenso operati dalla Rsi in provincia di Vercelli tramite i tribunali militari territoriali, i tribunali provinciali straordinari e il Tribunale speciale per la difesa dello Stato, ricostruendo, sulla base dei documenti del Casellario politico centrale e di altra documentazione della Direzione generale della Pubblica sicurezza, le biografie dei "sovversivi" che in quegli anni subirono provvedimenti restrittivi. Tiziano Ziglioli analizza il romanzo di Beppe Fenoglio "Una questione privata", evidenziando la stratificazione di significati leggibile in un'opera estremamente complessa, che si presenta non solo come una intensa e disperata storia d'amore, sullo sfondo della violenza e della tragicità della guerra, ma anche come cammino morale accidentato e tortuoso che il protagonista deve percorrere per il conseguimento della verità suprema, e che nel finale, di fronte all'esito fallimentare di una ricerca spirituale che cerca il senso ultimo al di fuori di sé, si capovolge nella consapevolezza del valore inestimabile del destino terreno dell'uomo. Tematicamente connessa al saggio di Ziglioli è l'intervista "impossibile" a Beppe Fenoglio immaginata da Giacomo Verri, nella quale lo scrittore confida la passione e la fatica dello scrivere, esercizio di raffinamento della lingua e dello spirito, e racconta la fierezza dei personaggi dei suoi romanzi, chiamati a combattere individualmente contro la violenza e il male insiti nel vivere umano. Marta Nicolo ripercorre le scelte, a volte sofferte, a volte ambigue, che il Partito comunista italiano, spinto dalla volontà di mantenere una propria specificità e originalità nel contesto della sinistra europea, compì nel corso della sua storia, in particolare nel rapportarsi alle vicende interne e internazionali che caratterizzarono gli anni dall'invasione militare sovietica della Cecoslovacchia alla "svolta della Bolognina", sottolineando le difficoltà che incontrò nel misurarsi con una dimensione europea attraversata da profondi mutamenti politici e strategici e mettendo in evidenza la lucida consapevolezza che ebbe Berlinguer della necessità di un'evoluzione del partito verso una maggiore autonomia dal Pcus, nel quadro di una politica di distensione. Laura Manione presenta le immagini della mostra "Sguardi sull'infanzia", realizzata dall'Archivio fotografico Luciano Giachetti - Fotocronisti Baita, che raccoglie una selezione delle fotografie scattate ai bambini da Giachetti, il quale, con occhio neorealista, senza che vengano mai meno il rispetto e il rigore, li ritrae negli ambienti della loro quotidianità, non nascondendo, accanto al taglio documentaristico, il proprio coinvolgimento emotivo, reso evidente da una vena poetica inusuale nel suo lavoro. Sabrina Contini descrive i documenti di Annibale Giachetti "Danda", comandante partigiano tra i protagonisti della Resistenza nel Biellese, oggetto di una recente attività di riordino e inventariazione resa agevole dalla precisione e puntualità del conservatore, che, consapevole della loro importanza storica, li ha destinati all'archivio dell'Istituto provvisti di un prezioso elenco analitico, a dimostrazione di una cura e un'attenzione particolare al loro valore di testimonianza. Conclude il numero della rivista il ricordo di Antonino Villa, socio fondatore dell'Istituto, scomparso nel maggio dello scorso anno, che Marilena Vittone definisce "politico e intellettuale di altri tempi", guidato in tutti gli incarichi che ricoprì, tra cui la vicepresidenza dell'Istituto dal 1974 al 1988, da correttezza e senso delle istituzioni. |
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