Antologia di articoli di giornali locali


Settembre-dicembre 1939

Lo scoppio della guerra

A cura di Piero Ambrosio

Sono stati consultati: il "Corriere Valsesiano", a. XLV; "L'Eusebiano", Ufficiale dell'Azione Cattolica dell'Archidiocesi di Vercelli, a. XI; "Il Popolo Biellese", bisettimanale fascista, a. XVIII; "La Provincia di Vercelli", Foglio d'ordini della Federazione dei Fasci di Combattimento di Vercelli, a. XVII; "La Sesia", giornale di Vercelli e provincia, a. LXIX, di cui vengono pubblicati articoli, e "Il Biellese", Ufficiale dell'Azione Cattolica Biellese, a. LIII.
Non è stato possibile consultare "La Gazzetta della Valsesia" poiché nelle biblioteche pubbliche locali non è conservata alcuna collezione di questo periodico.
Si ringrazia l'Editrice Valsesia per aver consentito la consultazione della collezione del "Corriere valsesiano", al momento impossibile nella Biblioteca civica di Varallo.



Presentazione

Proseguendo la rassegna di articoli tratti dalla stampa locale di cinquant'anni fa, ci occupiamo, in questo numero, dei commenti dedicati all'invasione della Polonia da parte delle truppe tedesche e alla successiva entrata in guerra dell'Unione Sovietica, contro la Polonia prima e contro la Finlandia poi.
L'annuncio dello scoppio della guerra fu dato dai giornali della nostra provincia solo a partire dal 5 settembre. Nel numero de "La Sesia" andato in edicola il 1 settembre, mentre già si combatteva, vi era invece un articolo sull' "ora delle supreme decisioni", in cui si riferiva ancora dell'intensa attività delle diplomazie per scongiurare la guerra.
Se le "probabilità di una soluzione pacifica del problema europeo" erano "appese ad un filo", l'anonimo articolista sosteneva che il popolo italiano era pronto ad ogni evenienza, "ultratemprato per ogni evento di guerra e di pace".
Gli articoli apparsi in seguito, particolarmente quelli delle prime settimane di guerra, furono perlopiù incentrati sul tentativo di dimostrare che la responsabilità della guerra era da addebitarsi totalmente a Francia e Gran Bretagna, che l'avevano "voluta e preparata con la fredda determinazione di arrestare la marcia dei popoli giovani", cioè della Germania e dell'Italia.
Ma, a proposito del nostro Paese, occorreva anche spiegare perché, dopo aver tanto esaltato presunte doti guerriere degli italiani, Mussolini aveva decretato la "non belligeranza". La guerra, da tempo voluta e preparata dal dittatore tedesco, aveva infatti colto impreparato il duce che, non solo non poté rivestire ancora una volta, come l'anno precedente a Monaco, i panni del "salvatore della pace", ma dovette chiedere a Hitler di poter restare al di fuori del conflitto per almeno tre anni, da dedicare alla preparazione militare del popolo di "venti milioni di baionette". E così, ad esempio, il settimanale della Federazione fascista dovette far riferimento al telegramma in cui Hitler informava Mussolini di non aver bisogno "dell'aiuto militare italiano": ciò perché, scrisse Leandro Gellona, considerava "giustamente compito d'onore della Nazione tedesca di conseguire l'indipendenza tedesca da sola"...



Gli articoli

In Europa si combatte

Da: "La Sesia", 5 settembre 1939

Alle 5,45 del primo settembre le truppe tedesche hanno varcato i confini della Polonia con l'azione armata rispondendo all'azione armata di bande irregolari di polacchi nella zona di confine.
La valanga ha iniziato la sua corsa precipite, inarrestabile.
Alle ore 11 di domenica 3 settembre, mancando una risposta alla nota franco-inglese con cui si richiedeva alla Germania l'immediata cessazione delle ostilità ed il ritiro delle truppe dal suolo polacco, l'Inghilterra entra in "stato di guerra" con la Germania: alle ore 17 dello stesso giorno, sortendo ad esito negativo un uguale passo, la Francia dichiara lo "stato di guerra" alla Germania.
In Europa si combatte.
Si decidono le nuove sorti dei popoli.
Sulle "democrazie" - Inghilterra e Francia - che la guerra han voluta e preparata con la fredda determinazione di arrestare la marcia dei popoli giovani, grava la responsabilità dell'attuale conflitto, del quale risponderanno di fronte alla storia.
In nessun Paese del mondo, neppure in quelli ove la propaganda antitotalitaria ha fatto più presa, nessuna persona di buona fede può restare in forse nella determinazione delle responsabilità. L'andamento della crisi, il contenuto delle richieste tedesche alla Polonia han valore probatorio.
Troppo si è insistito in Francia ed in Inghilterra sul tema della irriducibilità tedesca, sulle supposte condizioni inaccettabili che la Germania avrebbe avanzate per la soluzione pacifica della gravissima vertenza sfociata nel conflitto armato. Sì che è bene invece ricordare che ancora quarantotto ore prima che le armi entrassero in azione la Germania per bocca del proprio Ministro degli esteri ha ripetuto all'Ambasciatore inglese ed ha diffuso quindi alla stampa di tutto il mondo, i sedici punti delle condizioni del Reich. Tali condizioni non soltanto non erano inaccettabili, ma recavano anche l'impronta della vera moderazione. E non basta ancora: esse tenevano e dovevano considerarsi ottime dal punto di vista pratico, perché tendevano a creare condizioni tali da permettere alla Germania ed alla Polonia una convivenza tranquilla e duratura senza danno ed umiliazioni né dall'una né dall'altra parte.
Danzica città tedesca sarebbe tornata al Reich. Per il "corridoio" si chiedeva il "plebiscito" sul tipo di quello dalle grandi democrazie già ammesso per la Saar. Soluzione perciò basata sul concetto dell'autodecisione, decantato dalle democrazie come il toccasana... quando non leda i loro secondi fini. L'autodecisione che si chiedeva alle genti del Corridoio era saggiamente corretta e perfezionata con provvedimenti intesi ad assicurare, qualunque fosse stato il risultato del plebiscito le comunicazioni della Polonia al mare, o quelle della Prussia occidentale con la Prussia orientale. Perfettamente ragionevoli erano poi le proposte riguardanti il regime delle minoranze, e tali anzi da costituire un opportuno orientamento per gli altri Paesi dove tale problema esiste, ciò che è il caso quasi generale dell'Europa centro-orientale.
Cioè, tutto il piano dell'accordo compilato dal Governo tedesco tendeva alla sistemazione definitiva delle questioni che separavano la Germania dalla Polonia; ciò che era da augurarsi non essendo interesse di alcuno che si venisse ad una transazione momentanea foriera di prossimi e più pericolosi attriti.
È assolutamente inconcepibile che la Polonia non abbia accolte queste proposte ed abbia lasciato cadere sgarbatamente la richiesta di un plenipotenziario; anzi abbia ad essa risposto con la mobilitazione generale, a ciò suggerita dall'Inghilterra che contemporaneamente mobilitava la propria marina. Evidentemente Varsavia ha operato sotto la soggezione dell'Inghilterra.
Han prevalso sui consigli di ponderazione e di ragionevolezza espressi dal Sommo Pontefice, da Capi di Stato - e dal sereno e fermo e nobile atteggiamento dell'Italia - le correnti più bellicose, irruenti veramente nell'Inghilterra la quale si crede veramente di poter fare la guerra fino all'ultimo polacco e fino all'ultimo francese - come è in tutta la sua storia.
Ma l'Europa d'oggi non è più quella del 1914. All'inaudito egoismo delle "grandi democrazie" si prepara la tomba. Comunque è terribile pensare che esse si siano assunte la responsabilità di suggerire alla Polonia il rigetto di un piano di sistemazione pacifica della questione di Danzica che avrebbe risparmiato all'Europa un lavacro di sangue orrendo.
La Polonia sta scontando a caro prezzo la propria caparbia ostinazione a non trattare. Il proprio territorio è invaso da tutti i fronti tedeschi. Il Paese è devastato dalla macchina poderosa della guerra. L'aviazione tedesca ha colpito i centri vitali della Polonia, e spazia, signora incontrastata, su tutto il cielo.
Dal fronte d'occidente si hanno ancora scarse notizie. Hitler è fra i soldati del fronte orientale condottiero supremo della nuova Germania. Al Reno, con la linea di Sigfrido, la Germania nazista ha costruito una barriera insormontabile. Milioni di baionette folgorano agli opposti confini.
L'Italia fascista, serena, impassibile, assiste, per ora, al dramma orrendo. Ha adottato i necessari provvedimenti precauzionali che la situazione impone: ha dichiarato, appena iniziate le ostilità fra la Germania e la Polonia, in un generoso tentativo di circoscrivere il conflitto, che in quella situazione non prendeva iniziativa alcuna di operazioni militari. L'Europa intera ed il mondo devono rendere omaggio al Duce il quale ancora tra il 31 agosto ed il 2 settembre ha compiuto un ultimo tentativo per arrestare la macchina terribile della guerra.
La precipitata decisione dell'Inghilterra e della Francia ha mutato radicalmente la situazione.
Le decisioni estreme dell'Italia saranno prese dal Condottiero, al momento opportuno, in obbedienza ai dettami di nostra storia e dell'interesse nazionale.
L'Esercito italiano è pronto. Il popolo italiano è pronto agli ordini del Re Imperatore e del Duce.
d. rat



Chi semina vento raccoglie tempesta
Da: "La Provincia di Vercelli", 5 settembre 1939

Falliti i tentativi di una risoluzione pacifica, la Germania ha rotto gli indugi ed ha ordinato ai suoi eserciti di passare alla "controffensiva" contro la Polonia. La decisione della contesa è stata affidata, in tal modo, alle armi. La pace non potrà più che essere il frutto delle armi. Il passo inglese a Berlino per ingiungere alla Germania di arrestare la offensiva e ristabilire lo status quo pena l'entrata in guerra dell'Inghilterra e della Francia a fianco della Polonia, non poteva che essere uno dei tanti passi inutili ai quali ci ha avvezzati la moderna diplomazia delle demoplutocrazie. Del resto, Chamberlain stesso, nell'annunciare codesto "passo" alla Camera dei Comuni, aveva senz'altro dichiarato che non sperava sortisse ad un qualche effetto. Perché compierlo adunque? Per dimostrare probabilmente che, anche dinanzi all'irreparabile, l'Inghilterra e la Francia avevano fatto l'impossibile per ristabilire la pace e che la colpa della guerra, dunque, è tutta della Germania. Siamo troppo smaliziati per non capire il giuoco dei "passi perduti", che tutti ben sappiamo, ormai, per testimonianza della politica di accerchiamento, per le dichiarazioni di Molotof sul Patto russo-tedesco - che è un vero e proprio atto d'accusa contro il bellicismo anglo-francese - per il modo con cui sono state condotte le ultime trattative aperte dall'Inghilterra e conclusesi con la voluta ignoranza polacca dei diciotto punti presentati da Hitler per la definizione della vertenza su Danzica e relativo Corridoio, che Francia ed Inghilterra miravano alla guerra.
Scrivevamo, in merito, nello scorso numero del nostro giornale: "Aver lasciato, in tempi difficilissimi, carta bianca ad un popolo tanto maldestro, presuntuoso, aizzato dall'affanno e accecato dall'ira (il polacco) rivela, in chi questa carta ha concesso, imprudenza, e, se questa non c'è, deliberato proposito di scatenare una guerra europea per interposta persona". Eravamo stati cauti di proposito, nel nostro giudizio, perché già sicuro era il nostro convincimento sul preordinato bellicismo anglo-francese. Il rifiuto della Polonia a trattare sugli equi, giusti, umanissimi diciotto punti di Hitler, i quali non fanno una grinza per quanto riguarda il concetto di nazionalità così caro alle demoplutocrazie, conferma che non si trattava di imprudenza bensì del preordinato disegno di scatenare quella guerra che per tanto tempo fu definita "preventiva" e che ora divampa già nel settore dell'Europa orientale dando il pretesto all'Inghilterra e alla Francia di dichiararsi in stato di guerra contro la Germania ed ha posto sul piede di guerra tutti gli altri popoli che ancora non vi sono coinvolti.
Il Duce ha fatto quanto stava in Lui per salvare la pace europea; una pace giusta, però, e non una pace qualunque, una pace che sanasse i mali - quelli di Versaglia - e non una pace che allontanasse di qualche settimana o di qualche mese i nodi dal pettine.
Quest'opera del Duce ha avuto chiari riconoscimenti tanto da una che dall'altra parte della barricata. Il Führer Lo ha ringraziato "nel modo più cordiale per l'aiuto diplomatico e politico ultimamente accordato alla Germania ed al suo buon diritto". Chamberlain, alla Camera dei Comuni, ha detto testualmente: "Voglio ricordare con soddisfazione mia e del mio Governo, che in questi ultimi giorni di crisi, Mussolini ha fatto del suo meglio per una soluzione pacifica".
Ma una soluzione pacifica non era più possibile colà dove, al conseguimento di un accordo generale capace di sanare i mali dell'Europa, si era posto la condizione preliminare di un accordo con la Polonia ostile ad ogni negoziato su Danzica, non meno di quello che Francia ed Inghilterra si siano dimostrate costantemente ostili ad una pacifica revisione del Trattato di Versaglia, tanto che solo con colpi di forza, quel Trattato è stato, sia pure unilateralmente, riveduto e corretto. Inutile è protrarre i negoziati quando non vi è volontà di negoziare. Le truppe tedesche in marcia hanno tagliato il nodo gordiano.
Nel suo telegramma al Duce, Adolfo Hitler ha dichiarato d'essere "persuaso di poter adempiere al compito assegnatoci" e di ritenere di "non aver bisogno, in queste circostanze, dell'aiuto militare italiano", in quanto considera, giustamente, compito d'onore della Nazione tedesca di conseguire l'indipendenza tedesca da sola, con i proprii mezzi, avendone essa la forza e la capacità. Da ciò la dichiarazione e l'annuncio dato dal Consiglio dei Ministri, riunitosi nel pomeriggio dello scorso venerdì a Palazzo Viminale sotto la presidenza del Duce che "l'Italia non prenderà iniziativa alcuna di operazioni militari".
Appunto perciò, gli apprestamenti militari finora adottati e le conseguenti restrizioni nei consumi di determinate merci e derrate decise dal nostro Paese, sono quelle assolutamente indispensabili ad evitare il rischio delle sorprese in questi momenti gravidi di eventi prevedibili ed imprevedibili.
Insomma, con questo loro procedere, tanto l'Italia quanto la Germania avevano creato uno stato di fatto favorevole alla localizzazione del conflitto. Uno spiraglio era lasciato aperto al buon senso, se questo non fosse stato ottenebrato del tutto o se il proposito inglese e francese di risolvere la partita con le armi non fosse già stato deciso. Invece Francia ed Inghilterra hanno dichiarato lo stato di guerra contro la Germania ed hanno reso irreparabile il tentativo di raddrizzare un altro degli errori di Versaglia, tra i quali quello di Danzica è di prima grandezza.
Da una conflagrazione mondiale nacque Versaglia. Perirà essa soltanto attraverso ad un'altra conflagrazione europea e mondiale? Il dado è tratto. La macchina bellica è in cammino. Le Nazioni europee non ancora direttamente coinvolte nel conflitto, sono tutte sul piede di guerra. Qualunque sia la vastità che potrà assumere l'urto delle armi, una cosa è certa fin d'ora: che il Trattato di Versaglia, a difendere il quale le democrazie imposero la guerra, è già fin d'ora in pezzi. La Rivoluzione totalitaria dell'Europa che cammina con l'Asse Roma-Berlino, lo ha frantumato per sempre. Così come sta spezzando le reni alle demoplutocrazie.
Leandro Gellona



La ruota del destino europeo gronda sangue
Da: "L'Eusebiano", 7 settembre 1939

Danzica non valeva una guerra ma la guerra è venuta, e proprio per Danzica.
"Non c'era una sola questione sul tappeto della politica internazionale, che non si potesse risolvere pacificamente", ma la pace dovette cedere il posto alla spada.
Non ti vien voglia di pensare, amico lettore, che l'uomo, di tanto in tanto, abbia la sadica volontà di dimostrarsi... la bestia più feroce dell'universo?
Dunque l'Inghilterra, secondo il suo secolare costume, ha trovato una nuova vittima da gettare sul rogo: la Polonia.
Ci sembra perfettamente inutile sofisticare come ha fatto la stampa d'Oltre Alpe e d'Oltre Manica, sui... ritardi presunti con cui sarebbe stata comunicata la "Nota dei sedici punti" della Germania all'Inghilterra. No! le rivendicazioni tedesche hanno anni di vita e furono sempre inesorabilmente cestinate. Sapevano tutti ciò che Berlino voleva sul fronte orientale: possibile che soltanto l'Inghilterra e la Polonia avessero proprio bisogno dell'ultima nota hitleriana per essere illuminati?
La politica tedesca potrà dispiacere a Parigi e a Londra e i metodi estremamente decisi di Hitler possono essere discussi dal mondo democratico; ma nessuno può ignorare che Danzica è tedesca e che - anche secondo i principi formulati a Versaglia - aveva diritto di tornare alla Germania; nessuno può dimenticare che per il "Corridoio" Hitler aveva proposto il plebiscito, con una scadenza di ben dodici mesi: nessuno può contestare che il "libero accesso al mare" era concesso alla Polonia, tanto nel caso che il corridoio restasse polacco, quanto se per volontà popolare passasse al Reich.
Questo era detto chiaro nella celebre Nota, che, pur essendo arrivata in un cosiddetto ritardo, è rimasta per ben trenta ore nelle mani trepide dei diplomatici di Londra e di Varsavia, i quali poi si sono degnati di rispondere... con la mobilitazione generale polacca.
Noi italiani abbiamo appreso, con lieta fierezza, il passo coraggioso del Duce che chiamava a raccolta i responsabili non per combattere, ma per discutere la disinfezione d'Europa dal veleno di Versaglia. Noi sappiamo che il nobile tentativo di Mussolini fu frustrato prima dal ritardo (questo fu un ritardo fatale) delle risposte democratiche e dal fatto che Hitler non poteva discutere con quelli che gli avevano inviato un ultimatum.
Noi sappiamo che il Duce aveva proposto un "armistizio" che Germania e Francia (si noti bene) avevano accettato e che la sola Inghilterra ha respinto.
Le tremende responsabilità della guerra sono ormai fissate nella storia, come non si potranno cancellare mai più dalla memoria umana le inequivocabili intenzioni di pace del Duce. Il quale - è necessario notarlo - non proponeva una pace di accomodamento, che sarebbe durata qualche mese, ma una Pace fondata sulla revisione del Trattato di Versaglia; l'unica Pace che possa scaturire da questa guerra malauguratamente scatenatasi sull'Europa.
Da vent'anni ottantacinque milioni di tedeschi sono ridotti a non avere pane sufficiente; da vent'anni quarantacinque milioni di italiani - i vittoriosi della Grande Guerra - sono tenuti in un insostenibile stato di minorità. A questa enorme ingiustizia si deve rimediare! e il rimedio non è unicamente quello delle armi! senza guerra si può e si deve riparare!
Mentre tuona il cannone e gli uomini si aizzano a vicenda nel tragico duello è difficile trovar posto alla ragione: difficile, non impossibile. Perciò noi speriamo ancora che la strada rettilinea tracciata da Benito Mussolini possa essere seguita, se la buona volontà non avrà già fatto completo naufragio.
La guerra d'oggi, se dilagasse, segnerebbe lo sterminio d'Europa e il crollo della civiltà. L'orrore della catastrofe, che non è paura ma percezione della realtà, faccia rinsavire coloro che hanno acceso l'incendio. Noi ci ostiniamo a credere che le vie della Pace non siano ancora definitivamente precluse.
Per rivedere Versaglia non è affatto necessario un nuovo eccidio: basta capirsi una buona volta, o meglio, volersi capire.
Questo si pensa oggi in Italia, dove un popolo meravigliosamente unito intorno al suo Duce, aspetta - armi al piede - di essere finalmente reintegrato nei suoi diritti.
Intanto il fuoco divampa... Mentre l'eco delle virili e ragionevoli proposte del Duce si ripercuote nella coscienza dei responsabili, la Polonia è a ferro e a fuoco. Le armate tedesche avanzano su Cracovia, la città santa dei Polacchi, e su Varsavia, la Capitale.
Questa cavalleresca Nazione, che ha una storia di nobiltà e di valore, ha avuto l'infelice idea di credere agli aiuti anglo-francesi. Parigi e Londra hanno solennemente promesso alla Polonia ciò che era impossibile mantenere, è stato un patto-inganno, un trattato-truffa.
Era facile capire, a chiunque guardi obiettivamente la carta d'Europa, che la Polonia si sarebbe trovata sola contro il formidabile esercito germanico. Era ancora più facile prevedere che, immobilizzata la Russia col recente Patto, la Germania non avrebbe potuto temere un qualsiasi intervento a favore di Varsavia.
Malgrado che ciò fosse di una chiarezza cristallina, l'Inghilterra aizzò polacchi contro tedeschi, fino al punto di suscitare il conflitto.
Ed ora le due Democrazie - che fino a ieri hanno tentato di scatenare la guerra contro gli Stati Autoritari con... lo sfumato aiuto russo - scendono in campo per "tener fede ai patti".
Confessiamo che ci sembra strano l'atteggiamento franco-inglese. Ci dà l'impressione che le due Nazioni gareggino... nell'andare adagio, il più adagio possibile. Infatti scoppia la guerra in Polonia: le alleanze avrebbero dovuto funzionare immediatamente. Invece Londra e Parigi fanno sapere a Hitler che, se non si ritirerà dal territorio invaso, esse entreranno in azione! Ci volle un po' di tempo per formulare e inviare la domanda e aspettare la risposta. Quando questa venne, il "Corridoio" polacco era già totalmente occupato dalle truppe tedesche!
A tutt'oggi (6 settembre) i comunicati non annunziano ancora l'inizio delle operazioni sul fronte del Reno; frattanto i tedeschi sono alle porte di Cracovia e sulla via di Varsavia.
Noi non ci illudiamo, credendo ad una guerra a scartamento ridotto, ma certo l'indecisione democratica di quest'inizio non ha giovato alla Polonia.
In altra parte del giornale esponiamo la paterna ed accorata attività della Santa Sede in favore della Pace; qui abbiamo parlato della nobile iniziativa del Duce; sono anche noti i tentativi pacificatori del Re del Belgio e della Regina d'Olanda. Possibile che tanta buona volontà debba andare perduta? Noi continuiamo a sperare e a pregare affinché il Dio della Pace abbia a concedere al mondo incendiato dall'odio il suo grande dono.
D. Cesare Martinetti



La guerra inglese
Da: "Il Popolo Biellese", 14 settembre 1939

L'Inghilterra può essere ormai soddisfatta. Dopo le meschine implorazioni del 1938 per una pace da mantenere a qualsiasi costo (Monaco) - il cui rovescio si è visto nell'immediato prosieguo attraverso l'aumentata tonalità dei discorsi di Chamberlain - dopo una intensificata preparazione bellica della durata di circa un anno, ecco che l'Inghilterra ti impone la guerra in Europa. Il che equivale a dire che S. M. Britannica e C.i se ne infischiano della vita del proprio popolo come di tutti gli altri d'Europa quando è in giuoco il tradizionale prestigio inglese; essi non sanno e non vogliono sapere di giustizia internazionale; negano, perché dannoso ai loro mercantili interessi, il principio mussoliniano: "accorciare le distanze" per raggiungere una più alta giustizia tra le genti.
Così all'ultimo momento, quando già il cannone tuonava per volontà inglese in Polonia, quando il Duce nella sua altissima opera umanitaria giuocava una ennesima carta in favore della pace e in Francia parecchi uomini responsabili erano a Lui favorevoli, è venuto il no inglese. Cioè la guerra inglese.
Questa guerra ad uso e consumo inglese, dovrebbe servire per tutelare il prestigio inglese, per conservare l'impero inglese, per ristabilire la potenza inglese. Anche la Francia, che si è trovata invischiata in questa politica, ha la sua parte di responsabilità di fronte alla storia per non essersi disimpegnata.
Che cosa spera il trinomio anglo-franco-polacco da questa guerra?
Forse conservare i relitti della prima Versaglia oppure crearne una seconda?
Storie.
La Germania di Hitler ha volontà e mezzi e amici che non sono quelli del 1914.
C'è stato in proposito un corsivo del "Popolo d'Italia" che può rischiarare le idee anche ai nebbiosi abitanti di Albione: "Il Signor Chamberlain nel suo messaggio di ieri si è augurato di poter vivere tanto da poter vedere il giorno in cui sarà ristabilita una Europa riedificata e liberata. Gli auguriamo di vivere a lungo, ma una cosa è certissima, che alla riedificazione e liberazione dell'Europa l'Italia non sarà comunque estranea e che la nuova Europa non uscirà da una seconda Versaglia".
Parole chiare che provengono dal giornale della Rivoluzione. Non s'illuda quindi l'Inghilterra di poter riedificare l'Europa secondo il sistema inglese di Versaglia.
Sarebbe opportuno che gl'inglesi si convincessero che i tempi sono mutati. Nessuno più crede alla favola dei tedeschi che vogliono dominare il mondo. È accertato il contrario e cioè che l'Inghilterra vuol conservare il suo predominio a costo di perpetuare le più atroci ingiustizie.
Questa guerra ne è la prova provata. Con la scusa di fare onore agli impegni presi con la Polonia, l'Inghilterra ha imposto la guerra per conservare il suo potere tirannico in Europa e anche fuori.
Ma il giuoco è scoperto. Oltre a un'infinità di Stati, anche l'America, fino a questo momento, ha confermato la legge di neutralità.
Né l'Inghilterra, assieme alla Francia faccia troppo assegnamento sulle risorse auree e di materie prime di cui può disporre. C'è una teoria che afferma che le guerre vanno combattute dalle Nazioni di poche risorse economiche. Per esse la guerra è una necessità, mentre per gli Stati dotati di vaste riserve è un pericolo.
E noi italiani e fascisti abbiamo l'ammaestramento del Duce, il quale ha detto: "È lo spirito che conta". Principio che, soprattutto in guerra, ha un altissimo valore.
Alla fine di questo conflitto, scatenato dall'Inghilterra, sta da un lato, il buon diritto tedesco, che nessuna polemica più o meno tendenziosa può distruggere, e dall'altro, una posizione egemonica che l'Inghilterra vuole assolutamente perpetuare, pur essendo i tempi mutati. La storia, che non può essere compressa entro gli angusti confini dei trattati, ha già fatto tale rilievo. Ci sono nazioni, rinnovate e potenziate da rivoluzioni interne, che si affacciano alla vita internazionale con possibilità molto diverse da quelle del 1914.
Esse imporranno un nuovo ritmo alla vita europea. E quella revisione pacifica dei trattati e quindi delle rispettive posizioni - elemento fondamentale della politica mussoliniana, di cui si è visto proprio in questi giorni la geniale coerenza - diventerà coercizione a mano armata verso le pluto-democrazie riluttanti. Fa ridere la negazione della forza, come sistema di politica internazionale, ventilata dall'Inghilterra alla caccia di un alibi. L'Inghilterra ha sempre fatto uso della forza per la creazione del suo Impero. Oggi ricorre alla guerra cioè alla forza per mantenerlo integro. Ma la Germania, invece, fa appello alla forza per smantellare le più palesi ingiustizie. L'Italia sta con le armi al piede, seguendo con la massima attenzione le fasi del conflitto. E l'Inghilterra non dimentichi che la guerra inglese può diventare la disfatta inglese.
Lorenzo Messina Poma



Il duello mortale
Da: "Corriere Valsesiano", 23 settembre 1939

Se l'odierna situazione internazionale appare così confusa, tanto che nemmeno il pubblico dei paesi neutri e disinteressati non vi capisce più nulla, è perché una stampa gialla, prezzolata dall'affarismo anglo-sassone e dall'antifascismo ebraico, lavora da anni ad oscurare ogni nozione di realtà sotto un cumulo di grandi paroloni bugiardi. Oggi poi, gli stessi ministri inglesi assumono la responsabilità della menzogna, affermando che l'Inghilterra lotta - cioè rischia il suo impero e la sua esistenza - unicamente per un principio e per odio personale contro Hitler: roba da far ridere Mefistofele in persona. Salvo che a Londra si sia veramente perduta la testa, secondo [quanto] farebbe credere l'ultimo discorso di Chamberlain.
No. L'umile, ma dura verità, che domina tutto il dibattito di parole, di diplomazia e di armi, è che il duello fra l'Inghilterra e il continente, dapprima anglo-spagnolo, poi anglo-francese e indi anglo-russo, è diventato anglo-tedesco dall'inizio del secolo ventesimo. Albione sopportò la Germania finché la politica di Bismarck rimase nel quadro strettamente nazionale, astraendo dalla necessità fatale per un grande popolo in espansione economica e demografica, situato nel mezzo dell'Europa, di crearsi un vasto impero o al di là del mare, o nell'Europa medesima. La Weltpolitik di Bulow rispondeva al primo programma, e la marcia verso l'est, preconizzata da Hitler in Mein Kampf, concreta il secondo. Né l'uno né l'altro fra i due statisti previde che l'Inghilterra si sarebbe opposta strenuamente ad entrambi i disegni, per la sua necessità di vivere sfruttando i continenti del globo, e quindi impedendo loro di organizzarsi ciascuno in economia autonoma. Anzi, il Führer s'illude del contrario, salvo ripararvi con una duttilità ed una prontezza di manovra meravigliose.
Naturalmente, il piano inglese, è troppo cinico ed egoista, troppo antiumano ed antieconomico, per confessarlo: onde la necessità di camuffarlo sotto un bandierone d'una pretesa libertà a servizio di strozzini. Altra necessità, da soddisfare con una manovra analoga, era per l'Inghilterra di trovare amici o mercenari sul continente, sia per mantenerlo in istato di perpetua discordia, sia per lanciare soldati contro la qualsiasi Potenza terrestre che vi conquistasse la prevalenza. Del resto, impedire che le questioni continentali si risolvessero, forniva già un mezzo per affiancare il problema centrale, a pernio britannico, con altri minori e locali, da esasperare e procacciar soldati. Così spagnoli e tedeschi servirono ad abbattere Napoleone, come i giapponesi si sacrificarono per arrestare la Russia nella corsa verso il Pacifico; così vent'anni or sono, l'irredentismo italiano, il desiderio francese di ricuperare l'Alsazia-Lorena e l'illusione panslava materiale nella Serbia, valsero a creare la grande coalizione che, in cinque anni di lotta, domò la Germania.
Oggi, dopo vent'anni di tregua, il duello fra i due più grandi imperialismi riprende, con la differenza che quello inglese è affarismo puro, mentre quello tedesco risponde ad uno sforzo di lavoro e ad una necessità elementare di vita. Lotta fra l'elefante e la balena - tra una balena stanca ed un elefante più potente di quello russo, perché più raccolto -, essa può durare vent'anni con scarsa probabilità di decidersi, se non a favore della Germania, i cui rifornimenti alimentari terrestri, una volta realizzati in Europa, sono meno vulnerabili che non quelli marittimi di Albione. E perciò quest'ultima, come sempre, cerca alleati e mercenari: offre Alessandretta al botolo turco per tema dell'Italia, vende gli Stati baltici alla Russia nella speranza di amicarsela, e protegge provvisoriamente la Francia contro le giuste rivendicazioni italiane, per obbligarla a svenarsi in una lotta inutile e mortale contro l'antico avversario che non le chiede più nulla. Peggio: nei primi giorni cruciali di settembre, poiché la Francia esita dinanzi ad un sacrificio che la prostrerebbe senza salvare la Polonia, i ministri inglesi si precipitano al microfono per dichiarare la guerra anche a nome di Parigi e per sabotare l'ultima proposta pacificatrice di Mussolini.
Gli è che l'Inghilterra si trova essa medesima ridotta alla disperazione, secondo la confessione di Churchill. Dopo gli errori e le infamie commesse verso il Giappone e l'Italia, dopo lo scacco etiopico, l'umiliazione cecoslovacca, lo sberleffo russo e mentre Roosevelt si ritira nella neutralità, Albione sente che la partita è decisiva, e dovrà combatterla essa medesima, e forse da sola. Perciò annuncia la coscrizione degl'inglesi da diciotto a quarant'anni: ma in attesa dei molti anni necessari per creare un esercito, affonda essa medesima i suoi piroscafi carichi di americani, nella speranza di commuovere l'opinione pubblica d'oltre Atlantico.
Questa guerra è per la Britannia ciò che fu il conflitto del 1780 per la Francia: impresa stupida, disperata, nell'illusione di riparare in qualunque modo a una lunga filza di errori irreparabili; ma impresa psicologicamente inevitabile.
I problemi laterali alla grande contesa sono risolvibili senza parteciparvi: basta un po' di comprensione reciproca. E in attesa che il tramonto definitivo di Albione completi la giustizia, restituendo ai legittimi proprietari le troppe refurtive che la gran dama moralistica ha arraffato in tutte le parti del mondo.
M. Rocca



La guerra e la ragione
Da: "Corriere Valsesiano", 18 novembre 1939

Quando la Francia e l'Inghilterra - un paio di mesi fa - entrarono in guerra con la Germania, fu - o così almeno ci pare - per un ben definito motivo: era scattato l'ingranaggio delle garanzie e, mantenendo una buona volta la parola data, le democrazie correvano in aiuto alla Polonia, che esse stesse avevano spinto al suicidio. Non curiamoci per un momento su chi ricade la responsabilità della fine di questa nazione, ma continuiamo - a grandi tratti - quello che è sopravvenuto. La Russia, svegliatasi al rombo delle cannonate tedesche, ha allungato un unghiuto zampone e ha fatto man bassa di tutto quello che le è riuscito. Rettificazione di frontiera - secondo il linguaggio invalso in questi ultimi tempi. Vigliaccheria - secondo noi - questa di approfittare della ferita mortale di uno per finirlo del tutto. Ricordate le parole sferzanti di Ferruccio a Maramaldo: "Vigliacco, tu uccidi un uomo morto"? Ebbene, lo Stato polacco non ebbe più neppure la forza di lanciare quest'ultima invettiva.
Sorvoliamo sulla moralità o meno dell'azione russa: infine in politica - come nella vita, del resto - ha ragione assai spesso il più forte e il meglio armato.
Chi doveva raccogliere l'eredità della Polonia erano Francia e Inghilterra. Ebbene, la Francia ha fatto finta di non vedere l'intervento russo, e l'ineffabile Gran Bretagna si è affrettata... a firmare un accordo commerciale. Salute!! E l'aggressione? E le garanzie? E perché questi trattamenti di favore? Inscrutabili misteri di Doning (sic) Street e della City!...
Il fatto si è che alle democrazie importava un bel niente della Polonia; e il suo sacrificio non valeva poi la pena di essere drammatizzato. Quello che importava era che il pretesto per la guerra c'era, e buono. Apparve subito anche lo scopo della guerra: annientare il popolo tedesco. Ma perché? Che cosa aveva fatto la Germania di male all'Inghilterra e alla Francia?
- Come? - risposero subito i bei giornaloni democratici. - Ma noi vogliamo abbattere Hitler, perché con le sue mire imperialistiche e con le sue ricorrenti aggressioni toglie il respiro a tutti gli stati d'Europa... Non vedete come s'allarga e s'allunga e col suo moto ameboide inghiotte senza saziarsi mai? E noi, disinteressatamente, siamo scesi in campo solo per ridare la tranquillità agli altri. Ammirateci. E voi, o neutri, abbiate pazienza se per il nostro umanitario blocco dovete tirare un po' la cinghia! È per voi, per la vostra salvezza, che noi combattiamo. (Se mai, ci pagherete poi le spese...) .
Poi i giornaloni medesimi cominciarono a dire che non solo Hitler era da abbattersi, ma tutto il popolo tedesco, che un altro Hitler avrebbe certamente dato alla luce in breve; e neppure i pietosi prelati e le umanitarie zitelle, che tante lacrime sparsero per il povero Negus, ebbero un istante solo di pietà per i milioni di tedeschi, bambini e vecchi, che si sarebbe tentato di affamare. E se ci riuscissero mostrerebbero i loro dentoni ridendo di malvagia gioia!
E chissà forse che il vigliacco ed esecrando attentato di Monaco, che ha suscitato una eco di indignazione violenta in tutti i benpensanti, non sia anch'esso di marca britannica. Non lo diamo per certo, è vero, ma non ci stupirebbe affatto.
Ed ora, dopo questa lunga chiaccherata per inquadrare in brevi linee gli elementi essenziali dell'attuale situazione europea, esaminiamoli noi gli scopi veri della entrata dei franco-inglesi in questa guerra, che, più che sui campi di battaglia, avviene a tavolino, diplomaticamente. Dell'aspetto della guerra attuale parleremo un'altra volta. Esaminiamo la ragione, che ha mosso le democrazie: Paura - paura bella e buona. Fifa, di quella santa! Nient'altro. Perché da qualche anno non digeriscono più a cuor tranquillo quello che stan mangiando da secoli.
Dopo Versaglia (che avevano creato e forse meditano di ricreare solo ed esclusivamente a loro uso e consumo) fummo noi Italiani a dare i primi grattacapi. Quel certo Mussolini che incominciò ad agitarsi, riuscì in un tempo brevissimo, assolutamente senza confronti nella storia dei popoli, a portare all'Impero 50 milioni di uomini, dopo aver infuso il suo fuoco in essi... Naturalmente questo avvenne a scapito dei Francesi, e più particolarmente degli Inglesi, perché prima legge è per essi: "Il mondo è nostro tutto quanto, e nessuno si può muovere senza il nostro alto consenso". Noi ce ne infischiammo e dimostrammo che contro l'Italia nuova non c'era più niente da fare, purtroppo... Spezzammo l'assedio societario, e ricevemmo di pieno petto le dum-dum (fascista, ricorda!), e ci ergemmo nella nostra potenza e civiltà, rinnovantesi nel nome del Duce dopo molti e molti secoli. E non è proprio colpa inglese se il Mediterraneo - ne prendano atto - è, e resterà in futuro, mare italico.
Spuntati contro di noi, e dato che la Germania, grande vittima di Versaglia, ricominciava faticosamente la sua vita - dopo la dura ricostruzione interna - si scagliarono addosso a lei. Prima con la diplomazia, intralciando tutti i suoi movimenti e tentando di contrastarli in ogni verso; poi finalmente (ritenevano di poterla accerchiare e battere rapidissimamente, altrimenti, state certi, non si sarebbero mai andati a cacciare nel ginepraio attuale) - crearono il pretesto per assalirla, buttando la Polonia nel crogiuolo ardente della guerra con la loro subdola e perniciosa propaganda.
Tuttavia, adesso che sono riusciti a trovarsi di fronte, non sono troppo contenti. L'urto formidabile si verificherà soltanto fra molto, moltissimo tempo, quando tutti i preliminari saranno ben definiti. Per ora è soltanto una minima opera di disgregazione; e intanto ne approfitta l'Inghilterra per muovere le pedine del suo gioco fatale: creare allarmismi e confusioni, agitare popoli, commuovere le opinioni pubbliche. La Germania aggredirà l'Olanda, o il Belgio, o la Svizzera, o l'Ungheria? Assillanti domande, e tanto cretine oltre a tutto, che di volta in volta sono lanciate dai democratici cervelli. Ma questo serve solo a far perdere del tempo, e a incidere, se possibile, sulle altre nazioni, mentre i giganti stanno rotandosi le unghie e i denti.
Nell'interesse della civiltà e dei popoli, noi vorremmo che la piantaste, o inglesi malvagi. Avete riccheze immense, siete padroni di tanta parte del mondo. Non vi basta? E voi, francesi incoscienti, smettetela di seguire il loro carro. Smettetela di respingere sull'avversario le responsabilità dell'urto che voi volete, per salvare i vostri imperi ormai troppo vecchi. Comprendiamo che non volete finire - ma la strada che seguite è ben pericolosa. State per sottoporre questa già abbastanza martoriata umanità al salasso più spaventoso che mai si sia visto.
E non pensate che i vostri soldati ben altre cose sognano che non il crepitio della mitraglia e i sibili della morte? Poveri disgraziati, che vanno a morire senza neppur sapere il perché! Vi maledirebbero una volta di più se sapessero perché vanno a farsi ammazzare. Perché volete difendere la vostra lauta mensa, negando al povero di mangiare un po' meglio di un tozzo di pane e di una crosta di formaggio? Abbiamo però tutti gli stessi diritti a questo mondo, o no? O non siamo forse tutti creature del buon Dio?
Ragionate e tornate giù dal piedistallo falso sul quale vi ergete. Perché - qualora vogliate insistere nel ritenervi dei privilegiati vi dovreste presto e crudamente disingannare. Non si mettono a tacere per sempre centinaia di milioni di uomini! Potrebbero scuotersi - anzi, è inevitabile che a un certo punto si abbiano a risvegliare. E questi uomini sono temprati da una lunga attesa e da una secolare privazione. Spartiamoci in santa pace e con equità i beni della terra, e inizierà feconda una nuova era di collaborazione fra i popoli! È per questo che a Roma si tira diritto e sorgono imponenti - a sfida della malvagità umana - gli edifici nuovi della Olimpiade della Civiltà.
Ma non illudetevi di poter continuare a fare il comodo vostro. Verrà la resa dei conti, e forse è più vicina di quello che credete. Questo vi atterrisce e vi ha fatto prendere le armi. Lasciate quelle armi e ragionate. Perché voi non combattete in difesa della giustizia e dei deboli, voi che i deboli avete sempre oppresso e resi servi vostri! Quante volte passaste dirompendo e lacerando su questa nostra terra italiana! Quante volte trasformaste le nostre pianure in campi di battaglia! Esse si impinguirono del sangue che per vostra esecrabile colpa fu sparso. E vorreste parlare al mondo di morale!!
Non fateci ricordare piuttosto che da quel sangue sparso noi nascemmo. E meglio sarebbe, meglio assai se steste zitti e dimostraste una buona volta - ma con fatti, non con promesse - che avete finalmente trovato la via della ragione!
Abbiamo l'impressione vaga che ora ci pensereste un momento prima di proferire uno dei tanti jamais dei quali ci foste prodighi fino a qualche tempo fa. Infatti abbiamo notato che non denigrate più l'Italia e i suoi soldati, e che non prendete più posizione contro di noi.
Che sia questo un segno buono? Chissà... Ad ogni modo, qualora ve lo foste scordato, vi ricordiamo ancora una volta che la via della ragione, cioè la via della giustizia, della pace e della civiltà passa da Roma - o meglio fa centro in Roma. Nella Roma di Cesare - di Cristo - del Fascismo.
E affrettatevi, prima che sia troppo tardi.
Francesco Lova



Malafede
Da: "La Sesia", 24 novembre 1939

I guerrafondai franco-inglesi, la pletora degli ebrei e dei decaduti politici che vogliono per forza mettere l'Europa a ferro e a fuoco sperando di poter far risorgere i loro interessi scardinati, sono anche evidentemente in malafede.
L'ultimo discorso di Churchill, anche se è stato poi sconfessato, lo ha provato nella maniera più lampante quando egli, perdendo completamente il controllo di se stesso nelle invettive più basse, ha fatto dimenticare agli ascoltatori che stava parlando un ministro di uno stato che vuole essere il campione della cavalleria, tanto il tono e la sostanza delle sue parole parevano quelle di un plateale protagonista elettorale non più in uso in altri paesi d'Europa.
L'uomo dagli oscuri propositi di guerra che conoscemmo nell'ultimo grande conflitto e che altro proposito non ha attualmente che quello di volere e fomentare la guerra si è ancora una volta rivelato.
L'Inghilterra e la Francia si ostinano a gettare sulle spalle della Germania la colpa e la responsabilità della guerra attuale e pubblicano libri bianchi.
Tutto il mondo sa invece da quale parte sia il torto. Tutti gli osservatori imparziali, che hanno seguito gli avvenimenti degli ultimi tempi, hanno potuto stabilire le responsabilità ed i giudizi di costoro formuleranno la storia vera.
Più volte sollecitati dai propri sudditi, i governi di Londra e di Parigi hanno specificati i loro scopi nell'attuale conflitto. Scopi tutt'altro che reali, perché i due citati governi parlano di guerra contro l'aggressione continua, contro la mancanza continua di sicurezza da parte dei piccoli stati contro un unico aggressore: la Germania. Non fanno menzione naturalmente della aggressione loro contro tutti gli stati che, abbindolati dalla falsa chimera della loro potenza, hanno accettato di entrare a congrega con loro contro la Germania ed altri stati ancora. Questa non è aggressione secondo il libero pensiero di Londra e di Parigi.
Fissano le condizioni ultime per cessare il conflitto intendendo che la Germania "ripari i torti" commessi contro l'Austria, la Cecoslovacchia e la Polonia. Esse non hanno alcun torto del genere da riparare.
Ma non basta, perché la Germania dovrebbe sbarazzarsi degli attuali uomini di governo, mandandoli tutti alla gogna, per poi rinunziare alla realtà del nazismo e darsi in braccio alla demoplutocrazia inglese e francese.
Queste sono le condizioni per ottenere la pace.
Il Re del Belgio e la Regina d'Olanda offrono agli stati belligeranti di farsi mediatori di pace. I franco-inglesi accettano ben volentieri la mediazione ma fanno delle condizioni. E sono le stesse.
Si pensa e si prevede in Inghilterra ed in Francia che la Germania non accetterà.
La Germania infatti ha dichiarato che le condizioni poste dai franco-inglesi hanno di per se stesse eliminato ogni possibilità di pace. La parentesi viene chiusa definitivamente.
Chi osserva però e conosce anche solo in minima parte la storia della umanità, si domanda: - Se la Germania fosse anche disposta di seguire la Inghilterra e la Francia nella loro tesi, sono disposte loro di fare altrettanto verso i popoli che da tempo indeterminabile vengono assoggettati? Se la Germania deve rinunciare all'Austria in maggior parte tedesca, alla Cecoslovacchia ed alla Polonia che pure hanno una minoranza fortissima di tedeschi, sono disposte la Francia e l'Inghilterra di rinunciare all'egemonia strapotente sui popoli estranei ai francesi ed agli inglesi e dove gli stessi non esistono se non attraverso agli sgherri ed ai gabellieri, ai mercanti ed agli sfruttatori?
Evidentemente la risposta c'è ed è una sola: la Francia e la Inghilterra non rinuncieranno ad un palmo delle loro possessioni non francesi ed inglesi. Già fin troppo è stato fatto per il Sangiaccato ed Alessandretta!
Ed allora, ecco il vero scopo della guerra delle due Nazioni: quello di fare la guerra per creare torbidi in Europa a tutto "profitto dei ricchi guerrafondai inglesi e francesi in massima parte ebrei i quali, in odio a Hitler ed all'hitlerismo, pretendono, tra l'altro, la sepoltura del nazismo e dei suoi capi più eminenti.
Se un po' di sincerità vi fosse nelle parole franco-inglesi avrebbero incominciato loro a dare il buon esempio in favore di quella tranquillità europea che vanno strombazzando e della quale si sono fatti paladini.
Altri fatti dimostrano ancora che la malafede è dalla parte franco-inglese.
Tutti i giornali di Francia e d'Inghilterra hanno sbraitato contro l'accordo tedesco-russo ed hanno gridato allo scandalo del connubio del diavolo con l'acqua santa. Né valse la logica del fatto politico il quale dimostra che la professione ideologica di un popolo non va confusa con gli interessi e le relazioni di questo popolo stesso e che quando vi è il rispetto reciproco della struttura interna di ogni stato, le relazioni con gli altri stati possono essere più che amichevoli e feconde.
D'altra parte è successo in questo accordo quello che loro stessi avevano tentato di fare prima della Germania, ma allora non vi era scandalo perché non doveva essere così.
La Russia avrebbe dovuto accettare le moine, durate parecchi mesi, che le avevan fatte l'Inghilterra e la Francia. Ad essi, plutocratici, la Russia doveva concedere le sue grazie: alla Germania forte solo dei suoi 80 milioni di figli da mantenere no, perché ormai la parola d'ordine era quella di creare la vita impossibile alla Germania per renderla vassalla della volontà franco-inglese.
Prima della conclusione del patto germano-sovietico le risorse della Russia erano immense, hanno pubblicato i giornali dei due paesi alleati; dopo, sono scomparse come per incanto e, secondo il "Gringoire", Hitler le va cercando con la lente d'ingrandimento entro l'amplissimo vaso russo.
Non solo ma durante le sanzioni così rigidamente applicate dai due alleati contro l'Italia, essi si sono attaccati a Ginevra, all'ormai defunta S. d. N. e nessuno più dei franco-inglesi sostenne la necessità di mantenere in vita quell'organismo che scricchiolava da tutte le parti.
Ora anche i francesi la chiamano "une trépassée". Essi la condannano ora perché "s'agite", perché nulla ha fatto, per prevenire il conflitto (essi non si sono più rivolti alla S. d. N.) e gridano allo scandalo perché la Russia ha aderito all'invito di una prossima riunione della stessa e della quale il "compagno" russo dovrebbe fungere da presidente.
Ciò dimostra la malafede degli attuali alleati per i quali tutti gli avvenimenti storici debbono essere forgiati per loro esclusivo uso e consumo, salvo poi mutarli quando muterà l'indirizzo dei loro interessi.
Un giornalista francese infatti, a nome Enrico Beraud, all'epoca delle non mai dimenticate sanzioni contro l'Italia, ha scritto sul "Gringoire" diversi articoli attraverso i quali ha detto corna degli attuali amici inglesi tanto da provocare il sequestro del giornale e meritarsi le rampogne del suo governo.
Sentite: "È da sapere che verso l'Italia, come verso tutto il mondo, John Bull non ha che una sola politica: quella dei suoi banchieri e dei suoi mercanti; che i diritti ed i bisogni altrui non hanno, agli occhi della City, maggior valore che la pelle di un Boero e il ventre vuoto di un Indù; che è proibito a chiunque di desiderare un pezzo di terra o una pozza d'acqua senza l'espressa autorizzazione di Sua Maestà... una Giovanna D'Arco, un Crillon, un Richelieu, un Giovanni Bart, un Robespierre, un Napoleone stanno lì ad affermare che in ogni tempo l'inglese è stato vicendevolmente, il nostro nemico ereditario ed il nemico d'Europa... si dice per esempio che John Bull ci ha reso un gran servizio, quando, nel 1914, è venuto a mettersi al nostro fianco nelle trincee della Fiandra; riconosciamo che gli inglesi si sono battuti con noi, ma è del tutto sicuro che essi non si sono battuti per noi... In ogni tempo il nostro popolo, quello che lavora e combatte, ha pensato che l'Inghilterra non ha altro scopo che quello di umiliarci ed indebolirci. Ricordiamo anche che i nostri antenati consideravano gli inglesi come un flagello di Dio, da paragonare interamente alla carestia ed alla peste nera... Io son di coloro che pensano che l'amicizia inglese sia il dono più nefasto che gli dei possano fare ad un popolo... Si vorrebbe sapere se i contadini di Europa dovranno sventrarsi fra di loro fino alla consumazione dei secoli perché il popolo di Giovanni senza Terra possa spalmare sul frumento dei migliori campi il burro profumato delle più fresche praterie... Ho visto i gendarmi di Sua Maestà sciabolare per le vie del Cairo gli studenti egiziani; ho visto il sindaco di Cork agonizzare a Londra in una prigione di malfattori; ho visto dei condannati travestiti da soldati, a cura del signor Lloyd George, mitragliare sulla soglia delle loro capanne, i martiri di Bilbriggan... Io penso e dico che solo la concordia continentale potrà salvare l'Europa ed il mondo. Avverrà ciò domani? Chi lo sa! Può darsi che il tempo sia prossimo. Una intesa di otto giorni fra le vittime ed il colosso cadrebbe. Bisogna ridurre l'Inghilterra in ischiavitù? Sì".
È avvenuto invece esattamente il contrario. Chi auspicava l'intesa fra le vittime per far cadere il colosso si è associato al colosso per martoriare le vittime.
Allora il Beraud asseriva di rappresentare la parte migliore dei francesi.
Oggi questa parte migliore dei francesi dichiara di essere una cosa sola con gli inglesi, tanto abominati, e guai a chi osa solamente parlare di incrinature in questa spettacolare amicizia.
Quale mutamento profondo! Quale sarà la ragione? La Germania, l'hitlerismo i quali hanno sempre gridato forte di non avere questioni pendenti con la Francia, tali da turbare gli amichevoli rapporti con i due paesi.
Si, ma Hitler non mantiene la parola e quindi si faccia la guerra e si faccia la guerra appunto per insegnargli a mantenere le promesse come lo sanno fare gli inglesi ed i francesi.
Intanto la guerra si fa sul suolo francese ed i primi morti di questo conflitto sono dei francesi.
Quale cambiamento radicale si è operato nell'animo della parte migliore dei francesi! Quale ne sarà la causa?
Con quella inglese, anche la loro perfetta malafede.
Ram



Guerra della pace e guerra del coraggio
Da: "Il Popolo Biellese", 30 novembre 1939

Le varie definizioni che si sono date e che si danno alla guerra che è in atto in questo momento in un determinato per quanto ampio settore del continente europeo, trovano e hanno, tutte, una loro chiara e innegabile giustificazione, soprattutto nel modo con cui questa guerra viene condotta.
Le definizioni di "guerra bianca" e più ancora quella di "guerra dei nervi", hanno incontrato un certo quale successo, visto che dappertutto ormai non si parla d'altro e non si trovano migliori espressioni per accennare alla strana maniera nella quale procedono le operazioni.
Se queste definizioni si attagliano perfettamente ai metodi finora impiegati, risalendo però alle origini del medesimo conflitto, esaminando cioè gli eventi che l'hanno preceduto, dovremo senz'altro dire che la guerra iniziata in settembre è prima di tutto una guerra della paura, appunto perché solo per la paura di perdere la propria supremazia in Europa l'Inghilterra si è decisa a dichiararsi in stato di guerra contro la Germania. (Della Francia non è il caso di parlarne, la sua proverbiale tremenda fifa di quello strombazzato spauracchio tedesco è nota anche presso gli zulù ed ha fatto sì che da tempo immemorabile a questa parte tutte le sue azioni non fossero che studiate e attuate in funzione antitedesca; ed è questo anche il principale se non l'unico motivo per cui si sono sempre trovati ostacoli ad ogni possibile sistemazione dei rapporti fra le grandi potenze europee).
Guerra, quindi, alla luce di un realismo irrefutabile, determinata unicamente dal timore di perdere le posizioni di privilegio conquistate attraverso intrighi diplomatici e piraterie indegne di essere qualificate.
L'avvoltoio inglese ha infatti avuto paura della rinascente aquila germanica. I pretesti addotti e gli scopi dichiarati non riescono a nascondere la realtà: la vera posta del conflitto è il predominio in Europa e nel resto del mondo.
Il vecchio impero inglese, abituato da più di un secolo a dettar legge e a considerare le altre nazioni come delle innocenti pedine del proprio giuoco egemonico, è ad un dato momento obbligato ad assistere, impotente e scornato, allo spettacolo miserando del crollo di quella paradossale anacronistica società d'assicurazione creata a Ginevra per la salvaguardia dei proprii interessi e del proprio insuperabile egoismo. E dopo aver ingoiato rospi su rospi, dalla Ruhr alla Saar, dall'Etiopia all'Austria, dalla Cecoslovacchia alla Spagna, ecco che comincia a fremere, ad aver paura per il mantenimento di quanto ingiustamente ed egoisticamente detiene, e, in un estremo eccesso di paura, delibera di ricorrere alla forza per restaurare l'intaccato prestigio di altezzoso sovraintendente dei due mondi. Così ha inizio la lotta disperata delle forze conservatrici che pretendono di fermare la storia, che si illudono di arrestare gli sviluppi di una Rivoluzione nata e alimentata dalla profonda sensibilità del popolo.
Di fronte a questa guerra cagionata esclusivamente dalla paura, fuori dai campi minati, ma attiva e pulsante, vi è in corso un'altra guerra, la guerra dal coraggio: questa è la nostra. Si riassume in poche parole, che riferiscono fatti conosciuti tanto dagli amici che dai nemici. In primo luogo la imperturbabile calma del popolo italiano, che in un momento come l'attuale in cui il mondo è percosso da impressionanti brividi annuncianti flagello e distruzione, esso lavora instancabilmente, preoccupato soltanto di accrescere la potenza della Nazione. Calma e assoluta certezza nell'avvenire che il popolo italiano dimostra salutando col più vivo entusiasmo e accompagnando con voti più fervidi le migliaia e migliaia di connazionali che, mentre la guerra prosegue e minaccia di estendersi, partono tranquillamente per la quarta sponda per combattere "la battaglia che noi preferiamo", bruciati soltanto dall'ansia di far vedere presto al Duce il frutto della loro obbedienza e della loro tenace silenziosa operosità.
La calma e la risolutezza di marciare senza soste, senza tentennamenti, in mezzo e contro difficoltà di ogni genere e natura, verso le vie di grandezza e di potenza che la Rivoluzione ha additate al popolo italiano, trovano il loro più recente significativo attestato nelle dichiarazioni fatte dal Duce nel quarto anniversario delle inique sanzioni nella riunione della Commissione Suprema dell'Autarchia. In esse vi è la consegna ferrea alla Nazione, in esse vi sono le infallibili direttive per il futuro, ma vi è anche il riconoscimento esplicito quanto ambito che "il popolo italiano ha sentito e compreso non solo l'utilità, ma la sacra necessità della battaglia per l'autarchia".
Questa, dunque, è la guerra del coraggio, dove si affrontano senza perplessità e senza sbandamenti rischi di ogni sorta, privazioni anche, lotte senza quartiere contro la cruda ostilità della natura; dove si combatte a tutt'uomo per valorizzare al massimo anche le più nascoste e a prima vista insignificanti risorse: dove tutto viene fatto e tentato in funzione di fini superiori per il benessere della collettività nazionale, sempre subordinando ogni singolo interesse a quello supremo della Nazione.
La guerra del coraggio è proprio questa in cui solo la infrangibile volontà che sorregge e anima il popolo italiano è il segreto primo e certo della vittoria.
Guerra del coraggio in cui tutte le energie della Nazione sono mobilitate e impegnate, e in cui soprattutto le armi dello spirito vengono adoperate e manovrate per piegare le forze che ostacolano il nostro progresso morale e materiale. Guerra del coraggio che per una qualsiasi minaccia diretta ai nostri interessi potrà estendersi domani sui campi di battaglia, portando il popolo italiano a raggiungere irresistibilmente tutte quelle mete che il diritto, la storia e la civiltà le assegnano e che il Duce ha da tempo magistralmente indicate.
Le tempre, la volontà, il coraggio degli italiani sono la garanzia più solida e robusta che l'Italia romana, l'Italia potente imperiale d'ieri e di oggi, sarà ancora e sempre l'Italia romana e fascista di domani.
Domenico Vanelli



Il conflitto finno-sovietico
Da: "L'Eusebiano", 7 dicembre 1939

L'azione sovietica in Finlandia, oltre le numerose vittime fra la popolazione civile di Helsinki e di altre località della Finlandia ha avuto pure la sua vittima nel campo diplomatico con le dimissioni del Governo di Calander.
Come più volte abbiamo scritto, il Governo finlandese di Calander aveva iniziate trattative con Mosca per risolvere il dissidio tra Russia e Finlandia inviando da Helsinki una sua Legazione a Mosca. Varie e difficili furono le alternative di quei rapporti diplomatici, finché Mosca ha risposto che solo coll'allontanamento di Calander ed Erkko dal Governo finlandese essa avrebbe continuato le trattative. Anzi il Commissario degli affari esteri sovietico Molotof, in suo ultimo discorso, aveva dichiarato che la Russia "con la sua piena simpatia per il popolo finlandese" sarebbe stata disposta persino a cedere alla Finlandia alcuni territori della Carelia a patto che il governo di Helsinki avesse dato le sue dimissioni. Pur nutrendo poca fiducia nelle promesse di Mosca il Governo Calander non ha voluto tralasciare quest'ultima probabilità di un regolamento pacifico, e per risparmiare al proprio paese la minacciata guerra di distruzione, seppe sacrificarsi; e nonostante il voto di fiducia riottenuto dal Parlamento finlandese in una drammatica seduta notturna in un rifugio antiaereo della Capitale, il Governo Calander si è dimesso.
Ma quando il nuovo Governo finlandese composto da Ryti, Tanner e Paussiklvi, tentò le vie di allacciare rapporti col governo sovietico di Mosca, il governo moscovita non ha voluto sapere di trattative adducendo per pretesto che il cambiamento di governo non costituiva elemento sufficiente per modificare l'atteggiamento della Russia poiché - ha osservato Molotof - il signor Tanner che fa parte del nuovo governo era stato l'anima nera delle conversazioni finno-sovietiche, svoltesi antecedentemente sotto il governo Calander, dimissionario.
Nello stesso tempo la Russia aggredisce la Finlandia e sotto i suoi auspici viene costituito a Terijoki, "Terra di nessuno" che separa la linea di frontiera finno-russa dalle linee difensive finlandesi nell'istmo di Carelia, un governo provvisorio detto "Governo del popolo finlandese" con a capo un certo Kussinen, comunista russo, già da anni in Finlandia al servizio della Russia quale segretario del Comintern. Questo cosiddetto governo provvisorio stabilito dai russi in Finlandia ha trasmesso alla radio in lingua finlandese da Terijoki una lunga dichiarazione, nella quale annuncia che il suo compito è quello di istituire in Finlandia un "Regime democratico amico della pace e dell'Unione Sovietica" e finisce dicendo che il popolo finlandese saluta con entusiasmo l'esercito sovietico.
Colla creazione del governo comunista di Terijoki restano chiare le intenzioni di Mosca.
L'imposizione fatta alla Finlandia di far dimettere il Governo Calander e la creazione di questo pseudo Governo - composto di agenti del Comintern - è stata voluta da Mosca per sfuggire alle trattative col vero e legale governo finlandese.
Molotof infatti dopo la costituzione del Governo di Terijoki ha dichiarato che "Mosca, d'ora in poi, considera come unico Governo Finlandese quello da esso stesso costituito nella cittadina di frontiera di Terijoki". E tale dichiarazione è stata confermata da un comunicato ufficiale che annunciava che la presidenza del Soviet Supremo della Russia ha deciso di riconoscere il "Governo popolare della Finlandia" costituitosi a Terijoki, e di stabilire relazioni diplomatiche fra l'Urss e la Repubblica democratica finlandese. Anzi, il capo stesso di questo governo "fantoccio" Kussinen è stato subito ricevuto da Molotof sabato scorso, ed in seguito da Stalin e da Vorosciloff; dopo di che è stata radiodiffusa la notizia ufficiale secondo cui un patto di amicizia e di mutua assistenza è stato concluso tra il Governo dell'Urss e il sedicente governo comunista finlandese.
La legazione di Finlandia comunica: "In Finlandia non esiste Partito comunista dal 1920, epoca alla quale esso fu soppresso da un voto del Parlamento". Immediatamente dopo la guerra del 1918 venne creato a Mosca un cosiddetto "Partito comunista finlandese" composto di fuorusciti e rappresentante un organo essenzialmente russo. Il sedicente "Governo" costituitosi a Terijoki non rappresenta dunque che una sezione sovietica del Comintern.