Antologia di articoli di giornali locali
Ottobre-novembre 1943
La Repubblica sociale italiana e l'inizio della Resistenza
A cura di Patrizia Dongilli
Da un articolo edito in "l'impegno", a. XIII, n. 3, dicembre 1993
© Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nelle province di Biella e Vercelli.
È consentito l'utilizzo solo citando la fonte.
Presentazione
Queste pagine sono dedicate ad articoli tratti da: "La Provincia Lavoratrice", organo della Federazione
fascista repubblicana, stampato a Vercelli, dalla tipografia Gallardi, e "Vercelli Lavoratrice", "organo
ufficiale dell'organizzazione fascista repubblicana vercellese", non datato ma apparso sicuramente tra l'1 e il 4
ottobre 1943.
Nella prima pagina di questo foglio, oltre all'articolo che pubblichiamo, comparve una strana
"Dichiarazione" che fungeva da editoriale: "Noi che veniamo fuori con questo giornale si può dire clandestinamente
perché diciamo cose che si osano dire soltanto di sotto, tra conoscenti, noi siamo un gruppo di proletari italiani
che fummo fascisti, ma poi in questi ultimi anni ci eravamo staccati da questo regime e non potevamo
più crederci per via di inspiegabili cose che avvenivano in Italia, cominciando dalla sconfitta. [...]. Però
certe frasi del massone Churchill [...] ci destarono sospetti e ci fecero sentire che doveva esserci qualcuno
sotto che aveva interesse che le cose d'Italia andassero a catafascio [...]".
Gli altri articoli riprodotti sono dedicati rispettivamente al richiamo dei giovani alle armi "per impedire
che l'Italia precipit[asse] irrimediabilmente nel baratro che le si [era] aperto dinnanzi", firmato dal
commissario del Fascio di Vercelli Enzo Busca, al Pfr, che si "accinge[va] a intraprendere decisamente la sua
opera politica e sociale", e ai bombardamenti angloamericani che invitavano anche quegli italiani che
"con fanciullesca e delittuosa incoscienza avevano inalberato i tricolori l'8 settembre [...] a meditare sui
risultati dell'armistizio di Badoglio".
Argomentazioni diverse ma un unico scopo: recuperare gli ex fascisti, addossando tutte le responsabilità
ai "traditori".
Il ventennale tradimento del Massone Badoglio al lavoro italiano
Da: "Vercelli Lavoratrice", a. I, 1943
Finalmente si è fatto luce su delitti che non possiamo nominare od anche solo pensare senza sentire
un tremito di sdegno e senso di schifo.
In modo inspiegabile le valorose truppe italiane venivano sconfitte troppo in fretta e troppe volte, ma
non già da truppe veterane e di provato valore, bensì da uomini che provenivano dal lontano Canada ed
America e dalla lontanissima Australia, a combatterci senza forse saperne il motivo, e certo non sapendo per
chi combattessero, dato che la loro casa ed i loro congiunti li avevano lasciati tanto lontano e con tanto
rimpianto. Erano certo armatissimi e ben pagati e ben nutriti; ma la guerra è la guerra, e senza motivi che
investano tutta la personalità dell'uomo non si può uccidere e tanto meno risicar la vita con tanta facilità; e motivi
di tal natura queste truppe non le possiedono. Eppure vincevano.
Ma adesso, ripetiamo, si è fatto luce su tutto.
Il tradimento
Il tradimento perpetrato per volontà e la ventennale sobillazione di Badoglio è ormai cosa documentata.
E come si sarebbe potuto dubitare di quest'uomo che scrivendo il libro "La guerra d'Etiopia", con una
satanica ipocrisia seppe toccare i toni dell'amor patrio, e soprattutto adulava, adulava in ogni riga la Nazione ed il
suo Capo?
Badoglio - è il generale Cadorna che lo afferma, dopo Caporetto, in una sua lettera del 1917 - era ed è
legato alla Massoneria ed all'ebraismo e, per questo, un naturale ed irriducibile nemico del fascismo. Perché
il fascismo è sorto ed ha combattuto solo per il potenziamento dell'Italia in ogni campo e per il benessere
del suo popolo; cercando di raggiungere questo scopo con una splendida legislazione sociale che ognuno
invidia e che è odiata a morte dalla massoneria, perché la teme.
La massoneria
Infatti la massoneria - sordida cricca ebraica-capitalista - non guarda che all'interesse dei suoi pochi
affigliati e tende ad impossessarsi del mondo intiero, mediante astuzie ed artifici e promesse volpine e con il
capitale, piegando a sé, per sfruttarli tutti gli altri uomini che sono in buona fede e lavorano per vivere [ill.]
lealmente come possono.
La massoneria ed il fascismo, dunque, perseguivano scopi opposti, e per forza dovevano odiarsi e combattersi
a morte, tanto più che il fascismo sciolse le logge, dichiarandosi aperto nemico delle società segrete.
(Ricordate che la massoneria con i suoi famigerati tre puntini in triangolo riusciva e riesce inspiegabilmente in
ogni scopo).
Lotta ventennale
Quindi il fascismo, malgrado la presenza della Monarchia che è di per sé parassitaria, passatista ed
anti-rivoluzionaria, ha affrontato difficoltà enormi per assicurare il benessere e la giustizia al popolo
lavoratore. E prima di tutto ha combattuto contro la natura che si è sempre mostrata ostile all'Italia ed ai suoi figli, e
se ha dato loro bei paesaggi e clima sopportabile, non ha dato campi e miniere bastanti; e poi il fascismo,
che per non aver voluto spargere sangue fraterno nel 1922 con una guerra civile che naturalmente
avrebbe radiato dall'Italia ogni tradizionale e marcia passività, il fascismo ha dovuto anche difendere sé e la
Nazione dalle continue macchinazioni che i traditori monarchico-massoni-capitalisti, spalleggiati dai
propagandisti comprati, tramavano nell'ombra con tutti i mezzi e si fingevano italiani e fascisti e coprivano anche
le cariche più alte.
Il documento
Non sono cose inventate, ma esiste la documentazione e tutto verrà a conoscenza degli italiani. In un
documento che tra altri il "Messaggero" di Napoli aveva pubblicato - e per questo quel giornale fu soffocato -
abbiamo appreso come i massoni avessero giurato a Parigi di abbattere il fascismo: o con la soppressione del
Capo, o con una guerra civile al primo pretesto, o con l'insediamento di alte cariche di propri affigliati che
si fingessero fascisti e che dessero scandalo e far opera di corruttela e compiere azioni di sabotaggio di
ogni natura ed in ogni campo: o con l'azione concorde fra monarchia e ufficiali dell'esercito massoni,
all'occasione di una guerra che il fascismo avesse perduta (naturalmente, all'occasione, si fa presto a far perdere
una guerra).
E così dopo inutili e ripetuti attentati a Mussolini e dopo aver inutilmente cercato di scatenare una
guerra civile allorché indussero il massone Badoglio a chiedere al re le famose 48 ore, ed anche appigliandosi
al caso Matteotti, dopo questo, i massoni si sono serviti degli altri tre mezzi. Ed il fascismo per la sua
lealtà, non poteva diffidare di italiani che giuravano e sapevano fingersi leali, anche perché non poteva credere
che degli italiani potessero pensare e desiderare il peggio dei fratelli diseredati che lavorano senza discutere
e chiedono solo lealtà e giustizia.
L'inscenatura
E così i massoni hanno tramato fino a far sembrare inconfutabile la inscenatura che il fascismo fosse
sconfitto ed incapace di far la guerra; e lo hanno rovesciato. E se Badoglio non ci ha fatto battere dal Negus e
dalle orde abissine, fu solo perché non poté, malgrado gli ordini che i massoni sanzionisti gli facevano.
Infatti, prima che egli fosse eletto comandante supremo, erano già state portate colà truppe, armi, e mezzi
d'ogni genere, per sconfiggere non solo un Negus, ma anche un esercito europeo.
Ma il delitto fu tentato in Grecia. E si è saputo che in Grecia armi ce n'erano, ma che funzionavano male
i mezzi logistici, ed inoltre che l'artiglieria italiana sparava anche (sbadatamente) sui nostri soldati.
Gli armamenti
Certo che gli armamenti non erano abbondantissimi (salvo s'intende, quelli che adesso i [ill.]
abbondanza incredibile, nelle caserme ed in depositi stabiliti) ma, dato che gli stanziamenti erano regolarmente
avvenuti, chi può ancora dubitare che certi personaggi di traditori, ligi come abbiamo detto alla massoneria e
che coprivano cariche vitali nei diversi settori, non abbiano fatto sabotaggio e rubato! Questo è
possibilissimo, dato che era nei loro piani; e per i massoni una cosa del genere è un giochetto da ridere.
E del resto 4 navi da battaglia da 35.000 tonnellate di stazza (per tacere delle altre minori e di tutto il
naviglio ausiliario) sono stati varati dal fascismo, e ciò vuol dire che in questo settore si era seriamente
e coscienziosamente lavorato.
È chiaro che c'erano i traditori e se non riuscirono a realizzare i loro piani fino dallo scacco in Grecia
causato da Badoglio - fu solo per la pronta destituzione del maresciallo dal comando supremo.
(Non dimentichiamo la subita vendetta, che per noi è rappresentata dall'affondamento delle 3 corazzate al Capo
S. Maria di Leuca - ricordate? - che non poteva avvenire se non d'intesa).
"La canaglia"
E poi Badoglio ha seguitato nella sua opera di tradimento; ed è stato, bisogna riconoscerlo, proprio
diabolico. Peccato però che il rovinato sia il popolo italiano. Infatti Badoglio non lavorava mica per il vostro
interesse sapete - leggete le condizioni di capitolazione e pensate al tenebroso avvenire in cui il lavoro italiano
sarà stroncato dalla irresistibile concorrenza dell'industrialismo e dell'agricoltura angloamericani - no
Badoglio non brigava per il vostro benessere ma solo per il proprio tornaconto e quello dei suoi compari
ebrei-massoni. Perché voi del popolo, a quella gente lì non interessate affatto, e siete chiamati da loro "La
canaglia", con un'espressione di Voltaire che fu uno dei primi e maggiori affigliati della massoneria.
Così Badoglio con l'astuzia, la slealtà, la malafede ha raggiunto i suoi criminosi scopi.
La sobillazione
Egli ed i suoi numerosissimi amici con diabolica sobillazione venivano fiaccando il morale
dell'esercito, specie degli ufficiali e compivano sabotaggio ovunque, comunicando anche con il nemico. E inutilmente
i nostri soldati combattevano con sublime valore, inutilmente i nostri operai lavoravano nelle officine
con appena il necessario per sostentarsi - mentre i traditori massoni o comprati dalla massoneria avevano
le dispense ricolme - inutilmente le nostre donne soffrivano e le nostre città furono martoriate e tanti
innocenti morirono.
Tutto lo sforzo dell'Italia, che doveva essere confortato per non piegare e cadere, fu vano, perché il
veleno veniva vilmente sparso dai traditori ed intaccava le migliori fibre. Giovani ufficiali che vedevano le
inspiegabili sconfitte o le udivano in altri fronti, cominciarono a dubitare. Ed allora s'iniziò anche tra loro la
sobillazione in grande stile, ed essi credettero come fanno i puri ed i generosi, perché infatti tutto era stato messo su
in modo da poter incolpare senza scampo il fascismo. Ed allora incominciarono i sorrisi d'intesa e le
paroline e le barzellette dette in segreto, e si finì in un fiaccamento morale.
Chissà con quale gusto Badoglio vedeva che i suoi piani andavano felicemente realizzandosi e che
nessuno pareva accorgersene.
Le sconfitte
E si videro così le sconfitte dell'Africa settentrionale e le disonoranti ritirate e quella continua diserzione,
la cui onta non si può classificare; la diserzione di generali, di ammiragli [ill.] parvenza di resistere, messa
su per darla ad intendere all'interno ed a valorosi e generosi alleati germanici, che da soli sostennero
l'urto nemico.
In Sicilia nessun anglosassone avrebbe mai potuto porre piede, né avanzare di un metro se non per tradimento.
E questo non siamo noi ad inventarlo; ma ognuno lo sa, perché radio Londra te lo ripeteva come un
ritornello per fiaccarci sempre più, e noi non sapevamo spiegarcelo che accusando il fascismo; e fu proprio
radio Londra ad informarci della continuata diserzione di generali e di ammiragli.
E non basta: sappiamo anche che, malgrado gli ordini di Mussolini, diecine di migliaia di soldati
furono tenuti per intieri anni a rosolare sotto il sole di Sicilia e delle altre isole, nell'ozio più vergognoso,
senza continuare gli addestramenti, senza che si rinnovasse il loro vestiario; mentre sarebbe almeno bastato
che ognuno di loro avesse impugnato una pala o un piccone, ed apprestare con ogni comodità trincee,
caverne, ridotte e tutte quelle opere che erano indispensabili per la difesa dell'isola. Invece: nulla di tutto questo!
La Singapore del Mediterraneo
Ed Augusta, che era definita dagli stessi nemici "la Singapore del Mediterraneo", non fu da loro
mai bombardata, perché sapevano che al loro sbarco erano attesi da un generale e da un ammiraglio
traditori (nevvero, ammiraglio) e questi due compari hanno consegnato la formidabile piazzaforte senza sparare
un solo colpo; e fu proprio da questa piazzaforte, e con simili buone accoglienze, che i soldati della
marmellata hanno iniziato con tanto successo le loro operazioni in Sicilia. (Ed in Africa s'è visto di peggio; ed a
suo tempo vi diremo ogni cosa).
800 aeroplani
Ma in Sicilia, se ancora non bastasse, ben 800 modernissimi aeroplani italiani, con innumerevole
altro materiale, furono fatti cadere intatti nelle mani nemiche, mentre a tempo giusto si era provveduto a
dar fuoco alle riserve di benzina per impedire che i loro piloti li portassero in salvo.
Armi vendute
E le guerriglie dei ribelli in Croazia ed in Grecia? Armi italiane vendute da generali italiani
monarchico-massoni (e il sedicente generale Geloso ne sa qualcosa e così pure il D'Amico, già fucilato) per uccidere
a tradimento i più valorosi soldati.
Ora gli anglosassoni sono in Calabria ed a Foggia e forse anche più avanti; e solo più i tedeschi
difendono l'Italia. Diciamo che difendono l'Italia perché difendono il lavoro italiano che altrimenti soccomberà
sotto l'inesorabile concorrenza dell'industrialismo e dell'agricoltura angloamericano.
Il disonore
E così noi italiani dobbiamo vedere i tedeschi difendere la nostra terra e non ci vergognamo ancora di
questo disonore. E tutti sappiamo che i tedeschi sostengono con la loro eroica animazione tutta l'Europa ed
ora debbono combattere una gigantesca battaglia contro i russi. (E si è visto la tragicommedia del nostro esercito...).
Certo che noi dobbiamo riscattarci e risalire tutta la dura strada dell'onore, se vogliamo ridestare la fiducia
nel nostro eroico alleato e se vogliamo nuovamente imporre ai nemici il rispetto che ci devono.
Infatti l'Italia era forte, temuta e rispettata e così i suoi figli. Ma i nemici conoscono le macchinazioni dei
traditori perché le pagavano [ill.] all'interno - ma voi non dovete mai dimenticare i terribili bombardamenti aerei,
e soprattutto, ripetiamo, non dimenticate le condizioni di capitolazione che ci annullano. Ed era da
lungo tempo che i massoni anglosassoni sorridevano di noi e ci adocchiavano come boccone sicuro.
Ma adesso, dopo l'infamia di Sicilia e le diserzioni, dopo tutte le altre tragicommedie, ora noi siamo
divenuti quasi un armamento; e certo che se i tedeschi, invece di intraprendere con il loro solito stile e bravura
la nostra difesa, ci avessero trattati come meritavamo, noi avremmo sofferto tali pene che quelle del
passato sarebbero nulla al confronto. E forse Badoglio sperava in una simile repressione da parte tedesca, ma
i soldati di Hitler sanno benissimo che il traditore non è il popolo italiano.
Il soldato tedesco
E viene qui a proposito notare come fosse falsa la sobillazione contro il soldato tedesco che, secondo
i traditori, non avrebbe mai combattuto, ma sfruttava il sangue degli altri. Un soldato così disciplinato, che
è sereno e tranquillo, che lavora con un ritmo da titano, non è che un leale combattente e non un astuto
e volgare profittatore. E tutti lo possiamo vedere e convincerci. Ma anche questo era necessario
sobillare perché faceva parte dei piani dei traditori, anzi lo tenevano come l'argomento più importante; e ci
volevano ad ogni costo staccare dal leale tedesco che combatte come noi, per i medesimi diritti e le medesime
aspirazioni; e volevano darci in mano ai subdoli e astutissimi massoni anglosassoni che avrebbero fatto di noi
una nazione di disoccupati e di disperati.
La flotta
Ma prima avevamo una flotta (però inspiegabilmente stava troppo rintanata nei porti ed anche al
momento dello sbarco) che contava tra l'altro quattro navi da battaglia dalle 20 alle 30.000 tonnellate; ma
soprattutto quattro navi di massimo tonnellaggio che sarebbero state temutissime dagli anglosassoni, se non
fossero state comandate da ammiragli monarchico-massoni venduti al nemico anima e corpo; infatti
queste meravigliose unità erano dotate di pezzi da 385; in grado di tirare e con precisione colpire oltre la
linea dell'orizzonte; e proprio per questo non le impegnarono mai in battaglia contro il nemico - salvo una o
due volte per darla ad intendere -; ed il nemico ha potuto così fare i suoi comodi. (Infatti non dovete
dimenticare che una nave è un giocattolo in mano all'ammiraglio comandante, che è il solo che sappia dove vada
se prende il largo; e se costui è un traditore, è proprio come se quella nave non esistesse nemmeno).
Ed ora questa poderosa flotta è passata al nemico; ma per fortuna i nostri marinai - lo dice radio Londra -
si sono ribellati e sono stati trascinati in un campo di concentramento; e le nostre artiglierie sono per il
nemico inutilizzabili perché diverse dalle sue. E del resto la grande corazzata "Roma" fu affondata da
aerosiluratori tedeschi per non lasciarla cadere in mano al nemico.
Appuntamenti falsi
Ma è con profonda amarezza che ogni combattente del mare ricorda gli affondamenti in massa dei
nostri sommergibili ed il sacrificio degli uomini, chiamati a falsi appuntamenti, perché i cifrari venivano
venduti al nemico.
I siluri
Avevamo un'aviazione che vantava i piloti più audaci del mondo, specie per quello che riguarda la caccia.
E gli aerosiluratori: l'autentica espressione dell'audacia addirittura pazza dei nostri aviatori. Ma
purtroppo tutti sanno che, se il siluro infallibilmente colpiva il bersaglio, quattro volte su dieci non esplodeva perché
i nostri siluri erano quasi tutti fabbricati nei silurifici dell'Adriatico, che erano diretti da italiani massoni
e naturalmente legati anima e corpo all'industrialismo massonico angloamericano. Imprimetevi bene in
mente il nome: "Silurificio Whitehead di Fiume".
L'Esercito
Noi prima avevamo un esercito che vantava le azioni più pure dell'eroismo, e fu consacrato dalle prove
più dure. Ed i vecchi combattenti del Carso non dimentichino che il primo riconoscimento del loro valore
(che veniva negato ed oltraggiato dai così detti alleati di allora, proprio gli anglo-franco-americani, i quali
ci chiamavano "maccheroni"). Il primo riconoscimento del loro valore, lealmente venne dall'Arciduca
d'Austria Federico il quale dopo le sanguinose giornate dei giugno-luglio 1918 scrisse nelle sue memorie
testualmente così: "Gli italiani! Oh i soldati italiani: pazzi, temerari, eroi! Li vedevamo venire innanzi a baionetta
calata, urlando 'Savoia!' e tutto travolgendo. Impossibile resistere".
Oggi questo esercito è stato disonorato da un branco di generali da salotto e da operetta, e dal Savoia,
che hanno distrutto con il loro pazzo tradimento tutta l'ammirabile organizzazione interna, la cui
perfezione quei cialtroni non avrebbero mai potuto capire.
Ed ora?
Ricordate
Italiani, ricordate sempre il male che i traditori monarchico-massoni-capitalisti ci hanno fatto.
Una cosa inconcepibile, pazza, infernale. Eravamo protesi nella lotta per la nostra esistenza, ed essi ci
hanno colpito alle reni. Infatti la nostra guerra era sacra perché era la guerra del nostro paese.
Il fascismo dopo aver perseguito la sua grande politica si era trovato di fronte all'inesorabile problema
della povertà dell'Italia, che solo nell'aumentare la propria potenza soprattutto economica, poteva risolvere.
(Noialtri anziani non dimentichiamo mai il calvario dell'emigrazione - e che i giovani non la provino! e che era
stata considerata dai governanti del tempo come un utilissimo sistema economico). La completa giustizia per
i lavoratori non poteva essere raggiunta se non con una giusta espansione nelle ricche e non coltivate
terre africane. Si trattava di vita o di morte. E così fu intrapresa la guerra etiopica. Ma per raggiungere
l'Abissinia bisognava passare una forca e questa era nelle mani inglesi. Figuratevi che festa per i massoni che ci
scatenarono anche le famigerate sanzioni! Lit. 18 - oro - si pagava per ogni soldato che passasse il canale, senza
contare il resto.
Ma la poverissima Italia andò avanti e le sue donne donarono la fede aurea; e quell'oro sacro era
divorato dall'ingordigia inglese come i fatti mostrarono e non dai capi fascisti come dissero calunniosamente
gli scribacchini di Badoglio.
Perché tutti sapevano, come ha scritto lo stesso traditore Badoglio nel suo spudorato libro "La guerra
d'Etiopia", che se l'Italia non avesse subito occupato l'Abissinia nell'ottobre 1935, questa sarebbe caduta in mano
degli inglesi, che già stavano preparandosi a conquistarla.
Senonché conquistata l'Etiopia, i problemi urgenti non furono affatto risolti sempre per via del
famigerato canale di Suez; ed i primi risultati di una colonizzazione anche se rapida e condotta da italiani, non
potevano vedersi se non tra alcuni anni. E c'era intanto da salvare la Spagna dall'anarchia.
Le bonifiche
Pensate che l'Italia dall'epoca delle sanzioni in poi ha potuto mangiare quasi esclusivamente pane di
grano italiano, solo in virtù delle grandiose bonifiche delle paludi Pontine, del Volturno e della Sicilia e
del Tavoliere delle Puglie; ove prima regnava sovrana la malaria perniciosa e la morte dei poveri ed
abbandonati contadini.
La tubercolosi
E pensate a tutte le previdenze sanitarie, le bonifiche urbane, l'assistenza medica d'ogni grado e
categoria. Pensate che fno all'avvento del regime fascista i soli tubercolosi in Italia erano milioni; e che solo per
la tubercolosi polmonare morivano a diecine di migliaia. Oggi ognuno può controllare che la tubercolosi
è diminuita di oltre il 70 per cento.
Pensate ancora alle bellissime strade di cui tutti ci serviamo, alle ferrovie, alla elettrizzazione di quelle,
agli stanziamenti necessari per la difesa, ed a tutte le altre opere e previdenze ed assistenze, o finalmente
pensate alle insaziabili grinfie dei traditori massoni o dei venduti ai massoni.
La guerra
La Nazione italiana nel '39 si trovava nella assoluta necessità di intraprendere e vincere la guerra che
era inevitabile e stava per scoppiare. Infatti si scatenò la grande guerra di oggi, a cui l'Italia avrebbe
subito dovuto partecipare, in virtù dei trattati, come Hitler ha detto nel suo ultimo discorso.
Noi dovevamo comunque entrare in guerra, e la dovevamo e la dobbiamo vincere, perché è una guerra
sacra, la nostra guerra: da essa dipende la nostra esistenza. Tuttavia per i pericoli interni, perché ormai si
comprendeva sempre più che qualcosa non andava ed anche perché si scoperse il sabotaggio degli armamenti, non si
poté entrare subito.
Ma a questo punto è bene che gli italiani sappiano una volta per sempre che la guerra, questo male
tremendo ed inesorabile che da millenni, come una malattia, quasi a data fissa, ogni certo numero di anni si
scatena, la guerra era per noi inevitabile.
Mussolini ed Hitler volevano la guerra? No! Tanto è vero che Mussolini, convinto che il buon senso e
la onestà prevalessero finalmente, anche nella mente e nei cuori dei nostri avversari, stava preparando,
in accordo con la Germania, la grandiosa esposizione dell'E '42, che solo doveva rivelare al mondo la
magnifica potenza del lavoro e del genio italiano.
Il convegno di Monaco
Certamente che ad ognuno è noto il vano tentativo di Hitler e di Mussolini nel convegno di Monaco per
la pace. Infatti la guerra che fu preparata per lunghi anni dall'ebraismo e dalla massoneria
anglo-franco-russo-americana, venne da questa dichiarata alla Germania, con l'intento di schiacciare una volta per sempre le
giuste aspirazioni ed i diritti dei popoli onesti e lavoratori diseredati.
La neutralità
Né l'Italia poteva rimanere neutrale. Rendetevi ben conto di questo. E tutti sanno, perché gli stessi
giornali del regime Badoglio lo hanno formalmente dichiarato, che il piano iniziale di attacco alla Germania
doveva svilupparsi fulmineo con l'invasione della Liguria, del Piemonte, della Lombardia e del Veneto; mentre
che un ben preparato tradimento della Jugoslavia e della Grecia avrebbe consentito loro di attaccare la
Germania attraverso l'Austria.
E che gli anglosassoni non abbiano alcun rispetto dei trattati di neutralità lo dimostra il fatto che
essi, quando faceva comodo a loro hanno occupato senza scrupolo e senza ritegno qualunque terra neutrale
o appartenente ai neutrali: Africa francese, Congo belga, Liberia, Egitto, Iran, ecc. (e la fallita invasione
della Norvegia e della Danimarca).
Spagna e Turchia
Soltanto la Spagna e la Turchia hanno voluto fino ad ora salvare la loro neutralità; non soltanto
perché animate da sentimenti che hanno stretti punti di contatto con il fascismo, ma soprattutto perché la
loro fortunata situazione geografica le pone alla periferia del conflitto in Europa e non al centro, come
purtroppo si è sempre venuta a trovare l'Italia in ogni guerra, protesa così come è tra i suoi tre mari, ghiotto
ed agognato boccone in ogni secolo delle nazioni più forti e dominanti.
La disgraziata Italia
Per tali motivi la nostra disgraziata Italia è stata sempre sanguinoso campo di battaglia di tutti i
popoli europei ed extraeuropei, ogni qualvolta essi decidessero di scannarsi tra loro. E per non risalire a
tempi troppo lontani, si son forse dimenticate le invasioni slave, le invasioni spagnole, francesi,
barbaresche, austriache!
Solo per questo Mussolini voleva far grande e sempre più forte l'Italia. Perché, sappiatelo, se non si è
forti e temuti non si può essere che servi tra i servi.
Gli ignoranti, i felloni, gli oziosi
Invece gli ignoranti, i felloni, gli oziosi, coloro che non concepiscono la vita se non come divertimento
e comodo spasso alle spalle di chi lavora e combatte, costoro hanno affermato che l'Italia non doveva
unirsi alla Germania, ma doveva fin dal principio scagliarsi, insieme agli anglosassoni, contro questo popolo
di lavoratori tenaci e disciplinati; questo popolo che insieme alla civiltà latina ha dato al mondo tutta
una schiera di uomini a cui si devono le più grandi scoperte in ogni campo della scienza, di artisti, di letterati,
di valorosi soldati.
Quanti italiani sanno che l'unità d'Italia non sarebbe stata possibile senza la ferrea ed onesta opera
di Bismark? Quanti italiani ignorano che Roma non sarebbe mai potuta essere capitale d'Italia se
l'esercito tedesco non avesse, nel 1870, travolto l'impero francese, facendo prigioniero Napoleone III nella
battaglia di Sedan?
Chi ha massacrato a Mentana i soldati, i contadini ed operai, di Giuseppe Garibaldi?
I francesi!
Chi ha consegnato Giuseppe Mazzini ai suoi inquisitori e fatto fucilare i fratelli Bandiera come dei
volgari criminali? Gli inglesi!
Gli alleati
Dunque bisognava andare contro la Germania?
A parte il fatto che nella malaugurata alleanza del 1915 con gli anglo-franco-americani, essi alleati
ripagarono i nostri 700.000 morti, i due milioni di feriti e mutilati, ripagarono i miliardi di debiti in oro solo
dandoci appena Trento e Trieste e poche migliaia di chilometri quadrati di deserto del Somaliland, mentre ci
avevano promesso la Tunisia, la Corsica, la Savoia, Nizza ed alcune colonie; a parte tutto questo, voi sapete che
la Germania del 1939 ha nello spazio di pochi mesi conquistato tutta l'Europa in un fiato; ed il suo
esercito, ebbro di vittoria, di fronte ad un tradimento dell'Italia ci avrebbe schiacciato in pochi giorni.
Radio Londra
Per anni gli italiani sono stati avvelenati da radio Londra (ma solo perché era spalleggiata all'interno da
cani traditori), e per anni si son messi alla pari dei poveri negri che credono solo a quello che luccica.
Radio Londra - quest'arma veramente potente, l'unica forse che essi possiedono veramente efficace
(naturalmente per via dei traditori) - radio Londra non fa che ripetere ormai fin dall'inizio della guerra che la Germania
è vinta; e di tanto in tanto vengono perfino precisati i giorni, le ore e i minuti in cui essa sarà costretta
a chiedere la pace; eppure le chiacchiere sono chiacchiere, i fatti sono fatti: domandate a un operaio sincero
ed onesto che venga dalla Germania e vi dirà che sia la Germania del quarto anno di guerra.
Il Giappone
Non dimentichiamo poi che esiste un Giappone, gigantesca incognita, che è alleato della Germania, e
non ancora in guerra con la Russia proletaria; un Giappone che ha conquistato in pochi mesi - strappandoli
agli anglosassoni - oltre l'80 per cento dei beni della terra. Certamente che la Germania si potrà dire
sconfitta solo quando i suoi nemici avranno per lo meno occupato Berlino; ma presentemente tutt'intorno ai
suoi confini i nemici sono lontani moltissimi chilometri.
Il nemico
Invece il nemico che, subendo le più atroci sconfitte, in quattro anni di guerra ha perduto tutta la parte
più preziosa del suo impero coloniale, e che soltanto con la complicità ed il tradimento bastardo del
signor Badoglio e dei suoi compari ebrei massoni capitalisti è riuscito ad occupare lembi di deserto africano
e l'isola di Sicilia, comprata a peso d'oro; il nemico ogni qualvolta che ha tentato attraversare la Manica, la
via logica e dritta dell'attacco frontale alla Germania: dalla Norvegia a Dieppe non ha conosciuto che tre
cose: sbarcare, esser fulminati a terra, annegare nel mare.
I bombardamenti
Infatti il nostro nemico dimostra solo la forza bruta, comoda, vigliacca dei bombardamenti da
altissima quota, sulle città, contro donne, contro vecchi, contro dei bambini e contro i pacifici lavoratori delle
officine e dei campi, tanto che per noi la guerra non è più guerra di soldati, arma contro arma, valore contro
valore; ma solo strage passiva di deboli ed inermi.
È menzogna quando si afferma che una guerra così concepita l'ha iniziata la Germania. Solo gli
ignoranti non sanno che nella guerra di Polonia, quando i tedeschi ritennero inevitabile bombardare la piazzaforte
di Varsavia, obbligarono a mezzo della Croce Rossa internazionale, lo stato maggiore polacco ad
evacuare prima la città di donne, vecchi e bambini. E nella campagna di Francia con una bomba tedesca ha
colpito Parigi (che ora è bombardata in massa dagli aerei angloamericani, e li chiamano "Liberator": ironia degna
di quella razza di massoni) e le altre città aperte della Francia.
Il bombardamento di Londra
E il bombardamento di Londra, la città che è soltanto un enorme deposito militare dell'Inghilterra,
incominciò solo sei mesi dopo che gli aerei inglesi si divertivano a bombardare, senza discriminazione, città e
villaggi della Germania. E bombardavano perfino i paesi di quelle nazioni vinte e disfatte che non partecipavano
più alla guerra quale la Francia, il Belgio e l'Olanda, che pur erano state alleate; ed anche le
neutralissime Svizzera e Svezia.
L'Esercito russo
Ma l'esercito russo, esercito proletario, non ha voluto inglesi od americani tra le sue file, e combatte
solo con le armi dei suoi figli e se torrenti di sangue separano i proletari della Russia dai proletari europei,
questo dovuto soltanto alla diabolica potenza corruttrice dell'[ill.] anglosassone. (Non dimentichiamo mai
l'esempio di Badoglio). Ma su quest'ultimo capitolo non è stata ancora detta l'ultima parola...
L'Italia
Adesso, una sola alternativa rimane all'Italia. Continuare la lotta a fianco dei proletari tedeschi, che
nella loro realtà hanno perfino già dimenticato il tradimento Badoglio (che noi non scorderemo), perché
l'Italia deve salvare il salvabile: oltre che l'onore, l'interesse dei suoi lavoratori ai quali l'Italia ormai
appartiene, come Mussolini ha detto nel suo primo discorso del risorto partito fascista nella sua primeva
veste: repubblicano!
Così almeno adesso i lavoratori sanno quale dev'essere la loro condotta: combattere per conquistare
la libertà di lavoro, ed impedire agli angloamericani di riportarci l'inutile peso del re: insopportabile
passività per chi lavora; ed impedire che ci portino in Italia una disperata schiavitù economica.
Infatti noi lavoratori, adesso che abbiamo ottenuto più di quanto sperassimo: pensate un Capo; e nello
stesso tempo il riconoscimento degli unici responsabili delle nostre sconfitte e dei nostri dolori, il
riconoscimento dei vili traditori, a cui non daremo più ascolto qualunque proclama querulo ed ipocrita ci
trasmettano; adesso noi risorgeremo. Ed a radio Londra faremo una papera finalmente perché adesso non ci inganna
più. Infatti gli angloamericani, dopo tutte le cose che ci hanno fatto, dopo aver firmato già da più
settimane l'armistizio Badoglio, essi hanno ancora distrutto, quasi per spasso, Torino, Milano, Pisa, Bologna,
Napoli, ecc.; e mentre che l'armistizio era già stato proclamato al mondo, essi, i nostri unici nemici, con la scusa
di interrompere le comunicazioni del Brennero, hanno pure distrutto Trento, Bolzano ed i paesi vicini.
Il tragico errore
E ricordate soprattutto questo criminale delitto: 24 ore dopo il crollo dell'Italia, essi hanno ancora
massacrato, per tragico errore (figuratevi!), bombardandoli dall'alto, migliaia e migliaia di poveri ed inermi sfollati della
città di Roma, che stavano accampati sotto il cielo aperto di Frascati.
La realtà
Come si può credere ad una democrazia che si è presentata all'Europa solo distruggendo
vigliaccamente spaventosamente bestialmente con i suoi "Liberator" le case, ed ammazzando donne e bambini con i
pazzeschi bombardamenti dell'Italia e della Germania e persino della Francia, del Belgio e dell'Olanda?
Questa democrazia che ha dimostrato con queste sue "spedizioni punitive" di aver posto i popoli lavoratori e
civili dell'Europa sullo stesso livello degli antropofagi della Papuasia e dei poveri indigeni delle ribelli
tribù afganistane ed indiane.
Eccolo, lavoratori italiani, il vero volto dell'Inghilterra e dell'America. La potenza bruta dell'oro che
paga il gangster dell'aria per distruggerci, e non può concepire, perché non ne ha il coraggio, il
combattimento leale fra soldato e
soldato.
O con noi o contro di noi
Da: "La Provincia Lavoratrice", 4 novembre 1943
Quello che è accaduto in questi ultimi mesi è profondamente umiliante e tale da giustificare
pienamente ogni abbattimento, ogni demoralizzazione, ogni disorientamento; e sarebbe assurdo pretendere che un
popolo che esca da una crisi tanto grave e vasta, si rimetta a posto in 24 ore. Ma guai d'altra parte abbandonarsi
ad un senso di fatalismo, adagiarsi in una pigra inerzia fisica e morale, guai se l'indecisione e l'attendismo
che dal 26 luglio durano in certuni strati della popolazione e che altro non sono se non una grande esibizione
di invigliacchimento, avesse a perderci tutti. Lasciate le cose a se stesse, non miglioreranno mai
automaticamente; è anzi più facile che precipitino verso una irrimediabile catastrofe che non ci eviterebbe neppure il più
grave dei conflitti armati; l'armistizio ci ha insegnato che, oggi, volere la pace a qualunque costo, significa
solo tirarsi addosso in ogni caso la guerra. Oggi è il popolo che deve scuotersi, che deve riprendersi, che
deve ancora credere che nulla è perduto, che nulla vi è di ineluttabile nello svolgersi delle cose, che deve
ancora credere nella forza della nostra volontà umana.
Oggi è il popolo italiano che deve ancora battagliare, contro gli altri e contro se stesso: ed in questa
battaglia, in prima linea, dobbiamo essere, di nuovo, noi giovani. Per impedire che l'Italia precipiti
irrimediabilmente nel baratro che le si è aperto dinnanzi, dobbiamo noi giovani metterci di traverso con la nostra azione e
con la nostra vita. La lotta per la riscossa della Patria dovrà avere la nostra colorazione e la nostra impronta
di meditata audacia e di giovanile intrepidezza.
Siamo noi giovani, che da oltre tre anni consumiamo sui fronti la suola delle nostre scarpe, e non solo
la suola, ma il calcagno, il cuore e la carne, che dobbiamo ancora una volta rispondere all'appello
angosciato della Patria. Siete voi, giovani, che avete anelato solo il giorno in cui sareste chiamati a dividere con noi
più anziani il martirio ed il delirio della guerra combattuta, che non potrebbe rimanere indifferenti di fronte
alla tragedia della nostra Italia.
Noi giovani siamo antidottrinari ed antipregiudizialisti: anche nel campo del pensiero preferiamo essere
dei dinamici. Ed è per questo che ancor oggi noi non possiamo e non vogliamo credere che le manifestazioni
cui abbiamo dovuto assistere dal 25 luglio all'8 di settembre abbiano voluto essere una condanna di popolo
al nostro intervento in questa guerra a fianco della Germania: noi riteniamo che esse abbiano voluto
soprattutto ed essenzialmente condannare il modo con cui è stata condotta la nostra guerra, lasciando senza frutti
i sacrifizi degli eroici combattenti, i dolori e le sofferenze di tutto un popolo. Dopo il 25 luglio,
ripetutamente leggemmo che l'intervento era stato imposto e voluto da una esigua minoranza: supposto anche che
ciò risponda al vero, noi ricordiamo agli immemori che anche il 24 maggio 1915 l'Italia entrò in guerra per
la volontà trascinatrice di una minoranza; inoltre, ciò non farebbe altro che accrescere il valore
ideale dell'intervento italiano che ha portato le nostre armate a battersi con leggendario coraggio, sulle
giogaie greche, sulle distese ucraine, sulle sabbie di El Alamein, sulle sponde del Mareb.
Per tutto questo noi giovani vogliamo che la guerra a fianco della Germania continui e dobbiamo essere
i primi a riprendere le armi.
Nessuno conosce e comprende gli orrori ed i dolori della guerra meglio di noi che da oltre tre anni
passiamo la nostra giovinezza ed offriamo la nostra vita da una trincea all'altra, da una battaglia all'altra. Ma non ci
fa meraviglia che ad esultare per la conclusione di un vergognoso armistizio siano stati proprio coloro che
da oltre tre anni dividono invece la loro giornata fra un comodo dovere d'ufficio ed una poltrona al
"Marchesi". Sono costoro che il 26 luglio hanno dimostrato il loro patriottismo sventolando per il corso quel
tricolore che noi abbiamo tenuto sempre ben alto di fronte al nemico. Sono costoro che mentre noi
combattevamo ancora esaltavano il patriottismo di quel Nitti, assolutore dei disertori, che nel 1920 la gioventù combattente
definiva "ministro infame, infamabile, da infamarsi". Sono costoro che inneggiarono alla "libertà
badogliana", tanto stupidamente ciechi da non accorgersi che essa consisteva solo nel dare a qualche centinaio di
vecchie cariatidi incoscienti la libertà di rovinare 45 milioni di italiani. Sono gli stessi che ci hanno lasciato
chiaramente capire il loro disprezzo perché noi non abbiamo voluto ubbidire all'ordine infame di pugnalare alle
spalle quel soldato con cui abbiamo diviso la buca sotto il fuoco nemico. Sono gli stessi che oggi guardano
con livore ogni ufficiale e soldato che passa con la bella divisa italiana. Sono essi stessi che ancora
balbettano pregiudizi monarchici, mentre noi, al di sopra della monarchia e della dinastia, mettiamo l'onore e la
salvezza dell'Italia.
A tutti costoro gridiamo il nostro basta. Fateci largo, perché passa la giovinezza non degenere d'Italia,
che vuole imporre la sua fede e la sua passione!
E basta con le parole! Vogliamo posizioni ben definite; noi abbiamo assunto il nostro posto di
responsabilità, decisi a tirare diritto sino in fondo. Ora sta a voi decidere: o siete con noi o siete contro di noi. In questo
caso saremo lietissimi di potervi accompagnare sino alle nostre prime linee di dove vi sarà facile
raggiungere quelle truppe di colore destinate a portare da noi la libertà che ci offrono i vostri amici inglesi. E
non illudetevi di potervi ancora mimetizzare: non siamo né immemori né imbecilli. Alle nostre spalle non
vi vogliamo. Siamo disposti a [ill.] integralmente nei vostri riguardi quella formula socratica che noi
abbiamo tanto bene imparato sulla linea del fuoco e su cui vi invitiamo ad attentamente meditare: "Superare nel
bene gli amici, superare nel male i nemici".
Enzo Busca
Idee chiare, coscienza netta
Da: "La Provincia Lavoratrice", 25 novembre 1943
Attorno al Pfr, che si accinge ad intraprendere decisamente la sua opera politica e sociale, si
concentrano l'attenzione e l'attesa di tutto il popolo italiano.
Non tutte queste attese sono benevole e fiduciose. Vi sono anche diffidenze e timori. Vi sono anche le
decise e irriducibili avversioni.
Su queste ultime non è il caso di soffermarsi. Nemici irriducibili del Pfr non possono essere oggi che
gli autori od i complici del tradimento, giustamente paurosi di dover rendere presto, anche alla giustizia
umana, conto del loro delitto; oppure coloro che sono legati, con vincoli non sempre soltanto idealistici, alle
forze giudaiche massoniche e bolsceviche internazionali. Contro questi nemici il Pfr non potrà non
agire energicamente, non tanto per difendere se stesso, quanto per difendere la Patria ed il popolo italiano.
Quanto a coloro che guardano al Pfr con un'attesa di fiducia e colla speranza, tenuta molte volte
prudentemente segreta, che esso riesca ad affermarsi potentemente nella vita della Nazione, si può pensare che, quando
la casa brucia, è un po' troppo comodo rimanere inerti spettatori dell'opera di salvataggio. Ma essi
pensano che a buttarsi nell'incendio prima che le fiamme siano spente ci si può anche scottare. Ed i prudenti
(o pusillanimi) ci sono sempre stati da che mondo è mondo. Né dobbiamo meravigliarci troppo se ce ne
sono molti anche oggi. Tant'è: con la paura non si ragiona.
Ma vi sono anche coloro che, pur professandosi od anche essendo onesti italiani, nutrono verso il Pfr
una aperta e, in molti casi, anche ostile sfiducia. Sono questi, insieme ai nemici di cui si è parlato poc'anzi
un elemento pericoloso, perché essi diffondono, più o meno consapevolmente, nella massa del popolo
un contagio di pacifismo e di avversione verso il Partito, ostacolandone e svalutandone l'azione. Essi
sanno benissimo che la Patria è in pericolo; essi si rendono perfettamente conto che senza uno sforzo supremo
la Patria sarà irrimediabilmente perduta; ma non credono che il Partito abbia la capacità di compiere l'opera
di salvataggio.
Perché questa sfiducia? Tutte le ragioni, comunque espresse, si riducono sostanzialmente a questa: essi
si riportano esclusivamente al 25 luglio e pensano che il Pfr sia sorto soltanto per ripristinare l'antico
Partito Fascista e le antiche posizioni. E bisogna anche riconoscere che a pensare così essi siano proprio
indotti anche da ciò che alcuni fascisti sembra si ricordino anch'essi soltanto del 25 luglio, e non vedano oggi
altra necessità che di reagire contro le vigliaccherie e le canagliate commesse dopo il 25 luglio contro i segni e
le persone del Partito.
Qui è necessario chiarire bene le idee.
Qui dobbiamo tutti tenere presente che il 25 luglio è stata una data nefasta, ma che più nefasto ancora è
stato l'8 settembre.
I1 25 luglio è stato tradito e rovesciato il Regime; l'8 settembre è stata tradita e assassinata la Patria. E di
ciò che è avvenuto il 25 luglio l'infamia si appalesò in tutta la sua misura proprio quando fu giocoforza credere
a ciò che sembrava veramente incredibile; credere cioè, che il 25 luglio non era stata che la
premeditata premessa del tradimento di cui si aveva già fin d'allora il preciso deliberato proposito, e che fu poi
consumato l'8 settembre.
Ora noi non diciamo affatto che il 25 luglio debba essere dimenticato (anche qui, però, ci si
potrebbe domandare: fra coloro che oggi sono, più che di ogni altra cosa, solleciti nel chiedere che si faccia il
processo ad ognuno che il 25 luglio abbia dimostrato la sua esultanza di vecchio antifascista o la sua miseria morale
di sfrontato girella, quanti a mezzodì del 26 luglio portavano ancora all'occhiello il distintivo del Partito?);
ma questo noi vogliamo dire: oggi ci sta davanti, sanguinante da mille ferite, la nostra Patria, ed è ad
essa, unicamente ad essa, che noi dobbiamo oggi pensare e provvedere!
Non tanto per salvare se stesso, ma per salvare e vendicare la Patria tradita è sorto il nuovo
Fascismo Repubblicano; e cioè per dimostrare al mondo che la cricca monarchica e badogliana ha sbagliato molto
i suoi calcoli se ha pensato che tutti gli italiani fossero così cretini da avere una qualsiasi fiducia nelle
lusinghe dell'Inghilterra, così perfidi da accodarsi passivamente per le vie del tradimento e del disonore, e così vili
da accettare le schiaccianti condizioni del nefando armistizio mentre avremmo ancora potuto tenere
saldamente in pugno le armi del combattimento e della vittoria.
Per questo, soprattutto per questo, è sorto il nuovo Fascismo.
Perché, allora, attorno al nuovo Partito non si adunano per una leale collaborazione tutti coloro che
hanno comune con esso almeno questa fede e questa idealità suprema: la salvezza e la redenzione della Patria?
Perché, invece, questo alone di sfiducia e di ostilità?
Perché, come si è detto, si teme che il nuovo Partito non sia che la riproduzione del vecchio, con tutto ciò
che esso aveva di buono, ma anche con tutto ciò che, allontanandosi dalle sue schiette, oneste e
luminose idealità, esso aveva lasciato che ne deviasse e appesantisse l'azione.
Ma la giornata nefasta del 25 luglio è stata, per il Fascismo, una crisi salutare e di vita e di forza. Da essa
il Fascismo Repubblicano rinasce libero da zavorre e ammaestrato dalla durissima esperienza.
Tutti gli italiani onesti possono avere fiducia in lui.
Tutto il popolo può credere che non sarà un'altra volta deluso.
I fatti lo dimostreranno. E per comprenderci ci basterà di avere idee chiare e la coscienza netta.
Simplex
Le bombe dell'armistizio
Da: "La Provincia Lavoratrice", 25 novembre 1943
I bombardamenti delle città italiane continuano. Con i centri maggiori, come Torino, Milano, Genova,
già ripetutamente e duramente provati nel periodo di guerra più intenso, dall'armistizio in poi i
bombardamenti anglo-americani hanno prescelto obiettivi minori, ridenti e tranquille cittadine della costa, come Imperia
e Varazze, o della collina, come Pinerolo e Frascati; e la loro barbarie ha raggiunto la crudeltà
scientificamente più meditata con l'attentato alla Città del Vaticano, dove, d'ora in poi, neppure la sacra persona del
Vicario di Cristo potrà considerarsi immune dal pericolo devastatore.
Gli italiani anche quelli che con fanciullesca e delittuosa incoscienza avevano inalberato i tricolori
l'8 settembre, sono condotti da questa dura realtà a meditare sui risultati dell'armistizio di Badoglio.
L'elenco imponente di vittime innocenti che, ad ogni incursione, si accresce nelle nostre operose città, basta
ad istruirli sul tragico consuntivo con cui si sono chiusi i quarantacinque giorni del govemo della capitolazione.
Badiamo. La guerra è guerra; limitazioni grandi non ne ammette: e non saremo noi, vecchia razza
guerriera, a patire sull'inevitabile serie di restrizioni, di ansie, di lutti sulle terribili necessità di tutte le ore.
Dal mortificante isolamento etiopico al martoriante fango di Grecia, dalle impervie cordigliere cantabriche
alla desolazione delle steppe russe, la guerra ha imposto sacrifici altrettanti ai combattenti che l'hanno
affrontata e alle famiglie che vi avevano impegnato il tesoro più caro: e in questo lungo e, glorioso rosario di
eroismo e di morte, abbiamo offerto prove bastanti di saper virilmente tener testa al destino. Nessuno quindi,
non fosse che per sacro rispetto ai Caduti, ai feriti, ai combattenti oserebbe ai margini della guerra in cui è
stata impegnata tutta la Nazione, indulgere a sentimentalismi inutili anche se giustificati.
No: qui si tratta di ben altro. L'accanimento dei bombardieri nemici supera i limiti stessi di una
guerra guerreggiata e spiega gli apparati immani e bestiali di una ferocia non necessaria, di una ricerca
scientifica del terrore attraverso l'agguato; e travolge anche le ultime barriere dell'umanità. Oggi soltanto, in
fondo, anche coloro che hanno creduto alla civiltà raffinata dei "gentleman" e, abbagliati dagli splendori di una
vita effimera, sono stati vittima di un feticismo ridicolo nel confronto degli anglosassoni, misurano la ferocia
dei sistemi e valutano che cosa sarebbe stato di noi, delle nostre case, delle nostre cose, se lo sconcio armistizio
si fosse sviluppato in ogni clausola, comprese quelle dell'occupazione di tutto il territorio nazionale da
parte delle armate anglo-americane. Perché queste, intendiamoci, sono le bombe dell'armistizio, cioè dell'
"accordo" che Badoglio ha fatto col nemico - lui soldato! - per evitare ogni maggior rovina, per salvare il
salvabile, tranne l'onore!
Ed è questo che occorre precisare. Che significato danno i nemici alla parola "armistizio"? O, come la
loro propaganda afferma quasi ogni giorno, la vera Italia è quella govemata da Badoglio al di là del
Volturno, nella quale affluiscono a migliaia (!) i nostri soldati ansiosi di combattere a fianco degli anglo-americani
per liberare la Patria dalla schiavitù fascista, e allora l'armistizio deve essere applicato in tutta la sua interezza
e, in forza di esso, la popolazione di tutta la penisola non può essere considerata come nemica; o la vera
Italia è questa nostra che adoriamo in Roma cattolica e fascista, che non ha riconosciuto il tradimento, che non
è scesa a patti vergognosi, che ha rivendicato per gli italiani tutti di oggi e dell'avvenire l'orgoglio di tener
alta la bandiera della dignità e dell'onore, e allora l'armistizio non ha valore alcuno, ma i primi nemici gli
anglo-americani devono cercarli fra i traditori sui quali non possono certo contare. Questo - come vanno
ripetendo alla radio e nelle gazzette - voler farci credere che la ferocia anglosassone vuole soltanto liberare
l'Italia dalle truppe tedesche, che sono qui a difesa del nostro territorio e non è rivolta contro la
popolazione italiana, la quale - dicono - è stata trascinata dal fascismo in una guerra che non voleva, mentre proprio
a cotesta popolazione la benevolenza di Churchill è pronta a tendere la mani per una sollecita rinascita, è
di un'impudenza sconcia e fa pensare alla matrigna, la quale, percuotendo a sangue e senza ragione la figlia
del marito, dice ai vicini di casa: "È per il suo bene".
La guerra, ripetiamo, ha le sue esigenze che gli italiani hanno imparato a conoscere dalle vicende della
loro eroica e gloriosissima storia; ma la guerra combattuta fra uomini, non da uomini contro dei barbari.
Questa, se mai era necessaria, è la prova definitiva del sentimento militare, civile, cavalleresco, di chi si è
proclamato depositario della civiltà, mentre ne è sempre vissuto ai margini, confondendo le idee e ingrandendo
le proporzioni, come i cercatori di fumo.
Dinanzi a questa situazione, ogni onesto italiano ha già scelto la propria via: e - pronunciato
l'interdetto morale contro chi, così agendo, si è spogliato dell'onore di soldato e della dignità di cittadino - può
giudicare quali alleati avremmo avuto il giorno in cui, calpestando le leggi dell'onore, l'Italia avesse accettato
l'armistizio infame. Questa constatazione restituisce e ravviva nei cuori la fede per durare oltre ogni ferita ed
ogni angoscia e riporta intorno alla vecchia e gloriosa bandiera d'Italia le legioni deluse e disperse.
S'è detto che non c'è altra via che quella del combattimento, per restituire alla Patria la possibilità
di continuare a vivere con decoro nel consesso dei popoli, per consentire a noi ed agli italiani che verranno
di costruire l'avvenire. Ma un'altra cosa gli italiani - combattenti e cittadini, uomini e donne - devono
fare, senza distinzioni di tessera o di categorie: ed è di credere, di credere disperatamente, oltre gli errori e
le colpe, le debolezze e le viltà, in questa divina Italia che splende al di sopra delle rovine e che vivrà se
noi, suoi figli, nella buona o nell'avversa sorte, avremo saputo conservarle il patrimonio fierissimo di tutta la
sua storia: l'onore.
Nella commossa solidarietà per l'angoscia di tanti focolari distrutti, con questo commento
consolatore vogliamo registrare le bombe dell'armistizio: che quanto più l'Italia è insidiata e colpita, è tentata ed
offesa, tanto più siamo fieri del suo nome e certi del suo
destino.
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