Le medaglie al valor militare per la Resistenza

Medaglie d'oro

Sono considerati non solo i partigiani nati o residenti ma anche quelli originari della provincia o in essa combattenti; in appendice sono inoltre riportate biografie e motivazioni di partigiani residenti o combattenti temporaneamente in provincia.

Ennio Carando
Nato a Pettinengo (Bi) il 9 ottobre 1904, professore di lettere e filosofia.
Militante comunista, dopo l'8 settembre 1943 fu tra i primi organizzatori delle formazioni partigiane in Liguria e in Piemonte. Ispettore del Raggruppamento delle divisioni Garibaldi nel Cuneese, fu catturato in seguito a una delazione e torturato. Minacciato di morte se non avesse rivelato le notizie che interessavano il nemico, si rifiutò di tradire i compagni di lotta. Fu trucidato con il fratello Ettore (nato a Bra l'8 maggio 1915, capitano di artiglieria, decorato di medaglia d'argento), capo di stato maggiore della I Divisione Garibaldi, a Villafranca Piemonte (To) il 5 febbraio 1945.
Medaglia d'oro al valor militare alla memoria con la seguente motivazione:
"Incaricato di importanti funzioni nelle formazioni partigiane, veniva catturato dal nemico a seguito di vile delazione e sottoposto alle più crudeli sevizie. Minacciato di morte se non avesse rivelato le notizie che interessavano al nemico, mantenne imperterrito il silenzio fin tanto che non veniva barbaramente trucidato. Fulgido esempio di eroismo e di attaccamento agli ideali della libertà".
Villafranca Piemonte (To), 5 febbraio 1945


Giuseppe Failla
Nato a Vercelli nel 1922, sottotenente spe, 4o reggimento alpini, partigiano combattente. Decorato anche di medaglia di bronzo.
Ammesso all'Accademia militare di Modena nell'ottobre del 1941, ne uscì sottotenente nell'aprile 1943. Frequentò il corso di specializzazione alpinistica a Cortina d'Ampezzo, quindi raggiunse nel Montenegro il reggimento mobilitato. Destinato alla 24a compagnia del battaglione "Intra", pochi giorni dopo il suo arrivo lo sorprese l'armistizio. Fece parte con i suoi alpini della Divisione "Garibaldi"; in seguito raggiunse e si arruolò in un battaglione jugoslavo della brigata "Kraiska" della XXVII Divisione partigiana. Combattente audace, apprezzato dai partigiani jugoslavi per il coraggio e per la conoscenza della lingua e dei costumi locali, si distinse nelle zone di Trnovo e di Mostar.
Medaglia d'oro al valor militare alla memoria con la seguente motivazione:
Datosi alla macchia dopo un mese di cruenta lotta contro i tedeschi in terra straniera ed immesso successivamente in un battaglione partigiano locale, ne diventava ben presto il più apprezzato combattente. Ferito in un accanito combattimento, assumeva egualmente il comando del battaglione e trascinava all'attacco vittorioso i suoi alpini ed i partigiani slavi. Declinata l'offerta di rimpatrio, combatteva ancora aspramente nelle file partigiane finché, colpito da una grave malattia ed abbandonato in posto, riusciva dopo infiniti stenti a raggiungere altre unità partigiane, ove diventava l'organizzatore e l'animatore di connazionali dispersi. In un durissimo combattimento difensivo, mentre più cruenta era la lotta, si slanciava in avanti per recuperare un soldato gravemente ferito. Nel generoso tentativo, indice dell'amore per i suoi soldati, cadeva colpito a morte, suggellando così un anno di lotte accanite, di eroismi senza pari, di sacrifici senza nome, per amore e per l'onore della Patria.
Bosnia - Montenegro, 3 settembre 1943 - 3 agosto 1944.


Giovanni Gastaldi
Nato a Vercelli nel 1919, partigiano combattente.
Trasferitosi a Torino dopo la morte del padre, conseguì la maturità classica, quindi si iscrisse nella facoltà di Medicina e Chirurgia. Nel febbraio 1941, rinunciando ad ogni beneficio, si arruolò volontario nel 2o reggimento alpini. Inviato alla Scuola centrale di alpinismo ad Aosta e ricoverato all'ospedale, fu poi trasferito per le sue condizioni fisiche in reparti della sanità militare. Giudicato infine non idoneo permanentemente al servizio militare, fu collocato in congedo nel gennaio 1943. Ripresi gli studi, dopo l'armistizio aderì alla Resistenza, recandosi in Valsesia, dove divenne presto noto col nome di battaglia "Dottor Marco". Fu ucciso il 9 maggio 1944 a Forno di Valstrona (Vb) da un reparto della "Tagliamento". L'Università di Torino gli conferì il 5 novembre 1949 la laurea "ad honorem" alla memoria.
Medaglia d'oro al valor militare alla memoria con la seguente motivazione:
Sanitario delle prime formazioni partigiane della Valsesia, partecipava attivamente come combattente alle più rischiose imprese, dando continue prove di coraggio e di altruismo notevoli. Dirigente di un ospedaletto da campo, sorpreso con i suoi degenti da un reparto fascista in divisa partigiana, si adoperava con tutte le sue forze per impedire che il nemico sfogasse contro di questi la sua ferocia e continuava fino all'ultimo ad assisterli ed a rincuorarli. Ammassato con essi sul sagrato di una chiesa, cadeva sotto il piombo nemico inneggiando alla Patria ed alla libertà.
Forno di Valstrona [Vb], 9 maggio 1944


Ugo Macchieraldo "Mak"
Nato a Cavaglià (Bi) il 18 luglio 1909, maggiore spe dell'aeronautica, pilota, partigiano combattente.
Allievo ufficiale di complemento del genio alla Scuola di Spoleto, fu nominato sottotenente nel 1930 e destinato al 1o reggimento genio. Ultimato il servizio di prima nomina, entrò all'Accademia aeronautica di Caserta, conseguendo la promozione a sottotenente in spe nel ruolo naviganti dal 1 ottobre 1933. Tenente nel 1935, l'anno dopo partì per la Spagna dove, per circa due anni, ebbe il comando di una squadriglia da bombardamento. Rientrato col grado di capitano nel 9o stormo da bombardamento, passò in seguito al 13o e dall'aprile 1940 al 43o col quale entrò in guerra nel giugno, partecipando alle operazioni sul fronte occidentale, nel cielo del Nord contro l'Inghilterra, in Cirenaica e nel Mediterraneo. Nell'agosto del 1942 fu promosso maggiore.
Decorato con quattro medaglie d'argento al valor militare e proposto per altre due.
Arruolatosi come semplice partigiano in una formazione partigiana operante in Val d'Aosta e nel Canavese, la "76a Brigata Garibaldi", ne divenne capo di stato maggiore. Catturato la notte tra il 29 e il 30 gennaio 1945 a Lace (Donato), nel Biellese, fu fucilato ad Ivrea (To) dai nazifascisti il 1 febbraio 1945.
Medaglia d'oro al valor militare alla memoria con la seguente motivazione:
"Ufficiale magnifico, pilota eroico, comandante esemplare, reagiva alla dissoluzione dell'8 settembre 1943 arruolandosi in una formazione partigiana, quale gregario. Distintosi nella condotta di brillanti e difficili azioni di sabotaggio, diveniva in breve vice comandante della formazione. Catturato per delazione, veniva sommariamente processato e condannato alla fucilazione, insieme ad altri due patrioti. Un sereno ed elevato testamento spirituale alla moglie ed alla figlioletta e le espressioni di addio ai genitori, testimoniano della sua dedizione alla Patria e della fiducia nell'utilità del suo sacrifcio. Traversando il paese per raggiungere il luogo dell'esecuzione, rincuorava i propri compagni e le donne piangenti, cui rivolgeva forti parole di fede e di incitamento."
Milano, 8 settembre 1943 - 1 febbraio 1945


Piero Pajetta
Nato a Taino (Va) il 7 febbraio 1914, partigiano combattente.
Frequentò a Novara le scuole medie e trovò impiego come ragioniere nella sede locale della Società "Stipel". Arruolato nel 1935 nel 4o reggimento bersaglieri della divisione motorizzata "Trento" fu inviato in Libia dal dicembre 1935 all'agosto 1936. Rimpatriato e congedato col grado di caporal maggiore idoneo al grado di sergente, si impiegò alla Banca di Luino, che lasciò l'anno dopo per arruolarsi volontario nelle brigate internazionali in Spagna. Ferito e mutilato di un braccio nella battaglia dell'Ebro del 18 marzo 1938, si trasferì in Francia. Dopo la capitolazione dell'esercito francese alla Germania nella primavera del 1941, prese parte al movimento di resistenza come comandante di gruppi di "francs tireurs". Dopo l'8 settembre 1943, rientrato in Italia, fu tra gli organizzatori dei primi nuclei partigiani che dovevano poi costituire la 2a brigata d'assalto "Garibaldi", della quale fu il primo comandante. Fu ucciso sul Monte Casto il 24 febbraio 1944.
Medaglia d'oro al valor militare alla memoria con la seguente motivazione:
"Organizzatore dei primi distaccamenti partigiani del Biellese. Comandante di brigata garibaldina conduceva con valore i suoi uomini nelle aspre lotte contro un nemico superiore per numero e per mezzi. Sempre primo nella mischia, sempre presente ove più forte era il pericolo, di esempio e di incitamento, sosteneva alla testa del suo reparto numerosi combattimenti, infliggendo al nemico gravi perdite. Durante una ricognizione si scontrava con un reparto tedesco e benché in condizioni di inferiorità rifiutava la resa e con le armi in pugno accettava la lotta finché cadeva crivellato di colpi. Comandante eroico ed animatore appassionato, ha fatto del suo olocausto monito ed esempio all genti."
Monte Casto [Biellese], 24 febbraio 1944


Gino Prinetti Castelletti
Nato a Milano il 15 novembre 1921. Conte.
Ottenuta la licenza liceale nell’estate del 1940, decise di intraprendere la carriera militare, iscrivendosi all’Accademia di Artiglieria e Genio di Torino. Nell’aprile del 1942 diventò sottotenente del 18° reggimento di Artiglieria “Pinerolo” e, in seguito alla sua richiesta di essere inviato al fronte, nel 1943 partì per il reggimento mobilitato in Grecia, dove si distinse al punto di ottenere una medaglia d’argento al valor militare.
L’8 settembre 1943 si trovava a casa in licenza e, all’arrivo dei tedeschi, valicò il confine e si rifugiò in Svizzera, dove venne in contatto con il movimento partigiano. Rientrato in Italia, ad Alagna, per unirsi alla Resistenza, entrò a far parte della brigata garibaldina “Osella”. Trasferito alla “Volante Loss”, il 9 agosto 1944 si offrì volontario per un’azione contro forze tedesche nel corso di un massiccio rastrellamento nell’area di Valduggia. Sopraffatto, cadde insieme a tutti suoi uomini.
Medaglia d'oro al valor militare alla memoria con la seguente motivazione:
Ufficiale dell'esercito, internato in un paese neutrale, riusciva a rientrare in Italia per partecipare alla lotta di liberazione, alle cui altissime finalità era sospinto dall'ardente amore di Patria che lo animava. Fu dapprima valoroso partigiano combattente, poscia capace vice comandante di brigata d'assalto, dimostrando sempre e ovunque il complesso delle belle virtù militari che fu suo nobile patrimonio. Durante un'azione nemica, volontariamente si offriva per sostenere con pochi uomini l'urto del nemico allo scopo di dare possibilità di ripiegamento alla sua brigata, salvandola col proprio sacrificio da sicuro accerchiamento. Benché ridotto agli estremi di ogni umana resistenza, caduti tutti i compagni che gli erano vicini, rifiutava sdegnosamente l'offerta di resa e, con petto squarciato dalla mitraglia nemica, valorosamente offriva la vita in olocausto alla legge dell'onore e del dovere.
Colli di Valduggia [Vc], 9 agosto 1944.


Edgardo Sogno Rata del Vallino
Nato a Torino il 29 dicembre 1915 da famiglia originaria di Camandona (Bi), tenente di cavalleria di complemento, partigiano combattente. Morto a Torino il 5 agosto 2000.
Studente universitario, si arruolò volontario come allievo ufficiale di complemento nell'arma di cavalleria nel luglio 1935. Frequentato il corso applicativo per universitari presso la Scuola di Pinerolo venne nominato sottotenente nel reggimento "Nizza Cavalleria" nel novembre 1936. Congedato nell'aprile 1937, conseguì nello stesso anno la laurea in giurisprudenza e nel 1938 la laurea in lettere. Dal gennaio al giugno 1939, richiamato a domanda, fu volontario in Spagna combattendo nel "Cruppo Celere". Ricollocato in congedo, fu ammesso per concorso nella carriera diplomatica del Ministero degli Affari Esteri. Nuovamente richiamato nel novembre 1942, prestava servizio nel reggimento "Nizza Cavalleria" rientrato a Torino dalla zona di occupazione in Francia, allorché sopraggiunse la dichiarazione dell'armistizio. Passate le linee e raggiunta Brindisi, fu assegnato all'Ufficio informazioni del Comando supremo. Frequentato un corso speciale ad Algeri, il 5 dicembre 1943 fu paracadutato nel Biellese. Durante i mesi della Resistenza organizzò e diresse un rischioso e difficile servizio di informazione, di sabotaggio e di rifornimenti aerei destinati alle formazioni partigiane dell'Italia nord occidentale, dando vita alla "Organizzazione Franchi", così denominata dal suo nome di battaglia. Arrestato più volte, riuscì sempre ad evadere in circostanze romanzesche, tanto che fu posta una forte taglia sulla sua cattura.
Medaglia d'oro con la seguente motivazione:
"Spinto da generoso impulso fin dall'8 settembre 1943 si schierava contro i nazifascisti. Attraversate le linee di combattimento sollecitava di compiere una delicata e rischiosissima missione nel territorio italiano occupato dai tedeschi. Aviolanciato nelle retrovie nemiche, sfidava ogni rischio ed in breve tempo dava vita ad una complessa organizzazione clandestina di grande importanza militare e politica. Individuato e attivamente ricercato dalla polizia nemica, moltiplicava le sue energie e la sua attività contribuendo sensibilmente al potenziamento del movimento di liberazione dell'Italia Nord Occidentale. Due volte arrestato dai nazifascisti, riusciva ad evadere ed incurante dei pericoli sempre maggiori che lo minacciavano, riprendeva con rinnovato fervore la sua audace missione. Per scopi informativi e per accompagnare influenti membri del Clnai si portava tre volte nell'Italia liberata dopo audaci e fortunose vicissitudini. Caduto in mano nemica in drammatiche circostanze, nel generoso e disperato tentativo di salvare un influentissimo membro del movimento di liberazione, pur conscio di essere irrevocabilmente perduto, manteneva l'abituale serenità e sopportava virilmente la prigionia ove lo colse il giorno della liberazione alla quale aveva tanto valorosamente contribuito".
Italia Nord occidentale, 8 settembre 1943 - 2 maggio 1945


Appendice

Livia Bianchi "Franca"
Nata a Melara (Ro) il 19 luglio 1919, partigiana combattente.
Sposatasi a sedici anni con un giovane di Revere (Mn), verso la fine del 1942, disoccupata e con un figlio in tenera età (il marito era prigioniero di guerra), raggiunse la famiglia, che era emigrata a San Giacomo Vercellese. Lavorò come bracciante in risaia, poi si trasferì a Torino, dove frequentò ambienti antifascisti. Dopo l'8 settembre 1943 aderì alla Resistenza, in provincia di Como, inquadrata nella "banda" che divenne in seguito la brigata garibaldina "Ugo Ricci". Catturata a Cima Valsolda (frazione di Porlezza) da un reparto della locale brigata nera, fu fucilata il 21 gennaio 1945.
Medaglia d'oro al valor militare alla memoria con la seguente motivazione:
Nel settembre 1943 accorreva con animo ardente nelle file dei partigiani, trasfondendo nei compagni di lotta il fuoco della sua fede purissima per la difesa del sacro suolo della Patria oppressa. Volontariamente si offriva per guidare in ardita ricognizione attraverso l’impervia montagna una pattuglia che, scontratasi con un grosso reparto nemico, impegnava dura lotta, cui essa virilmente impugnando le armi, partecipava con leonino valore, fino ad esaurimento delle munizioni. Insieme ai compagni veniva catturata e sottoposta ad interrogatorio e sevizie, che non piegarono la loro fede. Condannati alla fucilazione lei veniva graziata ma fieramente rifiutava per essere unita ai compagni anche nel supremo sacrificio. Cadde sotto il piombo nemico unendo il suo olocausto alle luminose tradizioni di patriottismo nei secoli fornite dalle donne d’Italia.
Cima Valsolda (Co), settembre 1943 - gennaio 1945.


Giorgio Marincola
Nato nei pressi di Mogadiscio il 23 settembre 1923 da padre italiano e madre somala, studente di medicina.
Si trasferì presto con il padre e la sorella in Italia. A Roma prese la maturità nel 1941 e si iscrisse a medicina. Durante la Resistenza combatté come partigiano in un gruppo di "Giustizia e libertà". Il 4 giugno 1944, alla liberazione di Roma, proseguì la lotta al Nord con la missione militare alleata "Bamon", paracadutata nel Biellese nell'agosto 1944. Arrestato il 7 gennaio, fu dapprima mandato a Torino per poi essere trasferito nel campo di concentramento di Bolzano. Il 30 aprile 1945, liberato dal campo, decise di continuare a combattere in Trentino, ancora sotto l’occupazione nazista. Morì a Molina di Fiemme (Tn) il 4 maggio 1945 durante una delle ultime stragi nazifasciste.
Medaglia d'oro al valor militare alla memoria con la seguente motivazione:
"Giovane studente universitario, subito dopo l'armistizio partecipava alla lotta di liberazione, molto distinguendosi nelle formazioni clandestine romane, per decisione e per capacità. Desideroso di continuare la lotta entrava a far parte di una missione militare e nell'agosto 1944 veniva paracadutato nel Biellese. Rendeva preziosi servizi nel campo organizzativo ed in quello informativo ed in numerosi scontri a fuoco dimostrava ferma decisione e leggendario coraggio, riportando ferite. Caduto in mani nemiche e costretto a parlare per propaganda alla radio, per quanto dovesse aspettarsi rappresaglie estreme, con fermo cuore coglieva occasione per esaltare la fedeltà al legittimo governo. Dopo dura prigionia, liberato da una missione alleata, rifiutava porsi in salvo attraverso la Svizzera e preferiva impugnare le armi insieme ai partigiani trentini. Cadeva da prode in uno scontro con le SS germaniche quando la lotta per la libertà era ormai vittoriosamente conclusa".


Le motivazioni sono tratte dal volume Seicento giorni nella Resistenza, Torino, Consiglio regionale del Piemonte, 19832.
Le biografie sono tratte dal citato volume (con alcune modifiche) ad eccezione di quella di Ennio Carando, ricavata da Enciclopedia dell'Antifascismo e della Resistenza, vol. I, Milano, La Pietra, 1968 (ed integrata con altri dati), e quelle di Livia Bianchi, Giorgio Marincola e Gino Prinetti Castelletti realizzate ad hoc.