La vita per l'idea

Biografie e lettere di
condannati a morte della Resistenza




Walter Fillak "Martin"
Nato a Torino il 10 giugno 1920. Espulso dal liceo scientifico di Genova per professione di idee antifasciste e costretto a studiare privatamente alla Facoltà di chimica industriale dell'Università di Genova, fond˛, nell'inverno 1940-41, una cellula comunista studentesca in collegamento con le cellule di Torino, Casale Monferrato, Livorno e Roma e stabilý primi contatti con gli operai di Sampierdarena. Nel 1942, arrestato una prima volta insieme a tutto il direttivo genovese del Partito comunista italiano, fu tradotto nelle carceri di Regina Coeli in Roma a disposizione del Tribunale speciale. Liberato dopo il 25 luglio '43, nel mese di settembre era a Torino, dove organizz˛ i militari sbandati. Partigiano a Pian di Castagna (Acqui), comandante di distaccamento nei dintorni di Genova, vice commissario politico della 3a brigata Garibaldi "Liguria" sull'altipiano di Marcarolo (Genova), protagonista di numerose missioni e colpi di mano. Dopo una azione in forza di tedeschi e fascisti che dispersero la brigata, si port˛ ad Acqui, poi a Milano; braccato, tent˛ di passare in Jugoslavia, non riuscendovi pass˛ in Svizzera, ne rientr˛ dopo tre mesi. Fu commissario politico nella zona di Cogne (Valle d'Aosta) e comandante della VII Divisione "Garibaldi" operante nella bassa Valle d'Aosta, nel Canavese ed episodicamente nel Biellese occidentale. Catturato la notte fra il 29 ed il 30 gennaio 1945 a Lace (Donato), con i membri del suo comando che furono tutti fucilati. Processato il 4 febbraio 1945 dal comando militare tedesco di Cuorgnè, fu impiccato alle ore 15 del 5 febbraio 1945: spezzatasi la corda, l'esecuzione venne sospesa e dopo qualche tempo ripetuta.

4 febbraio 1945
Mio caro papà,
per disgraziate circostanze sono caduto prigioniero dei tedeschi.
Quasi sicuramente sarò fucilato.
Sono tranquillo e sereno perché pienamente consapevole d'aver fatto tutto il mio dovere d'italiano e di comunista.
Ho amato soprattutto i miei ideali, pienamente cosciente che avrei dovuto tutto dare, anche la vita; e questa mia decisa volontà fa sì che io affronti la morte con la calma dei forti.
Non so altro che dire.
Il mio ultimo abbraccio
Walter
Il rnio ultimo saluto a tutti quelli che mi vollero bene.

Mia cara mamma,
è la mia ultima lettera. Molto presto sarò fucilato. Ho combattuto per la liberazione del mio Paese e per affermare il diritto dei comunisti alla riconoscenza ed al rispetto di tutti gli Italiani. Muoio tranquillo perché non temo la morte.
Il mio abbraccio a te e Liliana, saluta la mia fidanzata Ines. Addio
Walter

Mia carissima Ines,
sono caduto prigioniero e sarò fucilato.
Non mi pento di quanto ho fatto per la Causa: e non cambierei la mia vita anche se mi fosse possibile tornare indietro.
Spero che la brevità della nostra conoscenza diminuirà il tuo dolore e ti auguro di aver presto, molto presto dalla vita queIlla felicità che avrei voluto darti io.
Il mio ultimo bacio.
Walter



Ugo Macchieraldo "Mak"
Nato a Cavaglià (Bi) il 18 luglio 1909, maggiore spe dell'aeronautica, pilota, partigiano combattente, capo di stato maggiore della 76a brigata "Garibaldi", fucilato ad Ivrea dai nazifascisti il 1 febbraio 1945.
Allievo ufficiale di complemento del genio alla Scuola di Spoleto, fu nominato sottotenente nel 1930 e destinato al 1o reggimento genio. Ultimato il servizio di prima nomina, entrò all'Accademia aeronautica di Caserta conseguendo la promozione a sottotenente in spe nel ruolo naviganti dal 1 ottobre 1933. Tenente nel 1935, l'anno dopo partì per la Spagna dove, per circa due anni, ebbe il comando di una squadriglia da bombardamento. Rientrato col grado di capitano nel 9o stormo da bombardamento, passò in seguito al 13o e dall'aprile 1940 al 43o col quale entrò in guerra nel giugno, partecipando alle operazioni sul fronte occidentale, nel cielo del Nord contro l'Inghilterra, in Cirenaica e nel Mediterraneo. Promosso maggiore nell'agosto 1942, prese il comando dell'88o gr. B.T. che tenne fino alla data dell'armistizio.
Decorato con quattro medaglie d'argento al valor militare e proposto per altre due.
Arruolatosi come semplice partigiano in una formazione partigiana operante in Val d'Aosta, nel Canavese ed episodicamente nel Biellese occidentale, la "76a Brigata Garibaldi", ne divenne capo di stato maggiore. Catturato la notte tra il 29 e il 30 gennaio 1945 a Lace (Donato).
Decorato di medaglia d'oro al valor militare.

Mia cara Mary,
compagna ideale della mia vita, questa sarà l'ultima lettera che tu avrai dal tuo Ugo! Ed io spero che sappia portarti tanto conforto.
Il tribunale militare tedesco di Cuorgnè mi ha condannato a morte mediante fucilazione ed io attendo con altri due patrioti (Orla Riccio di Borgofranco e Ottinetti Piero di Ivrea) di passare da un momento all'altro a miglior vita. Sono perfettamente sereno nell'adempiere il mio dovere verso la Patria, che ho sempre servito da soldato senza macchia e senza paura, sino in fondo. So che è col sangue che si fa grande il paese nel quale si è nati, si è vissuti e si è combattuto. Come soldato io sono sempre stato pronto a questo passo ed oggi nel mio animo è grande più che mai la forza che mi sorregge per affrontare con vera dignità l'ultimo mio atto di soldato. Bisogna che tu, come compagna ideale e meravigliosa del tuo Ugo, sappia come lui sopportare da sola con la nostra cara Nena il resto della tua vita che porterà il tuo Ugo nel cuore.
Vado ora a morire ma non posso neanche finire, ti bacio forte forte con Nena
tuo Ugo



Andrea Menza "Mirto"
Nato a Tronzano Vercellese il 7 dicembre 1907, falegname. Militante comunista, fu aggredito e ferito con una pugnalata da militi fascisti, mentre il compagno che si trovava con lui morý in seguito alle ferite riportate. Dai primi di ottobre del '43 fu con i partigiani delle Valli di Lanzo. Dopo la cattura e la fucilazione di P. Braccini assunse funzioni di primo piano nella organizzazione di Cln e di formazioni armate. Fu capo dei servizi della II divisione "Garibaldi". Catturato negli ultimi giorni del '44, a Fiano Torinese, da elementi della divisione "Folgore". Processato nel gennaio 1945 a Ciriè (Torino), dalla Corte marziale della "Folgore". Fucilato con altri il 1 febbraio 1945 a Caselle Torinese, da un plotone fascista.

Carissimi
si isoli tutto quello che può sapere G. e sorella perchè temo che parlino. B., C., A. stiano attenti che sono cercati. C. mi sostituisca, B.B. formino la segreteria. Interessatevi di T. che è impazzita. Povera T., ha fatto tutto quello che poteva. La mia situazione è grave. Nomi non ne ho fatti e documenti che compromettano altri non ne hanno presi. La mia salute peggiora, la paralisi aumenta. Fa molto freddo, mandatemi da mangiare perché è più giorni che mi danno solo pane, acqua e minestra. Mai come in questi giorni mi sento onorato di essere comunista e spero di essere degno di questo nome e così dovete fare voi tutti: sapere, quando è ora, essere veri comunisti.
Mirto



Giuseppe Salmoirago
Nato a Varallo il 15 maggio 1903, commerciante. Il 15 ottobre 1944, mentre si recava a Vico Canavese per salutare il figlio partigiano, fu sorpreso da un rastrellamento effettuato da truppe tedesche e identificato come padre di un partigiano. Fucilato senza processo lo stesso giorno, nei pressi del cimitero di Vico Canavese, con due partigiani e due civili.

Vico Canavese, 15 ottobre 1944, ore 10
Cara moglie e bimbe mie care,
quando riceverete questo mio scritto io non ci sarò più: muoio con uno strazio nel cuore, solo quello di non potervi piú vedere e di non poter più stringere per l'ultima volta fra le mie braccia; cara moglie abbiamo vissuto per venticinque anni assieme nel più perfetto accordo fra le gioie delle nostre bambine e nessuna nube è mai venuta a disturbare la nostra pace e la nostra unione.
Invece ora sarò separato per sempre da voi tutte che ho sempre tanto amato e che non vivo che per voi, ancora pochi minuti per dirvi tutto lo strazio del mio cuore martoriato, e poi sarò fucilato con i miei quattro compagni dalle belve nazifasciste.

So quale strazio che ti porta questo mio ultimo biglietto tu sai che io sono sempre stato un vero padre per la mia famiglia come un vero partigiano per la nostra causa e per la nostra libertà; so nelle condizioni in cui ti lascio priva di tutto quello che possedevi nella nostra casa e ora anche di me che ero l'unico sostegno vostro, fatti coraggio moglie mia e sii forte, pensa che hai due figlie che io tanto adoravo e che tu ora devi difendere e proteggere, pensa alla piccola Iuci alla Adriana che è nel vortice delle insidie nazifasciste, e cosi ti farai tanto coraggio e tanta forza da poter sopportare il grande dolore che ti porta questo scritto.

Adriana cara,
tuo papà ti lascia per sempre, ma anche dal di là ti proteggerà; tu hai un'età che ormai comprendi e un dovere da compiere, tu mi capisci vero? sii coraggiosa come sempre e difendi tu la causa che a tuo padre fu negata dalle canaglie nazifasciste; pensa a tua madre a tua sorellina.

Cara moglie e bambine,
non piangete e siate orgogliose del vostro caro marito e padre, a 18 anni feci diciotto mesi di carcere, e ora a 41 do la vita mia per il mio ideale e per la libertà della nostra patria. Vi mando il mio ultimo saluto, il mio forte abbraccio a te moglie mia cara e alla piccola Iuci e a te cara Adriana; falle tanto coraggio alla mamma.
Vostro padre e marito.
Giuseppe Salmoirago