La Guardia nazionale repubblicana

Cenni storici



Il 18 settembre 1943 Mussolini fece, alla radio di Monaco di Baviera, il suo primo discorso dopo essere stato "liberato" dalla prigionia al Gran Sasso: "Dopo un lungo silenzio ecco che nuovamente vi giunge la mia voce [...] È la voce che vi ha chiamato a raccolta in momenti difficili e ha celebrato con voi le giornate trionfali della Patria [...]"1.
Tre giorni prima la radio aveva diffuso un comunicato dell'agenzia ufficiale di stampa romana Dnb in cui si annunciava che Mussolini aveva ripreso "la suprema direzione del fascismo in Italia". Alessandro Pavolini era stato nominato segretario del ricostituito partito fascista, che aveva assunto il nome di Partito fascista repubblicano; il "duce" aveva inoltre deciso di ricostituire la Milizia volontaria per la sicurezza nazionale, mettendola agli ordini del generale Renato Ricci2.
Nel discorso da radio Monaco, Mussolini ritornava sull'argomento: "Nell'attesa che il movimento si sviluppi sino a diventare irresistibile, i nostri postulati sono i seguenti: 1) riprendere le armi al fianco della Germania del Giappone e degli altri alleati [...]; 2) preparare senza indugio la riorganizzazione delle nostre forze armate attorno alle formazioni della milizia"3.
L'intenzione di Mussolini era quindi quella di creare un esercito di partito formato dalla milizia e sotto il comando di Ricci: contro questo proposito si schierarono subito Rodolfo Graziani, ministro della Guerra, Gastone Gambara, capo di stato maggiore dell'Esercito e altri generali che sostennero invece si dovesse costituire un esercito nazionale, apolitico e unitario. E non solo: Graziani affermò che "la milizia è odiata e deve essere disciolta immediatamente. Le forze di polizia di qualsiasi specie debbono dipendere dal ministero delle Forze armate [...]"4.
Mussolini che "non era mai stato incline a prendere da solo decisioni brutali e definitive"5, nella prima riunione del Consiglio dei ministri, il 27 settembre, evitò di giungere a una conclusione "sul problema se la milizia del partito dovesse costituire lo scheletro del nuovo organismo militare, o se occorresse procedere alla creazione di un esercito regolare repubblicano"6.
Il 3 ottobre Graziani presentò al capo della Repubblica sociale italiana il suo promemoria. Mussolini si dichiarò d'accordo e, in una lettera a Hitler, affermò che "le sue idee [di Graziani] sono chiare e soprattutto realizzabili"7.
Ma se "l'accordo tra lui e Graziani era in proposito perfetto [...], gli articoli 18 e 19 della legge che, stabilendo la assoluta 'apoliticità' delle Forze armate, comporta[vano] il virtuale scioglimento della Milizia in quanto tale, poiché [era] destinata a divenire una qualsiasi specialità dell'Esercito [... furono] oggetto profondo di divergenze"8.
Il segretario del partito Pavolini e il generale Ricci diedero battaglia "a fondo, con tutti gli argomenti politici, vecchi e nuovi, a loro favore"9.
Graziani a questo punto minacciò di dimettersi e riuscì a premere affinché gli articoli controversi rimanessero nel testo del decreto.
Nella seconda riunione del Consiglio dei ministri, la mattina del 28 ottobre, Mussolini annunciò che: "Gli accordi con lo Stato maggiore germanico [...] ci permettono di preparare nuove unità i cui contingenti ci saranno forniti oltre che dai volontari, anche dalle classi di imminente chiamata [...] In base a queste linee fondamentali verrà dato sollecitamente ordinamento all'Esercito Nazionale Repubblicano [...] Come fu già annunciato, la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale farà parte integrante dell'Esercito e vi formerà, analogamente al corpo degli alpini e dei bersaglieri, il Corpo delle Camicie Nere"10.
La tesi di Graziani e di Gambara sembrò prevalere.
Venne subito "data mano all'organizzazione del 'Corpo delle Camicie nere', e una parte del personale già appartenente alla Divisione Legionaria 'M' fu inviato a Vercelli e a Novara per la costituzione di una Divisione Legionaria che sarebbe stata comandata dal generale Diamanti"11.
Ma il progetto era destinato al fallimento. Pavolini e Ricci si rivoltarono apertamente: quest'ultimo rifiutò di accettare gli ordini di Gambara e di sciogliere la milizia12.
Ricci insistette "per la creazione di un nuovo organismo che desse la possibilità di inglobare nella Milizia i carabinieri" ed affidò al generale Nicchiarelli "l'incarico di preparare uno schema di costituzione di un Corpo, denominato Guardia Nazionale Repubblicana, formato dalla Milizia, dai Carabinieri e dalla Polizia dell'Africa Italiana. A questo nuovo corpo dovevano essere affidati tutti i compiti di polizia e di guerra già di competenza dei corpi che lo avrebbero formato"13.
Trascorsero settimane critiche.
Il 17 novembre il generale Canevari, per incarico di Graziani, informò Mussolini che Ricci si rifiutava di sciogliere la milizia. La risposta del "duce" fu tassativa: "Tutto resta come era stato deciso [...] È ora di finirla con Ricci, in sostanza è una questione di ambizione personale!"14.
Ma, poche ore dopo, alla presenza di Ricci, "di fronte al penoso dissidio tra esercito e partito", Mussolini capitolò15.
"Il giudizio tedesco sul riarmo italiano si era [nel frattempo] irrigidito [...] Le pressioni di Graziani e di Canevari per avere un esercito non politico, reclutato in gran parte proprio tra quegli internati che i tedeschi ritenevano 'infidi' [...] alimentarono le diffidenze tedesche"16. L'esito negativo di una missione del generale Canevari a Berlino per calmare le diffidenze tedesche ebbe su Mussolini "l'effetto immediato di [...] costringerlo a prendere posizione contro Graziani nella questione della Milizia"17.
Il 29 novembre il prefetto Giovanni Dolfin, segretario personale di Mussolini, annotò nel suo diaro: "La vessata questione della Milizia dopo una serie di nuove discussioni è stata risolta come ormai si prevedeva, cioè col pieno trionfo della tesi autonomista di Ricci, appoggiata dal partito. La Milizia passa in blocco alla guardia repubblicana, che avrà ordinamento e bilancio proprio ed il cui comandante sarà alle dirette dipendenze del Duce.
Ciò significa la costituzione di un altro esercito. Si parla infatti già con ironia dell'esercito apolitico di Graziani e di quello politico di Ricci. Ma siccome questa formazione avrà anche i compiti dell'Arma dei carabinieri, ci saranno nuovi motivi di conflitto, anche con la polizia [...] Buffarini [...] si dà anima e corpo ad ingrossare le fila della polizia ausiliaria; il partito fa lo stesso con le sue squadre [...]"18.
In effetti "la lotta interna per il controllo delle forze armate a disposizione del governo di Salò portò in pratica alla creazione di una serie di eserciti e di forze di polizia private che obbedivano molto vagamente all'autorità centrale"19.
"La decisione presa da Mussolini [...] di autorizzare finalmente Ricci a organizzare una nuova milizia nazionale, aumentò la confusione e le reciproche diffidenze e moltiplicò gli uffici di reclutamento"20.
"In un certo senso, Mussolini ne era contento perché poteva contare su un'intricata rete di fazioni rivali, a volte ai limiti del tradimento, che gli permettevano, manovrandole ora in una direzione ora nell'altra, di mantenere una certa iniziativa nel controllo del governo"21.
Il 16 dicembre, nel corso della quarta riunione del Consiglio dei ministri, venne approvato lo schema di Decreto legislativo (che reca la data dell'8 dicembre) riguardante le norme per l'ordinamento e il funzionamento della Guardia nazionale repubblicana22. Esso prevedeva, come si è detto, la fusione completa della Mvsn (comprese le milizie speciali: ferroviaria, portuaria, postelegrafica, stradale, forestale, e confinaria), dell'Arma dei carabinieri e del Corpo della Polizia dell'Africa italiana23. Prevedeva inoltre "l'accentramento nell'ambito provinciale di tutti gli organi esecutivi della Guardia nelle mani di un solo responsabile [e la] conservazione fino al Comando di battaglione dell'organizzazione periferica dell'Arma dei carabinieri. Essa era stata collaudata da moltissimi anni di esperienza ed era sembrato opportuno mantenerla (salvo alcuni casi di denominazione: 'tenenze' e 'stazioni', che verranno chiamate rispettimente 'presidi' e 'distaccamenti' "24.
Alla Gnr fu affidato il compito "di difendere all'interno le istituzioni e di far rispettare le leggi della Repubblica, di proteggere l'incolumità personale e i beni dei cittadini, di garantire l'ordinato svolgimento di tutte le manifestazioni singole e collettive dell'attività nazionale"25.
Il 24 dicembre venne reso noto il Decreto istitutivo della Gnr che "tacitamente rendeva inoperante il 'Corpo delle Camicie Nere' e che segnava la cessazione ufficiale dell'Arma dei carabinieri su tutto il territorio della Rsi"26.
Ma "se le squadre del partito non erano in condizioni di controllare le formazioni di 'ribelli' in continuo sviluppo, la neonata milizia di Ricci era ancor meno in grado di fronteggiare il fenomeno partigiano nell'intiero paese. Questo non distolse però Mussolini dall'emanare istruzioni. La Guardia nazionale repubblicana [...] era stata costituita [...] come 'la quarta forza armata della repubblica'. In origine essa era formata da alcuni elementi rimasti nel Nord disposti a collaborare col nuovo regime e da qualche gruppo della vecchia milizia fascista soppressa nel luglio precedente. Ma il problema fondamentale per la costituzione di una forza armata del nuovo regime era rappresentato dal fatto che la maggior parte delle classi tra i 20 e i 40 anni era internata in Germania, e benché la nuova Guardia nazionale repubblicana a parole riuscisse a raccogliere, insieme con i suoi vecchi quadri circa 150.000 uomini, si trattava per lo più di ragazzi tra i 15 e i 17 anni senza disciplina e senza addestramento militare"27.
Già nel dicembre 1943 Mussolini si rese conto delle difficoltà della situazione e che non vi era "tempo da perdere" ed ordinò di compiere il massimo sforzo per stroncare il ribellismo ed in particolare di liberare il Piemonte "dai cosiddetti partigiani, alleati del nemico [...] prima di marzo"28.
Nel gennaio 1944 la Milizia volontaria per la sicurezza nazionale venne incorporata nella Gnr come previsto dai decreti istitutivi. Il passaggio avvenne gradualmente.
"Furono sciolte le legioni e i battaglioni e costituiti i Comandi provinciali, i reparti 'Op' e poste le basi della [...] organizzazione territoriale [...] Sempre in gennaio venne incorporata nella Gnr anche l'Arma dei carabinieri [...] La Guardia nazionale repubblicana venne quindi articolata in reparti operativi, formati qualche volta sull'ossatura di alcuni vecchi battaglioni 'M', e in reparti territoriali che guarnirono circa 8 mila presidi del territorio della Rsi [...] Nel mese di marzo 1944 anche la Polizia Africa Italiana passò alla Gnr29".
Il contributo della Pai fu tuttavia quasi nullo e pessimo. Essa era dislocata a Roma e lì rimase, attendendo l'arrivo degli anglo-americani: tutti i tentativi per trasferirla nell'Italia settentrionale fallirono30.
Nell'aprile si ebbero le nomine del tenente generale Italo Romegialli a vicecomandante generale e del tenente generale Niccolò Nicchiarelli a capo di stato maggiore31.
Nell'agosto 1944 una nuova crisi scosse i vertici della Rsi.
"Vi era l'insolubile problema dei limiti [...] della disponibilità di uomini, infelice oggetto di contesa tra i rivali organismi competenti tedeschi: le autorità militari tedesche nell'Italia del Nord li richiedevano per reparti ausiliari della contraerea, il Comando delle Ss per unità direttamente sotto il loro controllo per la guerra antipartigiana, la locale organizzazione Todt per la costruzione di lavori di difesa e per riparare le vie di comunicazione, gli uffici locali del Gauleiter Sauckel per il lavoro civile nelle industrie in Germania, e la missione armamenti del generale Leyers per il mantenimento sul luogo di una sufficiente forza lavorativa per la produzione bellica italiana sotto il controllo tedesco"32.
In particolare la richiesta tedesca di 5.000 uomini, da adibire alla sorveglianza dei campi di aviazione in Germania, e la contemporanea richiesta del ministero della Guerra di 7 mila uomini appartenenti ai battaglioni giovanili della Gnr fecero precipitare la situazione.
Mentre il 5 agosto i tedeschi facevano irruzione nelle caserme prelevando 3 mila carabinieri (2 mila erano stati reclutati "volontariamente"33), Ricci rispondeva negativamente alla richiesta di Graziani34 (che, tra l'altro, a causa del vero e proprio fallimento della Gnr, il 25 giugno era stato incaricato da Mussolini di coordinare personalmente tutte le attività militari per fronteggiare e debellare il "banditismo")35.
"Tra Graziani e Mussolini corsero parole grosse. Mussolini stesso dovette intervenire, convocando la notte del 18 agosto il comandante generale [della Gnr], il quale però anche di fronte al Capo della Rsi, mantenne il suo punto di vista. A questo punto Mussolini tagliò corto e il giorno seguente esonerò Ricci dall'incarico"36 ed assunse direttamente il comando della Guardia.
Il primo provvedimento di Mussolini fu quello di ordinare il passaggio della Gnr nei ranghi dell'Esercito, disponendo nello stesso tempo che i compiti di polizia della Guardia cessassero il 31 dicembre37.
Il "duce" tentò infine di mantenere sotto il controllo italiano le migliaia di uomini richiesti per la contraerea, costituendo la Divisione contraerea e controcarri "Etna", che venne affidata al generale Giuseppe Volante ed alla quale vennero fatti affluire quei reparti della Gnr fino ad allora autonomi38.
Nel mese di novembre Mussolini dispose infine che i comandi provinciali della Gnr si unificassero con quelli dell'Esercito39.
L'attività partigiana, intanto, era divampata durante l'estate in tutta l'Italia occupata e particolarmente in Piemonte.
I "ribelli", nonostante il proclama con cui il generale inglese Alexander li invitava a cessare le operazioni su larga scala e a trascorrere l'inclemente stagione nelle loro case, si stavano apprestando a passare un secondo inverno in montagna, fiduciosi che la primavera avrebbe portato loro la vittoria.
I seicento giorni della repubblica di Salò volgevano alla fine, Mussolini esponeva già ai suoi più stretti collaboratori l'idea del "ridotto" in Valtellina.

Piero Ambrosio


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