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Premessa
Il voto nel Vercellese
Il voto nel Biellese
Il voto in Valsesia
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Premessa
Alla prova del referendum istituzionale la provincia di Vercelli giunge dopo che tutto il suo territorio è stato
protagonista e testimone degli eventi legati alla guerra di liberazione. Non c'è regione di pianura, collina o montagna che non
abbia vissuto, pur con diversa intensità, il dramma dell'8 settembre, la crescita del ribellismo, la reazione dei
nazifascisti, l'insurrezione e la ritirata tedesca.
All'indomani della conclusione della guerra il dibattito sull'idea del futuro coinvolge in maniera totalizzante
non solo le forze politiche ricostituitesi, ma anche le comunità sulla cui esperienza quotidiana il vissuto della guerra
ha infuso una volontà di partecipazione direttamente proporzionale alla consapevolezza della fondamentalità del
momento. Ne è testimonianza l'alto livello di afflusso alle urne, pari al 92,6 per cento, con una identità pressoché
assoluta di percentuale degli uomini e delle
donne1.
Le tre regioni del territorio provinciale di allora contribuiscono con percentuali lievemente, ma
significativamente, differenziate: nel Vercellese si riscontra la frequenza più elevata, con il 93,5 per cento, seguito dal Biellese con il
92,4 per cento e dalla Valsesia con l'89 per cento. La regione dell'alta montagna valsesiana, con un corpo elettorale pari al 2,1 per cento di quello provinciale,
risulta sensibilmente sotto la media, con la pur elevata percentuale dell'82,5 per cento, mentre il primato
dell'affluenza spetta alla pianura risicola dell'alto Vercellese, che rappresenta circa il 4 per cento dell'elettorato provinciale,
con il 95,2 per cento. Tutte le altre aree si collocano intorno al valore complessivo, anche se si può individuare la
tendenza delle aree di montagna ad una partecipazione leggermente meno elevata, ma il dato, più che fornire una
conferma della minor sensibilità partecipativa nelle aree culturalmente più chiuse ed economicamente più arretrate,
sorprende al contrario per la capacità di richiamo del momento, mai più verificatasi a questi livelli.
L'eccezionale mobilitazione consente di analizzare un quadro ripulito degli interrogativi sulla
veridicità rappresentativa del voto: gli elettori della provincia di Vercelli credono in massa alla necessità di esercitare il
proprio diritto e dovere di voto, aldilà della già significativa capacità di mobilitazione che i partiti riescono a mettere
in campo. Inoltre la percentuale delle schede bianche, considerata nella sua totalità, si ferma al 4,7 per cento e non
è tale da aprire margini di incertezza nelle valutazioni globali dei risultati.
La fisionomia politica del territorio si è già delineata in occasione degli appuntamenti elettorali comunali di
marzo e aprile, ma il voto per la Costituente riesce a puntualizzare più dettagliatamente gli orientamenti e consente un
primo confronto con il voto referendario.
Chiamato ad esprimere una scelta precisa sul partito, l'elettorato provinciale opta prevalentemente per le
sinistre, attribuendo al Psiup il 29,9 per cento e al Pci il 28,8 per cento, mentre la Dc ottiene la maggioranza relativa con
il 31,4 per cento dei consensi, a riprova di una polarizzazione in atto che si innesta in termini inequivocabili sulla
scelta istituzionale. | |
Le percentuali del voto favorevole alla repubblica sono leggibili, con approssimazione vicina alla realtà
soprattutto nel Biellese e nel Vercellese (meno in Valsesia), come la somma delle opzioni nei confronti dei partiti
dichiaratamente repubblicani, mentre gli elettori moderati di centro e di destra, i cui referenti partitici non hanno dato esplicite
indicazioni di voto, scelgono la monarchia. Il dato è stato interpretato come la reazione democristiana al potere assediante
delle sinistre nel Biellese, oppure come una controspinta compensativa dei moderati rispetto al nuovo, incarnato
nella repubblica, ma soprattutto propugnato dalle sinistre, con l'effetto di un riequilibrio conservatore nel
Vercellese2.
In Valsesia, dove il dibattito politico è meno vivace, particolarmente nell'alta valle, il voto è vissuto in senso
più istituzionale e il risultato non è una somma aritmetica politicamente predefinibile, considerati gli otto punti
percentuali che separano la somma dei voti delle sinistre (46,2 per cento) dal valore con cui si afferma la repubblica (54,1
per cento): ne costituisce una spia significativa, anche se non tale da giustificare numericamente il travaso di voti da
un blocco all'altro, il successo della repubblica in comuni quali Balmuccia, Cervatto e Scopa, isole repubblicane in
un contesto decisamente monarchico, ma politicamente conformi alla caratterizzazione bianca dell'area.
Rispetto al contesto regionale la provincia di Vercelli, con il 61,7 per cento, si colloca al terzo posto, dopo
le province di Novara (63,6 per cento) e Alessandria (61,8 per cento) e prima di quella di Torino (58,2 per cento)
nella graduatoria dei suffragi repubblicani, mentre nelle province di Asti e Cuneo prevale la monarchia (il collegio
Torino-Novara-Vercelli fa registrare complessivamente una media del 60 per cento). | 
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Nel territorio della provincia sono leggibili tendenze e orientamenti riscontrabili in altre aree, accanto alle
specificità rivelate da un'analisi più dettagliata. In linea di massima le zone a vocazione industriale prevalente, di
pianura, montagna o collina, costituiscono i bacini di consenso più netto per la repubblica. Le aree agricole di pianura
si caratterizzano soltanto lievemente in senso più monarchico e comunque non uniformemente: sono ben
circoscrivibili sul territorio i sottoinsiemi in cui la devozione contadina alla tradizione e al conservatorismo si traduce nel voto
alla monarchia. Nei due centri urbani di più ampie dimensioni lo scarto percentuale del voto risulta
significativamente inferiore alla media, il che può essere almeno parzialmente interpretato come segnale del radicamento della
monarchia nella mentalità urbana, soprattutto nel ceto proprietario nobiliare e nella alta borghesia industriale che sono
presenti sia a Vercelli che a Biella. In effetti, mentre per il Biellese si prospettano contraddizioni tra gli orientamenti
della città e del territorio, nel senso che il voto urbano è più conservatore, nella realtà del Vercellese il capoluogo
ha storicamente un ruolo egemone sulla regione circostante che se da un lato ne accentua la specificità urbana,
dall'altro riesce a permeare e modellare le tendenze anche in campo politico. | |
Analizzando i dati suddivisi per fasce altimetriche risulta confermata l'uniformità nell'orientamento
istituzionale delle scelte, con qualche significativa variazione: infatti le regioni di montagna e di collina producono risultati
pressoché identici, con una vittoria repubblicana rispettivamente pari al 62,8 per cento e al 62,6 per cento, mentre nelle
regioni di pianura il dato si attesta al 60,3 per cento. Soltanto un'analisi più approfondita può evidenziare che alla base
del risultato ci sono dinamiche non omogenee legate alle caratteristiche economiche, sociali e culturali di ciascuna area. | 
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Il territorio provinciale risulta molto frazionato dal punto di vista amministrativo, suddividendosi, al giugno
del '46, in 163 comuni di cui 50 hanno meno di cinquecento elettori e solo 2 ne contano pił di diecimila, oltre a Biella e Vercelli.
Proprio questi due centri
fanno registrare risultati simili, con una vittoria repubblicana sotto la media provinciale rispettivamente di 3 e di 4,7 punti percentuali (a Biella la repubblica vince con il 58,7 per cento, a Vercelli con il 57). La curva del consenso per
la repubblica risulta di poco inferiore
alla media nei comuni fra i cinquecento e i mille elettori (60,6 per cento), sale al 62,1 per cento nei comuni fra i
mille e i duemila elettori, raggiunge l'apice nei comuni fra i duemila e i tremila elettori (66,9 per cento), decresce
nei comuni fra i tremila e i quattromila elettori (65,8 per cento) e gli altri di elettorato superiore (62,7 per cento), tornando
poco al di sotto del punto di partenza nelle due realtà urbane considerate nell'insieme. |

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Oltre alla dimensione demografica incide significativamente sull'orientamento la distribuzione per settore di
attività economica. Nei comuni che contano una percentuale di addetti all'agricoltura pari e superiore al 50 per cento
della popolazione attiva, il consenso repubblicano è al 57,7 per cento ma cresce fino al 62,4 per cento se si prendono
in considerazione i comuni con oltre l'80 per cento degli impiegati nel settore primario. L'equazione cultura
contadina-conservatorismo è dunque impropria come criterio universale di analisi del voto. Laddove l'industria tiene
occupato il 50 per cento e oltre della popolazione attiva, la repubblica si afferma con il 65,2 per cento dei voti validi,
percentuale che cresce fino al 73,8 per cento considerando i comuni con oltre il 75 per cento di impiegati nell'industria e
raggiunge il 74,3 per cento se si selezionano i comuni con oltre l'80 per cento di addetti al settore secondario. La cultura
della fabbrica produce l'apertura alla novità istituzionale in termini più marcati rispetto alla cultura contadina, ma
senza che si possa parlare di un dualismo di tendenze. | |
Un'ulteriore interessante analisi, prima di passare in rassegna le tre regioni in cui si divideva nel '46 il
territorio provinciale, riguarda l'insieme dei comuni in cui si afferma la monarchia: sono 36, distribuiti per la metà in
Valsesia e per un terzo rispettivamente nel Biellese e nel Vercellese. In 19 casi sono comuni al di sotto dei cinquecento
elettori, 9 fra i cinquecento e i mille, 6 fra i mille e i duemila, soltanto 2 oltre i duemila; 23 di essi appartengono alla
regione di montagna, 7 alla regione di collina, 6 alla pianura. La loro popolazione è prevalentemente agricola, con il
65,6 per cento degli addetti, rispetto al 27,7 per cento di addetti all'industria. La percentuale complessiva di voti
alla monarchia è piuttosto alta, il 54,2 per cento contro il 38 per cento dei voti alla repubblica e il 7,8 per cento di
schede bianche e nulle, a testimonianza di una scelta netta. Il binomio cultura contadina-dimensione demografica
ridotta interagisce a determinare esiti di successo monarchico, anche se la sua valenza non è generale sulla variegata
realtà provinciale: infatti, nei 127 comuni dove vince la repubblica la media di addetti all'agricoltura è comunque
superiore al 50 per cento a fronte del 38 per cento di impiegati nel settore industriale. |

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Il voto nel Vercellese
I votanti nel Vercellese rappresentano il 43,2 per cento del totale provinciale, distribuiti in 55 comuni. La
repubblica vince nella quasi totalità di essi, con un dato percentuale globale pari al 58,1 per cento. I comuni monarchici
sono 9, distribuiti in quattro subaree che presentano una preponderanza repubblicana più sensibile nella pianura
risicola del medio e basso Vercellese, di dimensioni più attenuate nella pianura delle baraggie e nelle colline moreniche,
di poche manciate di voti nella zona delle colline prealpine. Nel capoluogo, in cui vota un quarto degli elettori, lo
scarto è di poco inferiore al risultato globale dell'area, con il 57 per cento dei suffragi alla repubblica.
L'affermazione monarchica non è isolata nel caso di Alice Castello, se si considera che si registra un esito analogo anche nei
comuni biellesi limitrofi di Roppolo e Viverone da un lato, mentre a Cigliano, Moncrivello, Borgo d'Ale, Livorno
Ferraris e Saluggia l'affermazione repubblicana è più stentata della media provinciale. È possibile individuare un
sottoinsieme monarchico territorialmente coerente lungo l'asse della carrozzabile che collega la Valsesia con il capoluogo
provinciale nei comuni di Ghislarengo, Greggio, Arborio, con l'appendice di Buronzo, ma il sottoinsieme può allargarsi
a comprendere anche Rovasenda e San Giacomo, dove l'affermazione repubblicana è piuttosto risicata; un'altra
isola monarchica si colloca nel territorio collinare tra Roasio e Lozzolo, mentre nella pianura del medio e basso
Vercellese risultano in controtendenza i comuni di Villata e di Caresana.
All'opposto il voto si caratterizza più nettamente in senso repubblicano lungo l'asse Santhià-Vercelli, con
percentuali superiori al 70 per cento a San Germano, Salasco e Sali. La caratterizzazione socio-economica del Vercellese
è prevalentemente agricola ma questo non comporta un'omologazione di comportamenti elettorali: tra i fattori
che possono aver inciso sulla diversità di tendenze in un'area omogenea si possono annoverare la tradizione delle
lotte agrarie prefasciste, che non riguarda tutto il territorio, l'organizzazione cooperativistica rossa, non radicata in
tutti i comuni della pianura, oltre alle presenze industriali e, come nel caso di Santhià, la presenza della ferrovia con
le sue implicazioni economiche di trasformazione rispetto all'antico assetto agricolo e commerciale. Anche per
quanto riguarda l'esperienza resistenziale si rivela una partecipazione ineguale ed un atteggiamento differenziato, dove
si può leggere, tra l'altro, come afferma Gianni Perona, la traccia di "una cultura contadina che interpreta la
resistenza al fascismo nella forma classica e tradizionale della resistenza allo Stato" e che non si riconosce "nella ipotesi
della lotta armata in formazioni militari irregolari", sottraendo il proprio apporto alla guerra fascista senza aderire al
fronte partigiano3.
Il voto nel Biellese
Nel Biellese si concentra il 46,7 per cento dei votanti distribuiti in 81 comuni. L'affermazione della repubblica
è più netta e raggiunge il 66,7 per cento, cinque punti in più rispetto alla media provinciale.
I comuni monarchici sono soltanto 9: oltre a Roppolo e Viverone, di cui si è già detto, si schiera per la
monarchia tutta l'alta valle del Cervo (Piedicavallo, Rosazza, Campiglia Cervo, Quittengo e San Paolo Cervo), Selve
Marcone, che rappresenta un'isola in un contesto nettamente orientato a favore della repubblica, e Muzzano, dove la
monarchia vince di un soffio, così come nella vicina Graglia capita alla repubblica: anche nel caso dell'alta valle dell'Elvo
si delinea un esito più incerto del voto, considerando che a Sordevolo i consensi monarchici superano il 40 per
cento. Il resto del territorio non fa registrare situazioni incerte se non a Brusnengo, a sottolineare la caratterizzazione
già individuata per i comuni limitrofi di Roasio e Lozzolo (e occorre tenere in considerazione anche il fatto che
anche a Masserano la monarchia supera il 40 per cento), e Gifflenga, in prossimità
dell'enclave monarchica che ha Buronzo
come uno dei capisaldi. Tra le microregioni del territorio, solamente nella pianura
della Baraggia biellese lo scarto
tende ad attenuarsi, mentre la media montagna valsesserina e l'altopiano morenico biellese fanno registrare
affermazioni repubblicane con percentuali superiori al 70 per cento. Un discorso a parte merita Biella-città che si colloca tra i
pochi comuni in cui il voto monarchico supera il 40 per cento (oltre a quelli ricordati, Bioglio e Massazza).
Dunque nel Biellese la vittoria repubblicana è straripante, ove si eccettui una zona montana marginale
ed economicamente arcaica come l'alta valle del Cervo, dove si registrano analogie socio-culturali con l'alta
Valsesia. Contribuisce al risultato senza dubbio la radicata presenza dei partiti della sinistra e la connotazione
economica prevalentemente industriale, insieme ad una fortissima tensione innovativa che è l'effetto dell'esperienza
resistenziale vissuta in tutta la regione con intensità e partecipazione e sentita come espressione della comunità. È
significativo a questo proposito che nel comune di Sala Biellese, sede del Comando di zona partigiano e teatro di uno degli
episodi più eclatanti della guerra, la percentuale di voti per la repubblica raggiunga l'89 per cento e i consensi
monarchici siano inferiori al totale dei voti nulli e delle schede bianche.
Il voto in Valsesia
L'elettorato valsesiano rappresenta il 10,1 per cento dei votanti e si distribuisce in 27 comuni di alta e media
montagna e di collina. La repubblica vince in 9 di essi: Balmuccia, Borgosesia, Breia, Cellio, Cervatto, Quarona, Scopa,
Serravalle, Valduggia. A parte i tre comuni dell'alta valle già menzionati, la prevalenza della monarchia ha contorni
territoriali molto netti, che rispondono ad antiche distinzioni operanti fin dall'epoca della dominazione milanese fra l'Alta
e la Bassa Corte, imperniate sui due comuni principali, Varallo e Borgosesia.
Le due subaree hanno caratteristiche culturali e vocazioni economiche diversificate: nell'alta valle non ci
sono tracce di industrializzazione, prevale la subcultura tipica dei gruppi chiusi con una fortissima emigrazione e un
intenso senso dell'appartenenza locale; l'esperienza resistenziale, benché abbia coinvolto tutto il territorio, è stata
vissuta come un fenomeno esterno (sono infatti quantitativamente ridottissimi gli apporti della popolazione locale
al partigianato, se si esclude Varallo); il radicamento partitico è minimo, inversamente proporzionale al ruolo del
clero e dei piccoli potentati locali, costituiti da gruppi familiari numerosi, spesso in lite tra loro ma unanimi nel
respingere o nel rallentare le novità. La scelta democristiana e monarchica rappresenta una forma di difesa contro il
cambiamento, con la garanzia del mantenimento dello
statu quo fornita dal parroco e dalle gerarchie famigliari.
La bassa valle ha invece un impianto sociale ed economico più moderno e la sua caratterizzazione
demografica risente degli effetti di un'immigrazione legata al primo sviluppo industriale; le sue comunità hanno avuto un
ruolo più attivo nei recenti avvenimenti di guerra, la presenza dei partiti è consolidata, pur mantenendosi le difficoltà
nel fare politica a causa delle ataviche tendenze localistiche.
In questo contesto Varallo rappresenta la sintesi delle caratteristiche della valle, con il suo notabilato
conservatore e fedele alla tradizione cui fa riscontro una classe operaia rilevante da un punto di vista quantitativo, ma
frazionata nelle proprie opzioni politiche, come risulterà più chiaramente dalla divisione del sindacato.
In alta valle, compresa Varallo, la monarchia conquista il 60,2 per cento dei suffragi, mentre il voto nel resto
della valle, compresa Serravalle, premia la repubblica con il 56,6 per cento. Complessivamente l'affermazione della
repubblica è meno netta rispetto alla media provinciale di circa sette punti, attestandosi al 54,1 per cento ed è dovuta
all'elettorato dei comuni nei quali si forgia il primato relativo complessivo delle sinistre nelle votazioni per la Costituente,
vale a dire Borgosesia, Quarona e Serravalle.
note
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