Una biografia di Merico Zuccari



Chi fosse il tenente colonnello Merico Zuccari, comandante del 63o battaglione della Guardia nazionale repubblicana, inviato in provincia di Vercelli nel dicembre 1943 per reprimere il nascente movimento partigiano, è ben noto a chi abbia memoria di quel tragico periodo o si sia documentato: un fanatico che "aveva saputo cospargere di inutile sangue" tutte le zone in cui operò, diventando "più inviso che mai", per usare le parole di un suo ufficiale, il capitano Aldo d'Agostini, che aveva avuto modo "di conoscere le angherie e i soprusi perpetrati dai componenti il 63o battaglione".
Il capitano d'Agostini (comandante del battaglione giovanile "Camilluccia", che il 1 marzo 1944 fu unito al 63o battaglione per formare la legione "Tagliamento") in un suo scritto affermò che "a Vercelli la popolazione non aveva che senso di paura e di avversione per i legionari" e ricordò che il giorno stesso della costituzione della legione, essendo stato il reparto inviato a Milano per domare lo sciopero generale, Zuccari in piazza Duomo, "dette una dimostrazione orientativa dei suoi metodi con un gruppo di suoi ufficiali, distribuendo schiaffi e pugni a tutti, giovani e vecchi, che non lo salutavano. Intanto i suoi ufficiali contribuivano a questa scena picchiando altri o gli stessi già malmenati. Nessuno certo poté reagire: sulla piazza erano in armi oltre 300 legionari". E ancora: "Mi diceva il suo odio per l'umanità che gli faceva schifo, e che avrebbe voluto passare con le ruote sulla testa di tutti. Ho subito gli interminabili racconti di gran bastonature generali delle popolazioni fatte in varie città e paesi d'Italia. Aveva la passione per gli incendi e ne parlava come di spettacoli meravigliosi".
E, se non bastasse, aggiunse: "La sua azione determinava da parte del popolo verso i nostri reparti un odio profondo e incancellabile [...] Ordini di fucilazioni e di rappresaglie imponenti venivano dati con una facilità e irriflessività sbalorditiva [...] L'ho visto violentemente irritato perché il magg. Ragonese non gli aveva trovato in Varallo - già rastrellata numerosissime volte - 20 persone da fucilare per rappresaglia".
Ma la "repugnanza e il rammarico di aver avuto a che fare con la Tagliamento è manifestata anche da comandanti di altri reparti armati della stessa Rsi", come è ben documentato nella requisitoria del vice procuratore militare Egidio Liberti nel processo contro Zuccari e altri quindici, celebrato nel 1952 di fronte al Tribunale militare di Milano, edita nel 1974 dall'Istituto con il titolo "Quando bastava un bicchiere d'acqua" e prossimamente riedita in formato elettronico (sarà possibile scaricarla gratuitamente da questo).
Dopo aver insanguinato la provincia di Vercelli fino alla fine di maggio del 1944, la legione "Tagliamento" fu inviata nelle Marche e successivamente nel Veneto e in Lombardia.
Di Zuccari e dei reparti da lui comandati l'Istituto e la sua rivista di storia contemporanea "l'impegno" in più di trent'anni di attività si sono occupati con la pubblicazione di documenti, saggi e memorie. Tuttavia molti aspetti della sua vita erano rimasti ignoti ai più. Certo chi avesse letto la citata requisitoria sapeva, ad esempio, che la "Tagliamento" fu bloccata il 3 maggio 1945 nei pressi di Revò, nel Trentino; che Zuccari durante le trattative di resa "mantenne atteggiamento remissivo, tanto da cadere un paio di volte in svenimento" e che poi "provvide subito a tagliarsi la `mosca' e, dopo essersi ben provvisto il sacco alpino di burro ed altri generi commestibili", fece perdere le sue tracce. Si sapeva anche che era fuggito in Argentina, da cui era ritornato in seguito all'amnistia del luglio 1959, per morire nel dicembre dello stesso anno.
Del suo ritorno in Italia scrisse anche uno dei suoi legionari, diventato un noto scrittore, Carlo Mazzantini, che nelle sue opere dedicò alcune pagine impietose al suo ex comandante.
Negli anni scorsi ho ricostruito parte della sua biografia (soprattutto per quanto riguarda la carriera militare), che sintetizzo: Zuccari era nato a Saavedra (Buenos Aires) il 4 novembre 1906, da genitori originari di Montefano (Mc), che erano rimpatriati l'anno seguente. Nel 1922 si era iscritto al fascio; squadrista, aveva partecipato alla marcia su Roma, poi aveva prestato servizio in fanteria, raggiungendo il grado di capitano. Nel 1936 aveva preso parte alle azioni militari in Africa orientale, dove era stato decorato di croce di guerra; durante la seconda guerra mondiale aveva combattuto sul fronte greco-albanese, dove era rimasto ferito, con menomazione del braccio destro. Nel novembre del 1942 era stato inquadrato, con il grado di centurione (ovvero capitano) nella 6a legione universitaria della Milizia; nel maggio 1943 era stato trasferito, con il grado di seniore (maggiore), al 41o battaglione, che, alla fine del mese di giugno, era confluito nel Gruppo battaglioni "Tagliamento" della divisione legionaria corazzata "Centauro". All'inizio di settembre era stato trasferito al 63o battaglione, incorporato nella stessa divisione. Dopo l'armistizio, prima ancora che fosse costituita la Repubblica sociale italiana, il 63o battaglione (composto perlopiù da uomini provenienti dall'Italia centrale e dalle regioni del Nord-Est), assieme ad altri reparti, era entrato a far parte della II divisione paracadutisti tedesca e i suoi componenti avevano pronunciato il giuramento militare tedesco. Dapprima impiegato sulle montagne appenniniche in operazioni di rastrellamento degli ex prigionieri angloamericani fuggiti dai campi di concentramento, alla fine di novembre era stato inviato in provincia di Brescia e nel mese di dicembre in provincia di Vercelli. Nel frattempo Zuccari era stato promosso al grado di 1o seniore (tenente colonnello).
Ora è possibile ripercorrere - in modo sufficientemente dettagliato - tutte le fasi della vita di Zuccari nella tesi di laurea di un suo concittadino, Francesco Domizi: "Merico Zuccari: un montefanese, tra fascismo e Repubblica di Salò" (relatore prof.ssa Dianella Gagliani, Università degli studi di Bologna, Facoltà di Lettere e Filosofia), di cui la rivista "l'impegno" ha pubblicato alcuni paragrafi nel numero uscito a dicembre.
Apprendiamo così (sempre per limitarci a qualche esempio) che Zuccari frequentò scuole di agraria a Macerata, Genova e Todi, diplomandosi perito nel 1926, e soprattutto che nel periodo in cui visse al paese d'origine partecipò attivamente a contrasti in seno al fascismo locale. In una informativa dei carabinieri del luglio 1929 si legge che era "attaccabrighe ed incline alla violenza" e che già nel 1924 era stato condannato per lesioni.
Rinviando gli interessati alla lettura del saggio, chiudo con una precisazione: l’accentatura esatta del nome e del cognome del “colonnello” è Merìco Zuccàri. (Piero Ambrosio)