Quando assunsi - nel dicembre 1980 - l’incarico di direttore dell’Istituto, promossi subito la pubblicazione di una rivista di storia contemporanea del Vercellese, del Biellese e della Valsesia. Valutato positivamente il progetto, si aprì una vivace discussione per la scelta della testata: il presidente Cino Moscatelli suggerì “La Stella Alpina”, mentre i consiglieri vercellesi e biellesi espressero netto disaccordo, ritenendo che il richiamo al giornale della Resistenza valsesiana - oltre che inadatto - non fosse rappresentativo di un Istituto che aveva assunto la dimensione provinciale. Il Consiglio direttivo accettò infine la seconda proposta, “l’impegno”, che richiamava un periodico di alcuni anni prima del movimento studentesco valsesiano. Confesso che la soluzione “di compromesso” non mi entusiasmò, avendo caldeggiato l’adozione di una testata che contenesse il riferimento alla storia contemporanea. Anche per questo motivo non firmai i primi numeri, fino a quando accolsi l’invito del nuovo presidente, Elvo Tempia Valenta “Gim”.
Il “numero zero” - uscito nell’aprile 1981 - non mi soddisfece, ma l’importante era aver iniziato, con una certa audacia (considerando la situazione dell’Istituto all’epoca), un’impresa che avrebbe dato i suoi frutti negli anni seguenti.
Tra alti e bassi, variazioni di periodicità (da semestrale a quadrimestrale, poi trimestrale e infine nuovamente semestrale) e qualche pressione di troppo, soprattutto da parte di chi aveva come modello ispiratore più un notiziario partigiano che una rivista di storia, “l’impegno” compie trent’anni.
Con il numero di dicembre 2010 (il diciottesimo della nuova serie) sono stati pubblicati ottantacinque numeri, a cui hanno collaborato duecentosessantaquattro autori (tra cui alcuni stranieri: perlopiù britannici, ma anche due svizzeri, un russo e un australiano): protagonisti o testimoni delle lotte del movimento operaio e contadino, dell’antifascismo e del-la Resistenza, insegnanti, studenti, ricercatori di storia, giornalisti, sacerdoti, esponenti politici, docenti universitari. Non pochi ci hanno, nel frattempo, purtroppo lasciato: un commosso ricordo ed un ultimo ringraziamento da parte mia.
Oltre settemila pagine (di cui circa cinquemila di formato grande), oltre mille articoli (di cui circa settecentocinquanta saggi): un notevole patrimonio messo a disposizione della collettività da un Istituto che - come amiamo ricordare - si configura sia come centro di ricerca di storia contemporanea sia come servizio culturale nel senso più ampio del termine.
Da una decina d’anni molti articoli sono stati ripubblicati nel sito web dell’Istituto, mentre - più recentemente - i numeri della nuova serie sono stati convertiti anche in versione elettronica, immessi nel sito web in versione integrale e segnalati ad una mailing list di alcune migliaia di indirizzi, favorendo in tal modo una maggiore diffusione e conoscenza. È ora nei programmi dell’Istituto la realizzazione della versione elettronica di tutti i numeri editi.
Ritengo di poter affermare, con soddisfazione, che (pur con molti limiti) la rivista ha ricoperto in tutti questi anni un ruolo - tra gli altri parimenti importanti - fondamentale nella vita dell’Istituto.
Trent’anni di vita della rivista, tanti quanti sono stati (anche se non esattamente coincidenti) gli anni in cui ho avuto l’onore di dirigere l’Istituto: i miei anni più intensi e importanti. Tanti, tutto sommato. Imprevedibilmente.
Dopo aver lasciato la direzione dell’Istituto lo scorso anno, è giunto ora il momento di passare “il testimone” anche per la direzione della rivista. Con una certa commozione, lo confesso.
Nel tempo mi è accaduto più volte di sfogliare la collezione e di richiamare alla memoria persone ed episodi, soddisfazioni e difficoltà. Volti e pagine che in queste ultime settimane si sono riaffacciati. Ma non voglio soffermarmi troppo né sui ricordi né sulle nostalgie.
Voltiamo, dunque, pagina.
Ringrazio ancora tutti i collaboratori, che hanno contribuito con i loro scritti a realizzare e arricchire queste pagine; auguro lunga vita alla rivista e buon lavoro a chi la dirigerà in futuro, nella certezza che saprà raggiungere nuovi traguardi.
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