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Giovedì 13 aprile 2000 si è svolto a Varallo, organizzato dall'Istituto
in collaborazione con l'Istituto professionale di stato per i servizi alberghieri e
della ristorazione "G. Pastore",
il convegno sui nazionalismi, valido anche come corso d'aggiornamento.
L'iniziativa - che ha avuto il patrocinio della Comunità montana "Valsesia"
e della Città di Varallo -
si è rivelata un prezioso momento di
approfondimento su un concetto storico nato circa due secoli fa, che si credeva fosse stato ormai ridotto a fenomeno
residuale alla fine della seconda guerra mondiale e che invece ha ritrovato vitalità e contenuti diversificati in questi
ultimi decenni.
Dopo la presentazione del tema
da parte di Luciano Castaldi, vicepresidente
dell'Istituto, Brunello Mantelli, docente dell'Università di Torino, ha introdotto i lavori parlando dei nodi storici del
nazionalismo e della loro funzione.
Marco Buttino, dell'Università di Torino,
ha presentato i nazionalismi dell'Europa orientale, nati dal crollo dei regimi comunisti, che
subito hanno scatenato guerre etniche, alcune ancora in atto, nelle quali si tende a sottolineare la diversa immagine di
sé contrapposta all'immagine dell'"altro", che viene resa disumana e quindi demonizzata. Dalle macerie della ex
Jugoslavia e dell'ex Unione Sovietica sono sorte repubbliche miranti a definirsi territorialmente all'interno di
confini "etnici", che non coincidono con i confini politici del passato recente.
Oliviero Bergamini, dell'Università di Bergamo, ha parlato dei nazionalismi americani, illustrando i
meccanismi di costruzione di una nazione che aveva le sue origini in materiali umani eterogenei e compositi.
Nel pomeriggio i lavori sono ripresi con Gaspare Nevola, sociologo e politologo, dell'Università di Trento, che ha parlato dei
nazionalismi dell'Europa occidentale, come ideologie e come comportamenti centrati sull'idea di nazione, distinguendo i
movimenti di nazionalismo storico dai "neonazionalismi", tra i quali il "nazionalismo europeo".
Federico Avanzini, dell'Università di Torino, ha tracciato un ampio e preoccupante panorama dei nazionalismi asiatici e africani,
soffermandosi in modo particolare sul caso dell'India, considerata, per il suo miliardo di abitanti, la più grande democrazia
del mondo, la quale sta vivendo una crisi pesantissima, a seguito del declino del Partito del Congresso, sostituito
dal Partito della nazione indù, appartenente alla destra religiosa, che ha determinato un crescendo di tensione sociale
e razziale, culminata con la distruzione di moschee e di chiese e con assalti ai negozi delle cosiddette minoranze.
Questa situazione presenta molte analogie con la Germania al momento dell'ascesa al potere di Adolf Hitler.
In Cina il
Partito comunista vuole rilegittimarsi riproponendo l'amor patrio, e, non a caso, anche in Cina stanno riemergendo
sentimenti xenofobi.
Il Giappone, che aveva rinunciato a fare i conti con un passato scomodo, con quel nazionalismo legato ad una
concezione mitica, secondo la quale i giapponesi avrebbero un'origine divina, ed aveva affidato agli Usa la
propria difesa e ridefinizione in termini di stato democratico, si trova ora a dover fare i conti con il futuro.
L'ultima relazione, tenuta dall'antropologo Pietro Scarduelli, dell'Università del Piemonte orientale, ha illustrato i nazionalismi dal punto di vista
antropologico, evidenziando come l'identità nazionale, come quella etnica, sia "un trucco, un'illusione, un gioco di
prestigio, costrutti culturali, manufatti mentali, invenzioni tipiche delle élites urbane degli ultimi due secoli, che però
pretendono di essere realtà oggettive e come tali appaiono e vengono credute". Il nazionalismo è un fenomeno politico,
che però presenta anche valenze non politiche, quali la parentela e la religione, citando ad esemplificazione del
concetto espresso l'ossimoro "madre-patria".
Alle relazioni è seguita una tavola rotonda sul tema "I nazionalismi oggi: in declino o in crescita?", cui i relatori
hanno portato il loro contributo. Durante il dibattito è emerso come in Italia negli anni ottanta-novanta siano emerse
sfere separatiste, non a caso proprio nel momento in cui lo stato centrale diminuiva la sua funzione di distributore di
risorse dal centro alla periferia, ed alcuni politici cominciarono ad usare come legame sociale un'idea di specificità
locale. (Piera Mazzone)
Due relazioni sono pubblicate nel
numero 1 del 2002 della rivista "l'impegno" e qui riedite nella sezione "Editoria on line".
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