Le opere
Nei disegni realizzati per questa mostra, Renzo Roncarolo visualizzò
drammaticamente la tragedia vissuta da una generazione di giovani soldati deportati nel 1943 nei campi
di concentramento nazisti.
Il tragico espressionismo che permea i disegni, va oltre le radici colte che richiamano gli
espressionismi di Ensor, Nolde, Munch - anche se "L'urlo" di Munch, che non ha suono,
parrebbe emblema di questa
rassegna - calato com'è, questo espressionismo, nella tragica realtà del vissuto, fattosi cronaca,
testimonianza di patimenti e di morte.
Dal vuoto dei fogli, desolatamente bianchi, il segno nero, sostanziale nella resa del vero come in
Guttuso, impone alla ribalta, e alle coscienze, stati estremi di sofferenze, sevizie, fame, oltraggi.
Insistono i primi piani di volti attoniti e disperati, a rimarcare la validità individuale di persone, non
di numeri. Totale è il senso di solitudine per ogni essere, negato nella sua umanità,
simbolo di solo dolore sottolineato anche dalla sommarietà del segno.
Integrante, in quest'epopea di muto martirio, la straziante resa di spazi e silenzi specie recepibile nei
disegni delle soste dei treni alle stazioni volute deserte, sequela di vagoni blindati, ammasso di giovani vite,
primo tragico atto del programmato genocidio.
L'autore
Dopo l'8 settembre 1943 i tedeschi deportarono circa 770.000 ufficiali e soldati italiani. Il
ventisettenne Renzo Roncarolo, professore di disegno, fu catturato a Verona dove, dal 1940, prestava
servizio militare nel 4° Reggimento genio artieri.
Il 15 settembre iniziò, per lui e per i suoi compagni, il lungo viaggio verso la Germania e la
prigionia nei campi di concentramento nazisti. La prima tappa del suo calvario fu Fürstenberg, dove rimase sino al 12 ottobre, rifiutando di aderire alla repubblica di Salò.
Trasferito, trascorse un breve periodo nel campo di Cottbus, in cui, lavorando come imbianchino, riuscì a
migliorare in parte il duro regime alimentare a cui era sottoposto. Qualche mese più tardi, insieme ad altri
compagni, fu destinato definitivamente al lager di Dreilinden, nei pressi di Berlino. Dopo le
prime durissime settimane di fame e freddo venne impiegato come manovale nella fabbrica di radio
Hell, nel sobborgo berlinese di Teltow, poi, grazie alle sue capacità tecniche, fu destinato ad un reparto di
disegnatori meccanici.
Nel gennaio del 1945, avendo reagito ai soprusi di un civile tedesco, fu arrestato e rinchiuso nel carcere di Potsdam, dove rischiò di morire per le angherie. Liberato, fu nuovamente inviato al
campo di Dreilinden, dove trascorse gli ultimi mesi di prigionia, che terminarono il 13 aprile 1945, con
l'arrivo delle truppe russe.
Professore di disegno all'Istituto di belle arti di Vercelli, Renzo Roncarolo è deceduto il 23 novembre 2000.
Ne hanno scritto
Prima edizione * La mostra di Renzo Roncarolo, per tanti anni professore di disegno all'Istituto Belle Arti di Vercelli, è una sorta di "unicum" nel senso che nessun'altra città vanta una raccolta così copiosa e completa, nella sua dolorosa narrazione, sui drammatici avvenimenti di quel tempo.
I disegni di Roncarolo sono permeati di un tragico espressionismo che calato nella realtà del vissuto diventa cronaca e testimonianza di patimenti e di morte. Il suo tratto scuote le coscienze nell'agghiacciante visualizzazione di stati estremi di sofferenze, sevizie, fame oltraggi ("La Sesia", 30 gennaio 2004)
* Una mostra da non perdere ("La Stampa", 6 febbraio 2004)
Nuova edizione
* Emozionante nella sua drammaticità, la mostra dei tanti disegni al tratto che il prigioniero "306687" dello Stammlager, a Fürstenberg, abbozzò e poi ricompose in via definitiva dopo la guerra. Si tratta del leggendario "diario" scritto ed illustrato durante il suo internamento in Germania, dal pittore e musicista vercellese Renzo Roncarolo che è mancato alcuni anni fa,
lasciando una grande eredità, sia di opere che di testimonianze biografiche. Ora la storia della sua prigionia durante la seconda guerra mondiale, espressa tra parole ed immagini, è in esposizione. [...] Un taglio crudo per descrivere la disperazione, la fame, le minacce e le punizioni, il freddo patito, la neve e la paura di non farcela. E poi ancora gli incontri con i prigionieri ucraini, la rassegnazione. Fino alla Liberazione nell'aprile del 1945. (Giovanni Barberis, La storia lacerata dal filo spinato, "La Stampa", 30 gennaio 2009).
La nuova edizione
La nuova edizione della mostra, curata nel 2009 da Piero Ambrosio, oltre ai disegni presenta brani delle memorie di Roncarolo, edite, con il titolo "Ricordi di un militare vercellese internato nei lager nazisti", da Gladys Motta nella rivista dell'Istituto, “l’impegno”, nel marzo 1986 e successivamente in opuscolo edito dall'Anpi di Vercelli nel 1988.
Per quanto riguarda gli aspetti tecnici la mostra è stata realizzata con materiali leggeri e facilmente trasportabili. È costituita da 30 pannelli 100x125.
Selezione di immagini
Alcune immagini sono presentate in questo sito,
nell'ipertesto omonimo
realizzato dall'Iti di Vercelli.
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