
Questa mostra, realizzata nel 1997 dall'Istituto per conto del Comitato pari opportunità dell' Amministrazione
provinciale di Vercelli, ripercorre il cammino delle donne nel mondo del lavoro, i momenti difficili della lotta di
liberazione e delle battaglie sindacali, per la riconquista della libertà e della democrazia, per condizioni di vita più giuste.
Un cammino lungo e difficile, che ha portato le donne a essere protagoniste consapevoli di una
realtà socioeconomica complessa che proprio dalla ricchezza delle loro doti attinge energie vitali.
I limiti cronologici della mostra sono posti da due fotografie: la prima fu scattata nel novembre del 1864, quando
solo due donne facevano parte del grande gruppo delle maestranze addette alla costruzione del canale Cavour che
posarono per il fotografo Vialardi nella vallata del torrente Cervo; la seconda immortala la manifestazione di
pensionati del 1995, e vede tutta la prima fila del corteo composta da donne.
Tra i due estremi, si apre il lungo sguardo sulla storia fotografica delle donne in provincia di Vercelli
dall'Unità d'Italia a oggi, che è opera esclusivamente maschile, riconduce ad una pratica fotografica antica, stabilisce da
subito una iconografia precisa e rigida, immutabile, ripresa in infinite e minime variazioni di gesti e posture: pochi
autori (valga per tutti l'esempio di Andrea Tarchetti) sono in grado di spingersi oltre la rappresentazione
oleografica, mescolando suggestioni folkloriche e gusto pittorialista in un equilibrio che deriva dalla capacità di mettere a
frutto le possibilità espressive ricche e complesse proprie del linguaggio fotografico.
L'iconografia della mondina, ad esempio, figura emblematica del lavoro femminile in area vercellese e padana
è mitica e mitizzata, ben lontana dalla realtà, ma non per questo meno importante per ciò che la sua presenza
significò in termini di crescita politica, culturale e sociale, per i mutamenti di costume indotti.
A partire dalla seconda guerra mondiale, quando - superando il ruolo di madre e moglie affidatole dal fascismo -
la donna diviene protagonista di scelte politiche, le spinte innovative assumono un peso diverso, che le immagini
registrano e trasmettono: questo clima vivo e rinnovato non si esprime tanto attraverso mutamenti sostanziali di linguaggio,
di forma espressiva, quanto piuttosto riproponendo con insistenza la presenza femminile in situazioni ed
occasioni precedentemente riservate ai maschi, indizio preciso di una progressiva maturazione civile e politica, di una
presa di coscienza che porrà di fatto e con forza la questione politica delle donne.
Il processo di industrializzazione che interessa progressivamente il Vercellese, tra agricoltura, manifattura e
fabbrica, lascia poche tracce iconografiche di sé: la fabbrica in particolare compare di rado nell'iconografia del lavoro
nella nostra provincia, che ha i caratteri della connotazione produttiva, spesso commissionata dagli imprenditori.
Ciò che le fotografie raccontano è piuttosto quanto accade intorno al luogo e alla questione del lavoro, nelle vie
della città, fuori dalle mura della manifattura e poi della fabbrica: sono le donne che trasformano lo sciopero in festa
a Vercelli nel 1906, sono le donne contrapposte alle donne separate dai soldati a cavallo a Borgosesia nel 1914,
così come sono, più vicine a noi, le donne che partecipano alle manifestazioni contro la chiusura dello
stabilimento Montefibre a Vercelli, ai cortei contro Tangentopoli e per il diritto al lavoro. Immagini di
crisi e di lotta nelle
quali la presenza femminile attesta nello stesso tempo l'avvenuta conquista della parità civile e politica il rischio
costante della loro perdita, riflettendo le fasi di una storia della società e del lavoro che è anche storia di sguardi prima
subiti poi conquistati, con fatica e con coraggio.
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