"Da vigilare e perquisire"

I "sovversivi" e gli antifascisti
vercellesi, biellesi e valsesiani
schedati nel Casellario politico centrale
(1896-1945)


Il Casellario politico centrale
Il Casellario politico centrale fu istituito dalla Direzione generale della Pubblica sicurezza nel giugno 1896 come schedario "per gli affiliati a partiti sovversivi considerati pericolosi per l'ordine e la sicurezza pubblica": sovrintendeva alla loro classificazione e vigilanza, con forme e mezzi diversi a seconda del grado di pericolosità. Era destinato ad accogliere i fascicoli personali di anarchici, socialisti, repubblicani e, a partire dal 1921, anche di comunisti.
Il regime fascista lo ampliò notevolmente: in esso furono schedati, spesso con la classificazione generica di "antifascisti", oppositori del regime di ogni tendenza: liberali e popolari, elementi dell'area socialista e repubblicana non militanti ufficialmente nei tradizionali partiti, elementi del movimento "Giustizia e libertà", irredentisti slavi e persino fascisti dissidenti.
Gli organi di polizia avrebbero dovuto vigilare costantemente e assiduamente gli schedati e segnalarne al Cpc i viaggi, i trasferimenti, gli eventuali incontri con altri sovversivi ed ogni notizia sulla loro attivitą. In realtà non sempre essi erano in grado di farlo: di conseguenza, la documentazione raccolta nei vari fascicoli personali non rispecchia sempre interamente l'attività svolta dai sovversivi stessi; essa è tuttavia di grandissima importanza per la ricostruzione della storia dell'opposizione, sia ai governi autoritari degli ultimi anni del secolo scorso, sia ai governi dei primi anni del regno di Vittorio Emanuele III e, soprattutto, alla dittatura fascista. Certo si tratta di una fonte particolare: di documenti di parte, che occorre leggere tenendo conto della provenienza. Sono cioè necessarie alcune cautele d'ordine interpretativo: ciò che emerge costituisce infatti il livello di conoscenza e l'immagine dell'opposizione che ha e offre l'apparato repressivo statale. Una certa efficienza di questo, soprattutto nel periodo fascista, ci consente però di cogliere, nella gran mole di documenti e nel gran numero di persone schedate, la dimensione del fenomeno.
I fascicoli del Cpc contengono carteggio vario (rapporti, relazioni, note informative e confidenziali, verbali di interrogatori, lettere e altro materiale sequestrato) sull'attività svolta dai sovversivi in Italia o all'estero, notizie riguardanti incarichi di partito, missioni svolte, conferenze o comizi effettuati, notizie su episodi vari, informazioni su arresti e condanne. Spesso vi sono le schede biografiche, brevi "cenni" per il loro aggiornamento, cartelle biografiche, compilate da funzionari di Ps in caso di condanna, e copie dei "Bollettini delle ricerche" e della "Rubrica di frontiera".

La mostra
I pannelli della mostra - a cura di Piero Ambrosio - contengono un'ampia rassegna dei documenti contenuti nei fascicoli del Cpc, relativi ai "sovversivi" vercellesi, biellesi e valsesiani, acquisiti in copia all'Archivio centrale dello Stato.
La mostra è costituita da 48 pannelli 100x70 e da 45 pannelli 50x70.
È disponibile anche il catalogo.