Dall'estate del 1944 Luciano Giachetti operò con i partigiani della XII divisione garibaldina "Nedo": nonostante le difficoltà, riuscì a documentare vari aspetti della vita partigiana, prima sporadicamente ed in modo ufficioso, poi in qualità di vero e proprio addetto stampa.
Con la sua inseparabile Leica scattò circa duemila fotogrammi: il fondo più organico di fotografie della Resistenza esistenti in Italia.
Verso la metà degli anni settanta Giachetti ne selezionò alcune centinaia e realizzò una mostra, che fu esposta a Vercelli nel 1974, nell'ambito delle iniziative per il 30° anniversario della Resistenza, e negli anni seguenti in molte altre località.
Il tratto più rilevante della mostra - come osservò Guido Quazza all'inaugurazione della prima esposizione - è quello di essere un documento contemporaneo alla Resistenza, nato dalla Resistenza stessa nel suo svolgersi, "un unicum per l'ampiezza, la continuità, la completezza" e per "l'eloquenza e la varietà delle immagini".
Tutte immagini formalmente eccellenti - "che parlano da sé" come amava ripetere Giachetti - emblematiche anche di un certo gusto e di certe geometrie fotografiche del tempo, che il fotografo ben padroneggiava.
Nella mostra sono documentati non solo aspetti militari (come l'istruzione all'uso delle armi o l'agguato ad una colonna motorizzata fascista o un famoso aviolancio alleato) o politici (dall'ora politica al comizio in un paese) ma anche aspetti della vita partigiana (come la vita nell'accampamento, le gare di abilità e di forza fra partigiani e persino una piccola banda che suona), come nessun libro sulla Resistenza è in grado di rendere con altrettanta immediatezza, fino al "farsi fiume" della gente intorno ai partigiani che stanno per liberare Vercelli.
Una selezione di immagini è presentata in questo sito nella sezione "Storia on line".
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