La mostra è nata da due intenti, entrambi ambiziosi e di non facile realizzazione: fornire, a cinquanta anni di distanza, un approccio alla Resistenza fondato su un'interpretazione nuova e stimolante, basata su ricerche originali, senza sacrificare l'impatto comunicativo; e presentare i caratteri originali della lotta in Piemonte, dando insieme spazio alle sue varianti e articolazioni locali, dalle quali soprattutto può emergere la stretta relazione fra guerra partigiana, territorio, società civile.
Una sfida non facile, ma che è stato possibile tentare grazie alla collaborazione degli Istituti piemontesi per
la storia della Resistenza e della società contemporanea, all'impegno del gruppo di lavoro
espresso dagli Istituti, formato da Ersilia Alessandrone Perona, Carlo Boccazzi Varotto, Roberto
Botta, Michele Calandri, Franco Castelli, Pierangelo Cavanna, Franco Francavilla, Mario Giovana,
Adolfo Mignemi, Paola Olivetti, Enrico Pagano, Mario Renosio, Marisa Sacco e allo stretto rapporto con docenti dell'Università di Torino e studiosi impegnati su vari fronti di ricerca: Anna Bravo, Claudio Dellavalle, Gianni Oliva.
Il discorso sulla Resistenza è stato scandito secondo tematiche significanti che ne illustrano i percorsi e le fasi di sviluppo, dalla iniziale scelta della volontaria partecipazione, ai modi dell'insurrezione finale, all'idea dell'attesa del futuro, nella quale sono implicati i significati della lotta intrapresa e le speranze della società rinnovata.
Dal computo quantitativo e meglio specificato delle forze impegnate "con le armi", fuoriesce di necessità quello assai più vasto dei meno definibili combattenti "senza armi", che hanno rappresentato la forza portante del fenomeno resistenziale e ne hanno reso possibile l'esistenza nella dimensione e con l'efficacia dimostrata.
La partecipazione delle donne e delle famiglie contadine, meno riconosciuta nelle vicende risorgimentali, è qui divenuta, senza risparmio di sacrifici e di rischi estremi, l'indispensabile retrovia delle operazioni partigiane e l'esempio più eloquente di cosa fu il diffuso schieramento di un secondo esercito "senza le armi".
La mostra è divisa nelle seguenti sezioni: introduzione; cronologia;
la scelta; l'identità; la quotidianità; la società; il controllo del territorio;
pietà l'è morta; l'insurrezione; la liberazione; l'idea del futuro.
La mostra è costituita da 60 pannelli 70x100.
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