1948: l'anno della Costituzione
1948: l'anno della Costituzione si inserisce in un ampio progetto dedicato dall'Istituto e
dall'Archivio fotografico Luciano Giachetti - Fotocronisti Baita di Vercelli al secondo dopoguerra e premiato finora da
uno straordinario interesse da parte del pubblico.
Dopo le mostre 1946: l'anno della
Repubblica e 1947: l'anno della
Costituente - sempre realizzate in collaborazione con l'Archivio e con la compartecipazione del Comitato della Regione Piemonte per
l'affermazione dei valori della Resistenza e dei principi della Costituzione repubblicana - questa nuova
esposizione intende fare luce sugli aspetti politici, sociali e di costume che caratterizzarono il territorio vercellese nei
mesi in cui entrò in vigore la Costituzione.
Le immagini, in larga parte inedite, rivelano ulteriormente la ricchezza dei materiali conservati
nell'Archivio fotografico Luciano Giachetti - Fotocronisti Baita, principale fonte della memoria fotografica vercellese.
Conclusi il 31 gennaio i lavori dell'Assemblea costituente, furono indette le prime elezioni del
parlamento repubblicano. Sulla scena politica vercellese - oltre ai costituenti Ermenegildo Bertola, democristiano, e
Francesco Leone, comunista - si mossero altri esponenti politici, alcuni dei quali saranno eletti. Si sviluppò
ben presto una campagna elettorale dai toni molto accesi; numerosi furono i comizi in città e in molte località
della provincia: tra i politici più noti fecero tappa a Vercelli il comunista Umberto Terracini, già presidente
dell'Assemblea costituente; il presidente del Consiglio dei ministri, il democristiano Alcide De Gasperi; il
vicepresidente del Consiglio e segretario del Partito socialista dei lavoratori italiani, Giuseppe Saragat; il segretario
del Partito socialista, Lelio Basso.
Il 18 e 19 aprile la Democrazia cristiana conquistò la maggioranza dei voti e dei seggi alla Camera e
al Senato; a Vercelli e complessivamente in provincia - pur aumentando i consensi rispetto alle elezioni del
1946 - si collocò invece al secondo posto, dopo il Fronte democratico popolare, comprendente comunisti e
socialisti. La provincia elesse quattro deputati del Fronte (i comunisti Francesco Moranino e Silvio Ortona e
i socialisti Ernesto Carpano Maglioli e Giovanni Sampietro), quattro deputati democristiani (Ermenegildo
Bertola, Renzo Franzo, Giulio Pastore, Giuseppe Pella) e due senatori (Carlo Cerruti, già membro del Cln
provinciale, e Virgilio Luisetti, comunista il primo, socialista il secondo); a questi si aggiunsero i senatori di diritto:
Vittorio Flecchia, Francesco Leone, Fabrizio Maffi, Vincenzo Moscatelli e Pietro Secchia, comunisti, e Alfredo
Frassati, liberale.
Il 25 aprile, vietati dal governo i comizi e gli assembramenti, a Vercelli l'anniversario della Liberazione
fu celebrato ufficialmente al monumento ai caduti di piazza Cesare Battisti con la presenza dei
rappresentanti della Federazione combattenti e reduci, della Federazione combattenti partigiani all'estero e
dell'Associazione ex internati in Germania, e con la polemica assenza dei partigiani e dei partiti di sinistra, che sfidarono
il divieto e - dopo essere sfilati in corteo - si riunirono al Teatro Civico, per ascoltare il discorso di
Walter Audisio, il "colonnello Valerio", giustiziere di Mussolini.
Nel corso di tutto l'anno la vita politica e associativa fu segnata da eventi e presenze di rilievo:
furono soprattutto i comunisti a organizzare varie iniziative, dalle feste nei rioni e nelle frazioni del capoluogo (tra
cui quella ai Cappuccini, a cui parteciparono i figli di Antonio Gramsci, Delio e Giuliano, accompagnati
dall'ex comandante partigiano valsesiano Cino Moscatelli) e nei paesi del circondario, fino alla Festa de "l'Unità",
la prima di una lunga serie, che si svolse ad ottobre, con corteo, sfilata di carri allegorici, comizio, gare
sportive, concerti, balli e fuochi artificiali.
Sciolto ad agosto il Fronte democratico popolare, comunisti e socialisti iniziarono a percorrere strade
diverse: mentre i primi organizzarono in ottobre, con l'Associazione nazionale partigiani d'Italia e l'Unione
donne italiane, una manifestazione in difesa della Resistenza e una per la pace, i secondi (che non
aderirono) organizzarono una manifestazione per la pace il mese seguente.
Intanto procedeva la ricostruzione: il 5 settembre, alla presenza dei ministri Giuseppe Pella ed Ezio Vanoni,
fu inaugurata la prima Mostra delle attività economiche, organizzata dalla Camera di commercio; il 17
ottobre, con l'inaugurazione del ricostruito ponte sulla Sesia (che era stato distrutto da bombardamenti aerei alleati
nel 1944-45), venne finalmente riattivata la linea ferroviaria per Novara. Ci si avviava, alacremente, alla
normalità.
La riflessione sugli anni 1946-48, per mezzo dell'analisi del materiale prodotto dai Fotocronisti Baita,
ha permesso non solo di individuare tratti comuni tra vicende locali e nazionali, ma di offrire agli spettatori
anche un valido compendio sulla fotografia.
Si vuole sottolineare in questa occasione la duplice valenza che rivestono oggi le immagini. Da un lato, ogni scatto fornisce una serie di informazioni duttili a livello interdisciplinare, applicabili (per citare alcuni
esempi direttamente riconducibili alle sezioni in cui è articolata la mostra) all'antropologia, all'etnografia, alla
storia dell'ambiente urbano e rurale, fino ad arrivare allo studio della comunicazione e, in particolare, della
prossemica dei comizi, ispirata, dopo la dittatura, a una più fluida retorica del gesto e immediatamente codificata
dai diversi - spesso opposti - schieramenti politici.
Dall'altro lato, aspetto ancora più interessante, la visione delle immagini ci serve per misurare quanto
siamo in grado di leggere correttamente una fotografia, ovvero di assimilare in maniera consapevole la
cospicua quantità di dati che ci somministra. Per meglio dire: abbiamo la padronanza necessaria a valutarne i
contenuti o è la fotografia a condizionare, quando non a inibire, il nostro senso critico?
Non ci si può sottrarre al ragionamento mentre un visitatore rileva la mancanza o il rispetto della
par condicio (riferita all'assetto politico attuale) nell'osservare e inventariare simboli o partiti ormai scomparsi da più
di quindici anni; o quando non può frenare l'impulso animistico di toccare o accarezzare le stampe
esposte appena vi scorge un viso conosciuto, amato; oppure nel momento in cui preferisce anche un'unica
immagine a qualsiasi forma di testo, credendola più spontanea ed esaustiva, ma ignorando che, in mancanza del
giusto supporto culturale, è impossibile interrogarla e - di conseguenza - ricevere risposte.
Per questi motivi le iniziative dell'Archivio mirano a generare discussioni intorno a un mezzo tanto
diffuso, stimolando curiosità e - perché no - invitando ad acquisire ulteriori competenze, senza peraltro rinnegare
o ingabbiare il potere evocativo e ammaliatore delle immagini. La fotografia, in buona sostanza, è patrimonio
di tutti: racconta il nostro passato, ci accompagna nel presente e meriterebbe quindi di essere
maggiormente apprezzata e sondata nelle sue stratificazioni più profonde.
Come la Costituzione, in fondo.
È disponibile il catalogo della mostra.
|