Il volume raccoglie un approfondito lavoro di ricerca che con rigore
metodologico e grande passione l'autore ha svolto attingendo sia alle fonti archivistiche e
documentarie, sia a un significativo numero di interviste raccolte presso i protagonisti
dell'esodo. Questa ricerca segue quella analoga che lo stesso autore aveva già
condotto qualche anno fa, nel territorio torinese.
Difficile riannodare i fili che hanno tessuto le storie di quanti da un lato si
sono sentiti rifiutati da una terra improvvisamente non più patria e dall'altro sradicati
dalla terra d'origine.
Nei molti anni di silenzio sono emersi da un lato solo le memorie dolorose e
personali degli esuli, dall'altro solo contributi con un marcato taglio polemico-politico; in
entrambi i casi tali documenti non hanno contribuito a creare una coscienza storica
nel Paese.
Il lavoro presentato è invece un equilibrato intreccio tra i ricordi personali, gli
album di famiglia e i documenti ufficiali, gli articoli di giornale, le illustrazioni
dell'epoca, da cui emergono le condizioni degli esuli in un territorio in precario equilibrio tra
sentimenti di collettiva diffidenza e di soggettiva umanità. Una integrazione lenta ma
effettiva, una progressiva conquista di legittimità ad essere un comune cittadino.
Negli ultimi anni va detto che si è ricominciato a scrivere dell'esodo con un
approccio più scientifico che, pur partendo dalla memoria dei singoli, cerca di collocare il
sentire soggettivo in un contesto di più ampio respiro, che affronta anche l'imbarazzo
di una certa storiografia.
È quanto viene evidenziato nella ricerca di Enrico Miletto, che nell'analisi della
realtà vercellese ritrova le dicotomie della più complessa storia dell'esodo costituita da
dolore e gioia, disperazione e speranza, rifiuti e umiliazioni, accoglienza e solidarietà.
Pagine di storia per alcuni aspetti ancora molto vicina a noi e per altri già
lontana; proprio per questo è necessario dedicare spazio e tempo non solo per
commemorare, ma anche per rileggere e riflettere con maggiore oggettività, riprendendo il tema
assai più ampio e sempre attuale dei confini e delle separazioni (Gianni Oliva, assessore alla Cultura della Regione Piemonte).
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