Questo libro raccoglie una serie di saggi e contributi sulla storia dei deportati delle province di Vercelli e Biella che l'autore ha scritto a partire dal 1985. Li accomunava ed accomuna il desiderio di dare visibilità storiografica, anche in sede locale, alla storia della deportazione nei Lager nazisti, ricostruendo i legami fra storia e memoria, fra aspetti e vicende di carattere generale e di carattere locale.
"Le storie che Lovatto ha raccolto nelle comunità e nelle valli - scrive Claudio Dellavalle nella prefazione - sono storie di persone normali, con cui è facile identificarsi, e per le quali lo 'strappo' della deportazione e poi l'inferno dei campi di concentramento non può essere 'normalizzato' perché la distanza tra il prima e il dopo è incolmabile.
Con la sua ricerca Lovatto ci fa cogliere, credo la prima volta con questa attenzione e intelligenza, l'effetto 'alone' della memoria e ci rivela la profondità e l'estensione dello strappo che recide radici familiari, amicali, della comunità, e che fa dell'evento un'esperienza moltiplicata, un nodo di memoria collettiva".
Di fronte alle crescenti spinte revisioniste quello che possiamo fare razionalmente, scrive ancora Dellavalle, è "accogliere e alimentare la memoria di quel passato in tutte le forme che siano rispettose dei testimoni e dei fatti e lasciare al tempo il compito di costruire la distanza accettabile perché ciò che è stato sia storia e non più ferita aperta e angoscia rinnovata per i singoli e per l'umanità". |