Un simbolo della civiltà del riso

Leri Cavour (Trino, Vc)


La località nel territorio di Trino, che fu residenza di Camillo Benso conte di Cavour, giunse alla ribalta della cronaca culturale all'inizio degli anni novanta, quanto fu ritenuto luogo ideale per insediarvi un museo nazionale dell' agricoltura.
La proposta prese le mosse dal suggerimento di un gruppo di ex mondine modenesi che, in visita alle risaie vercellesi in cui avevano lavorato molti anni prima, rilevarono la perdita di memoria del lavoro e delle lotte: l'iniziativa interessò la Cgil nazionale, che ritenne, dopo un'indagine sul territorio della Pianura padana, potesse essere proprio Leri Cavour la sede non solo di un "museo delle mondine", ma di un "museo nazionale dell'agricoltura".
La località prescelta presentava caratteri emblematici della trasformazione successiva del territorio: fu infatti testimone, fin dall'inizio dell'XI secolo, di un sistema di bonifica avviato dai monaci cistercensi, che avevano trasformato la zona paludosa in terreno coltivabile, in cui si sarebbe insediata la coltura del riso e, nel corso del XVIII secolo, la coltura a rotazione avrebbe sostituito la monocoltura.
Fu soprattutto nell'Ottocento che il paesaggio agricolo cambiò completamente aspetto: per iniziativa dello statista piemontese, infatti, venne razionalizzata la rete d'irrigazione, già arricchita dall'inizio del secolo grazie all'iniziativa privata, e furono introdotte tecniche innovative e la prima meccanizzazione agricola.
La progressiva razionalizzazione nei processi produttivi del riso fu accompagnata nel corso del Novecento da una modificazione dell'architettura, anche in vista della necessità di rispondere alle esigenze della forza lavoro soprattutto stagionale e dei servizi per gli operai forestieri (mense e dormitori).
Gli anni sessanta segnarono, con la riduzione drastica della manodopera e l'uso sempre più accentuato di sistemi di agricoltura intensiva, oltre a crescenti problemi di inquinamento ambientale e di salute pubblica, anche il progressivo degrado delle strutture edilizie.
Se un museo nazionale dell'agricoltura fosse stato costituito a Leri Cavour, avrebbe realmente documentato queste successive fasi, promuovendo non solo la conservazione dei documenti, ma la tutela del territorio intero.
Pur essendo tramontata ogni speranza di realizzazione del progetto, riteniamo sia tuttavia utile segnalare questo sito, che ebbe l'onore di essere giudicato significativo e simbolico della cultura contadina. (m. f.)