Il periodo resistenziale
Fobello, come altri centri valsesiani, ospitava alla fine dell'estate del '43 numerosi sfollati provenienti dai centri urbani sottoposti a bombardamenti aerei; tra loro alcuni erano emigrati che avevano conservato la casa d'origine, altri rifugiati per ordine delle autorità. Si tramanda che tra loro si nascondessero anche famiglie ebree in fuga dalle persecuzioni razziali. La facilità delle comunicazioni con l'Ossola, e quindi con la Svizzera, attraverso il passo di Baranca, aveva attratto molti soldati alleati in fuga dalla prigionia dopo l'8 settembre e molti giovani fobellesi, sbandati dell'esercito italiano o renitenti alla leva della Rsi, si erano rifugiati negli alpeggi, approfittando dell'apparente tranquillità della vita di montagna. Presto si crearono i presupposti per un repentino cambiamento.
Dopo il primo grande rastrellamento nazifascista alle basi partigiane sul monte Briasco (gennaio '44), le formazioni di Moscatelli si trasferirono prima a Rimella, dove rimasero fino a marzo e successivamente, a causa del bombardamento aereo, a Fobello, nel cui Albergo della Posta fu ospitato il comando; un'infermeria fu allestita in frazione Boco Inferiore (casa Scalabrini) e gli accantonamenti alle scuole elementari. A controllo della provinciale, i partigiani eressero sbarramenti al ponte della Gula ed in altri punti della carrozzabile.
Durante il grande rastrellamento nazifascista della Valmastallone, del 5 e 6 aprile '44, si compirono azioni di guerriglia nella zona della frazione Voj ed al ponte della Gula, che venne fatto brillare dai partigiani. Alla metà dell'aprile '44, dopo aver occupato tutta la Valmastallone, le truppe repubblichine si insediarono stabilmente a Fobello. I militi della "Tagliamento", comandati dal famigerato comandante Merico Zuccari, procedettero ad una ricerca sistematica di renitenti alla leva, non esitando a sparare sui civili e provocando anche una vittima. Tra gli arrestati, quelli appartenenti alle bande partigiane furono fucilati al cimitero di Varallo il 14 aprile; i renitenti catturati, momentaneamente rinchiusi all'Albergo della Posta, furono portati prima nelle carceri di Varallo e di Torino ed infine inviati nei campi di lavoro in Germania (lager di Oberott, Bobingen e Buchloe), dove furono obbligati ai lavori forzati agli ordini dell'organizzazione Todt. Tra il 7 e l'11 maggio del '45, a piedi e con mezzi di fortuna, ritornarono a casa approfittando dello sbandamento dei tedeschi. Da Fobello e da Macugnaga partì la manovra di accerchiamento del presidio partigiano del passo di Baranca, sulla via verso la valle Anzasca, che causò l'abbandono della posizione da parte del presidio partigiano.
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