Il periodo resistenziale
Dopo l'8 settembre '43 e fino alla metà di novembre, quasi cinquemila prigionieri di guerra alleati, provenienti dai campi di prigionia della pianura novarese, pavese e vercellese, riuscirono a raggiungere la Svizzera, passando sugli antichi percorsi dell'emigrazione situati nell'arco alpino che separa il Piemonte e la Lombardia dalla Svizzera. Queste vie diventarono strategiche per le formazioni partigiane durante il periodo della Resistenza. Le principali direttrici erano: la mulattiera della val Vogna verso l'Ospizio Sottile e il passo del Turlo. Più impervio era scavalcare il monte Rosa, raggiungendo Zermatt attraverso il ghiacciaio del Lys. Questo servizio, affidato ad alcune guide alpine dal dicembre '44, fu organizzato quindicinalmente per mettere in comunicazione i dirigenti politici in clandestinitą con le direzioni dei partiti ricostruiti nell'Italia occupata e il Cln piemontese. L'alagnese Giacomo "Jocu" Chiara scomparve, in missione sul ghiacciaio del Grenz nel marzo del '45, in circostanze mai del tutto chiarite.
Durante l'offensiva nazifascista che, nella prima decade del luglio '44, fu sferrata contro la zona libera della Valsesia, Alagna divenne un punto nevralgico per la ritirata delle formazioni partigiane che salivano dalla bassa valle. Circa un migliaio di persone, tra partigiani, sfollati e renitenti, si concentrarono, in pochi giorni, nella zona. Furono allestiti un'infermeria all'albergo Le Alpi, il posto comando in una villa all'entrata del paese, accantonamenti, cucine, magazzini ed una piccola prigione nella colonia idroterapica in frazione Resiga. A protezione della ritirata verso le valli ossolane (passo del Turlo) e verso la Valle d'Aosta o l'alto Biellese (val Vogna), si organizzarono sbarramenti e posti di blocco nei paesi di Balmuccia, Scopello, Campertogno e Riva Valdobbia. Tuttavia, lo sfondamento repentino delle truppe tedesche e repubblichine all'altezza del ponte di Balmuccia, favorito dal fallito tentativo di far saltare il ponte sul torrente Sermenza, gettò nella confusione le formazioni partigiane e i civili ritirati in alta valle, determinando il crollo delle strategie difensive e provocando una caotica fuga verso le regioni vicine. Particolarmente drammatica fu la fuga in direzione del passo del Turlo, che favorì la cattura di otto carabinieri e sette partigiani, fucilati la mattina del 14 luglio presso il cimitero alagnese. L'episodio, tra i pił sentiti della memoria resistenziale valsesiana, è commemorato ufficialmente ogni anno dall'Anpi di Varallo insieme all'Associazione dei carabinieri in congedo, alla presenza di autoritą civili e militari; tra i pił recenti oratori ufficiali della cerimonia l'on. Luciano Violante. La lapide e il bassorilievo, opera dell'artista partigiano varallese Lino Tosi, ricordano anche una sedicesima vittima partigiana trucidata ad Alagna nel mese di maggio.
Il passo del Turlo
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