Il periodo resistenziale
Insieme al monte Briasco, Camasco ospitò le prime basi operative della Resistenza valsesiana, accogliendo un gruppo di varallesi che formarono il nucleo denominato "gruppo di Camasco", che diverrą la brigata "Strisciante Musati". Alla fine del mese di
dicembre '43, caratterizzato da un'intensa attività partigiana ma anche da una cruda reazione fascista culminata nell'eccidio di
Borgosesia il mattino del 22, il 63o battaglione Gnr "Tagliamento" iniziò una serie di operazioni mirate alla dispersione dei
nuclei resistenziali. Occupata Varallo, il 29 ci fu il primo tentativo di attacco ai partigiani acquartierati nella frazione, ma
la manovra fu disturbata da un'imboscata alle porte del paese, in cui caddero una decina di
militi. Il giorno successivo le
truppe fasciste tornarono a Camasco, sgomberata dai partigiani in ritirata sull'alpe Sacchi, arrestarono una cinquantina
di persone ed appiccarono il fuoco all'albergo Caula e ad alcune baite. Fino al marzo '44 altri pesanti rastrellamenti
vennero compiuti nella zona.
L'area può essere considerata di massimo valore strategico per la comunicazione fra la Resistenza valsesiana e le
formazioni cusiane, ma anche per la comunicazione fra la bassa Valsesia e la
Valmastallone attraverso il Briasco e a nord i sentieri che raggiungono l'alpe Piane di Cervarolo, luogo di rifugio di sbandati ed ex prigionieri e di deposito di suppellettili, e le
vallette laterali dei comuni di Sabbia, Cravagliana e Rimella. A Camasco sono rimaste in piedi alcune baite che ospitarono i
primi resistenti; all'alpe Sacchi, dove sorge un cippo a ricordo dei partigiani
caduti in loco, ogni anno viene organizzato dall'Anpi di Omegna
un incontro tra delegazioni istituzionali e partigiane.
Il cippo alla Sella della Crosiggia, sul monte Briasco
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