Descrizione del territorio e cenni storici generali
Il territorio della Valsesia si estende dalle propaggini meridionali del massiccio del monte Rosa fino al ponte di San Quirico, situato nel comune di Grignasco, per una settantina di chilometri. Confina a ovest con la valle del Lys (Valle d'Aosta), a nord-ovest per un breve tratto con la Svizzera, a nord con la valle Anzasca e la Valstrona, a est con il Cusio; dopo aver lambito le colline del Novarese e a sud-est la pianura vercellese, il confine della valle è delimitato a sud dalla dorsale che funge da confine settentrionale delle valli del Sessera e del Cervo in territorio biellese.
La Valsesia si articola in due aree: l'alta valle, a sua volta suddivisa tra Valgrande (lungo l'asse del fiume Sesia, da Alagna fino a Varallo), Valsermenza e Valmastallone (a nord, lungo gli assi dei due principali affluenti del Sesia) e la bassa valle, che da Varallo giunge a Gattinara, sempre lungo l'asse del fiume.
La valle, chiusa dal punto di vista delle comunicazioni moderne, nel corso dei secoli è stata al centro di fenomeni migratori orientati principalmente verso la Francia e la Svizzera. Attraverso la Valvogna e il colle Valdobbia si raggiungeva Gressoney, nella valle del Lys, e da lì Pont Saint-Martin, oppure Saint Vincent attraverso i colli di Ranzola e dello Joux: successivamente il percorso si biforcava in direzione del Piccolo San Bernardo, verso la Tarantasia, o del Gran San Bernardo, verso la valle del Rodano e il Nord Europa; dal passo del Turlo, presso Alagna, si transitava a Macugnaga e al passo del monte Moro, che immette nel Vallese.
Altre vie di comunicazione intervalliva portano:
- al Cusio: dai passi della Colma, nel territorio del comune di Civiasco e del Ranghetto, nel territorio di Camasco, frazione di Varallo; dalle frazioni superiori del comune di Valduggia e attraverso il passo della Cremosina, fra Valduggia, Pogno e San Maurizio d'Opaglio;
- alla valle Anzasca (in cui si trova il passo del Moro, primaria via di passaggio verso la Svizzera): dal colle di Baranca, nel territorio di Fobello; dal colle della Dorchetta, nel territorio di Rimella; dal colle della Bottigia nel territorio di Carcoforo; dai colli del Piccolo Altare e del Vallé, nel territorio di Rima; dal colle del Turlo, nel territorio di Alagna;
- alla Valstrona: dalla bocchetta di Campello, nel territorio di Rimella, e dal citato passo del Ranghetto.
Gran parte di queste vie sono state aperte in epoca tardomedievale, nel periodo delle migrazioni delle popolazioni walser, provenienti dal Vallese, insediatesi nei territori dei comuni di Rimella, in Valmastallone, Rima e Carcoforo, in Valsermenza, e Alagna e Riva Valdobbia, in Valgrande. Con la nascita dell'alpinismo, nell'Ottocento, fu aperta una via che dal col d'Olen, nel territorio di Alagna, tagliando il ghiacciaio d'Indren sul monte Rosa, risale al colle del Lys e, scendendo attraverso il ghiacciaio di Grenz, raggiunge la valle di Zermatt, in Svizzera.

Il periodo della Resistenza
Dopo l'8 settembre 1943 gli antichi percorsi dell'emigrazione, utilizzati anche per la transumanza stagionale, non solo divennero le principali e più sicure vie di transito degli ex prigionieri alleati verso il territorio svizzero, ma costituirono anche fondamentali vie strategiche per le formazioni partigiane. Persino lungo la difficilissima via del colle del Lys, dal dicembre '44 fu organizzato e affidato a tre guide alpine un collegamento quindicinale con la Svizzera, per mettere in comunicazione il comitato dirigente del Pci in Svizzera e la direzione del partito nell'Italia occupata, a disposizione anche delle missioni alleate (una delle quali operante nel Biellese) per il trasporto di documenti e materiali informativi.
La fase della pianurizzazione della lotta resistenziale, nell'estate del '44, accentuò l'importanza delle comunicazioni collinari già attive nel periodo precedente, soprattutto i sentieri del monte Fenera e le strade della Traversagna, che collega Grignasco con Boca, e la strada della Cremosina, tra Valduggia e San Maurizio d'Opaglio, nel Cusio, oltreché della baraggia novarese e di quella vercellese tra Lozzolo e Rovasenda.
Al momento dell'insurrezione, le formazioni valsesiane si indirizzarono verso Novara, che fu liberata il 26 aprile. La vocazione "novarese" della Resistenza valsesiana fu un tratto storico distintivo rispetto al fenomeno nel resto del territorio provinciale, al punto che, nel dopoguerra, le domande di riconoscimento delle qualifiche partigiane dei resistenti delle formazioni della "Zona Valsesia" furono sottoposte al vaglio della commissione lombarda e non di quella piemontese, come accadde invece per i resistenti della "Zona Biellese". Tuttavia, non mancarono i contatti territoriali fra la Resistenza biellese e valsesiana, in particolare nel primo inverno, quando, per sfuggire ad un'imponente operazione di rastrellamento partita dalle valli di Andorno e di Mosso, i partigiani dei distaccamenti "Bandiera", "Mameli" e "Piave" si rifugiarono nella valletta di Rassa, in Valsesia, ripercorrendo a ritroso i sentieri che all'inizio del Trecento erano stati intrapresi da fra Dolcino e i suoi seguaci, gli apostolici, che, dopo una permanenza di alcuni anni sulle montagne valsesiane di Campertogno e Rassa, tentavano di sfuggire all'avanzata delle milizie dei vescovi di Novara e Vercelli.
Per l'importante ruolo avuto nei venti mesi della guerra partigiana, alla città di Varallo, a nome di tutta la valle, è stata conferita nel 1973 la medaglia d'oro al valor militare.

Il progetto "La memoria delle Alpi"
Il progetto è stato avviato nel corso del 2001 dal Consiglio regionale del Piemonte su proposta del Comitato della Regione Piemonte per l’affermazione dei valori della Resistenza e dei principi della Costituzione repubblicana: gli Istituti piemontesi per la storia della Resistenza e della società contemporanea sono stati incaricati, insieme al Centro d’iniziativa per l’Europa, di realizzare uno studio di fattibilità della prima sezione storica del progetto, intitolata "I sentieri della libertà", sulla base dell’esperienza pluriennale di ricerca e delle realizzazioni già avviate in alcune province, censendo le emergenze territoriali da valorizzare in relazione al periodo della seconda guerra mondiale ed in particolare ai temi della persecuzione antiebraica, degli ex prigionieri alleati e della Resistenza, con un’articolazione sia territoriale (grandi aree, luoghi della memoria specifici, percorsi e sentieri montani), sia tematica (i vari filoni problematici, gli eventi, i protagonisti). Presentato nell’autunno 2001, lo studio è stato approvato dalla Regione e si è quindi avviata la realizzazione del progetto, che, per quanto concerne il territorio delle nostre province e di quelle di Novara e del Verbano-Cusio-Ossola, è stato ammesso nel corso del 2002 a finanziamento nel quadro dei Programmi comunitari Interreg di collaborazione Italia-Svizzera.
Gli itinerari che vengono qui presentati sono quelli individuati in occasione del censimento preliminare. La scelta delle emergenze territoriali, per quanto riguarda la Valsesia, si riferisce soprattutto a itinerari e luoghi della memoria che mantengono un richiamo evocativo significativo, ma che, con l'affievolirsi della tradizione diretta dei protagonisti, rischiano di perdere visibilità; infatti, non esistono, né sono in fase di realizzazione, strutture legate al tema della storia della valle nel periodo della Resistenza, ove si eccettui il progetto in fieri di ecomuseo del monte Briasco. Anche dei percorsi storici che tradizionalmente sono stati studiati per il loro ruolo di scambio economico e culturale, pur avendo ricoperto un ruolo di primaria importanza nei riflessi locali della seconda guerra mondiale, non è stata formulata una lettura specifica in tal senso.
Tuttavia le disponibilità finanziarie connesse alle azioni del progetto Interreg Italia-Svizzera hanno successivamente reso necessaria una selezione e l’accorpamento di alcuni dei percorsi su cui saranno realizzati, e in parte lo sono già stati, interventi di segnaletica e predisposti punti informativi (gli itinerari interessati ad interventi saranno: "La via dell’oro", in cui è confluito l’itinerario "Alagna"; "Valsermenza", che comprende parte degli itinerari "Le gole dei Dinelli" e "L’alpe Fej"; "La valle di Roj", con l’itinerario "Fobello"; "Rimella"; "Varallo" con "L’alpe Piane di Cervarolo").
In questo ipertesto gli itinerari sono invece presentati e descritti nella loro impostazione originaria, prima delle operazioni di sintesi.
Il progetto "La memoria delle Alpi" prevede anche una fase di censimento e schedatura di tutti i luoghi significativi rispetto al tema della guerra, l’organizzazione di corsi di formazione e aggiornamento sulla storia locale, l’allestimento di laboratori didattici e centri di documentazione, la realizzazione di guide ed audiovisivi, e uno specifico portale web, che conterrà indicazioni sui sentieri della libertà in tutta l’area alpina interessata e che costituirà una rete virtuale di luoghi della memoria. A tale proposito va segnalata la recente approvazione della tranche progettuale italo-francese, che consentirà di allargare a tutto il territorio regionale l'iniziativa in atto e di stabilire interessanti collegamenti con enti e operatori culturali d'oltralpe.
L'Istituto, nell'ambito di tale progetto, ha recentemente realizzato, in collaborazione con l'Unione europea, la Regione Piemonte e la Comunità montana "Valsesia", la guida storico-turistica a schede "I sentieri della libertà in Valsesia", curata da Enrico Pagano.