Descrizione del territorio
Il territorio di confine tra le province di Vercelli, Torino, Alessandria e Asti, che si estende e al di qua e al di là del fiume Po ed è delimitato a Nord dal corso della Dora Baltea, è ricco di strade e sentieri, lungo i quali si segnalano alcuni luoghi della memoria da collegare tra loro, recuperare e valorizzare attraverso i "percorsi della memoria".
Gli itinerari collegano alcuni paesi del basso Vercellese e del Monferrato, terre ricche di storia passata e recente e aree naturalistiche interessanti per la fauna e per la flora. Alcune di queste zone fanno parte dell’Ecomuseo della Pietra da Cantoni (Gabiano, Moncestino, Villamiroglio); il tratto del fiume Po (Crescentino, Verrua Savoia, Gabiano) rientra nel sistema delle aree protette del Parco fluviale del Po alessandrino, con sede a Valenza; la Dora Baltea e il tratto del Po che lambisce Brusasco sono inseriti nel Parco fluviale del Po torinese.
Il territorio del Monferrato interessato dalla nostra indagine (da Verrua Savoia a Robella) rientra nel progetto “Biomonf” avviato dal Parco naturale di Crea nel 1999. Biomonf è un atlante informatico della biodiversità delle colline del basso Monferrato, in cui si è individuato l’habitat naturale che ha permesso, nel corso dei secoli, la sopravvivenza in questo territorio di specie vegetali ed animali provenienti dalle zone fredde boreali (centroeuropea, mediterranea, pontica ed atlantica), migrate in riprese successive durante le fasi di espansione e contrazione dei periodi glaciali dell’Era quaternaria
Il periodo della Resistenza
Nei primi mesi del 1944, nei piccoli centri della pianura vercellese e sulle colline del Po, la maggioranza dei giovani in età di leva, che la Repubblica di Salò avrebbe voluto tra le sue fila, decisero di diventare “ribelli” e combattere i nazifascisti. Andarono così ad ingrossare le bande partigiane, che timidamente avevano incominciato a costituirsi in alcune località del basso Monferrato.
Il Monferrato, anche se lontano dalla linea del fronte, offriva ripari ed anfratti naturali e soprattutto il sostegno della popolazione locale, che aiutava materialmente e creava una rete di solidarietà ai gruppi di “ribelli”, ancora molto frammentati sul territorio.
La VII divisione autonoma “Monferrato”, con distaccamenti sparsi nei piccoli centri collinari e nei cascinali, si organizzò stabilmente a Cocconato (At), dispose di una ben definita struttura militare e, a volte, si accordò con altre formazioni partigiane lì costituitesi o trasferite a seguito dell’inasprirsi dei rastrellamenti: “Matteotti”, “Giustizia e Libertà”, l’XI divisione autonoma “Patria”, la 19a brigata “Garibaldi”.
L’area venne ad assumere un’importanza strategica rilevante: una base per azioni di disturbo delle vie di comunicazione delle città vicine e per il sabotaggio delle linee di spostamento del nemico, con rapide puntate in caserme, magazzini, depositi avversari e sui ponti del Po, della Dora Baltea e del canale Cavour, nonché su strade e ferrovie.
Carlo Gabriele Cotta, il comandante “Gabriele”, coadiuvato dai comandanti dei battaglioni, guidava con decisione e responsabilità quattro brigate e alcuni distaccamenti, in tutto millecinquecento uomini, che ebbero un ruolo importante nella liberazione di Torino il 26 aprile del ’45.
L’importanza assunta dalla formazione è attestata dalle spedizioni punitive operate con notevole spiegamento di forze da parte di reparti della Rsi e tedeschi e dai massicci rastrellamenti, a partire dalla fine di ottobre del ’44 fino al marzo ’45, che si ripeterono periodicamente con devastazioni ed esecuzioni sommarie.
Da segnalare la mediazione di autorevoli personalità locali e l’aiuto di generosi sacerdoti: don Giuseppe Bolla a Moncalvo; don Francesco Finazzi, medaglia d’argento al valor militare, a Zanco; don Ernesto Camurati, a Villadeati, ucciso con altri nove parrocchiani il 9 ottobre 1944 e il parroco Giuseppe Raiteri, di Brusasco, che si prodigò per la liberazione di ragazzi in età di leva destinati all’internamento nei Lager.
Dopo il proclama Alexander e le pesanti rappresaglie militari sulle montagne biellesi e della Valsesia, scesero in Monferrato altre formazioni: la 109a brigata, inquadrata nella XII divisione Garibaldi “Nedo”, portatasi dal Biellese orientale a Cocconato e a Odalengo, i primi giorni di gennaio del ’45 e, a marzo, la 105a brigata autonoma “Perotti”.
Dopo gli incontri di Gabriele con “Barbato” (Pompeo Colajanni), la VII divisione autonoma “Monferrato” entrò a far parte della VIII zona partigiana, punta di lancia per la liberazione di Torino.
Alcune località del Vercellese e delle colline del Po in quei giorni d’aprile furono raggiunte dagli autonomi che, insieme ad altre formazioni, contribuirono alla loro liberazione: Vercelli, Casale Monferrato, Trino, Chivasso, Alessandria.
La bandiera della VII divisione “Monferrato” è ora conservata presso il museo del Risorgimento di Torino.
Il progetto
Vengono qui proposti alcuni "percorsi della memoria" in un territorio di confine, localizzato alla confluenza della Dora Baltea nel Po, chiuso a Sud dalle colline del Monferrato e lambito dalle risaie vercellesi, che conserva testimonianze della Resistenza, documenti e manufatti di epoche differenti, che offrono una chiave di lettura del periodo storico e dell'evoluzione sociale e culturale del territorio.
Con il concorso dei comuni, degli Istituti per la storia della Resistenza delle altre province, degli enti del Parco del Po, di varie associazioni locali, essi dovranno essere predisposti, integrati e resi fruibili tramite un'opportuna segnaletica di avvicinamento e di percorrenza e pubblicizzati attraverso una guida del territorio.
Se realizzato nel suo insieme, il progetto consentirebbe di rilevare le emergenze tuttora presenti nei comuni dell'area presa in esame (ruderi, edifici, carte, lapidi, monumenti) e di collaborare con iniziative locali già progettate o in corso di progettazione.
Un capitolo importante del "percorsi della memoria", tutto da scrivere, sarà quello della futura gestione culturale, didattica e turistica dei sentieri stessi da parte di enti locali, istituti scolastici, associazioni culturali e privati.
Perché questi itinerari possano prendere vita, occorrerà inoltre prevedere:
- la realizzazione fisica: riaperture e sistemazione dei sentieri; costruzione della segnaletica, là dove non esiste; individuazione di punti di informazione;
- la realizzazione immateriale in collaborazione con gli Istituti per la storia della Resistenza, altri enti ed associazioni: supporti informativi, cartografie, opuscoli, schede didattiche, dépliants;
- la sensibilizzazione dei residenti nel territorio interessato, al fine di radicare l'iniziativa e garantire l'uso culturale, didattico e turistico, nonché la manutenzione nel tempo e l'inserimento in altri percorsi culturali, didattici e turistici; le visite didattiche da parte di esperti e guide naturalistiche.
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