Il periodo resistenziale
Il Bocchetto Sessera e gli edifici che vi sorgevano, unitamente agli alpeggi vicini, svolsero la funzione di
centro di raccolta e di smistamento di prigionieri alleati provenienti dalla pianura, in attesa di essere indirizzati verso
la Svizzera attraverso la Valsesia, collegata tramite il colle della Boscarola che conduce all'alpe di Mera e a
Scopello o i diversi passi che immettono nella valletta di Rassa. Nei pressi del Bocchetto sorgeva all'epoca un albergo
che divenne una base dei partigiani del distaccamento "Bandiera", fondato da giovani di Tollegno sul Moncucco,
che vi si rifugiarono nel novembre del '43. Molte delle località vicine sono legate alle vicende della lotta di
Resistenza, soprattutto della prima fase, come le baite del Moncerchio, rifugio di militari sbandati dopo l'8 settembre e sede
di una scuola di organizzazione politica della Resistenza nel tardo autunno del '43; l'alpe Basto dell'Argimonia,
nelle cui cascine avevano posto le basi i partigiani del distaccamento "Piave"; le baite di Oriomosso, dove si
erano accampati i partigiani del distaccamento "Mameli". Il 20 febbraio del '43 iniziò contro queste basi una vasta
offensiva delle truppe nazifasciste, che costrinse i partigiani a ritirarsi in Valsesia, nel territorio di Rassa, dove
rimasero fino al 12 marzo, giorno in cui un nuovo attacco portato dalla strada per Alagna li obbligò, dopo
aver resistito per ore, a tentare di riportarsi nel Biellese dal Bocchetto del Croso verso Piedicavallo, nell'alta valle
Cervo, seguendo il sentiero della val Sorba. Il tentativo di ritirata fu disturbato, all'altezza dell'alpe Dosso, dal
mitragliamento nazifascista, che provocò la morte di quattro partigiani; altri undici furono catturati e fucilati il
giorno stesso. Nel disastro di Rassa morirono complessivamente diciotto partigiani. I superstiti confluirono nei
distaccamenti rimasti integri, come il "Bixio" in valle Elvo, o in squadre che si sarebbero riorganizzate nel battaglione
"Bandiera", da cui nacque la brigata "Ermanno Angiono", inquadrata nella
V divisione (un cippo a poca distanza
dal Bocchetto ricorda l'evento); altri avrebbero raggiunto il "Pisacane" (la futura
50a brigata e XII divisione). Nei periodi successivi la zona continuò ad offrire rifugio ai partigiani, che spostarono tuttavia i propri comandi a valle,
e a subire rastrellamenti, che tuttavia non produssero più effetti devastanti come nell'inverno del '44.
|