5. L'eredità di Dolcino

Descrizione del territorio
Il territorio del Biellese centro-orientale è costituito dalle aree coincidenti con i bacini idrografici dei torrenti Strona e Cervo, nonché dal bacino superiore del Sessera. La zona presenta una duplice vocazione economica: nella fascia inferiore e media vi è la presenza diffusa di insediamenti produttivi industriali di rilievo; nella parte superiore l'ambiente appare ancora oggi caratterizzato dai segni lasciati nel paesaggio da una secolare tradizione primaria, caratterizzata dalla pastorizia, stanziale e transumante, e dalle attività legate alla raccolta del legname. Numerosi sono i sentieri che collegano tra loro e con la Valsesia valli principali e valli minori di quest'area del Biellese e altrettanto frequenti gli alpeggi, molti dei quali ancora sfruttati. La strada panoramica Zegna, realizzata negli anni sessanta, costituisce una sorta di cornice superiore che unisce il territorio di Trivero con la valle del Cervo. La sua costruzione, insieme a quella di numerose piste minori che raggiungono punti panoramici o alpeggi, ha modificato profondamente la fisionomia ambientale della zona rispetto al periodo resistenziale, agevolandone peraltro la percorribilità e promuovendone la conoscenza e la fruizione turistica sia invernale (con la stazione sciistica di Bielmonte e le piste di fondo di Stavello) che estiva. Nel 1993 parte del territorio è stato inserito nell'Oasi Zegna, un'area di tutela nata con lo scopo di salvaguardare e valorizzare l'ambiente e la cultura materiale che gli è propria e di promuovere il turismo.

Descrizione dell'itinerario
Il Bocchetto Sessera, nel territorio del comune di Tavigliano, si raggiunge dalla strada panoramica Zegna salendo da Trivero, centro laniero della valle Sessera, oppure dalla carrozzabile della valle Cervo, all'altezza della località Valmosca, poco prima dell'abitato di Rosazza. I sentieri che dall'alta valle del Sessera raggiungono la valletta di Rassa, solcata dal torrente Sorba, affluente di destra del fiume Sesia, furono percorsi nei due sensi di marcia tra la fine di febbraio e la metà di marzo del '44 dai partigiani dei distaccamenti "Bandiera", "Mameli" e "Piave", dapprima costretti a ritirarsi intorno al Bocchetto e nel piccolo centro valsesiano con l'obiettivo di riorganizzare le file e successivamente a cercare scampo dall'offensiva scatenata con ingenti mezzi dai nazifascisti dal versante valsesiano.
Percorso a ritroso, l'itinerario, partendo dal Bocchetto Sessera, raggiunge, seguendo una rotabile aperta ai veicoli nel tratto iniziale, il ponte sulla Dolca in una decina di km, da dove parte un sentiero per le baite dell'alpe Peccia (1.349 m) e dell'alpe Fornei (1.812 m); seguendo la segnaletica 52b del Cai Varallo, si transita in val Sorba per la bocchetta del Fornei (circa 2.000 m); scendendo da lì verso i casolari dall'alpe Sorbella (1.638 m), si entra in un bosco di conifere che termina presso l'alpe Scaldalorso (1.446 m), si superano in discesa la cascina della Sponda (1.093 m), il rio Ruache, il prato di "sulle Piane", e si arriva nell'abitato di Rassa (917 m). La traversata richiede dalle 5 alle 6 h di cammino.
L'itinerario di rientro, tentato da alcuni dei partigiani biellesi, da Rassa raggiunge, seguendo il corso del torrente Sorba, l'alpe omonima (1.519 m), il Dosso (1.395 m), dove avvenne la cattura dei resistenti che sarebbero stati fucilati, il Massucco (1.520 m), il Toso (1.649 m) e il Bocchetto del Croso (1.940 m), da cui si scende verso la frazione Montesinaro di Piedicavallo, passando per l'alpe Finestre, la Fontana dei Valsesiani e costeggiando le sponde del torrente Chiobba fino alla confluenza nel Cervo. Questo itinerario è percorribile in circa 6 h.