2. Dalla Baraggia a Noveis

Il periodo resistenziale
Per l'importanza economica rivestita, la zona fu sottoposta a tutte le tensioni del conflitto: qui in particolare la storia partigiana si intrecciò con la cultura della fabbrica, generando una simbiosi intensa che si è conservata nella memoria della popolazione. In questo territorio nacquero i distaccamenti "Pisacane" e "Matteotti": per la storia del primo si rimanda alla scheda successiva relativa al museo della Resistenza di Postua, il secondo invece si sciolse nel febbraio del '44; alcuni dei suoi resistenti confluirono nelle file del "Pisacane", altri furono deportati in Germania per l'arruolamento, altri ancora abbandonarono la lotta dopo essersi arresi ai nazifascisti. Numerosi furono i rastrellamenti nazifascisti operati nell'area, con le devastazioni che ne seguirono, a partire dalla spedizione del dicembre '43, nel quadro della repressione delle prime attività della guerra partigiana in Valsesia e nelle valli del Biellese orientale. Memorabili nel '44 quello su Postua in gennaio e quello di luglio, che provocò uno scontro armato noto come "la battaglia di Crevacuore". Altrettanto frequenti furono gli scioperi operai, che costituiscono un capitolo rilevante della storia dei venti mesi della guerra partigiana.
Nel territorio del Comune di Mottalciata è da ricordare l'eccidio della primavera del '44, durante la prima fase di pianurizzazione della Resistenza biellese: un distaccamento del battaglione "Bandiera" fu sorpreso dai fascisti nelle cascine Mondova e Caprera; si sviluppò un breve scontro a fuoco durante il quale caddero tre partigiani; altri diciassette vennero catturati e fucilati dietro il muro del cimitero del paese il 17 maggio del '44. L'episodio è ricordato da una commemorazione annuale.
Nella zona della Garella, il 12 di marzo del '45, una squadra della 50a brigata aveva intercettato un autocarro carico di soldati tedeschi, sequestrando le armi e provocando morti e feriti tra gli occupanti dell'automezzo; tre giorni dopo, il 15 marzo, per rappresaglia, i nazisti prelevarono dodici partigiani biellesi e valsesiani detenuti nelle carceri di Torino, li portarono sul luogo dell'azione e li fucilarono. L'episodio, di poco successivo alla strage di Salussola, provocò nuovi scioperi nelle fabbriche della valle Sessera e della valle Mosso.
A Roasio, l'8 agosto del '44, furono uccisi due soldati tedeschi in un'imboscata tesa da una squadra partigiana; il giorno seguente, dopo aver incendiato case e arrestato numerosi abitanti del paese, un reparto di Ss tedesche, appoggiato da militi fascisti, fucilò undici persone scelte casualmente tra i civili e impiccò ai balconi della casa comunale cinque ostaggi portati da Biella; altri sei giovani furono appesi ai pali della linea elettrica lungo la Gattinara-Biella, sul luogo dell'azione partigiana.
L'8 maggio del '44, di ritorno da un incontro tenutosi a Bornasco, sulla Serra, con i comandi delle altre formazioni biellesi e una delegazione del comando delle brigate garibaldine piemontesi, Francesco Moranino, commissario politico del distaccamento, al comando di una pattuglia, si fermò nella zona di Curino, in cui stazionavano all'epoca alcuni fascisti travestiti da partigiani, che avvisarono della circostanza i comandi del presidio delle Gnr di Pray. La sera Moranino e i suoi uomini, confidando nella tranquillità dei luoghi, si recarono all'osteria della frazione di Santa Maria, dove furono intrappolati e colpiti a fuoco da un plotone di fascisti. Moranino, benché ferito, riuscì con una rocambolesca fuga a mettersi in salvo, ma undici dei suoi uomini furono uccisi nello scontro o eliminati sommariamente al termine dello stesso, così come un civile proprietario di un negozio in cui si erano riforniti i partigiani.
Baltigati fu al centro di un'operazione di rastrellamento il 10 agosto del '44, nell'ambito della rappresaglia su Roasio, in cui vennero incendiate più di cinquanta case. Sulle colline, il giorno di Santo Stefano del '44, si svolse una spettacolare operazione di lancio da parte degli Alleati. Preceduto da serrate trattative con la missione inglese "Cherokee", l'evento coinvolse l'organizzazione della XII divisione che allestì un'imponente cintura di sicurezza intorno al campo destinato al lancio, mentre le altre formazioni partigiane del Biellese operavano per distrarre l'attenzione dei nazifascisti. Un'ora prima del tramonto, dodici aerei "Liberator" incominciarono a scaricare i contenitori sull'area, continuando il lancio per circa due ore. L'episodio fu immortalato dal fotografo partigiano Luciano Giachetti "Lucien". La quantità e qualità delle armi lanciate, suddivise fra la XII e la V divisione, la missione alleata, la brigata Gl operante sulla Serra e la 76a brigata garibaldina del Canavese, consentì alle formazioni partigiane di raggiungere un soddisfacente armamento degli uomini e di intensificare l'attività in vista della fase finale della guerra.
Dopo l'8 settembre 1943 Noveis ospitò uno dei centri di raccolta e di smistamento di ex prigionieri alleati. Parecchie decine di essi furono ospitati nell'albergo "Monte Barone", dove rimasero fino a quando, nel corso di un rastrellamento, le truppe fasciste arrestarono e deportarono il suo gestore, Angelo Zaninetti. Nella zona vi furono ripetuti scontri a fuoco tra partigiani e nazifascisti: in uno di essi, il 20 luglio 1944, le truppe d'occupazione catturarono e fucilarono sette garibaldini delle formazioni di Moscatelli. A ricordo del loro sacrificio fu eretto un monumento, progettato dall'arch. Arrigo Gruppi, già comandante di una brigata partigiana valsesiana. Il monumento, inaugurato il 14 settembre 1969, ogni anno è meta di una delle principali cerimonie resistenziali delle province di Biella e Vercelli.