1. Serra e libertÓ

Il periodo resistenziale
I territori di Santhià e Cavaglià sono accomunati in questo itinerario da una tragica vicenda che rientra tra le stragi compiute dall'esercito tedesco in territorio italiano e che ha determinato un procedimento penale a carico di soldati tedeschi, rimasti ignoti, da parte della Procura militare di Torino. I fatti risalgono al 29 e al 30 aprile del '45: l'avanguardia di una colonna di soldati tedeschi, in ritirata dalla Liguria, da Torino e dalla Valle d'Aosta, era giunta in territorio vercellese nella notte tra il 27 e il 28 aprile; lo scopo della manovra era quello di creare una linea difensiva nel territorio fra la Dora e l'Elvo, per consentire al 75o corpo d'armata tedesco di individuare la via di fuga più opportuna verso la Svizzera, dalla Lombardia o dalla Valle d'Aosta. Ai partigiani e ai membri del Cln di Vercelli i comandi militari alleati avevano fatto pervenire l'ordine di impedirne la marcia verso la pianura e allo scopo furono fatti saltare i ponti sul canale Cavour e sul naviglio di Ivrea. I tedeschi, dopo aver occupato Tronzano, Carisio, Cigliano, Cavaglià e Salussola, irruppero a Santhià la sera del 29, dove, tra la notte e il giorno seguente, uccisero ventisette civili, venti partigiani e due alpini della Rsi; a Cavaglià furono uccisi altri sei partigiani e un civile.
Nel territorio di Salussola, precisamente nelle cascine Impero e Baraccone, si trovavano due distaccamenti del campo di prigionia Pg 106. In questo Comune, tra l'8 e il 9 di marzo del 1945, si verificò uno degli episodi più cruenti della guerra partigiana nel Biellese, che riguardò ventidue uomini della 109a brigata, inquadrata nella XII divisione "Nedo". Portatisi dal Biellese orientale al Monferrato, nei pressi di Cocconato e Odalengo, all'inizio di gennaio, i principali distaccamenti della brigata furono richiamati nella propria zona operativa alla fine di febbraio; durante il ritorno, gli uomini del distaccamento "Zoppis", cui si erano aggregati alcuni partigiani del "Baranzoni", furono sorpresi, il 1 marzo, alla cascina Spinola di Livorno Ferraris da una compagnia di fascisti, la Op "Macerata": dei trentatré partigiani catturati, ventidue furono prelevati dai militi della "Montebello" e condotti a Salussola, dove ventuno di essi furono uccisi a colpi di mitraglia la mattina del 9 marzo, dopo una notte di sevizie e di torture. La notizia dell'eccidio, diffusa dall'emittente clandestina partigiana Radio Libertà, provocò la proclamazione di uno sciopero di protesta che interessò Biella, Mongrando, le valli di Mosso, del Ponzone e della Sessera. L'eccidio di Salussola è ricordato annualmente da una manifestazione commemorativa ad alta partecipazione.
Nella zona di Cerrione, all'indomani dell'8 settembre, si era costituito un gruppo di militari sbandati, agli ordini del col. Cattaneo, in contatto con gli Alleati, che poteva all'occorrenza contare sulla collaborazione di un gruppo di contadini. La zona fu successivamente prescelta per l'insediamento degli uomini di una formazione Gl provenienti da Champorcher e per l'atterraggio della missione "Bamon", insieme a Edgardo Sogno, nella notte tra il 20 e il 21 agosto presso Magnano. L'area operativa della formazione, che assunse la denominazione di 7a brigata Gl "Cattaneo", era compresa nel perimetro a cavallo dei due versanti della bassa Serra, compreso tra Cerrione, Magnano, Piverone, Viverone, Roppolo e Zimone. Ai primi di ottobre del '44 fu paracadutata sulla Serra una missione di ufficiali britannici, denominata "Cherokee", che prese ai suoi ordini gli uomini della missione "Bamon". L'arrivo della nuova missione servì a stabilire rapporti di corretta collaborazione con i partigiani garibaldini, che spesso avevano avuto contrasti con la formazione Gl e la precedente, culminati nell'operazione del lancio di Baltigati (Soprana) del 26 dicembre. L'apporto dei militari britannici produsse un'intensificazione dell'attività della brigata "Cattaneo", che si specializzò in rapide azioni di sabotaggio in pianura. Il comando della missione, insediato in un primo tempo a Sala Biellese, si trasferì a Palazzo, nel versante canavesano della Serra, nel periodo dei rastrellamenti invernali del '45.
Sala Biellese può essere considerata la piccola capitale della Resistenza sulla Serra, non solo perché sede del Comando della V divisione e della 75a brigata, nonché della citata missione "Cherokee", ma anche perché sede di Radio Libertà, un'emittente radiofonica clandestina che aveva iniziato le sue trasmissioni da Callabiana il 14 dicembre '44, interrompendole una prima volta agli inizi del gennaio '45, per riprenderle da febbraio fino al 19 aprile, quando gli impianti nascosti in un cascinale furono individuati e distrutti.
Con la denominazione di "battaglia di Sala" si tramanda la memoria di uno degli scontri armati più significativi della guerra partigiana piemontese, preceduto da una serie di rastrellamenti particolarmente imponenti sin dal maggio '44 (in uno di essi furono catturati ventidue partigiani, alcuni dei quali proprio a Sala, e fucilati a Biella, nella piazza Quintino Sella, poi denominata piazza Martiri della Libertà) e infittitisi nell'inverno tra il '44 e il '45, dopo l'arrivo della missione alleata "Cherokee", la fortunata spedizione della 75a brigata al presidio di Cigliano del 25 dicembre e il lancio di Baltigati del 26, che aveva consentito di dotare le formazioni partigiane di nuove armi, fomentandone l'attivismo. Già il 2 e il 3 gennaio, nella zona compresa tra Andrate (To), Torrazzo, Sala, Bornasco e Netro, le formazioni partigiane avevano fronteggiato un attacco di circa settecento soldati nazifascisti saliti da Salussola, Magnano e Bollengo (To), concludendo le operazioni con lo sganciamento verso Sant'Eurosia di Pralungo e Cossano, nel Canavese.
A distanza di un mese, il 1 febbraio del '45, i nazifascisti rinnovarono l'attacco salendo da Ivrea (To) verso Andrate e Torrazzo, da Biella verso Mongrando e Zubiena, da Occhieppo verso Muzzano. I battaglioni partigiani della 75a e della 76a, unitamente ai partigiani della brigata Gl "Cattaneo" ne ritardarono la marcia per molte ore, prima di convergere su Sala, che i nazifascisti bombardarono verso sera con i mortai, colpendo alcune case alla periferia del paese e provocando la casuale morte del parroco, colpito dalla scheggia di una granata.
Nella notte, mentre i nazifascisti avevano occupato il paese, avvenne lo sganciamento dei partigiani, che passarono per i boschi a monte di Bollengo, poi in direzione di Piverone (To), superarono la Cavaglià-Ivrea verso la Dora, fecero tappa ad Albiano (To) e poi ripresero il cammino verso Vische (To). Nuovi rastrellamenti avvennero fino alla fine di febbraio e nel mese di marzo; l'ultimo attacco fu ordinato dal comando fascista di Vercelli per il 19 aprile, con l'obiettivo della distruzione di Radio Libertà. L'operazione durò due giorni e si risolse con l'individuazione e l'esplosione della casa che ospitava le apparecchiature: il paese fu occupato fino al 22 aprile.
Nel periodo resistenziale la zona della Serra offrì ospitalità a molti prigionieri alleati, fenomeno favorito dalla prevalenza di nuclei abitativi sparsi; si ha memoria, all'indomani dell'8 settembre, del passaggio di una colonna di circa duecento soldati alleati che, intercettati, dovettero disperdersi all'altezza di Zubiena, trovando rifugio nelle varie frazioni del territorio. Dopo la prima fase della guerra partigiana, che interessò soprattutto la media e alta montagna della valle dell'Elvo e del resto del Biellese, la Serra, dall'estate del '44, acquistò un'importanza centrale per la presenza delle formazioni garibaldine originatesi dal distaccamento "Bixio" e di una brigata Gl, collegata alle missioni alleate attirate dal valore strategico della zona, da cui si poteva controllare la principale via di comunicazione da Ivrea verso la Valle d'Aosta. I collegamenti con la Resistenza valdostana furono frequenti e interessarono soprattutto la confinante valle di Gressoney, i cui presidi fascisti di Issime e Lillianes furono attaccati nel corso di una vasta operazione alla fine del mese di luglio del '44.