Presentazione del libro


Ricordi della casa dei morti e altri scritti

di Luciana Nissim Momigliano
a cura di Alessandra Chiappano


Mercoledì 20 febbraio, nella sala convegni della Fondazione Cassa di Risparmio di Biella, si è tenuta la presentazione del volume "Ricordi della casa dei morti e altri scritti" di Luciana Nissim Momigliano, nata a Torino, ma di famiglia biellese, deportata ad Auschwitz nel 1944, curato da Alessandra Chiappano ed edito dalla Giuntina di Firenze, una piccola casa editrice che da più di vent'anni diffonde gli scritti di memoria relativi al genocidio ebraico.
Oltre alla curatrice, erano presenti Marco Neiretti, vicepresidente della Fondazione Cassa di Risparmio, Emilio Jona, consigliere scientifico dell'Istituto, Gianni Perona e Mariarosa Masoero dell'Università di Torino.
Il vicepresidente Neiretti ha aperto i lavori con un saluto non rituale, sottolineando quanto sia importante diffondere le testimonianze della Shoah e della deportazione, soprattutto nella congiuntura attuale, in cui è evidente una erosione della memoria storica. In questa prospettiva, è assai meritevole l'aver riproposto un testo che, pubblicato nel 1946, non era più stato sottoposto all'attenzione dei lettori, in una edizione molto arricchita rispetto a quella originale.
Su proposta di Gianni Perona, rovesciando i canoni usuali delle presentazioni, è stata data la parola immediatamente alla curatrice, che ha spiegato come sia nata l'idea di ripubblicare la testimonianza di Luciana Nissim, come tra le carte conservate all'Ucei si sia ritrovata la prima versione de "I ricordi della casa dei morti" e come grazie alla generosità del figlio di Luciana Nissim, Alberto, si sia potuta aggiungere all'edizione critica un'altra serie di testi che aiutano a comprendere e a contestualizzare questo scritto di memoria, composto a pochi mesi dalla Liberazione, antecedente alla prima edizione di "Se questo è un uomo" di Primo Levi, con il quale Luciana aveva dato vita ad una piccola banda partigiana sopra Saint-Vincent e con il quale era partito "per ignota destinazione", insieme ad altri due carissimi amici, Vanda Maestro e Franco Sacerdoti.
Nel suo intervento Mariarosa Masoero ha sottolineato l'importanza del lavoro fatto sul testo da Chiappano: a suo giudizio è davvero interessante la possibilità di verificare le differenze, formali, ma non solo, fra le due redazioni de "I ricordi". Altrettanto illuminanti le sono sembrati gli altri testi che corredano il volume, mediante i quali è possibile non solo ricostruire la figura di Luciana Nissim, ma anche di un gruppo di amici che hanno vissuto una esperienza del tutto straordinaria. In particolare, Masoero ha sottolineato la bellezza delle lettere scritte da Luciana Nissim a Franco Momigliano, che diventerà suo marito nel 1946, in particolare quella in cui Luciana riflette sui doveri del sopravvissuto. Masoero ha poi sottolineato la pregnanza dello stile della Nissim: uno stile asciutto, che nulla concede agli orpelli, ma non per questo meno incisivo e potente.
Emilio Jona ha messo in luce la significatività dello scritto di Luciana Nissim "Una famiglia ebraica fra le due guerre", in cui l'autrice fornisce molte notizie interessanti su di sé e sulla sua famiglia, pagine che permettono di illuminare le vicende di tante famiglie ebraiche perfettamente assimilate, pochissimo legate alla religione ebraica, che all'improvviso, nel 1938, devono fare i conti con l'antisemitismo di stato propugnato dal fascismo. Jona, nel ricordare l'esperienza vissuta dalla Nissim, ripercorre le tappe della propria vicenda familiare: gli scherzi stupidi di alcuni compagni, l'indifferenza della maggior parte della gente. Anche Emilio Jona si è soffermato sull'importanza delle lettere scritte dalla Nissim a Momigliano e ha sottolineato il diverso registro utilizzato dalla Nissim rispetto a Primo Levi per descrivere il medesimo episodio: l'arrivo al campo di Auschwitz, assai stringato quello di Luciana, ricco di suggestioni letterarie quello di Primo.
E sul rapporto tra letteratura e storia si è soffermato Gianni Perona, che ha ricordato come talvolta la bellezza di certe pagine letterarie possa finire per offuscare quello che maggiormente sta a cuore allo storico: il fatto, il dato concreto. A suo parere, se la pagina di Levi brilla per la grandezza letteraria, la pagina della Nissim, così sobria e pacata, riesce a illuminare con maggiore esattezza i contorni del "buco nero" di Auschwitz: alcune potenti descrizioni, ricche anche di dati, della Nissim, presenti ne "I ricordi", ci aiutano a meglio comprendere tutto l'orrore della deportazione degli ebrei ungheresi.
In ultimo è intervenuta Selina Sella, che era tra il pubblico, e che aveva conosciuto Luciana Nissim di persona, a Biella, in anni lontani. Selina era più giovane e ha ricordato Luciana come colei che riusciva sempre bene in tutto, quasi una figura guida, e tale è rimasta per la Sella, quando alla Nissim, ormai famosa psicanalista, si era rivolta per avere consigli riguardo a quegli stessi studi di psicoanalisi che intendeva intraprendere: Selina Sella ha testimoniato sulla profonda umanità di Luciana Nissim Momigliano: generosa di sé nell'aiutare gli altri. (a. c.)