Trieste sotto
Giorno del Ricordo
Sabato 7 febbraio, a Varallo, nella sede dell'Istituto, in occasione del Giorno del Ricordo,
Enrico Pagano, condirettore dell'Istituto, ha presentato brani del documentario "1943-1954. Trieste sotto.
La storia tragica e straordinaria di una città in prima linea", sulle complesse vicende di una città che
conobbe un succedersi di occupazioni negli anni della seconda guerra mondiale e, in quanto territorio strategico,
fu al centro degli interessi internazionali anche nel periodo della successiva guerra fredda. L'iniziativa,
così come la concomitante mostra "L'Istria, l'Italia, il mondo. Storia di un esodo: istriani, fiumani, dalmati
in Piemonte", esposta nella sede dell'Istituto fino al 20 febbraio, è stata organizzata con la
compartecipazione del Comitato della Regione Piemonte per l'affermazione dei valori della Resistenza e dei principi
della Costituzione repubblicana, in rappresentanza del quale è intervenuto il consigliere regionale
Piergiorgio Comella.
Enrico Pagano ha ricordato come la ricostruzione storica degli eventi drammatici che interessarono
Trieste e il territorio istriano debba essere compiuta in maniera rigorosa, portando alla luce con onestà
intellettuale fatti a lungo rimossi dalla memoria nazionale per contrapposti interessi politici.
Mescolanza di etnie diverse (italiani, sloveni, croati e altri gruppi minori), Trieste, passata dalla
dominazione asburgica a quella italiana alla fine della prima guerra mondiale visse, all'indomani dell'8
settembre 1943, una condizione particolare rispetto al resto dell'Italia del Nord, dal momento che, anche dopo
la costituzione della Repubblica sociale italiana, fu amministrata direttamente dal Reich tedesco.
La Resistenza dei partigiani comunisti sloveni, che univa alla volontà di liberazione del territorio triestino
dai nazisti le spinte dell'irredentismo slavo e il desiderio di rivalsa nei confronti dei fascisti per le violenze e
i soprusi connessi all'italianizzazione forzata delle minoranze slave della zona e all'invasione della
Jugoslavia nel 1941, si contrappose duramente alla Resistenza del Comitato di liberazione nazionale triestino,
considerato dai comunisti di Tito connivente con il fascismo. Artefici della liberazione di Trieste il 1 maggio
del 1945, i partigiani slavi presero possesso della città e, dopo quaranta giorni di controllo incondizionato
del territorio, in cui si resero protagonisti di violenze e infoibamenti contro la popolazione italiana,
accettarono il passaggio di potere agli angloamericani. La situazione si definì in maniera provvisoria con il Trattato
di pace di Parigi del 1947, che istituì una zona A, in cui si trovava Trieste, sotto controllo alleato, e una
zona B, amministrata dalla Jugoslavia (cui venne assegnata anche l'Istria), e trovò una sistemazione nel
1954, con il passaggio all'Italia della zona A e l'annessione alla Jugoslavia della zona B.
I brani del documentario mostrati da Enrico Pagano hanno ricostruito proprio gli anni difficili dal 1945
al 1947, dall'occupazione slava di Trieste, che comportò l'eliminazione fisica degli italiani, identificati
con fascisti e collaborazionisti, prelevati dalle proprie case, uccisi sommariamente e gettati nelle foibe,
all'esodo forzato di circa l'80 per cento degli italiani dell'Istria, costretti ad abbandonare per sempre la
propria terra e a vivere da profughi in Italia, con tutti i problemi di carattere sociale e tutte le difficoltà di
integrazione che questo sradicamento improvviso comportò.
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