La mostra ripercorre le complesse vicende dell'Istria, terra di mescolanze etniche, linguistiche e culturali,
e i mutamenti geopolitici che la caratterizzarono, in particolare dal 1943 al 1956, periodo in cui tra l'80 e
il 90 per cento degli italiani presenti nel territorio subì il trasferimento forzato dalla propria terra d'origine.
L'esodo istriano, fiumano e dalmata interessò non meno di 250.000 persone, per la maggior parte
stabilitesi in Italia e in misura minore in Australia e nel continente americano.
Ospitati inizialmente in campi profughi e centri di raccolta, gli esuli trovarono asilo in circa
centotrenta strutture dislocate su tutto il territorio nazionale, nelle quali enti assistenziali si occuparono di fornire
sussidi in denaro, forniture alimentari e generi di prima necessità.
Nel 1952, in conseguenza di un piano governativo di edilizia nazionale, furono edificati quartieri di
edilizia popolare, che consentirono il trasferimento dei profughi dai campi ad aree suburbane o
scarsamente edificate delle città.
La mostra, con l'ausilio di numerose immagini e testimonianze, ricostruisce le condizioni economiche
e sociali dei numerosi profughi giunti a Torino già a partire dal 1947 e seguiti negli anni successivi da un
flusso in costante aumento, data la capacità attrattiva della vocazione industriale della città.
Come nel capoluogo gli edifici militari delle Casermette nel rione di borgo San Paolo prima e il
Villaggio Santa Caterina poi ospitarono gli esuli, così a Novara la Caserma Perrone e il Villaggio Dalmazia sono
i luoghi che conservano la memoria dell'espulsione di massa di una popolazione per motivazioni
politiche, economiche, sociali e culturali e testimoniano delle sue difficoltà di inserimento in una realtà nuova e
sconosciuta.
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