Antisemitismo e deportazione


Elenco dei film disponibili


Fiction


Amen (2002)
Regia: Constantin Costa-Gavras. Interpreti: Ulrich Tukur, Mathieu Kassovitz, Marina Berti, Marcel Iures, Michel Duchaussoy. Durata: 132', colore. Dvd.

Seconda guerra mondiale: Kurt Gerstein, un chimico ufficiale delle Ss realmente esistito, scopre che lo Zyclon B, da lui realizzato per le disinfestazioni, viene utilizzato per eliminare gli ebrei. Sconvolto da questa rivelazione ed essendo profondamente religioso, cerca un contatto negli ambienti della chiesa cattolica perché lo sterminio venga fermato. Conosce così il giovane gesuita padre Riccardo che è ben introdotto in ambito vaticano. La speranza sta nella parola del Papa che denunci l'abominio. Ma Pio XII, per salvare i cattolici di Austria e Germania, deciderà di tacere. Ispirato al libro "Il Vicario" che fece scandalo al momento della sua pubblicazione, il film di Costa Gavras vuole esplicitamente riaprire ferite mai del tutto rimarginate.


Anita B. (2014)
Regia: Roberto Faenza. Interpreti: Eline Powell, Robert Sheehan, Andrea Osvart, Antonio Cupo, Nico Mirallegro. Durata: 88', colore. Dvd.

Dal romanzo di Edith Bruck "Quanta stella c'è nel cielo"
Anita, un'adolescente di origini ungheresi sopravvissuta ad Auschwitz, è accolta dall'unica parente rimasta viva: Monika, sorella di suo padre, che non vuole essere chiamata zia e vive l'arrivo della nipote come un peso. A Zvikovez, tra le montagne della Cecoslovacchia non lontane da Praga, Monika vive con il marito Aron, il figlioletto Roby e il fratello di Aron, il giovane e attraente Eli.
In quel villaggio dei Sudeti, territori in precedenza occupati dai tedeschi, i nazisti vengono rimpatriati a forza e gli scampati trasferiti nelle loro abitazioni, in una situazione di crescente tensione con l'avvento del comunismo. Attorno ad Anita, uomini e donne vogliono dare un calcio al passato, ballare, divertirsi, ascoltare di nascosto le canzoni americane trasmesse oltre cortina dalla Voice of America. Anita sogna come tutti, ma a differenza degli altri non nasconde l'anima.
La ragazza è combattiva e piena di entusiasmo. La sua forza viene dal ricordo dei genitori persi nel lager. Ma nella nuova casa si trova ad affrontare una realtà inaspettata: nessuno, neppure Eli, con cui scoprirà l'amore, vuole ricordare il passato. E il più grande tabù è proprio l'esperienza del campo, quasi fosse qualcosa di cui vergognarsi. Quando Anita tenta di smontare quella difesa collettiva si trova davanti un muro di silenzi. Così, se vuole parlare di ciò che ha passato, può farlo solo con il piccolo Roby, che ha appena un anno e non può capire. Nella mescolanza di popoli e lingue che confluiscono attorno a Praga, Anita si confronta con personaggi indimenticabili: il vulcanico zio Jacob, coscienza critica della comunità ebraica ed estroso musicista nella festa del Purim; Sarah, la dinamica "traghettatrice" armata di pistola, che organizza l'esodo verso la Palestina; il giovane David, rimasto orfano per la tragica scelta dei genitori, con cui inizia una toccante amicizia. Improvvisamente, Anita si trova catapultata in una situazione imprevista, che la pone di fronte a una decisione che richiede coraggio. E il film si chiude con un inatteso colpo di scena.


Arrivederci ragazzi (1987)
Regia: Louis Malle. Interpreti: Gaspard Manesse, Raphael Fejito, Francine Racette, Francois Berleand, Irene Jacob. Durata: 104', colore. Dvd.

Nella Francia occupata del 1944, il piccolo Julien stringe amicizia con un compagno di scuola sensibile e intelligente, ma un po' misterioso. Il loro rapporto viene brutalmente interrotto a causa dell'arrivo della Gestapo, che porta via l'amico di Julien perché ebreo.
Nella carriera di Malle è, dopo "Il soffio al cuore", il secondo film esplicitamente autobiografico, il più vicino a Truffaut e non soltanto per l'argomento. Meno originale, forse, ma emotivamente più coinvolgente (con qualche concessione agli stereotipi) di "Cognome e nome: Lacombe Lucien", anch'esso ambientato nella Francia di Pétain, conta per la cura dei particolari e dell'ambientazione, la ricchezza delle invenzioni, una pagina di alta retorica didattica (l'omelia del padre direttore), un epilogo straziante. Leone d'oro a Venezia '87. ("Il Morandini 2007", Zanichelli)


A torto o a ragione (2002)
Regia: István Szabó. Interpreti: Con Harvey Keitel, Stellan Skarsgaard, Moritz Bleibtreu, Ulrich Tukur. Durata: 105', colore. Dvd.

Dopo il crollo del Terzo Reich, l'ingresso delle truppe alleate in Berlino dà avvio, oltre che alla spartizione della città, al processo di denazificazione. Chiunque abbia collaborato coi nazisti deve essere epurato. Cio' avviene in tutti i settori, nessuno escluso. Un alto graduato americano, interpretato da Harvey Keitel, ha l'incarico di occuparsi di Wilhelm Furtwangler, il famoso direttore d'orchestra. Il Maestro è principalmente accusato di aver diretto un concerto in occasione del compleanno di Hitler. Lo scontro tra l'accusatore e l'accusato occupa ampia parte del film. Ma non si tratta né di un film biografico, né, ancor meno, di una di quelle opere che mutuano dal cinema processuale le loro figure retoriche. Grazie alla recitazione dei protagonisti il confronto tra due uomini si tramuta in uno scontro tra culture. Su un tema facilmente manipolabile come è quello dell'acquiescenza alla dittatura, Szabó innesta una riflessione sulla chiusura mentale del militare statunitense. Anche nel compiere un'azione utile e necessaria dimostra i limiti di una cultura con radici troppo recenti per potersi addentrare in territori 'alti'. Quando poi la giovane assistente dice all'americano: "Sono stata interrogata dalla Gestapo e i metodi erano come i suoi" la memoria non può non andare alla prigione di Guantanamo. Coraggiosa la Berlinale a programmarlo. ("Il Morandini 2007", Zanichelli)


Il bambino con il pigiama a righe (2008)
Regia: Mark Herman. Interpreti: David Thewlis, Vera Farmiga, Rupert Friend, Asa Butterfield. Durata: 93', colore. Dvd.

Bruno è un tranquillo ragazzo di otto anni figlio di un ufficiale nazista, la cui promozione porta la famiglia a trasferirsi dalla loro comoda casa di Berlino in un'area desolata in cui questo ragazzino solitario non trova nulla da fare e nessuno con cui giocare. Decisamente annoiato e spinto dalla curiosità, Bruno ignora le continue indicazioni della madre, che gli proibisce di esplorare il giardino posteriore e si dirige verso la "fattoria" che ha visto nelle vicinanze. Lì, incontra Shmuel, un ragazzo della sua età che vive un'esistenza parallela e differente dall'altra parte del filo spinato. L’incontro di Bruno col ragazzo dal pigiama a righe lo porta dall'innocenza a una consapevolezza maggiore del mondo degli adulti che lo circonda, mentre gli incontri con Shmuel si trasformano in un'amicizia dalle conseguenze terribili.


Binario 21. Il canto del popolo ebraico massacrato (2010)
Regia: Felice Cappa. Con Moni Ovadia. Durata: 80'. Dvd.

"Binario 21" racchiude l'adattamento televisivo dello spettacolo "Il canto del popolo ebraico massacrato", liberamente tratto dall'omonimo poema di Yitzhak Katzenelson, e la testimonianza di Liliana Segre, in memoria dello sterminio del popolo ebraico e di tutti coloro che hanno subito la deportazione, la prigionia e la morte segnando uno dei momenti più tragici della nostra storia.


La caduta. Gli ultimi giorni di Hitler (2004)
Regia: Oliver Hirschbiegel. Interpreti: Bruno Ganz, Alexandra Maria Lara, Corinna Harfouch, Ulrich Matthes, Juliane Köhler. Durata: 150', colore. Dvd.

Il film, che si avvale della consulenza storica di Joachim Fest, grande studioso del Terzo Reich e massimo biografo di Hitler, racconta gli ultimi dodici giorni della vita del dittatore e dei suoi più stretti collaboratori nel bunker di Berlino, dal 20 aprile 1945, l'ultimo compleanno del führer, al 2 maggio 1945, giorno della resa tedesca. È la prima volta che il cinema tedesco affronta un ritratto in primissimo piano di Hitler, con una produzione impegnativa e ad altissimo budget (15 milioni di euro, girato tra San Pietroburgo e Monaco).
A dare spessore a un personaggio scomodo e controverso è l'attore svizzero Bruno Ganz, che interpreta Hitler ormai alla fine, afflitto dai tremori del morbo di Parkinson, con una gamba malata, gentile e attento con le donne e i bambini che lo circondano nel bunker, ma senza nessuna pietà per il popolo tedesco. Continuando a negare l'evidenza, mentre l'esercito russo avanza a Berlino e nessuno dei suoi uomini più fedeli ha il coraggio di contraddirlo, Hitler rifiuta la capitolazione.
Oltre a ispirarsi al libro di Fest "Dentro il bunker di Hitler", il film fa riferimento al diario della sua segretaria, Traudl Junge, "Fino all'ultima ora". Proprio dal punto di vista di questa giovanissima assistente il regista e lo sceneggiatore Bernd Eichinger (anche produttore) hanno scelto di raccontare gli ultimi giorni nel bunker. In due ore e mezza il film alterna le vicende nel bunker della Cancelleria, dove si decidono le sorti del Paese, si balla, si mangia e soprattutto si beve, alle battaglie in corso a Berlino, lentamente conquistata dall'Armata rossa, inutilmente difesa da soldati e civili tedeschi che ingaggiano anche adolescenti per contrastare l'avanzata.
Hitler è circondato dai suoi generali, dalla sua amante Eva Braun (che sposa prima di suicidarsi), dal ministro Goebbels e dalla moglie (che uccide i figli prima di togliersi la vita con il marito). Alla morte del dittatore e della sua compagna (dopo aver tolto la vita al cane Blondi), seguono una serie di suicidi a catena da parte dei fedelissimi, anche se le sequenze più dure si riferiscono alla freddezza con cui la signora Goebbels avvelena uno dopo l'altro i sei bambini precedentemente addormentati.
La caduta è stato accusato da alcuni giornali di aver ritratto Hitler in modo troppo umano, mostrandolo mentre mangia, mentre ascolta i canti dei figli di Goebbels, mentre mostra tenerezza verso la segretaria e gratitudine per la cuoca che gli prepara l'ultimo piatto. Ma il film non manca di mostrare il dittatore come un uomo senza compassione: non ne prova per il popolo tedesco, "non verserò una sola lacrima per loro, non meritano nulla di meglio", non ne prova per i suoi soldati, che reputa tutti "vigliacchi", o per i suoi generali, "tutti traditori".
Il regista Oliver Hirschbiegel chiude il film con la testimonianza della vera Traudl Junge che, qualche tempo prima di morire, raccontò: "Quando, dopo il processo di Norimberga, venni a sapere cosa era veramente successo, tirai un sospiro di sollievo nello scoprire che il mio lavoro di segretaria non aveva a che fare con quello. Poi però passando davanti alla targa affissa in ricordo di Sophie Scholl scoprii che avevamo la stessa età e nell'anno stesso in cui lei veniva uccisa io cominciavo a lavorare per Hitler. Il fatto che fossimo giovani non ci giustifica dal non aver saputo". (Rita Celi, "la Repubblica", 19 aprile 2005)


La chiave di Sara (2010)
Regia: Gilles Paquet-Brenner. Interpreti: Kristin Scott-Thomas, Nils Arestrup, Frederic Pierrot, Michel Duchaussoy, Dominique Frot, Natasha Mashkevich, Gisele Casadesus, Aidan Quinn. Durata: 98', colore. Dvd.

Parigi, ai giorni nostri. Julia Jarmond, giornalista americana che vive in Francia da vent'anni, sta facendo un'inchiesta sui dolorosi fatti del Velodromo d'inverno, il luogo in cui vennero concentrati migliaia di ebrei parigini prima di essere deportati nei campi di concentramento. Lavorando alla ricostruzione degli avvenimenti, si imbatte in Sara, una donna che aveva dieci anni nel luglio del 1942, e ciò che per Julia era solo materiale per un articolo, diventa una questione personale, qualcosa che potrebbe essere legato ad un mistero della sua famiglia. A sessant'anni di distanza è possibile che due destini si incrocino portando alla luce un segreto che sconvolgerà per sempre la vita di Julia?


Concorrenza sleale (2001)
Regia: Ettore Scola. Interpreti: Con Claudio Bigagli, Gérard Depardieu, Diego Abatantuono, Sergio Castellitto, Antonella Attili, Sandra Collodel, Elio Germano. Durata: 100', colore. Dvd.

La giornata particolare nella quale Scola aveva ambientato uno dei suoi film più belli - l'arrivo di Hitler a Roma del 6 maggio 1938 - è un momento nevralgico di Concorrenza sleale. Per le sue conseguenze, soprattutto: le leggi razziali che in quello stesso anno colpirono gli ebrei italiani, demolendone la vita quotidiana con regole e divieti non sai se più crudeli o più grotteschi. Scola ce lo racconta attraverso le microstorie di due commercianti di stoffe, che gestiscono negozi attigui e combattono una piccola guerra privata per scipparsi a vicenda la clientela. Concorrenti in affari, Leone (Sergio Castellitto) e Umberto (Diego Abatantuono) hanno molto in comune: sono fondamentalmente onesti e generosi; i loro figli minori sono amici, i maggiori si amano. Come gli ripete spesso il fratello Angelo (Gérard Depardieu), insegnante di liceo antifascista, Umberto è un uomo incapace di formulare idee proprie. Le leggi razziali gli faranno scoprire di averne, invece, e delle più giuste: tali da offrire, in quelle difficili circostanze, solidarietà e amicizia al rivale. La scelta di raccontare i fatti attraverso gli occhi dello scolaretto Pietruccio, che li commenta sul quaderno illustrandoli con disegni, si direbbe una dichiarazione programmatica. I personaggi di Concorrenza sleale sono figurine d'epoca: il gerarchetto e la commessa innamorata del principale, il commissario e il maestro di pianoforte, il nonno combattivo (Jean Claude Brialy) e l'orologiaio fuggito dalla Germania (Claude Rich). In questo, il film di Scola evoca Amarcord, memoria che torna anche nell'attrazione dei due ragazzini per la bella profumiera. Però man mano che procede verso la fine il film vira all'amarezza e alla malinconia quando la presunta bonomia italiana non vale a impedire la peggiore ingiustizia. Nella dettagliata ricostruzione d'epoca, tra Idrolitina e figurine Liebig, Abatantuono e Castellitto immettono i loro talenti recitativi moderni. Basta veder la scena in cui cercano di non ridere per l'incidente occorso al cognato fascista del primo: roba buona come poc'altra per le prossime antologie del cinema italiano. (Roberto Nepoti, "la Repubblica", 11 marzo 2001)


Corri ragazzo corri (2013)
Regia: Pepe Danquart. Interpreti: Andrzej Tkacz, Jeanette Hain, Rainer Bock, Itay Tiran, Katarzyna Bargielowska. Durata: 82', colore. Dvd.

Jurek ha circa nove anni quando fugge dal ghetto di Varsavia. Costretto a separarsi dai fratelli e dai genitori per salvarsi dai nazisti, vivrà i durissimi tre anni che lo separano dalla fine della guerra nei boschi e nei villaggi vicino alla capitale. Imparerà a dormire sugli alberi e a cacciare per nutrirsi. Sopravviverà ai gelidi inverni chiedendo ospitalità, contraccambiandola con manodopera. In questo duro viaggio, Jurek incontrerà persone che lo aiuteranno ed altre che lo tradiranno, ma non perderà mai la forza per andare avanti...
Tratto dall'omonimo romanzo di Uri Orlev, Corri ragazzo corri è un'incredibile ed emozionante storia vera. Un originale punto di vista sulla Shoah mai raccontato prima sul grande schermo.


Defiance - I giorni del coraggio (2008)
Regia: Edward Zwick. Interpreti: Daniel Craig, Liev Schreiber, Jamie Bell, George MacKay, Mia Wasikowska. Durata: 129', colore. Dvd.

1941, i nazisti rastrellano l'Europa Orientale a caccia di ebrei da sterminare. I fratelli Bielski, agricoltori bielorussi, sopravvivono al massacro dei genitori e trovano riparo nei boschi dell'entroterra, dove giocavano da bambini. Qui incontrano altri fuggiaschi, ai quali Tuvia, il fratello maggiore, offre spontaneamente protezione. La notizia della loro resistenza e del furore con cui cercano vendetta, richiama nella foresta molti altri ebrei, che hanno bisogno di essere curati e sfamati. Zus, impulsivo e competitivo, non ci sta e si arruola tra i partigiani armati, mentre Tuvia e il giovane Asael lottano contro il freddo e la fame per costruire il villaggio che li ospiterà fino alla fine della guerra. Grazie all'impresa degli sconosciuti fratelli Bielski, più di 1.200 ebrei scamparono allo sterminio. Il film recupera la loro strordinaria vicenda dal passaparola dei sopravvissuti che ispirò il libro omonimo di Nechama Tec.


Il diario di Anna Frank (1959)
Regia: George Stevens. Interpreti: Millie Perkins, Joseph Schildkraut, Shelley Winters, Richard Beymer, Diane Baker. Durata: 172', b/n. Dvd.

Amsterdam, 1942. I tedeschi occupano il Paese e perseguitano gli ebrei. Una famiglia ebrea, quella dei Frank, si rinchiude in una soffitta della fabbrica di spezie del signor Frank insieme ad alcuni amici. Nonostante le durissime condizioni di vita, la piccola Anna riesce ad avere momenti di spensieratezza e affida alle pagine del suo diario i suoi pensieri. Ma un brutto giorno i Frank sono arrestati e deportati. Non disonesto, e diretto con mestiere, il film vinse l'Oscar per la fotografia, la scenografia e l'attrice non protagonista (Shelley Winters).


Il falsario - Operazione Bernhard (2007)
Regia: Stefan Ruzowitzky. Interpreti: Karl Markovics, August Diehl, Devid Striesow, Martin Brambach, August Zirner. Durata: 98', colore. Dvd.

Berlino 1936. Sorowitsch è il re dei falsificatori ed è ebreo. La sua vita cambia quando viene portato a Mauthausen e da lì trasferito, per la sua competenza, in un campo privilegiato insieme ad altri tecnici della falsificazione. Dovranno produrre valuta pregiata falsa per sostenere le casse ormai vuote del Reich. Sorowitsch inizialmente non si pone problemi: ha trovato il modo di sopravvivere e di esercitare la propria "arte". Progressivamente uno dei suoi privilegiati compagni di prigionia lo pone dinanzi al dilemma: continuare a falsificare denaro favorendo il nazismo o boicottare l'operazione mettendo a repentaglio le proprie vite?


Il figlio di Saul (2015)
Regia: László Nemes. Interpreti: Géza Röhrig, Levente Molnar, Urs Rechn, Todd Charmont, Sandor Zsoter. Durata: 107'. Colore. Dvd.

1944. Nel campo di concentramento di Auschwitz, il prigioniero Saul Ausländer fa parte dell'unità speciale Sonderkommando ed è costretto a bruciare i corpi del popolo al quale appartiene. La sua occupazione lo lacera, ma cerca di andare avanti con il solo intento di sopravvivere. Un giorno, però, crede di riconoscere tra i cadaveri un ragazzo che sembra suo figlio. Da quel momento avrà un solo obiettivo: trovare il modo di dare una degna sepoltura a quel prezioso corpo. Ma per farlo dovrà voltare le spalle ai propri compagni e ai loro piani di ribellione e di fuga.


Il giardino dei Finzi Contini (1970).
Regia: Vittorio De Sica. Interpreti: Fabio Testi, Helmut Berger, Dominique Sanda, Lino Capolicchio, Romolo Valli. Durata: 90'. Dvd.

Siamo a Ferrara, negli anni che preludono la seconda guerra mondiale; anche in Italia sta per prendere il via la politica antisemita. Nella lussuosa villa dei Finzi Contini, un'antica e aristocratica famiglia ebraica, si susseguono vicende quotidiane, amori ed equivoci sentimentali tra i rampolli più giovani. Ma questi drammi amorosi vengono ben presto sopraffatti dal crudele dramma storico costituito dalla guerra e dalle deportazioni.
Dal romanzo di Giorgio Bassani (che ritirò la firma dalla sceneggiatura) uno degli ultimi film di De Sica, di ricostruzione storica un po' esangue. Splendida la Sanda.


Hannah Arendt (2012)
Regia: Margarethe von Trotta. Interpreti: Barbara Sukowa, Axel Milberg, Janet McTeer, Julia Jentsch, Ulrich Noethen. Durata: 109'. Colore. Dvd.

Scappata dagli orrori della Germania nazista, la filosofa ebreo-tedesca Hannah Arendt nel 1940 trova rifugio insieme al marito e alla madre negli Stati Uniti, grazie all'aiuto del giornalista americano Varian Fry. Qui, dopo aver lavorato come tutor universitario ed essere divenuta attivista della comunità ebraica di New York, comincia a collaborare con alcune testate giornalistiche. Come inviata del "New Yorker" in Israele, Hannah si ritrova così a seguire da vicino il processo contro il funzionario nazista Adolf Eichmann, da cui prende spunto per scrivere "La banalità del male", un libro che andrà incontro a molte controversie.


Hotel Meina (2007)
Regia: Carlo Lizzani. Interpreti: Benjamin Sadler, Ursula Buschhorn, Danilo Nigrelli, Marta Bifano, Federico Costantini. Durata: 110', colore. Dvd.

Il film è basato su fatti realmente accaduti, raccontati nell'omonimo libro di Marco Nozza. Lago Maggiore, settembre 1943. Un gruppo di 16 ebrei italiani, provenienti dalla Grecia, sono ospiti dell'Hotel Meina di proprietà di Giorgio Benar, ebreo anche lui ma con passaporto turco e quindi cittadino di un paese neutrale. In seguito all'8 settembre, giorno dell’armistizio fra l'Italia e gli Alleati, un reparto di Ss capitanato dal comandante Krassler giunge a Meina. Due giovani, Noa Benar e Julien Fendez, sono strappati al loro amore dal brutale irrompere del drappello nazista. All'inizio non è chiaro quali siano gli ordini. Gli ebrei vengono reclusi nell'Hotel e inizia una settimana di attesa, terrore e speranza. È una strana convivenza tra ebrei, ospiti dell'albergo non ebrei e Ss. Si discute sulle possibilità di fuga, mentre gli stessi tedeschi attedono ordini. Forse anche per loro si sta avvicinando la fine della guerra. Ma poi inizia l'escalation verso la strage. Le Ss prelevano gli ebrei a piccoli gruppi e li traducono fuori dall'albergo per interrogarli - dicono - al Comando della vicina città di Baveno. In realtà li massacrano e poi li gettano nel lago. E risulta vano anche il tentativo di salvarli fatto da Cora, una tedesca antinazista collegata ad una rete che opera tra Svizzera e Italia. Gli ultimi a finire falciati dalle pallottole naziste sono proprio Julien Fendez, i suoi due fratellini e il nonno. Noa riesce a fuggire col padre, la madre e il fratellino verso la Svizzera, dopo che è perduta ogni possibilità di salvarli.


In Darkness (2011)
Regia: Agnieszka Holland. Interpreti: Robert Wieckiewicz, Maria Schrader, Benno Fürmann, Herbert Knaup, Agnieszka Grochowska, Marcin Bosak. Durata: 138', colore. Dvd.

La vera storia di Leopold Socha, che passò dall'essere un semplice ladro ad eroe della Resistenza durante la seconda guerra mondiale, salvando la vita di un gruppo di ebrei di Lvov. Quando Socha incontra un gruppo di fuggiaschi ebrei per la prima volta, è uncamente per interesse economico che decide di aiutarli a trovare un nascondiglio nei tunnel e nei sotterranei della città. Un po' alla volta però il suo atteggiamwento cambia, fino a capovolgersi del tutto: Leopold finisce per rischiare la vita per salvare uomini, donne e bambini dalle persecuzioni e dalla minaccia dello sterminio.


L'isola in via degli uccelli (1997)
Regia: Soren Kragh-Jacobsen. Interpreti: Jordan Kiziuk, Patrick Bergin, Jack Warden. Durata: 107', colore. Dvd.

Nel ghetto di Varsavia, prima di essere rastrellato e deportato con gli altri ebrei, un padre ordina al figlioletto Alex di nascondersi tra le rovine di una vecchia fabbrica, promettendogli che tornerà a riprenderlo. In compagnia di un bianco topino e di una copia sgualcita del Robinson Crusoe di Daniel Defoe, Alex comincia la dura lotta per la sopravvivenza, allietata soltanto dall'idillio con la piccola Stasja. Film di molti meriti (da un romanzo di Uri Orlev): l'interpretazione del piccolo Kiziuk; il modo con cui il regista danese si muove nel microcosmo cadente della fabbrica e dei suoi cunicoli per il quale lo scenografo Norbert Schere si è ispirato alle acqueforti delle Carceri di Piranesi; le musiche di Zbigniew Preisner, il compositore preferito di Kieslowski; l'esplicita denuncia delle connivenze tra tedeschi nazisti e cattolici polacchi ("Il Morandini 2007", Zanichelli).


Jakob il bugiardo (1999)
Regia: Peter Kassovitz. Interpreti: Robin Williams, Alan Arkin, Bob Balaban, Hannah Taylor-Gordon, Mark Margolis. Durata: 116', colore. Dvd.

Nel 1944, nel piccolo ghetto di una città della Polonia occupata, l'ebreo Jakob è costretto dalle circostanze a dire ai suoi amici di avere una radio - il che è falso. Lì ha appreso che i russi avanzano e ormai non distano più di 400 km - il che è vero. Quella notizia e le successive che Jakob deve inventare rianimano la vita del ghetto, dilatano il tempo, sollecitano le speranze e fanno di Jakob un eroe. E da eroe muore. Negli anni sessanta la storia fu raccontata, prima in forma di sceneggiatura poi di romanzo dall'ebreo polacco Jurek Becker (1937-1997).


Jona che visse nella balena (1993)
Regia: Roberto Faenza. Interpreti: Jean-Hughes Anglade, Juliet Aubrey, Jenner Del Vecchio, Luke Petterson, Francesca De Sapio. Durata: 96', colore. Dvd.

Tratto da Anni d'infanzia (1977) di Jona Oberski, fisico nucleare, è la storia di un bambino olandese di quattro anni, arrestato nel 1942 dai tedeschi e deportato a Bergen-Belsen dove gli muore il padre. Perde la madre nel 1945, subito dopo la liberazione. Il piccolo Jona è adottato da una coppia di olandesi che con lui dovranno patire non poco. Fedele al libro, Faenza (1943) adotta l'ottica del suo piccolo protagonista, lo sguardo inconsapevole dell'infanzia che dell'atroce realtà che lo circonda coglie soltanto alcuni particolari. Non a caso nella seconda parte, quando Jona ha sette anni, il film cambia stile perché lo sguardo s'è fatto più adulto. Film sulla tenacia dell'amore: semplice, asciutto, intenso senza concessioni al dolorismo né al sensazionalismo. Premio Efebo d'oro di Agrigento. ("Il Morandini 2007", Zanichelli)


Kapò (1960)
Regia: Gillo Pontecorvo. Interpreti: Susan Strasberg, Laurent Terzieff, Emmanuelle Riva, Didi Perego. Durata: 112', b/n. Dvd.

Scampata alla morte, facendosi passare per criminale comune, in un campo di lavoro tedesco in Polonia, un'orfana ebrea diventa kapò, cioè caposquadra-aguzzina delle sue compagne, aizzata alla ferocia dalla logica spietata del lager. L'amore per un prigioniero russo la redime. Frutto di un impegno austero (scritta dal regista con Franco Solinas) e delle buone intenzioni, questa parabola sulla degradazione e sulla distruzione della dignità nei lager nazisti svicola nella seconda parte verso la demagogia sentimentale di una storia di amore, redenzione e morte e nella bravura effettistica e ostentata della carneficina finale. Diede origine a una violenta stroncatura, intitolata "De l'abjection", di Jacques Rivette (Cahiers du Cinéma n. 120, giugno 1961), che rimproverò al regista, in particolare, la carrellata in avanti per inquadrare il cadavere della Riva, suicida sul filo spinato elettrificato. Nastro d'argento 1961 per Didi Perego, attrice non protagonista. ("Il Morandini 2007", Zanichelli)


Il labirinto del silenzio (2014)
Regia: Giulio Ricciarelli. Interpreti: Alexander Fehling, André Szymanski, Friederike Becht, Johannes Krisch, Hansi Jochmann. Durata: 118'. Colore. Dvd.

Germania, la seconda guerra mondiale è finita da poco. C'è chi vuole dimenticare quello che è successo e farlo dimenticare anche agli altri: alcune istituzioni tedesche decidono di portare avanti una cospirazione per occultare i crimini di Auschwitz. A Francoforte, nel 1958, il giovane pubblico ministero Johann Radmann si imbatte in alcuni documenti che rivelano questa omertà, e decide di andare fino in fondo.


Nebbia in agosto (2016)
Regia: Kai Wessel. Interpreti: Ivo Pietzcker, Sebastian Koch, Thomas Schubert, Fritzi Haberlandt, Henriette Confurius. Durata: 121'. Colore. Dvd.

Germania del Sud, inizio anni quaranta. Ernst è un ragazzino orfano di madre, molto intelligente ma disadattato. Giudicato "ineducabile", viene confinato in un'unità psichiatrica a causa della sua natura ribelle. Qui però si accorge che alcuni internati vengono uccisi sotto la supervisione del dottor Veithausen. Ernst decide quindi di opporre resistenza e pianifica una fuga...


Ogni cosa è illuminata (2005)
Regia: Liev Schreiber. Interpreti: Elijah Wood, Eugene Hutz, Boris Leskin, Jonathan Safran Foer, Stephen Samudovsky, Zuzana Hodkova. Durata: 106', colore. Dvd.

Tradurre un successo letterario in un film è operazione ardua e da affrontare con le cautele del caso, ancor più quando ci si trova dinanzi a testi "fortunati" ma dallo stile molto personale e dalla scrittura talvolta ardita. Il romanzo del giovane scrittore americano Jonathan Safran Foer da questo punto di vista è emblematico e il suo racconto è di quelli che si amano o si respingono, senza compromessi, e molti aspiranti lettori sono stati allontanati dopo poche pagine. Il primo pregio di Liev Schreiber, attore di buona fama alla sua prima esperienza di regia, è proprio quello di tradurre senza tradire il senso profondo e le migliori immagini del libro, in un ordito scorrevole che pare un diario di viaggio alla Chatwin, attraente, affascinante e che mescola con sapienza sorriso e commozione. Il diario racconta la ricerca delle radici europee di un giovane ebreo americano. Catalogatore ossessivo e vegetariano, Jonathan riceve dalla nonna in punto di morte una foto del nonno, scomparso anni prima, ritratto prima della guerra in Ucraina con una donna misteriosa nel villaggio di Trachimbrod. Il ragazzo si affida per la sua ricerca a un'improbabile agenzia turistica e a bordo di una scassata Trabant con il giovane rockettaro dinoccolato Alex, il nonno di lui e il cane Sammy Davis jr. jr., troverà le risposte alle sue domande in uno sperduto fazzoletto di terra ucraina e molte ne porrà allo spettatore. Il film infatti è un delizioso viaggio nelle problematiche del mondo di oggi, come ad esempio il confronto tra culture diverse, quasi inconciliabili. Poi c'è il contrasto tra la velocità del quotidiano e la piacevole lentezza di un film che lavora negli affascinanti anfratti proposti dalla dicotomia ricordo/oblio, compreso tra la naturale tendenza dell'essere umano a dimenticare e la necessità di ricordare la propria storia. Ogni cosa è illuminata dalla luce del passato e Trachimbrod, il luogo fantastico o cancellato dalla storia degli uomini, diventa finalmente reale, a incarnare l'essenza di quella grande tragedia del mondo che fu l'Olocausto. Se risulta quasi pacifica la bravura dell'attore Schreiber nell'aver assemblato un cast perfetto che mescola star, attori semisconosciuti e esordienti, non così è per le qualità della regia, semplice e lineare ma ogni tanto capace di regalare immagini di grande forza, come quel "muro del ricordo" che l'ossessivo Jonathan costruisce con i suoi reperti. (Fabrizio Liberti, "Film Tv", n. 46, 15 novembre 2005)


L'oro di Roma (1961)
Regia: Carlo Lizzani. Interpreti: Anna Maria Ferrero, Jean Sorel, Gérard Blain, Paola Borboni, Andrea Checchi. Durata: 115', b/n. Dvd.

Nel corso dell'occupazione nazista a Roma, un maggiore ordina agli ebrei della città di consegnare tutto l'oro che hanno altrimenti duecento ostaggi moriranno. Mentre l'intera comunità si mobilita, due giovani vogliono trovare il modo di opporsi, ma i loro sforzi saranno vani.


Perlasca. Un eroe italiano (2002)
Regia: Alberto Negrin. Interpreti: Luca Zingaretti, Amanda Sandrelli, Franco Castellano, Giuliana Lojodice, Mathilda May. Durata: 99' I parte; 96' II parte. 2 Dvd.

Nato a Como e trasferitosi poi a Padova, Giorgio Perlasca era un commerciante di carni che, durante gli anni convulsi della Budapest del '44, rischiò la propria vita pur di salvare dalla deportazione e dalla morte migliaia di ebrei. Grazie alle sue doti diplomatiche e a un grande coraggio, trovatosi bloccato in Ungheria, cercò con ogni mezzo di salvare dalla ferocia dei nazisti intere famiglie ebree: documenti falsi, ricerca del cibo, "case rifugio", tutto il possibile per strapparli dai treni della morte di Eichmann.
Il film tv di Negrin ripercorre tutta questa straordinaria vicenda.


Il pianista (2002)
Regia: Roman Polanski. Interpreti: Adrien Brody, Thomas Kretschmann, Frank Finlay, Emilia Fox, Maureen Lipman, Ed Stoppard, Julia Rayner, Jessica Kate Meyer. Durata: 148', colore. Dvd.

Non dev'essere facile per un ebreo polacco che da bambino ha attraversato le persecuzioni naziste, il ghetto di Cracovia, i bombardamenti, le deportazioni di massa, la perdita di familiari e amici, e la paura, la solitudine, il randagismo, affrontare con lucidità una storia di Olocausto. Forse è per questo che Roman Polanski rifiutò l'offerta di Spielberg di dirigere Schindler's List e che è arrivato quasi a settant'anni prima di imprimere sulla pellicola il suo Olocausto: la storia privata, molto simile alla sua anche se il protagonista è un adulto, di un ebreo fuggiasco che, solo, sopravvive nella Varsavia occupata dai nazisti. Il pianista non è il "film di una vita" (sulle sue paure, ossessioni e buchi neri Polanski ha costruito tutto il suo personalissimo lavoro d'autore), e proprio per questo riesce a mantenere un equilibrio straordinario tra vicenda privata e tragedia collettiva, a raccontarci tutto senza mai perdere la soggettiva del suo protagonista, a non cadere mai nell'autocommiserazione o nell'autocompiacimento. Ha un'ampiezza di respiro e una finezza di tessitura che lo consegnano immediatamente al cinema classico, quel cinema capace di travolgere con la sua emozione e la sua intensità senza mai abbandonarsi alla bellezza fine a se stessa, alla gratuità delle immagini. Ne Il pianista tutta la scansione narrativa conduce in una direzione precisa: si va dalla Storia all'incubo. La storia esibisce il suo volto peggiore nella prima parte, e Polanski ne riprende il crescendo di incredulità, incertezza, collaborazionismo, disperazione; il suo occhio coglie, spesso a distanza, attimi di orrore (solo a uno si avvicina davvero: il bambino infilato nel buco del muro che separa il ghetto dalla città) e figurine surreali di un'umanità che nonostante tutto vuole sopravvivere. Solo raramente parte un movimento di macchina di ampio respiro, a restituirci la dimensione, tremenda, dell'evento (il ponte sopra la strada che attraversa il ghetto, le valige degli ebrei abbandonate nella strada, il dolly che accompagna Wladyslaw oltre il muro e ci mostra Varsavia distrutta). L'incubo, sempre più solitario e orrifico, comincia nel momento in cui il protagonista chiude dietro di sé la botola della pedana del caffè. Là, comincia il viaggio di un nuovo inquilino del terzo piano, braccato, spiato, tradito, in un inferno personale, dove neppure lo scorrere del tempo conta più. La seconda parte del film è bellissima e sconvolgente; ma la prima serve a farci arrivare sin là con la consapevolezza che tutto questo è accaduto davvero. (Emanuela Martini, "Film Tv", 29 ottobre 2002)


I ragazzi del Reich (2004)
Regia: Dennis Gansel. Interpreti: Max Riemelt, Tom Schilling, Michael Schenk, David Striesow, Joachim Bissmeier, Jonas Jagermeyr. Durata: 110', colore. Dvd.

Berlino, 1942. Il diciassettenne Friedrich, operaio e pugile di talento, entra a far parte della NaPoLa, un'esclusiva scuola in cui si formano i dirigenti del Terzo Reich. Incontrerà Albrecht, figlio di un ufficiale e critico verso l'ideologia nazista. Friedrich verrà inevitabilmente contagiato dalle idee di Albrecht.


I ragazzi di St. Petri (1991)
Regia: Soren Kragh-Jacobsen. Interpreti: Tomas Villum Jensen, Morten Buch Jorgensen, Nikolaj Lie Kaas. Durata: 106', colore. Dvd.

Nella Danimarca del secondo conflitto mondiale un gruppo di adolescenti decide di opporre resistenza all'invasore nazista limitandosi all'inizio ad appendere manifesti di contro propaganda e a rubare gli elmetti dei soldati. Tutto cambia nel momento in cui al gruppo si unisce Otto Hvidmann, che sa dove procurarsi armi e munizioni e che spinge il gruppo a imbracciare le armi e combattere.
Ispirato a un fatto storico che avrebbe dato il via al vero diffondersi della resistenza in Danimarca, il film, diretto con buon mestiere dal regista di "L'isola in via degli uccelli", si avvale di un cast particolarmente partecipe.


La rosa bianca - Sophie Scholl (2005)
Regia: Marc Rothemund Interpreti: Julia Jentsch, Alexander Held, Fabian Hinrichs, Johanna Gastdorf, André Hennicke, Florian Stetter. Durata: 117', colore. Dvd.

Il 18 febbraio 1943 i fratelli Hans e Sophie Scholl sono arrestati nell'Università di Monaco di Baviera mentre distribuiscono volantini della Rosa Bianca, gruppo pacifico e pacifista di resistenza antinazista, da loro costituito nel 1942 con altri studenti universitari. Sophie è l'unica donna del gruppo. Cinque giorni dopo, con Cristoph Probst sono condannati alla decapitazione. Scritto da Fred Breinersdorfer (che ne ha tratto anche un libro) e basato sui verbali degli interrogatori della Gestapo (conservati negli archivi della Germania Est e resi pubblici nel 1990) e su altre testimonianze e interviste, il secondo film di Marc Rothemund ha il suo nucleo centrale - e più interessante - nel duello psicologico-verbale tra la ventunenne Sophie e Robert Mohr, ufficiale della Gestapo. Qui, ma anche nella scena del processo, si vince una difficile scommessa: fare un film emotivamente coinvolgente e, insieme, scrupolosamente fedele alla cronaca nei minimi dettagli e storicamente attendibile. Ci riesce grazie anche alla figura della protagonista che fa passare un discorso, privo di retorica e sempre attuale, sul coraggio civile, frutto di un agire in obbedienza alla coscienza. Premiato al Festival di Berlino 2005 per la regia e la migliore attrice (J. Jentsch). Sullo stesso argomento in Germania furono girati Die weisse Rose (1982) di Michael Verhoeven e Fünf letzte Tage (1982) di Percy Adlon. Le sentenze del tribunale del Popolo nazista furono dichiarate illegali e criminose nel 1985. ("Il Morandini 2007", Zanichelli)


Rosenstrasse (2003)
Regia: Margarethe von Trotta. Interpreti: Katjia Riemann, Maria Schrader, Martin Feifel, Jürgen Vogel, Jutta Lampe. Durata 136', colore. Dvd.

Margarethe von Trotta, fautrice di un cinema strutturalmente europeo, con Rosenstrasse continua il suo periplo nelle "storie" della Storia del Novecento. Prima di fermarsi in questa strada della Berlino del 1943 ha costeggiato altri momenti, altre figure reali o fittizie, altri strappi, altre autoanalisi collettive dei secolo scorso con Rosa L e Anni di piombo. Il punto di vista della rappresentazione privilegia l'ordine femminile del discorso e l'impasto di sequenze che, nonostante i mutamenti sociali, restano "segrete" e differenti. La grammatica dei sentimenti e l'architrave della ricostruzione storica poggiano sul rapporto conflittuale tra una madre e una figlia. Una madre rifugiata in America dalla fine della guerra, a lutto per la morte del marito, contraria al matrimonio della figlia. La figlia vuole conoscere e capire la madre visitandone il passato sospeso e pesante da rimuovere, Il senso di una vita e il senso del film coincidono nel flashback. Nella Berlino del 1943, quando Ruth (la madre) rimane sola, dopo un rastrellamento nazista, è adottata da Lena (Katja Riemann, Coppa Volpi come migliore attrice alla 61a Mostra di Venezia). Il racconto della vecchia Lena fa rivivere la protesta di tante donne, fiere, fedeli e ariane, che in Rosenstrasse, dalle parti di Alexanderplatz, chiedevano la liberazione di mariti e parenti ebrei che stavano per essere deportati. Uno dei tanti capitoli inediti o ignorati del passato intorno al quale un cinema asciutto, civile e quadrato, con alcune chiose simboliche, scorta il ricordo. (Enrico Magrelli, "Film Tv", n. 6, 2004)


La scelta di Sophie (1982)
Regia: Alan J. Pakula. Interpreti: Meryl Streep, Kevin Kline, Peter MacNicol. Durata: 144', colore. Dvd.

Tratto dal bestseller di William Styron, La scelta di Sophie narra il tragico amore di un giovane scrittore per una sopravvissuta all'Olocausto. Sophie è una donna polacca tormentata da una "scelta" compiuta in un campo di concentramento nazista. Giunta negli Stati Uniti, conosce Nathan, un brillante e irrequieto ebreo americano ossessionato dall'Olocausto. I due stringono amicizia con Stingo, un giovane scrittore appena arrivato a New York. Presto Stingo assisterà allo sgretolarsi dell'amore fra Sophie e Nathan, vittime dei rispettivi fantasmi e ossessioni. Oscar a Meryl Streep come miglior attrice protagonista.


Schindler's List (1993)
Regia: Steven Spielberg. Interpreti: Liam Neeson, Ben Kingsley, Ralph Fiennes, Caroline Goodall, Jonathan Sagalle. Durata: 195', b/n e colore. Dvd e videocassetta.

In Schindler's List s'avvera la profezia formulata tanti anni fa da Aldo Buzzi in un prezioso libretto intitolato Taccuino dell'aiutoregista: "La Natura è troppo colorata e il compito del regista sarà di togliere colori piuttosto che di metterne. Quando sarà evidente che può bastare un paio di pantofole rosse a colorare un film, il Colore potrà uscire solo di casa ed entrare in società". Ecco, appunto, la sequenza-chiave del film di Steven Spielberg, che il regista ha voluto in bianco e nero (fotografia superba del polacco Janusz Kaminski) per assimilarlo ai documenti dell'epoca: il 13 marzo 1943 dall'alto di una collina, nel corso di una passeggiata a cavallo con un'amichetta, l'industriale Oskar Schindler assiste alla feroce liquidazione del ghetto di Cracovia, operata dai nazisti. È una retata che si trasforma in un massacro, una caccia all'uomo che raggiunge gli ebrei infrattati nei nascondigli più surreali: i mobili, il pianoforte, il pozzo nero d'un cesso. Ma il protagonista è colpito dal vestitino rosso di una bimba in fuga disperata via dalla pazza folla; e la macchina da presa la segue su per le scale di un edificio (non è più Schindler a vederla, siamo noi), mentre corre a nascondersi sotto il letto come un cagnolino impaurito. Più tardi, alla fine della tremenda giornata, il protagonista rivedrà l'abito rosso della bambina portata via esanime. Questa macchia di colore, sintetizzando il significato del film, ne costituisce la molla drammaturgica. Ed è l'unica risposta possibile alla domanda che molti si formulano: come mai uno squaletto dei Sudeti, imbroglioncello e puttaniere, tutto preso ad accattivarsi i gerarchi per fare affari, diventò a proprie spese l'angelo salvatore di oltre mille ebrei destinati a morte sicura? Che cosa fu a colpirlo al cuore?
Per spiegarlo, l'australiano Thomas Keneally ha compilato sulle testimonianze degli "Schindlerjuden" sopravvissuti un diligentissimo libro di quasi quattrocento pagine, La lista (Frassinelli), che si può leggere utilmente per allargare la conoscenza dei fatti.
[...] Studiando il rapporto tra il libro, la sceneggiatura di Steven Zaillian e il film si finisce per scoprire che, pur girando sui luoghi veri, il regista s'è inventato un inferno su misura, attraversato da tutti i fantasmi del cinema sulla seconda guerra mondiale. Chi gli contrappone le austere immagini dei documentari dimentica che qui siamo in piena "fiction" per lo stesso tema del film di Spielberg sui dinosauri: l'assurdità dell'orrore. [...] Il film non è un'analisi delle motivazioni dei singoli: tutti stanno dentro un affresco, un allucinante "Trionfo della morte", con un finale bagno purificatore nella realtà a colori della tomba di Schindler a Gerusalemme, visitata dai veri eroi del film accompagnati dai loro interpreti. Come per dire che in fondo alla finzione c'è una tremenda verità contenente tuttavia un risvolto rasserenato. (Tullio Kezich, "Il Corriere della Sera", 12 marzo 1994)


Senza destino (2006)
Regia: Lájos Koltai. Interpreti: Marcell Nagy, Bálint Péntek, Béla Dóra, Áron Dimény, Bálint Péntek, Béla Dóra, Áron Dimény. Durata: 130', colore. Dvd.

Film puro e semplice, sobrio e profondo, privo di enfasi e di patetismi, Fateless - Senza destino, primo film diretto da Lájos Koltai, racconta di un ragazzino quattordicenne ungherese ebreo deportato nel 1944 a Buchenwald. Il ragazzino (che ha la faccia smunta, struggente e bellissima di Marcell Nagy) cerca di salvarsi dall'atrocità con l'obbedienza agli ordini e il rispetto delle regole dementi del lager; con la forza fisica e la leggerezza dell'età. Però quando, scampato alla morte, si ritrova a camminare per le vie di Budapest, è un'altra persona: il ragazzo obbediente all'orrore si è trasformato in un vecchio quindicenne, sfiduciato e senza futuro.
La storia è tratta dal romanzo autobiografico (pubblicato in Italia da Feltrinelli con il titolo "Essere senza destino") dello scrittore ungherese Imre Kertész, 77 anni, premio Nobel per la letteratura nel 2002. Ricevendo quel premio, Kertész disse sull'Olocausto qualcosa di particolare: "Il problema di Auschwitz non è tanto quello di metterci una pietra sopra, di conservarne la memoria o di relegarlo nei meandri della Storia, di costruire un monumento per commemorare i milioni di morti. Il vero problema di Auschwitz è il fatto stesso che sia successo, che sia esistito, e questo è un fatto che non può essere in alcun modo modificato".
Il pensiero e la lettura appassionata del libro hanno avuto molta influenza su Lajos Koltai. Koltai è un ammiratissimo direttore della fotografia: ha lavorato con il gran regista ungherese Istvan Szabó per quattordici film (Mephisto, Colonnello Redl, Diva Julia) e con Giuseppe Tornatore per Malena e La leggenda del pianista sull'Oceano. Il libro di Kertész lo ha indotto a diventare per la prima volta regista, ad affrontare le difficoltà di una storia simile. Ha ricostruito il lager (ne esistono soltanto testimonianze visive fotografiche), ha scelto un cast ammirevole, ha girato in un perfetto bianco e nero seppiato, ha voluto la musica di Morricone: senza tentare di far piangere, ma di far pensare. (Lietta Tornabuoni, "L'Espresso", 9 febbraio 2006)


La settima stanza (1995)
Regia: Márta Mészáros. Interpreti: Adriana Asti, Jan Nowicki, Elide Melli, Maia Morgenstern. Durata: 108', colore. Dvd.

Vita tormentata e fine tragica di Edith Stein (1891-1942), filosofa, ebrea, atea in gioventù, poi convertita al cattolicesimo (battezzata nel 1922), assistente del filosofo Edmund Husserl di cui riordinò i manoscritti. Entrò nel Carmelo di Colonia nel 1933 col nome di Benedicta a Cruce. Prelevata dai nazisti nell'agosto del 1942 a Echt (Olanda) e portata a Auschwitz dove morì il giorno dopo il suo arrivo. Scritto con Roberta Mazzoni ed Eva Pataki, punta sul versante privato di quest'intellettuale ruvida e fiera, beatificata dalla Chiesa di Roma: i difficili rapporti con la madre, che la considera una rinnegata, e gli innamorati, quelli con la sorella Rosa, che condivide la sua sorte. Date le premesse (anche produttive), i toni edificanti prevalgono su quelli espressivi, soprattutto nella parte centrale. M. Morgenstern, attrice teatrale rumena, è, comunque, all'altezza del personaggio. Il titolo si riferisce alle sette stanze o tappe dell'ascesi carmelitana, secondo la spagnola Teresa d'Avila, molto amata dalla Stein. La settima è la camera a gas ("Il Morandini 2007", Zanichelli).


La signora dello zoo di Varsavia (2017)
Regia: Niki Caro. Interpreti: Jessica Chastain, Johan Heldenbergh, Daniel Brühl, Timothy Radford, Efrat Dor. Durata: 122'. colore. Dvd.
Polonia 1939. Antonia e suo marito, Jan Zabinski, custode dello zoo di Varsavia, sono una coppia molto unita sia nella vita privata che in quella professionale. Dopo la distruzione dello zoo a seguito dei bombardamenti nazisti, i due si ritrovano da soli a salvare i pochi animali sopravvissuti. Ma quando i nazisti iniziano la persecuzione degli ebrei, la coppia comincia in segreto a collaborare con la Resistenza cercando di nascondere quante più persone possibile nelle gallerie sotterranee dello zoo.


Lo Stato contro Fritz Bauer (2015)
Regia: Lars Kraume. Interpreti: Con Burghart Klaußner, Ronald Zehrfeld, Sebastian Blomberg, Jörg Schüttauf, Lilith Stangenberg. Durata: 110', colore. Dvd.

Germania, 1957. Il procuratore generale Fritz Bauer ottiene prove irrefutabili del luogo dove si nasconde Adolf Eichmann: il tenente colonnello delle Ss responsabile della deportazione di massa di milioni di ebrei si nasconde a Buenos Aires. Ebreo lui stesso, da quando è tornato dall'esilio in Danimarca, Bauer sta cercando di portare in giudizio i criminali del Terzo Reich. Tuttavia, finora non è riuscito ad ottenere alcun risultato a causa della feroce determinazione della Germania a rimuovere il suo passato. Diffidando del sistema giudiziario tedesco, Fritz Bauer contatta il Mossad, i servizi segreti israeliani, e così facendo commette alto tradimento. Ma Bauer non sta cercando di vendicare l'Olocausto: la sua preoccupazione è il futuro della Germania.


Train de vie (1998)
Regia: Radu Mihaileanu. Interpreti: Lionel Abelanski, Rufus, Clément Harari, Marie-José Nat, Agathe De la Fontaine, Bruno Abraham-Kremer. Durata: 103', colore. Dvd.

Nel 1941, per evitare la deportazione, gli abitanti di uno shtetl (villaggio ebraico dell'Europa centrale) romeno allestiscono un finto convoglio ferroviario sul quale alcuni di loro sono travestiti da soldati tedeschi e partono nel folle tentativo di raggiungere il confine con l'Urss e di lì proseguire per la Palestina, Eretz/Israel, la terra promessa. Ci riescono, dopo tragicomiche peripezie tra cui l'incontro con un gruppo di gitani che, a bordo di autocarri, hanno avuto la stessa idea. Secondo film del romeno Mihaileanu, attivo in Francia, è una tragicommedia di viaggio sotto la triplice insegna dell'umorismo yiddish (condito di una grottesca ironia critica verso gli stessi ebrei, i tedeschi, i comunisti), di una sana energia narrativa e di un ritmo di trascinante allegria cui molto contribuisce Goran Bregovic, il compositore preferito di Emir Kusturica, che attinge alla musica klezmer ebraica dell'Europa orientale. Fotografia del greco Yorgos Arvanitis, l'operatore di Anghelopulos e di Laurent Daillant. Colorita galleria cosmopolita di interpreti, dialoghi italiani di Moni Ovadia. Non manca una dimensione poetica, incarnata in Schlomo (Lionel Abelanski), lo scemo del viaggio, che funge da narratore. L'inquadratura finale può essere la chiave di lettura a ritroso. Premio Fipresci a Venezia 1998, premio del pubblico al Sundance Festival, David di Donatello per il film straniero. ("Il Morandini 2007", Zanichelli)


La tregua (1997)
Regia: Francesco Rosi. Interpreti: John Turturro, Claudio Bisio, Massimo Ghini, Stefano Dionisi, Rade Serbedzija. Durata : 113', colore. Dvd.

Dal libro (1963) di Primo Levi, sceneggiato da Francesco Rosi, Stefano Rulli, Sandro Petraglia con l'apporto di Tonino Guerra. Il 27 gennaio 1945 i soldati russi arrivano a Buna-Monowitz (Polonia), una delle 39 sezioni del lager di Auschwitz (Oswiecim). Alla fine di febbraio il chimico ebreo torinese Primo Levi (Turturro) comincia il lungo viaggio di ritorno che dura quasi otto mesi tra destinazioni incerte, derive, soste obbligate, peripezie, vagabondaggi. Dopo un viaggio in treno di 35 giorni il 19 ottobre 1945 arriva a casa, a Torino. Era assai difficile cavare un film da un libro rapsodico e frammentario di 159 pagine con pochi dialoghi e trasferire in narrazione audiovisiva una scrittura precisa, concreta, sostenuta da riflessioni da un'alta tenuta morale, in continua oscillazione tra luce e tenebra, allegria e gravità, io e noi. Rosi e i suoi non ci sono riusciti. Quando segue il libro, il film è spesso impacciato o banale. Quando inventa, si sente il calcolo mercantile. Dove non c'è calcolo, subentra il formalismo lirico. Due volte trova la corda dell'epica, ma per rendere la dimensione di gaiezza, arguzia, gioia persino puerile che in Levi esiste si ricorre agli stereotipi della commedia italo-romanesca. Tra i personaggi le note positive sono il greco Mordo Nahum di Serbedzija, il Daniele di Dionisi e il Primo di Turturro, nonostante la differenza di età e di altezza e il fuoco interiore che cova, meridionale più che piemontese. Musiche di Luis Bacalov. Dedicato alla memoria di Pasqualino De Santis (fotografia) e di Ruggero Mastroianni (montaggio), morti durante la lavorazione e sostituiti da Marco Pontecorvo e Bruno Sarandrea. ("Il Morandini 2007", Zanichelli)


Vento di primavera (2010)
Regia: Rose Bosch. Interpreti: Jean Reno, Mélanie Laurent, Gad Elmaleh, Raphaëlle Agogué, Hugo Leverdez. Durata : 115', colore. Dvd.

Il film di Rose Bosch "Vento di primavera" arriva nei cinema per celebrare l'annuale Giornata della memoria riservata alla Shoah. È la sua funzione principale, civile e didascalica, ma la forza delle emozioni che sprigiona si fonda anche su una robusta qualità narrativa. Non un capolavoro (come "Arrivederci ragazzi" di Malle, per esempio) ma un'opera densa di valore. Nella Francia piegata e occupata dai nazisti e governata dal fantoccio collaborazionista maresciallo Petain, il 16 luglio 1942 vennero rastrellati e deportati tredicimila ebrei parigini. Si tratta di una ricostruzione sia pur con molte libertà di fantasia: resta saldo il riferimento a fatti e persone assolutamente veri. La regista vuole dare la misura della convivenza tra buoni e cattivi comportamenti nella popolazione francese. Non fa sconti alle responsabilità gravi ma rende anche l'idea della varietà e della presenza di atteggiamenti umani e giusti. È prova storica del fondamento di questa prospettiva il fatto che a fronte di una richiesta quasi doppia da parte delle autorità tedesche sfuggirono alla retata dei solerti funzionari francesi quasi altrettanti ebrei, trovando rifugio presso cittadini non ebrei. L'aspetto più mostruoso dell'episodio, al centro del film, è l'enorme numero di bambini coinvolti. Dei tredicimila deportati solo poche decine sopravvissero, tra loro nessuno degli oltre quattromila bambini. Il film tiene a mostrarci in parallelo alla vita quotidiana di persone normali e indifese, quella dei massimi responsabili: Hitler e Himmler, Petain e il suo primo ministro Laval. [...] Ma l'impatto emotivo più forte viene dai piccoli protagonisti che la regista ha saputo scegliere con sapienza. Facendo loro vivere la vicenda secondo lo stesso spirito che animava "La vita è bella" di Benigni. Resta inquietante la questione della macchia che disonora la Francia: non tutti sanno che ospitò campi di concentramento simili a quelli di sterminio dell'Europa orientale. Resta sospeso l'interrogativo sulla possibilità che una minore acquiescenza e una maggiore capacità di unirsi e reagire avrebbe potuto produrre risultati diversi. (Paolo D'Agostini, "La Repubblica", 29 gennaio 2011)


La verità negata (2016)
Regia: Mick Jackson. Interpreti: Rachel Weisz, Tom Wilkinson, Timothy Spall, Andrew Scott, Jack Lowden. Durata: 104', colore. Dvd.

Basato sul famoso libro "Denial: Holocaust History on Trial" di Deborah H. Lipstadt, il film racconta della battaglia legale intrapresa dall'autrice, interpretata dal premio Oscar Rachel Weisz, contro il negazionista David Irving (Timothy Spall) che negava l'Olocausto e che citò la scrittrice in giudizio per diffamazione. Il sistema legale britannico prevede in questi casi che l'onere della prova spetti all'imputato; toccò quindi a Lipstadt e al suo gruppo di avvocati guidato da Richard Rampton (Tom Wilkinson) provare una verità fondamentale, ovvero che l'Olocausto, uno degli eventi più e significativi del XX secolo, era tutt'altro che un'invenzione.


Il viaggio di Fanny (2016)
Regia: Lola Doillon. Interpreti: Léonie Souchaud, Fantine Harduin, Juliane Lepoureau, Ryan Brodie, Anaïs Meiringer. Durata: 91', colore. Dvd.

Seconda Guerra Mondiale. Molte famiglie di origine ebraica perseguitate dal regime nazista si trovano costrette ad affidare i propri bambini a piccole organizzazioni clandestine che li accudiscano e li proteggano mentre, al contempo, cercano di nascondere la loro identità. Fanny, un'ebrea dodicenne, separata insieme alle sue due sorelle dai genitori, è costretta dalle circostanze a scappare dal proprio rifugio assieme a un folto gruppo di bambini, per cercare riparo in Svizzera.
Tratto dalla storia vera di Fanny Ben-Ami, che oggi vive a Tel Aviv e ha scritto un romanzo autobiografico su questa vicenda, un film on the road che ci invita a riflettere sul tema sempre più attuale dell'accoglienza in contrapposizione a quello dell'indifferenza verso il prossimo.


La vita è bella (1997)
Regia: Roberto Benigni. Interpreti: Roberto Benigni, Nicoletta Braschi, Giorgio Cantarini, Giustino Durano, Sergio Bini Bustric. Durata: 131', colore. Dvd.

Il regno delle tenebre è il luogo dove manca, per definizione, la possibilità di ridere. Auschwitz ne è il paradigma assoluto: inferno sulla Terra, territorio di Satana, assenza di Dio. Luogo in cui ogni umanità è spenta, deserto radicale dello spirito. Eppure, come ci ricorda uno dei sopravvissuti nel film Memoria, di Ruggero Gabbai, "fra i prigionieri, talvolta, riusciva a sopravvivere un barlume di resistenza umana. Le lacrime, certo, ma anche - benché sembri impossibile - il sorriso, portato da qualcuno che, di fronte alla catastrofe, riusciva a intonare ancora una canzone dei tempi di pace o a raccontare una storia dell'altro mondo". Roberto Benigni, impegnato nella più difficile operazione della sua carriera artistica, tenta con grande coraggio, in La vita è bella, di cantare la vittoria ideale dello spirito contro la barbarie del Dio che ride contro Belzebù, della vita contro la morte. Perché Benigni - che qui si chiama Guido Orefice ed è un ebreo toscano deportato in un campo di sterminio nazista insieme alla moglie Dora (Nicoletta Braschi) e al giovanissimo figlio Giosuè - porta la sua maschera buffa, il suo corpo dinoccolato, la sua genetica irriverenza verso il sadismo proprio nella tana del lupo. Una lotta mortale, perché le tenebre odiano la luce. Ma una lotta che valeva la pena di affrontare perché, come ci hanno insegnato con tutta la loro forza Primo Levi e gli altri sopravvissuti, le tenebre non sono mai vinte per sempre, anzi, possono ritornare con estrema facilità. Benigni è dunque un antidoto contro il veleno. Lo è, soprattutto, nella prima parte del film, quella che si svolge nella solare, meravigliosa Toscana d'anteguerra. Resteranno, ne siamo certi, la sua dichiarata ripresa dell'essenza della maschera di Charlot (il film è un atto d'amore per Chaplin, dall'inizio alla fine), i suoi sbeffeggi del potere, la sua esilarante filippica contro il razzismo (con finta, spassosissima lode dell'ombelico ariano). Più arduo giudicare il risultato allorché si passa alla parte che si svolge nel lager. Ma almeno una sequenza, anche in questo caso, non la scorderemo più: quando, avviato verso la morte, (ri)diventa marionetta, per continuare a far credere al figlio che la vita, nonostante tutto, è bella. (Luigi Paini, "Il Sole-24 ore")


Woman in Gold (2015)
Regia: Simon Curtis. Interpreti: Helen Mirren, Ryan Reynolds, Daniel Brühl, Katie Holmes, Tatiana Maslany. Durata: 106', colore. Dvd.

Maria Altmann è una donna ebrea fuggita da Vienna poco dopo l'arrivo dei nazisti che, saccheggiando la sua abitazione, trafugarono un prezioso quadro di Gustav Klimt, La donna in oro, in seguito restituito al governo austriaco. Cinquanta anni dopo, la coraggiosa donna decide di sfidare le autorità austriache con l'aiuto di un giovane avvocato (Ryan Reynolds), per chiedere che le venga restituto ciò che era suo.


Documentari


"A forza di essere vento". Lo sterminio nazista degli Zingari (2006)

Durata: 157'. Dvd.

"A forza di essere vento" è un doppio dvd + libretto, per un totale di circa due ore e mezza di materiale e una settantina di pagine in cui vengono raccontate e approfondite la condizioni dei Rom sotto il regime nazista e fascista, con uno sguardo rivolto anche alle condizioni attuali degli Zingari in Italia.
Il primo dvd si apre con una breve intervento di Moni Ovadia contro il pregiudizio; a questo segue Zigeunerlager, un documentario in cui Marcello Pezzetti, del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea, illustra la storia e le condizioni degli Zingari internati nello Zigeunerlager di Auschwitz-Birkenau. Sempre nel primo dvd Porrajmos (una persecuzione dimenticata) è un documentario realizzato da Paolo Poce e da Francesco Scarpelli per l'Opera Nomadi, in cui vengono raccolte le testimonianze di alcuni Rom italiani che hanno vissuto le persecuzioni e le violenze ad opera del regime fascista. A chiusura del primo dvd Hugo, realizzato da Giovanna Boursier, è la testimonianza di Hugo Höllenreimer, un Sinto tedesco internato ad Auschwitz ed usato da Mengele per i suoi esperimenti.
Nel secondo dvd Senza confini, senza barriere è un'intervista a Moni Ovadia, intervallata da alcune canzoni da lui interpretate in occasione di uno spettacolo del 2005 dal titolo Djelem Djelem, in cui viene fatto un parallelo tra il popolo ebraico e quello zingaro ed in cui viene dato risalto ad alcune delle caratteristiche proprie della cultura Rom. Intervista a Mirko Levak (storia di un Rom sopravvissuto ad Auschwitz), un documentario realizzato da Francesco Scarpelli ed Erika Rossi per l'Opera Nomadi, è la testimonianza sugli orrori dell'internamento e sulla politica di persecuzione attuata dai fascisti e dai nazisti. A chiudere il secondo dvd è la riproposizione di gran parte dello spettacolo Porrajmos. Voci da uno sterminio dimenticato (Rom e Sinti nell'Europa della 2° Guerra Mondiale), un progetto di Maurizio Pagani, con la partecipazione di Giorgio Bezzecchi, Naum Jovanovic e Daniela Di Rocco, in cui Dijana Pavlovic e Claudio V. Migliacca nel ruolo di "voci narranti" riportano alla memoria alcune vicende di uno sterminio dimenticato.
Infine nelle settantadue pagine del libretto, oltre alla presentazione in cui la redazione di "A" illustra questo progetto, si affiancano gli interessanti interventi di Gloria Arbib, che riflette sul mancato riconoscimento del Porrajmos; di Giovanna Boursier, che ripercorre le vicende della persecuzione zingara con una particolare attenzione al coinvolgimento italiano; di Paolo Finzi, che sottolinea le analogie e le differenze tra Ebrei e Rom uniti dallo stesso destino sotto il regime nazista; di Giorgio Bezzecchi e di Maurizio Pagani, che illustrano le condizioni degli Zingari nell'Italia di oggi; di Paolo Poce, che con la sua macchina fotografica racconta uno sgombero di uno stabile abitato da centinaia di Rom; infine viene pubblicato il testo, scritto da De Andrè insieme ad Ivano Fossati, di Khorakhanè (A forza di essere vento).


L'angolo buio. La segretaria di Hitler (2002)
Regia: André Heller e Othmar Schmiderer. Durata: 95'. Dvd.

Traudl Junge è stata la segretaria personale di Hitler dal 1942 fino al crollo del regime nazista. Ha lavorato con lui seguendolo ovunque, anche nel bunker dove si rifugiò e dove trovò la morte. Fu a lei che il Führer dettò il suo testamento. Prima che morisse nel 2002 André Heller la convinse a raccontare la sua incredibile storia.


La breve vita di Anne Frank (2009)
Regia: Gerrit Netten. Durata: 28'. Dvd.

Nel documentario la storia di Anne Frank viene raccontata attraverso testimonianze, citazioni tratte dal suo Diario, foto uniche e inedite dall'album di famiglia dei Frank e da filmati originali dell'epoca. Il documentario contiene inoltre l'unica sequenza filmata in cui si vede Anne affacciata alla finestra della sua casa.


Auschwitz 2006 (2007)
Regia: Saverio Costanzo. Durata: 50'. Dvd.

Un viaggio compiuto per aiutare i ragazzi a ricostruire, attraverso le toccanti testimonianze di alcuni sopravvissuti allo sterminio, una memoria storica dell'Olocausto. Il film è una cronaca di questo viaggio tra il passato e il presente. Il regista Saverio Costanzo alterna, in un documentario ricco di poesia e dolore, straordinario materiale di repertorio a colori dell'Archivio dell'Istituto Luce ai volti increduli e turbati degli studenti, riportando alla memoria frammenti di una dura realtà da non dimenticare.


Broken silence (2002)
Un film di Pavel Chukhrai, Vojtech Jasny, Janos Szasz, Luis Puenzo, Andrzej Wajda. Durata: 300' circa, b/n e colore. Dvd.

Racchiude cinque documentari diretti da alcuni dei più importanti registi europei impegnati nel grande progetto di Steven Spielberg, la Shoah Foundation, associazione che dal 1993, anno della sua nascita, sta realizzando il Museo visivo dell'Olocausto.
Alcuni che vissero diretto da Luis Puenzo, regista argentino di Una storia ufficiale, dà voce alle testimonianze dei sopravvissuti che vivono oggi in Argentina, Cile e Uruguay e che raccontano la loro particolare condizione di trovarsi a vivere accanto ai loro stessi carnefici, emigrati dopo la guerra in questi paesi che offrirono ospitalità agli ex gerarchi nazisti.
Gli occhi dell'olocausto di Janos Szasz, figlio egli stesso di sopravvissuti, ci racconta invece la testimonianza di coloro che all'epoca di quei drammatici fatti erano ancora bambini.
Bambini dall'abisso del russo Pavel Chukhraj racconta anch'esso le vicende drammatiche dei bambini ebrei in Unione Sovietica.
Nel secondo disco troviamo Mi ricordo di Andrzej Wajda e L'inferno sulla terra di Vojtech Jasny, incentrato sul ghetto cecoslovacco di Theresienstadt, lager destinato ad ingannare l'opinione pubblica internazionale e portato come esempio dai Nazisti per dimostrare come gli ebrei venissero trattati bene dal regime. Cinque testimonianze drammatiche e indimenticabili che vanno ad incrementare autorevolmente il patrimonio già vasto della Shoah Foundation.


Che storia è questa? (2001)
Regia: Antonelli Restelli. Durata: 30', b/n e colore. Videocassetta.

La curiosità di un bambino scatena in una piccola stazione di provincia una conversazione sui grandi temi della nostra Storia recente: il nazismo e l'Olocausto. A rispondere saranno gli altri viaggiatori, ma soprattutto i veri testimoni della Resistenza e della deportazione nei campi di sterminio nazifascisti.


Combat Film. Buchenwald-Prigionieri (1997)
Durata: 92'. Dvd.

Filmati relativi alla liberazione del campo di Buchenwald, ai prigionieri italiani nei campi statunitensi, nei campi alleati e nei campi di concentramento, al lavoro degli internati italiani nei campi russi.


Gli ebrei di Fossoli (2006)
Regia: Ruggero Gabbai. Autori: Marcello Pezzetti e Liliana Picciotto. Durata: 52'. Dvd.

Il documentario raccoglie interviste a ex prigionieri del campo di transito di Fossoli, vicino Carpi, in provincia di Modena, che furono lì raccolti in attesa della deportazione nei campi tedeschi.


La fuga degli angeli. Storie del Kindertransport (2000)
Regia: Mark Jonathan Harris. Durata 115', b/n e colore. Dvd e videocassetta.

Poco prima della seconda guerra mondiale una straordinaria operazione di salvataggio soccorse le vittime più giovani del terrore nazista. Diecimila bambini ebrei, insieme ad altri, furono trasportati dai paesi occupati della Germania a rifugi e case di accoglienza in Gran Bretagna. Alcuni strinsero nuovi legami familiari; altri dovettero resistere al Blitz. Altri ancora trovarono modi incredibili di salvare i propri genitori dalla tirannia di Hitler. E tutti hanno storie indimenticabili da raccontare. Mark Jonathan Harris, scrittore e regista del documentario vincitore dell'Oscar L'anno prossimo a Gerusalemme, insieme alla produttrice Deborah Oppenheimer (la cui madre fu una dei diecimila bambini) è l'ideatore di questo eccezionale documentario vincitore dell'Oscar nel 2000, ricco di immagini d'archivio e testimonianza avvincente dell'esperienza dei bambini sopravvissuti, dei loro salvatori e dei genitori dell'eroico Kindertransport.


Io. Storia di 20 persone (2003)
Regia: Fabiana Antonioli. Durata: 70'. Dvd.

Venti anziani italiani raccontano la loro vita: l'infanzia durante la dittatura, la violenza della guerra, la prigionia, l'esperienza dei campi di concentramento, il ritorno, ciò che è accaduto dopo. E tanti commenti, tra il dramma e un'ironia che inaspettatamente si sono portati dietro. Sorridono molto, e raccontano; non sempre volentieri, perchè la storia della loro Italia è diversa da quella che conosciamo noi. È una storia sbagliata. Una ragazza, un militare, uno studente, un imboscato, una staffetta, un contadino...
Tra i loro volti, le immagini dei campi, oggi: Natzweiler-Struthof, Buchenwald, Dora Mittelbau, la Risiera di San Sabba, Fossoli.


Meditate che questo è stato (2015)
Di Pietro Suber e Marco D'Auria. Durata: 50'. Dvd.

Un documentario sulla straordinaria testimonianza di due degli ultimi superstiti italiani dei lager nazisti, Piero Terracina e Sami Modiano, realizzato in occasione del Giorno della Memoria del 27 gennaio 2015, 70° anniversario della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz.


Memoria. I sopravvissuti di Auschwitz raccontano (1997)
Di Marcello Pezzetti e Liliana Picciotto Fargion. Regia di Ruggero Gabbai per la Fondazione Centro Documentazione ebraica contemporanea. Durata: 86'. Dvd e videocassetta.

Documento storico assolutamente unico, che raccoglie le testimonianze dei deportati ebrei italiani ad Auschwitz. È la selezione delle interviste fatte agli ultimi novanta sopravvissuti della deportazione, gli unici ancora in vita dei circa ottocento liberati. Un racconto dalla viva voce di chi ha vissuto tutte le fasi della Shoah italiana, dall'arresto fino alla liberazione in tre anni da incubo. Il ricordo di chi ha provato sulla propria persona la follia della storia e ne porterà il segno per sempre.


Le non persone. Documenti filmati della Shoah (1999)
Regia: Roberto Olla. Durata: 55'. Videocassetta.

Il pomeriggio del 29 novembre 1945, nell'aula del processo di Norimberga viene installato un proiettore. James Donovan, avvocato generale dell'Oss, il controspionaggio militare americano, presenta alcuni documenti su pellicola. I filmati cominciano con due affidavit, due dichiarazioni giurate: una del regista George C. Stevens e l'altra di E. Ray Kellog, tra i più noti direttori della fotografia di Hollywood, controfirmata dal regista John Ford. Tutti e tre sono stati arruolati come ufficiali ed agiscono per ordine diretto del generale Eisenhower. Anche L. N. Smirnov, pubblico ministero e consigliere capo alla giustizia dell'Urss, durante l'udienza del 19 febbraio 1946 proietta i documentari realizzati dall'Armata Rossa. I cameramen militari sono entrati con le cineprese nei lager nazisti appena liberati. Nelle inquadrature, tra cumuli di cadaveri, vagano uomini e donne senza più nome, senza più età. Non persone a stento vive, solo perché alle fabbriche della morte è mancato il tempo per completare lo sterminio. Facce sconvolte dal lungo orrore, tra le quali si perdono quelle dei pochi, pochissimi ebrei italiani sopravvissuti. I giudici, gli avvocati, tutti i presenti in aula, anche gli imputati, sono sconvolti dai filmati. Le udienze vengono temporaneamente sospese. Le proieizioni dei documenti su pellicola restano tra i momenti emotivamente più alti e intensi del primo processo di Norimberga.
Il documentario contiene quei documenti filmati di grandissimo valore storico: provengono dai National Archives di Washington e in parte sono stati trasmessi da Rai International e Rai Notte.


Notte e nebbia (1955)
Regia: Alain Resnais. Durata: 32', b/n e colore. Dvd.

Per questo documentario, commissionatogli dal Comité d'histoire della seconda guerra mondiale per il decennale della Liberazione, Resnais unisce spezzoni tratti da archivi storici delle forze alleate e sequenze a colori girate sui luoghi della deportazione. Innestando le parole di un ex prigioniero (il poeta e saggista Jean Cayrol, i cui testi sono letti nell'edizione originale da Bouquet) e la musica live di Hanns Eisler sugli allucinanti documenti custoditi dalla burocrazia militare, Resnais svela al mondo l'orrore, "per non dimenticare e per incitare alla vigilanza. Senza sosta". Un film che oggi "fa parte della coscienza collettiva", che non ha perso una scheggia della sua forza e della sua capacità di ricordarci la fragilità dell'essere umano, contrapponendo tutto il male del mondo (i cadaveri ammassati coi bulldozer, gli occhi accusatori e brucianti degli scheletrici sopravvissuti, l'accumulo "capitalista" degli oggetti e dei resti: capelli di donna, orologi, occhiali, denti) all'indifferente routine dei carnefici, al colore delle riprese contemporanee, con la vita che continua, i fiori, i bambini, gli alberi. Un film che è anche un'esperienza di vita, capace, come ha scritto Serge Daney, di insegnare "allo stesso tempo che i campi di sterminio erano veri e che quel film era giusto". ("Il Mereghetti. Dizionario dei film 2004", Baldini & Castoldi Dalai)


Paragraph 175 (1999)
Regia: Rob Epstein e Jeffrey Friedman; narratore Rupert Everett. Durata: 76', b/n e colore. Dvd.

Paragraph 175 racconta le storie personali di alcuni omosessuali perseguitati durante il nazismo. Le loro testimonianze, unite ad alcune preziose immagini di repertorio, raccontano con toni drammatici una delle pagine più buie della storia del nostro secolo. Queste vicende, riviste oggi, sono la testimonianza di come questi uomini e queste donne siano riusciti a ritrovare la forza di vivere e di ricominciare a sperare, e di come il sapore amaro della memoria non sia riuscito a scalfire il loro orgoglio.


Prigionieri in paradiso (2001)
Regia: Camilla Calamandrei. Durata: 60'. Dvd.

I soldati italiani catturati nel corso del secondo conflitto mondiale vennero imprigionati in centinaia di campi di concentramento sparsi per il mondo. Gli inglesi li avevano creati in Kenia, Sud Africa e India, i russi nei loro territori. Le condizioni di trattamento dei prigionieri erano sempre orribili in tutto il mondo. Solo i prigionieri catturati dagli americani e trasportati al di là dell'oceano, riuscivano a godere di condizioni accettabili, in quanto l'american way of life riusciva a penetrare in qualche modo anche all'interno delle carceri. Essi poterono considerarsi a tutti gli effetti "prigionieri in paradiso". Tanto che, alla fine delle ostilità, molti di loro decisero di crearsi una nuova vita in quella nazione prospera e opulenta. (Da: www.docvideo.it)


Ricordo Primo Levi (2002)
A cura di Giovanni Galli, Istituto storico della Resistenza e della società contemporanea nel Novarese e nel Verbano-Cusio-Ossola "Piero Fornara". Durata: 75'. Videocassetta.

Ricordo di Primo Levi attraverso le testimonianze di amici e deportati e l'inserimento di alcune sue interviste di repertorio.


Le rose di Ravensbrück. Storia di deportate italiane (2006)
Regia: Ambra Laurenzi. Durata: 55'. Dvd.

Documentario prodotto dall'Aned e dalla Fondazione Memoria della Deportazione per ricordare le oltre novecento donne italiane deportate a Ravensbrück.
Attraverso le immagini e le voci narranti di donne che riproducono scritti, testimonianze e fotografie di deportate italiane, si ripercorrono le tappe della deportazione dal momento dell'ingresso in Lager al giorno della Liberazione, ricomponendo in un affresco corale i tratti specifici della deportazione femminile.
L'impostazione storica e originale del dvd, consultabile anche come ipertesto, rende utile questo prodotto audiovisivo nei contesti scolastici ed educativi.


Il rumore della memoria (2015)
Regia: Marco Bechis. Durata: 77'. Dvd.

"Questo film è la storia di un viaggio da Buenos Aires ad Auschwitz. La fuga da Milano di Vera Vigevani Jarach quando nel 1939 era bambina, la deportazione di suo nonno e tanti anni dopo, nell'Argentina del 1976, la scomparsa di sua figlia Franca e la mia storia di desaparecido sopravvissuto" (Marco Bechis).


Schegge di memorie (2003)
A cura di Nicoletta Fasano e Mario Renosio, Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea in provincia di Asti. Durata: 20'. Videocassetta.

Le testimonianze dei sopravvissuti ci accompagnano nella riflessione sul sistema concentrazionario nazista. Dalle baracche, dai piazzali, dalle camere a gas dei Lager, trasformati in monumenti, arrivano le parole dei testimoni, segnate dalla fatica del ricordare, dal dolore della memoria. Un piccolo omaggio a loro, preziosi segni della Storia.


16 ottobre 1943 (1960)
Regia: Ansano Giannarelli. Durata: 13', b/n. Videocassetta.

Il cortometraggio rievoca, attraverso una ricostruzione simbolica, due episodi della persecuzione antisemita a Roma durante l'occupazione nazista in Italia. Nel mese di settembre del 1943, il colonnello delle Ss Kappler ordinò agli ebrei romani di consegnare entro un giorno e mezzo 50 chili d'oro: in caso di inadempienza, deportazione in Germania di duecento ebrei. Con la collaborazione di tutti gli ebrei romani, e con l'affettuoso aiuto anche di cittadini non ebrei, i 50 chili d'oro furono raccolti e consegnati ai tedeschi.
Malgrado ciò, all'alba del 16 ottobre 1943, la razzia si svolse: dei 1.024 cittadini ebrei, deportati quel giorno da Roma, ne sono tornati soltanto 15.


Shoah (1985)
Regia: Claude Lanzmann. Durata: 570', b/n e colore. 4 dvd.

I sopravvissuti, i testimoni, i carnefici. I volti, le parole, le storie. E le domande di un uomo. E sullo sfondo, in una quiete sconvolgente, i luoghi dello sterminio come sono oggi. Realizzato in dodici anni di lavoro, oltre nove ore e mezza di durata, "Shoah", uscito nelle sale nel 1985, è considerato un evento cinematografico insostituibile. I dvd contengono sia la versione originale, con sottotitoli, sia la versione doppiata in italiano.
"Non è facile parlare di Shoah. C’è della magia in questo film, e la magia non si può spiegare, Abbiamo letto, dopo la guerra, un gran numero di testimonianze sui ghetti, sui campi di sterminio; ne eravamo sconvolti. Ma oggi, vedendo lo straordinario film di Claude Lanzmann, ci accorgiamo di non aver saputo niente. Malgrado tutte le nostre conoscenze, quella terribile esperienza rimaneva distante da noi. Per la prima volta la viviamo nella nostra testa, nel nostro cuore, nella nostra carne. Né romanzo né documentario, Shoah realizza questa ri-creazione del passato con una stupefacente economia di mezzi: dei luoghi, delle voci, dei volti. La grande arte di Claude Lanzmann consiste nel far parlare i luoghi, nel risuscitarli attraverso le voci e, al di là delle parole, nell’esprimere l'indicibile attraverso i volti. Non avrei mai immaginato una simile mescolanza di orrore e bellezza. Certo l’uno non serve a mascherare l’altro, non si tratta di estetismo: al contrario, essa lo mette in luce con tanta inventiva e tanto rigore che siamo consci di contemplare una grande opera. Un puro capolavoro" (Simone de Beauvoir).


La Shoah dei bambini. La dura realtà (2016)
Regia: Aldo C. Zappalà. Con l'intervento di Anna Foa e Marcello Pezzetti. Durata: 38'. Dvd.

Se la storia dei bambini e dei ragazzi di Villa Emma ha avuto un esito felice, la dura realtà di quel periodo per molti altri bambini ebrei era quella di essere sterminati, perché giudicati inutili, incapaci di lavorare, bocche superflue da sfamare e da eliminare immediamente al loro arrivo nei campi di sterminio di Auschwitz, Treblinka, Sobibor. Inoltre, in questo dvd, lo straordinario racconto delle sorelle Bucci, le uniche bambine del ghetto di Roma sopravvissute allo sterminio.


La Shoah dei bambini. Salvate tutti! (2016)
Regia: Aldo C. Zappalà. Con l'intervento di Anna Foa e Marcello Pezzetti. Durata: 51'. Dvd.

La straordinaria storia di 73 bambini e ragazzi ebrei tedeschi ospitati, assieme ai loro accompagnatori, in una grande villa, Villa Emma, a Nonantola, un paesino vicino a Modena. E poi, dopo l'8 settembre 1943, prima nascosti e poi aiutati a fuggire, dagli stessi abitanti di Nonantola, verso la Svizzera e la salvezza.


Sobibor. 14 ottobre 1943, ore 16.00 (2001)
Regia: Claude Lanzmann. Durata: 96'. Dvd.

Dal regista di "Shoah", un documentario sull'unica, vittoriosa rivolta di ebrei internati nei campi di concentramento.
A Sobibor, dove gli ebrei venivano sterminati quasi immediatamente dopo il loro arrivo, un piccolo gruppo di prigionieri veniva impiegato per i lavori di fatica. Sapendo di essere condannati, e sotto la guida di un soldato esperto (un capitano ebreo dell'Armata Rossa), un pugno di internati decidono di uccidere i pochi tedeschi che presidiano il campo.


Uno specialista. Ritratto di un criminale moderno (2002)
Regia: Eyal Sivan. Durata: 128', b/n. Dvd.

Nell'Auditorium della Casa del Popolo di Gerusalemme, trasformato in tribunale, si svolge in 114 sedute per otto mesi il processo al tenente colonnello delle Ss Adolf Eichmann (1906-1962), capo del dipartimento IV-B-4 della sicurezza interna del Terzo Reich. L'accusa - quindici imputazioni - è di crimini di guerra contro il popolo ebraico e contro l'umanità per avere organizzato la deportazione, da diverse parti d'Europa, verso i lager nazisti, di ebrei, sloveni, polacchi e tzigani. Il processo fu registrato integralmente - caso unico - per un totale di cinquecento ore da quattro telecamere nascoste dietro false pareti, coordinate dal regista nordamericano Leo T. Hurwitz che già ne aveva tratto un documentario Verdict for Tomorrow (1961). Molto materiale finì negli archivi di Stato israeliani. Delle 350 ore rimaste il regista israeliano Sivan, residente in Francia dal 1985, e lo sceneggiatore Rony Brauman, uno dei fondatori di Médicins sans frontières, hanno cavato un film di montaggio di due ore, trasferendo le immagini su pellicola 35 mm, restaurate in parte con tecniche digitali. Per dare unità e coerenza tematica alla scelta e al montaggio (firmato da Audrey Marion) delle immagini, Sivan e Brauman hanno seguito la linea di La banalità del male di Hannah Arendt, famoso rapporto, citato più che letto, sul processo, sforzandosi di raccontarlo dal punto di vista del criminale piuttosto che da quello delle vittime. In un quadro di terrificante normalità ne esce il ritratto di un meticoloso burocrate del genocidio che, come linea difensiva, si trincera dietro l'obbedienza agli ordini dei superiori, il giuramento di fedeltà, l'impotenza e la non responsabilità di un ingranaggio, uno dei tanti. È un uomo perbene, non un mostro: "Non ho mai ucciso nessuno". Ne esce una questione che ci riguarda tutti. ("Il Morandini 2007", Zanichelli)


Storia della Shoah (2005-2006)
Regia: Francesca Molteni, Emanuela Audisio, Enrico Marchese. 3 dvd.

Il dvd "Il processo di Norimberga. La scoperta della verità", attraverso le parole degli ultimi protagonisti ancora in vita, ricostruisce il processo sottolineando i diversi punti di vista e i ricordi di chi a Norimberga era presente nelle vesti di giudice, militare o di semplice cronista. Straordinarie immagini storiche degli imputati durante il processo sono state montate utilizzando filmati originali inediti provenienti dall'Archivio statale russo di Film e Foto di Krastnogorsk (Russia), che include materiale girato in aula durante il processo (deposizioni finali degli imputati, requisitorie dei procuratori capo, interrogatori).
Il dvd "Il processo Eichmann. La complessità della verità" mette in scena l'assoluta "normalità" del male. Racconta il processo contro il criminale nazista Adolf Eichmann, l'uomo che organizzò la Shoah da dietro una scrivania e che, sparito alla caduta del regime nazionalsocialista, fu per molti anni introvabile. Nel 1960 gli agenti israeliani lo scovarono in Argentina e lo portarono in Israele, dove fu processato e condannato a morte. Lo Stato di Israele visse in diretta televisiva (le udienze furono riprese dalle telecamere) un processo in cui per la prima volta i padri raccontavano ai figli il dramma della Shoah.
Il terzo dvd, "Il Tribunale dei Giusti. La storia di Moshe Bejski", racconta la storia di Moshe Bejski, l'uomo che, salvato da Schindler, si occupò del suo salvatore per tutta la vita e si diede da fare per riabilitarlo agli occhi di chi lo accusava di aver rubato la fabbrica agli ebrei. È stato il fondatore dei Giardino dei Giusti di Israele, dove viene piantato un albero a ricordo di ogni uomo giudicato "Giusto" per le sue azioni a favore degli ebrei durante l'Olocausto. Tra le immagini di repertorio anche il funerale di Schindler.


La strada di Levi (2006)
Regia: Davide Ferrario, Marco Belpoliti. Durata: 92', colore. Dvd.

Documentarista di razza anche se il suo itinerario comprende notevolissime incursioni nella fiction (Dopo mezzanotte), Davide Ferrario si è lasciato trasportare dalla proposta di Marco Belpoliti. Ripercorrere, oggi, le molte migliaia di chilometri che il ventiseienne Primo Levi più che avventurosamente percorse nel 1945 tra il gennaio della liberazione da Auschwitz ad opera dell'Armata Rossa e l'ottobre dell'arrivo a casa, a Torino. Quel percorso - e quello stato d'animo - che il quarantaquattrenne Primo Levi, già affermato autore di Se questo è un uomo, avrebbe raccontato nel 1963 nel suo libro La tregua.
Il nodo attorno al quale il progetto di questo film muove è un confronto di stati d'animo, e di "tregue". Levi visse e poi raccontò oltre che la tregua personale dopo il campo, la tregua che il mondo visse tra la fine della guerra mondiale e l'inizio della guerra fredda. Anche il nostro mondo di oggi, dicono il regista e il suo coautore, ha appena finito di vivere un'altra tregua, quella tra la fine della guerra fredda simboleggiata dall'abbattimento del muro di Berlino e l'inizio di una nuova guerra con l'attentato alle Torri. Detto questo il film-viaggio ha una sua autonoma forza e verità nell'esplorare l'Europa già sovietica o sovietizzata e ora postcomunista. Con qualche stimolante ambiguità, come quella di non nascondere una percezione "umana" della dimensione arcaica in cui ancora vive la Bielorussia, dove praticamente nulla è cambiato. (Paolo D'Agostini, "la Repubblica", 19 gennaio 2007)


Testimoni (1995)
Regia: Anna Missoni. Durata: 67', b/n e colore. Videocassetta.
L'esperienza dei campi di sterminio e l'orrore della dittatura nazista. Testimonianze di tre superstiti: Lodovico Barbiano di Belgiojoso, Arianna Szorenyi e Ferruccio Maruffi.


I Testimoni di Geova saldi di fronte all'attacco nazista (1997)
Watch Tower Bible and Tract Society of Pennsylvania. Durata: 78'. Videocassetta.

Mentre la macchina di sterminio messa a punto dai nazisti seminava il terrore in Europa, migliaia di testimoni di Geova venivano brutalmente perseguitati. Perché? Perché rimasero saldi nelle loro convinzioni e levarono intrepidamente la voce contro la crudeltà del nazismo. Furono tra i primi a essere rinchiusi nei campi di concentramento nazisti. "L'obiettivo era quello di annientare questo gruppo religioso, spiega il dott. Detlef Garbe, direttore del Museo del campo di concentramento di Neuengamme. "In Germania non dovevano più esserci testimoni". Hitler giurò che avrebbe sterminato questo piccolo gruppo di cristiani. Ma non riuscì a ridurli al silenzio. I testimoni di Geova "parlarono chiaro fin dall'inizio", dice la professoressa Christine King, vicerettore della Staffordshire University. "Parlarono con una sola voce. E parlarono con enorme coraggio, il che è una lezione per tutti noi". In questo documentario dieci storici europei e nordamericani, e più di venti testimoni sopravvissuti, narrano insieme una storia di coraggio e trionfo che non può essere taciuta.


Gli ultimi giorni (1998)
Regia: James Moll. Durata: 88', b/n e colore. Videocassetta

Presentato da Steven Spielberg e dalla Survivors of the Shoah Visual History Foundation per la quale il regista James Moll aveva già diretto due pluripremiati documentari televisivi (Survivors of the Holocaust e The Lost Children of Berlin), è il primo documentario della fondazione destinato alle sale. Si alternano le testimonianze orali di cinque ebrei ungheresi (oggi cittadini Usa), tre donne e due uomini, nati tra il 1924 e il 1930, che nel 1944 furono deportati nei lager di sterminio (Buchenwald, Dachau, Auschwitz), tranne Tom Lantos che, come partigiano della resistenza magiara, ebbe altre traversie. Terribili immagini di repertorio anche poco note o inedite tra cui alcune brevi sequenze a colori. Diviso in quattro parti ("Da cittadini a emarginati", "L'inferno di un pazzo", "La liberazione", "Rifarsi una vita"), rievoca il capitolo magiaro del genocidio, uno dei meno conosciuti. Alla fine degli anni trenta vivevano in Ungheria più di 800 000 ebrei, il 5 per cento della popolazione. Pur avendo emanato, come alleato della Germania nazionalsocialista, una legislazione antiebraica approvata da un Parlamento di cui facevano parte tutti i partiti dell'arco costituzionale (tranne il comunista messo fuori legge), il governo di Budapest si oppose in vari modi alla deportazione degli ebrei. Nel marzo 1944 Hitler ordinò l'occupazione dell'Ungheria e la conseguente eliminazione - la soluzione finale - degli ebrei ungheresi: quel che in Germania era successo nell'arco di dodici anni, avvenne in Ungheria in quattro mesi. ("Il Morandini 2007", Zanichelli)


Il viaggio. Storie e testimonianze di ex deportati piemontesi nei lager (2001)
Torino, Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea. Durata: 49'. Videocassetta.


La vergogna delle leggi razziali (2011)
Roma, Gruppo Editoriale L'Espresso. Durata: 80'. Dvd.

Nel 1938 vengono promulgate le leggi razziali, si logora il tessuto sociale e il razzismo diventa regola. Dacia Maraini narra l'Italia di quegli anni, l'incredulità degli ebrei di fronte all'affermarsi di un costume violento e repressivo, e prova a spiegare cosa significa vivere un'esperienza di esclusione nel proprio Paese.


Volevano portarci via le stelle. Una storia vera (2004)
Regia: Max Chicco. Durata: 55', b/n e colore. Videocassetta.

Video testimonianza dell’ex deportata torinese Marisa Scala relativa alla sua deportazione nel Lager di Bolzano dal novembre 1944 alla liberazione. Il racconto è illustrato da immagini di un viaggio compiuto sul luogo dell’ex Lager di Bolzano.


Volevo solo vivere (2006)
Regia: Mimmo Calopresti. Durata: 75', b/n e colore. Dvd.

Attinto dall'immenso archivio della Shoah Foundation, nata negli Usa su iniziativa di Steven Spielberg, che da anni registra le testimonianze orali sul più scientifico genocidio del Novecento, è un documentario di montaggio che raccoglie i ricordi di nove cittadini italiani, sei donne e tre uomini, sopravvissuti alla prigionia nei campi di Auschwitz (Oswiecim)-Birkenau. Le deposizioni si alternano con frammenti in bianconero dei filmati "dal vivo", quasi tutti eseguiti da operatori angloamericani e russi all'inizio e nella primavera del 1945. Comincia con le parole del duce in un discorso tenuto nel 1938 dal solito balcone di piazza Venezia dopo la proclamazione delle leggi razziali, documento breve e inconfutabile di un'infamia rivolto alla folla plaudente. Secche didascalie informative accompagnano le immagini di repertorio. Tra le scelte fatte dal calabrese Mimmo Calopresti all'insegna di una lucida umiltà, appare significativa quella di dare alle donne maggiore spazio che agli uomini. Scelta quantitativa, ma soprattutto di qualità. Nel montaggio (firmato da Massimo Fiocchi e Valerio Quintarelli) del materiale, che ha un ordine cronologico e, insieme, tematico, sono le donne - insieme col fiorentino Nedo Fiano - a essere più esplicite, concrete, dirette nel rievocare anche gli aspetti più ripugnanti della vita nel lager. Tocca a una di loro - Liliana Segre - concludere il discorso del film sotto il segno della dignità. Da far vedere nelle scuole medie superiori. ("Il Morandini 2007", Zanichelli)


Per ulteriori informazioni rivolgersi alla segreteria.