Piero Ambrosio (a cura di)

"Festa d'aprile"

Immagini fotografiche della Liberazione dall'occupazione tedesca e dalla ventennale dittatura fascista

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Le fotografie della liberazione di Biella sono di Pandini (Biella), quelle della liberazione di Vercelli di Fotocronisti Baita (ora conservate nell' "Archivio fotografico Luciano Giachetti - Fotocronisti Baita", di Vercelli), tutte le altre appartengono al fondo Moscatelli, conservato nell'archivio dell'Istituto.
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Il 24 aprile 1945 il Comando militare regionale piemontese del Corpo volontari della libertà diramò il famoso ordine "Aldo dice 26x1": la parola d'ordine per l'insurrezione generale per la cacciata dei nazifascisti. In quello stesso giorno ampie zone della nostra provincia erano già libere: fin dalle prime ore del mattino i nazifascisti avevano lasciato la Valsesia, così pure i tedeschi si erano allontanati da Biella, seguiti nel tardo pomeriggio dai fascisti.
Le formazioni partigiane scesero in città e nei paesi e incalzarono il nemico in ritirata: la sera del 25 aprile venne liberata Santhià (che sarà purtroppo rioccupata dai tedeschi in ritirata da Torino nei giorni seguenti) e il giorno seguente venne liberata Vercelli, dopo la precipitosa fuga dei fascisti e la resa del presidio tedesco.
Nel frattempo le formazioni partigiane valsesiane avevano accerchiato Novara, i cui presidi si arresero nel pomeriggio del 26. Secondo gli ordini ricevuti dal Comando generale del Cvl, le due divisioni valsesiane puntarono su Milano, dove giunsero il 28 aprile, alle ore 13, accolte dall'entusiasmo popolare.
Subito dopo la Liberazione uscirono i primi giornali - finalmente non più solo i fogli clandestini - con le cronache degli avvenimenti.
Abbiamo ritenuto di ricordare le giornate della Liberazione, oltre che con le immagini, facendo parlare proprio i giornali di allora, pubblicando alcuni passi di articoli improntati soprattutto sull'esultanza popolare per la riconquistata libertà.

L'esultanza di Varallo

Varallo ha vissuto martedi 24 aprile una delle sue più memorabili giornate. Non c'è nessuno che si ricordi di aver letto negli occhi e sui visi della popolazione espressioni di così viva gioia.
Già dalle 22 della sera precedente era stato notato un gran fracasso di camion che attraversavano rombando le nostre strade.
Le notizie dai fronti di guerra lasciavano adito a due probabilità: che i tedeschi coi loro sottocoda se ne andassero, o che invece si preparassero a una resistenza ad oltranza. A quale delle due ipotesi preludesse tutto quel movimento notturno non era possibile sapere.
Nelle prime ore del mattino una voce è corsa fremente di piazza in piazza, di strada in strada: "Se ne sono andati!" Un lieto vociare stupito e contento accompagnava la notizia. I più sembravano increduli: pareva impossibile che l'ora da tanto tempo attesa e sospirata, quell'ora per la quale si erano dovuti sopportare tanti sacrifici, tanti dolori e tanti lutti, fosse arrivata così, nel sonno, in silenzio, quasi senza che si potesse accorgersene.
Se ne saranno andati definitivamene, questa volta? Sì, questa è la volta buona. Non torneranno più.
Libertà! Libertà! Libertà!
Aria nuova, sole nuovo, vita nuova! Pulizia! Basta con lo schifo che ci stava d'attorno. Ne avevamo l'aria infettata e irrespirabile, quest'aria così pura della nostra Valsesia magnificamente bella. È tornato il sole, il sereno, l'azzurro!1




Liberazione di Varallo


L'entusiasmo di Borgosesia

È difficile raccontare degnamente quello che la nostra laboriosa popolazione ha vissuto nella giornata di martedì e in quelle successive. Gli stati d'animo e le emozioni attraverso le quali siamo passati sono stati veramente tanti e si sono sovrapposti l'un l'altro così rapidamente da rendere poco agevole il fissare sulla carta la loro successione in ordine di tempo.
Le prime luci del giorno videro la nostra gente scendere incredula e gioiosa a toccare con mano la novità entusiasmante. I nemici nostri e dei nostri figli, i rapinatori delle nostre case, gli incendiari e gli assassini, se n'erano andati via nel buio della notte, col favore delle tenebre per evitare che si potesse leggere sui loro visi certamente stravolti tutta la paura che dovevano avere.
Borgosesia, che tanto ha sofferto nel periodo del terrore nazifascista, avrebbe pur avuto diritto ad una tale soddisfazione! Avevamo dovuto ricacciare in gola poche settimane fa l'urlo di gioia che già stava prorompendo dai nostri petti, quando gli eroici Volontari della Libertà si batterono valorosamente nella nostra cerchia urbana e furono derubati della vittoria solamente da un'atroce beffa del destino! Adesso, però, quel grido di giubilo sarebbe potuto esplodere in tutta la sua pienezza. Ciascuno ebbe immediatamente la sensazione precisa che i nemici non sarebbero tornati più.
Gli abitanti, tutti infervorati da un entusiasmo contenuto, maturato in tanti mesi di angosce e in tante ore di ansiosa attesa, potevano finalmente sfogarsi in piena libertà.
E intanto si attendeva ansiosamente che i nostri ragazzi, che i nostri Partigiani scendessero in mezzo a noi. Li avremmo accolti con tutto il nostro affetto, con tutto il nostro cuore che da tanto tempo trepidava e batteva all'unisono con loro! Sarebbe tornato in mezzo a noi Moscatelli, il nostro Moscatelli, nel cui nome abbiamo attinto ragione di fiducia e di speranza anche nelle ore più buie del lungo martirio inflittoci.
Nel frattempo, al Comando, Moscatelli si incontrava con Gemisto e con Pesgo, altre due popolarissime figure di comandanti che non hanno mai mollato e che hanno dato molto filo da torcere e moltissimi dispiaceri al padrone tedesco e al suo servo fascista. Essi potevano finalmente venire tutti in mezzo al popolo che tanto li apprezza e che le catene dell'oppressione facevano gemere da ormai venti mesi.
Ed ecco a un tratto che le prime divise dei Patrioti appaiono in mezzo a noi: sono qua, i nostri figli vittoriosi, che tornano finalmente dalla loro santa guerra! Sono in mezzo a noi, e c'è con essi Moscatelli, Moscatelli che a guardarlo ci si sente invadere da un fremito profondo! Egli parla al suo popolo, parla di vittoria e di lotta! La sua voce è tesa e vibrante e lo segue l'acclamazione e il consenso entusiastico di ciascuno di noi. Tutti vorremmo potergli stare accanto almeno per un poco, dirgli quello che ci passa per la testa in questi momenti, gridargli la nostra fede nella rinascita, la nostra profonda riconoscenza per lui e per tutti i nostri Partigiani vittoriosi. Ma Moscatelli non ha tempo per tutti; ha una montagna di cose da compiere; e tutte una più importante dell'altra!
Se ne va, salutato dal popolo che non è capace di lasciare le strade e che continua a manifestare la sua immensa soddisfazione per la vittoria e la liberazione raggiunte2.




Liberazione di Borgosesia


Biella. Le ore della liberazione

24 aprile 1945: verso le ore sei un lungo corteo automobilistico percorre le strade cittadine, s'immette in via Torino e lascia Biella. Sono i tedeschi; se ne vanno, se ne vanno.
Sì, è proprio vero, se ne vanno e definitivamente.
Poco dopo arrivano altri autocarri e sostano a piazza Adua col cofano nella direzione di Candelo; sono gli automezzi dei fascisti, costoro arrivano alla spicciolata con valigie, sacchi, involti di ogni specie e si dispongono alla partenza. Passano le otto, le nove, mezzogiorno, passano le prime ore del pomeriggio e gli autocarri fascisti sono ancora fermi; verso le 18 non li vediamo più, se ne sono andati. Noi, della folla, sappiamo solo che costoro non hanno voluto accettare la resa, hanno preferito la fuga...
Arrivano i partigiani, i volontari della libertà.
La folla, che prima aveva seguito in silenzio, cauta nella tema di agguati, il movimento dei tedeschi e dei fascisti, non si contiene più. Con un moto spontaneo, commovente, grida tutto il suo entusiasmo, applaude, copre di fiori i combattenti del popolo, le finestre, in pochi minuti, sono tutto un tripudio di tricolore.
La libertà attesa, dopo oltre vent'anni di persecuzioni, incomincia ad albeggiare; è la vita che ritorna.
Ma - questa è nota costantemente biellese - nessun eccesso, nessun grido scomposto. Entusiasmo contenuto ed intelligente.
I bravi Patrioti della Sap e Gap, instancabili nella loro attività, hanno avuto il compito facilitato dal contegno corretto del popolo. Ed ora ci dobbiamo compiacere di essere usciti dalla bufera senza quelle devastazioni le quali avrebbero rappresentato la rovina della nostra regione ed un danno rilevante per l'economia nazionale. Grande fortuna ed i biellesi sapranno trarre profitto da questa fortuna lavorando, come sempre hanno lavorato, con costanza esemplare per il bene della nostra regione, per essere fra i primi nell'opera di rinascita della nostra Italia.
Sì, noi siamo certi, i lavoratori biellesi a questo compito sapranno attendere con fermezza e decisione, animati da una volontà tenace, perché sanno come il lavoro sia il mezzo unico per realizzare la giustizia economica e politica3.






Liberazione di Biella


La liberazione di Vercelli

Vercelli esultante ha accolto oggi i suoi figli migliori. Quelli che hanno combattuto per mesi e mesi per la libertà d'Italia sulle montagne, fra le nevi, fra difficoltà di ogni genere, coll'unico scopo oggi raggiunto.
Vercelli libera come tante altre si stringe oggi vicino ai patrioti che hanno versato il loro sangue perché il nome d'Italia, contaminato dalla piovra fascista, tornasse ad essere simbolo di libertà e coraggio.
Reparti della 50a brigata garibaldina, provenienti da Quinto Vercellese e da Villata, si portavano fino alle porte della città, dove facevano il loro ingresso verso le 17. Su direzioni varie - regioni Isola, Canadà, Ponte vecchio - gli uomini della 50a sorretti dal valido aiuto delle locali formazioni della Sap Boero, che si erano precedentemente asserragliate nelle case, procedevano ben presto al rastrellamento dei superstiti nuclei nazifascisti.
Contemporaneamente uomini della 182a brigata, provenienti da S. Germano, attaccavano da Porta Torino e scendevano verso la città. Erano di rincalzo altre formazioni della 110a e 109a brigata.
Verso sera gli ultimi residui fascisti erano del tutto debellati.
Contribuivano anche al completo successo i ragazzi del Fronte della Gioventù.
Fin dalla mattinata da ogni balcone uomini, donne, ragazzi, tutto l'autentico popolo di Vercelli, di ogni classe e categoria stava vivendo le ultime frenetiche ore dell'attesa. E tanto più lungo è apparso in questi ultimi istanti il momento della liberazione, tanto più grande è stata la gioia dei vercellesi che hanno saccheggiato i giardini pur di coprire di fiori i compagni che stavano per arrivare.
Lo sventolare festoso delle bandiere, che segnava l'ultima ora della pseudo repubblica morente e del regime eretto sulle baionette tedesche, per primo ha detto qual'era la grande passione che animava il nostro popolo. Né sono valse le ultime rabbiose schioppettate delle truppe in camicia nera per guastare questo inno che si sprigionava da ogni cuore di italiano e di patriota.
La popolazione è calma e serena, forse ancora stupita per questo susseguirsi di fatti avvenuti in pochi giorni. Donne, uomini sono scesi sulle strade ad abbracciare quei bravi ragazzi in kaki che entravano in città col loro sten sotto il braccio, e da molte cantine, quasi per incanto, sono usciti i moschetti e caricatori degli uomini della Sap che hanno affiancato i Volontari della Libertà nell'opera di rastrellamento cittadino.
Quante madri hanno riabbracciato per la prima volta il loro figlio, quasi irriconoscibile dopo diciotto mesi di baita e di baraggia, di fatiche e di agguati per sfidare, ogni ora, le armi e le autoblinde dei nazifascisti forti del loro numero e delle loro spie.
Benedette lacrime di gioia di tante madri, per la prima volta ridenti dopo mesi di ansie e di attesa.
E benedetta Italia nostra che spossata, dissanguata, annientata, hai ritrovato la forza miracolosa di risalire d'un balzo l'abisso, di urlare al mondo che ti credeva finita, la tua umana parola, sublime di forza; che ti sei specchiata nel volto dei tuoi giovani volontari, dei tuoi operai, delle tue donne, perché eri viva, viva, oggi più che mai, viva per il sangue dei tuoi volontari caduti, per la fede del tuo popolo che ha saputo lottare silenziosamente, ed ha vinto4.






Liberazione di Vercelli

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