Fonti e documenti per una mostra sull'emigrazione


In conclusione riportiamo alcune considerazioni sui documenti utilizzati nell'allestimento della mostra e riportati nella guida, integrandoli con una breve bibliografia relativa ai testi esposti o citati.

Fonti archivistiche

I documenti conservati presso la Sezione di Archivio di Stato di Varallo, che sono esposti in mostra, rappresentano una campionatura di tutti gli atti relativi al fenomeno migratorio provenienti da archivi statali, comunali e di altri enti pubblici depositati presso la Sezione.
Dal momento che una mostra non può comunque essere esaustiva di un argomento ma deve essere necessariamente antologica, la scelta è stata determinata dalla duplice esigenza di esporre atti che ben rappresentassero il fenomeno e che nello stesso tempo fossero accessibili a tutti per facilità di lettura e immediatezza d'immagine.
Si tratta perlopiù di documenti ufficiali richiesti e rilasciati dalle autorità che dal 1800 al 1914 amministrarono la valle e che non toccano quindi la sfera affettiva e familiare dell'emigrante. Sono esposti i documenti necessari all'espatrio (richieste per ottenere il passaporto, atti di sottomissione per l'assolvenza degli obblighi di leva), i certificati utili durante la permanenza nel paese straniero (pubblicazioni di matrimonio, richieste di esenzione dal pagamento delle tasse), schede di famiglia da cui emerge l'assenza dell'individuo, contratti di apprendistato con cui si stabilivano con il datore di lavoro le regole e il periodo di apprendistato. Oltre a quelli esposti sono stati utilizzati tantissimi altri documenti (censimenti della popolazione, quadri statistici, ecc.) che hanno permesso di tracciare grafici per evidenziare la portata del fenomeno migratorio, i mestieri esercitati, i luoghi di emigrazione.
I fondi conservati in archivio, in cui si possono reperire notizie sull'emigrazione, sono molti e l'indagine di essi è solamente all'inizio. La mostra pur nei suoi limiti offre interessanti spunti per una ricerca che sicuramente merita di essere approfondita in tutte le sue articolazioni affinché possa diventare un importante contributo alla storiografia valsesiana. (Maria Grazia Cagna Pagnone)

Fonti orali e scrittura popolare

Le testimonianze orali e le storie di vita fino ad ora raccolte in Valsesia sul tema dell'emigrazione riguardano, nella maggior parte dei casi, solo la parte conclusiva del periodo preso in esame dalla ricerca. Il loro interesse è tuttavia molto, e una raccolta più intensiva è doverosa. Fra non molti anni, è quasi banale dirlo, i documenti scritti saranno ancora consultabili mentre molti degli anziani testimoni non ci saranno più.
Il confronto, proposto in alcuni casi anche in questa guida, fra le testimonianze che rimandano, per il naturale configurarsi della narrazione orale e della memoria, alla sfera degli affetti e delle esperienze quotidiane con i documenti ufficiali più ripetitivi e distaccati anche se di epoche diverse, consente una più puntuale analisi delle permanenze e innovazioni nella reale manifestazione del fenomeno migratorio.
Di notevole valore anche i documenti scritti privati: diari e lettere in primo luogo. La loro importanza è molteplice implicando aspetti linguistici (rapporti fra lingua scritta e lingua parlata, fra dialetto italiano e lingua del paese ospitante), aspetti culturali e sociali (legami con la tradizione del paese d'origine, assunzione di nuovi modelli culturali), aspetti più strettamente fattuali (riferimenti a singole biografie, avvenimenti di carattere più espressamente collettivo).
La presenza di entrambe queste fonti nella mostra vale solo quale esempio, così come solo accennate sono, in queste brevi righe, le loro potenzialità documentarie. (A. L.)

Fonti iconografiche

Un rapido cenno necessitano anche le fonti iconografiche, quei documenti cioè che "parlano" dell'emigrazione attraverso immagini.
Gli unici documenti di questo tipo fino ad ora raccolti sono quelli fotografici i quali, pur interessando solo il periodo conclusivo dell'arco temporale compreso nella mostra - l'Ottocento fino alla prima guerra mondiale -, offrono spunti e informazioni fondamentali. In assenza di un lavoro sistematico già svolto in questa direzione - nessuno dei relatori al convegno "Ogni strumento è pane" si è servito per le proprie ricerche di immagini quali documenti - il campione esposto risulta purtroppo forzatamente parziale.
Nei fondi e archivi privati consultati, specie quelli costituiti da negativi e diapositivi originali locali, poco è il materiale reperibile su questo tema. Qui, più che per altre fonti, molto resta ancora da fare e molto del lavoro è nelle mani della disponibilità e collaborazione dei protagonisti ed in particolare di quanti ancora risiedono all'estero.
Per quanto concerne l'esposizione, una parte del materiale fotografico appartiene alla sezione del Club alpino italiano di Varallo. Altre fotografie (la maggior parte) sono state messe a disposizione da privati per l'allestimento e l'avvio di un archivio su questo tema. (A. L.)

Fonti bibliografiche

Non potendo esporre tutti i testi che presentano saggi sull'emigrazione valsesiana, si è cercato di raccogliere le fonti più interessanti e determinanti per una conoscenza letteraria del fenomeno.
La scelta è caduta su alcuni studi che evidenziano in modo particolare la tendenza a spiegare l'emigrazione non in funzione di una informazione rivolta ai valsesiani, ma ad un pubblico estraneo alla realtà locale, con una esposizione di situazioni molte volte copiate e ripetute da tanti autori; di conseguenza questo fenomeno sociale risulta giustificato da motivazioni molto lontane dall'essere considerate fatti di cronaca. Ne consegue che i problemi esposti sono poco descrittivi e troppo lontani dall'effettiva realtà della situazione ottocentesca. Le conclusioni a cui giungono questi autori evidenziano la preoccupazione di dover dare ai propri saggi un taglio prevalentemente statistico che, il più delle volte, è il risultato di indagini poco attendibili.
Una delle più gravi lacune che può emergere dalla lettura di questi testi è l'evidente disinteresse verso l'integrazione sociale dell'emigrato nei luoghi di destinazione. Per quanto riguarda invece il discorso emigrazione visto in chiave giornalistica, si è ritenuto fondamentale affiancare alla produzione letteraria la vera cronaca del tempo, ossia i giornali locali, dove, da una attenta lettura, emergono non soltanto lo sradicamento, le difficoltà di inserimento, le opposizioni politiche, di costume e ideologiche, ma anche le nuove realtà che si formavano attraverso organizzazioni di emigranti, che determinavano ex novo, all'interno di strutture esistenti, dimensioni culturali, politiche e organizzative ormai irreversibili. (Michela Cometti)