Presentazione



L'immagine di apertura
Figure e sfondo. Persone e contesto. Emigranti valsesiani a Lione in un momento di riposo. Emigranti valsesiani in posa per una fotografia, per ricordare un attimo della vita lontano dalla propria terra, per spedire a casa un piccolo ricordo. Persone che appartengono ad un altro contesto, inseriti in uno sfondo che li contiene ma non gli appartiene. Queste alcune delle interpretazioni possibili, iniziali, dell'immagine di apertura della mostra "Emigrazione dei valsesiani dell'Ottocento. Materiali per una ricerca" che costituisce la radice di queste pagine elettroniche

La ricerca sull'emigrazione valsesiana
La ricerca sull'emigrazione dei valsesiani prese le mosse da un progetto della Società valsesiana di cultura e dell'l'lstituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea in provincia di Vercelli. Il tema si presentò fin dall'inizio vasto, complesso e interessante, stimolando l'apporto coordinato dei due enti, ognuno con le proprie competenze, tradizioni e stili: di fronte ad una questione storica di tanto rilievo unire le forze fu non solo auspicabile ma indispensabile.
L'attività di ricerca di studiosi locali e di universitari coordinati dal professor Franco Ramella ebbe un primo esito pubblico nel convegno "Ogni strumento è pane " svoltosi a Varallo nel marzo 1988.
La redazione e pubblicazione degli atti di quel convegno, nel maggio del 1989, rappresentò una seconda tappa del lavoro, offrendo una ulteriore occasione di ripensamento e confronto a quanto fatto ed alle possibilità di sviluppo.
Terza tappa informativa e pubblica fu la mostra "L'emigrazione dei valsesiani nell'Ottocento. Materiali per una ricerca". Pensata come stimolo per approfondimenti locali sul tema della emigrazione, era costituita da un nucleo centrale di riflessioni "essenziali" sulle cinque fasi della emigrazione valsesiana, emigrazione "ciclica": partenza, viaggio, lavoro, vita nel paese straniero e ritorno. Muovendo per cerchi concentrici, per espansioni ad albero, la riflessione si allargava, per approfonodimenti successivi. Ad ogni allestimento, in relazione al materiale documentario disponibile, alla "storia" specifica della emigrazione in una località, potevano essere esposti oggetti e documenti differenti.

Queste pagine elettroniche
Il catalogo riproduceva la parte centrale, comune della struttura espositiva., sintetizzata nel grafo che costituisce la mappa di questo ipertesto.
In queste pagine, come nella mostra che ne è radice, non si vuole render pubblici i risultati di una ricerca conclusa, si trattava, al contrario, di proporre ricerche future: "materiali per una ricerca" recitava infatti il sottotitolo. Stimolo, quindi, catena di stimoli, per meglio dire, che, coerentemente con l'ambito territoriale in cui si colloca, si rivolge non solo agli studiosi ma ai molti che, localmente, possono essere in qualche modo interessati allo studio dell'emigrazione valsesiana: dai bambini della scuola elementare ai laureandi perché, per il livello che compete loro, ne facciano stimolante oggetto di indagine; dai testimoni ai cultori di cose valsesiane perché sappiano mettere a disposizione le loro conoscenze per consentire la ricomposizione complessiva del fenomeno; dai visitatori locali ai turisti perché scoprano un pezzo non nuovo, certo, ma forse non troppo noto di storia di questa terra e delle sue genti.
I dati elaborati per l'esposizione sono, nella maggior parte dei casi, noti: per la realizzazione non è stata svolta infatti una ricerca specifica, lo sforzo maggiore è stato speso nell'individuare nell'insieme complessivo, ed in molti casi ancora grezzo, della documentazione fino ad allora emersa, quei materiali che, lasciando intravedere problemi e percorsi d'indagine, si prestavano ad una visualizzazione e ad un confronto. Il modo di trattare le fonti e di "esplicitarne" i contenuti vale dunque quale primo tentativo di espandere l'analisi, rendendo leggibili e confrontabili i documenti, secondo modalità da sottoporre a verifica concreta nel lavoro futuro.