Domenico Facelli - Carlo Bernabino


La brigata Sap "Boero" di Vercelli*



Gli inizi della lotta
Non fu cosa facile, anche per i comunisti vercellesi, subito dopo l'8 settembre, rendersi conto della necessità immediata di entrare in lotta aperta ed armata contro i fascisti e i tedeschi. Fummo fra i primi a mettere le nostre forze a disposizione degli ex prigionieri angloamericani fuggiti dai campi di concentramento, per nasconderli e avviarli alla frontiera svizzera, fummo tra i primi a cercare abiti civili per i militari che abbandonavano le caserme e sollecitammo alcuni israeliti a cercare un rifugio sicuro, in previsione delle razzie razziste. Alcuni di noi, approfittando dell'abbandono delle caserme, si premurarono di portare fuori le prime armi (ai fucili purtroppo mancava il meccanismo di caricamento) qualche cassa di bombe, vestiario, scarpe ed effetti di casermaggio, che finirono poi quasi tutti alle prime formazioni partigiane. Ma prima di renderci conto della necessità di costituirci in squadre ed agire contro i tedeschi ed i fascisti anche in casa nostra, ci vollero discussioni serie, animate ed anche aspre tra di noi. Ad onor del vero i più accesi sostenitori di non compiere azioni in città, quando si resero conto che non vi era altra via da scegliere, diventarono i più coraggiosi ed audaci comandanti partigiani vercellesi.
L'apparizione del "Combattente", il giornale delle brigate d'assalto Garibaldi (il primo numero arrivò a Vercelli negli ultimi giorni di ottobre), il periodico arrivo (quindicinale) de "l'Unità", e de "La Nostra Lotta", portarono un notevole contributo alla formazione ideologica, e ci rendemmo maggiormente conto che per dare un positivo risultato alle nostre lotte per la fine della guerra, la cacciata dei tedeschi e l'annientamento dei fascisti, era necessario agire, non solo per ottenere dei movimenti di massa per i miglioramenti economici, e mandare i più combattivi nelle formazioni partigiane che stavano costituendosi in montagna, ma bisognava non dare tregua al nemico, danneggiare la produzione bellica, sabotare tutto quanto poteva rendersi utile all'occupante tedesco, e chiamare alla lotta sempre più larghi strati di popolazione.
La trasformazione del Partito comunista in una unità di combattimento fu decisa quando ci capitò nelle mani, ai primi di novembre, il 3o numero del "Combattente" dal quale apprendemmo le "direttive d'attacco" con il testo dell'ordine del giorno n. 1 del Comando dei distaccamenti e delle brigate d'assalto Garibaldi.
Con il contributo del compagno "Nedo" (Piero Pajetta) che restò per una quindicina di giorni con noi, si formarono le prime squadre (510 uomini per squadra), si suddivise la città in due zone operative con i rispettivi responsabili di zona. Compiti: ripartire le armi; aiutare ancora gli ex prigionieri a sottrarsi all'arresto, collocandoli in famiglie sicure; reclutare i giovani più energici e combattivi per le formazioni partigiane; intensificare la raccolta di generi alimentari e di casermaggio per i combattenti della libertà; diffondere in città e in campagna la nostra stampa; non lasciare dormire tranquilli i fascisti.
Il nostro "Ricu" (Enrico Casolaro) con un primo gruppo di giovani vercellesi, già in dicembre era con una formazione partigiana in Valsessera. "Nino primo" e "Remo", sempre in dicembre, erano già nelle formazioni partigiane della Val d'Ossola, prima di passare nel Biellese a costituire il battaglione Vercelli (poi 182a brigata Garibaldi). "Primula" (Pietro Camana) prima di diventare l'eroico comandante della 182a si era specializzato a portare in salvo inglesi e americani ed era diventato un vero corriere espresso tra Vercelli e la frontiera Svizzera. Giovanni Cavagliano, il nonno, si era specializzato invece nell'individuazione e rifornimento di generi alimentari alle formazioni partigiane. "Nundu" (Rosso) come autista, e "Cistu" (Alzola) formavano il nostro collegamento con la Valsesia e il gruppo dei cantonieri provinciali, anche anziani, erano i nostri migliori osservatori e informatori per i transiti sulle strade.

Le prime Sap
In un primo tempo le squadre vere e proprie si muovevano in modo impacciato: non eravamo in grado, almeno sul principio, di compiere azioni di grande rilievo, ma iniziando seriamente il lavoro, si acquistò esperienza e fiducia nelle proprie forze e capacità. "Tunin" (Ramella), "Granata" (Alicante), "Pitirla" (Massa), "Barbis" (poi comandante "Spada") Bernabino, furono i primi comandanti di squadra. Essi passarono molte sere, appostati con le proprie squadre, vicino alle caserme per attendere il soldato di sentinella o di piantone, in precedenza "lavorato" per avere via libera per entrare nel corpo di guardia della caserma per prelevare armi.
Le prime Sap erano formate esclusivamente da comunisti, ma era necessario (specialmente dopo l'ultimo incontro interpartito d'azione antifascista ed in preparazione della costituzione del Cln e del Comitato d'agitazione provinciale) che alla lotta prendessero parte attiva anche altre organizzazioni che già in qualche modo funzionavano; si rendeva necessario che sempre più larghe masse di popolo entrassero direttamente in azione, e che la lotta per la liberazione dal fascismo e dall'occupante tedesco diventasse lotta di tutto il popolo. Si dovevano ancora però vincere diffidenze, bisognava lasciare da parte tutte le obiezioni e avere fiducia anche in chi non la pensava come noi, perché in quel momento si mettesse sul serio a lottare contra l'oppressore e il traditore fascista. E queste forze esistevano anche nel nostro Vercellese. Furono i nostri giovani, e in modo particolare i giovani postelegrafonici (i fattorini porta telegrammi) che seppero legarsi con i primi giovani antifascisti dell'azione cattolica. Fu opera personale di qualcuno di noi il legarsi con alcuni impiegati aderenti al Partito d'Azione. Fu opera indefessa delle prime donne comuniste (Mimma Bonardo, Maria Scarparo, Angela Fontana, Sandrina Greppi, Giolitta ecc.) che crearono le condizioni per allargare la base di azione tra le operaie, le artigiane, le casalinghe, e per costituire i primi Gruppi di difesa della donna, che aiutarono in tutti i modi le nostre prime squadre.
Furono poi i giovani che, con la costituzione del Fronte della Gioventù, non solo diventarono i "corrieri espresso" per le informazioni, ma riuscirono a costituire piccoli gruppi (non erano veri Gap, ma squadre tuttofare) che compivano atti di sabotaggio, ci facevano conoscere le notizie prima dei comandi fascisti e tedeschi, tenevano contatti con i giovani delle forze armate fasciste, si infiltravano tra le forze della polizia metropolitana. Alcuni di questi giovani finirono in Germania, altri si arruolarono poi nelle formazioni partigiane.
Anche se nel novembre 1943, non avevamo ancora ben chiari gli obiettivi da raggiungere (molte delle nostre cognizioni politiche le stavamo apprendendo dai nostri giornali, poiché gravavano ancora su di noi 20 anni di oppressione fascista) e mancando ancora tra di noi l'uomo che desse le sicure garanzie di interpretare giustamente le direttive per le azioni da svolgere (Leone per ragioni che il Partito aveva creduto opportuno, dopo una breve apparizione tra di noi era stato chiamato ad operare in altra località, Nedo dopo una ventina di giorni, anche perché segnalato alla polizia, si trovava ormai alla testa delle formazioni partigiane operanti in montagna, Battista Santhià non poteva che fare brevi apparizioni a Vercelli, avendo anche altri numerosi e gravosi impegni, Titetto Sola arrivò più tardi). Con l'ausilio della nostra stampa, con la nostra volontà, anche se non compimmo azioni vistose, in quello scorcio di anno le nostre squadre aiutarono in modo concreto lo svolgimento dell'attività del Comitato d'agitazione alla preparazione delle agitazioni operaie.
Nel novembre 1943 dopo la terza riunione interpartito, allo scopo di coordinare le azioni, sebbene le squadre avessero ampia libertà d'azione, si formò un comando (se così si poteva chiamare) alle dipendenze del Cln, composto da elementi di fiducia dei diversi partiti (Graglia, Cantoni, Vanoli) ed in un secondo tempo, a seguito dell'aumentato ritmo di attività, vennero inseriti altri due elementi del Pci (Crosa e Bernabino). La questione grossa, che subito si manifestò in seno al comando, fu quella di annullare la tendenza all'attendismo: infine prevalse la nostra tesi che non bisognava attendere la venuta di nessuno, che si dovevano conquistare le armi, che lottando si imparava a lottare, che il momento della lotta dovevamo sceglierlo noi.
Il Vercellese venne diviso in due zone, la "bassa" e l'alto Vercellese (parte di questo era nell'estate 1944 compreso nella zona operativa dei partigiani biellesi e valsesiani). La bassa Vercellese venne affidata a Carlo Bernabino (comandante Spada), quella dell'alto Vercellese a G. Rosso ("Pinot").
In modo particolare, appunto perché l'influenza delle brigate partigiane si sentiva meno, e quindi si sentiva maggiore necessità di una forza combattiva più solida ed organizzata, nel mese di giugno 1944 (quando venne creata la prima brigata Sap Boero) in tutti i comuni venne costituito un regolare distaccamento che, all'epoca dell'insurrezione, avrà la forza di 30-50 uomini, tutti armati con pistole, fucili da caccia o moschetti, armi procurate con il disarmo dei fascisti locali, delle guardie giurate ecc.
Prarolo, Pezzana, Caresana, Motta dei Conti, Villanova Monferrato, Banzola, Rosasco, Palestro, Robbio, Rive, Costanzana, Desana, Lignana, Pertengo, Asigliano, furono il terreno d'azione delle Sap controllate dal comando della bassa Vercellese, anche se alcuni comuni non erano della provincia di Vercelli. Degna di menzione l'azione svolta nel mese di maggio 1944 dai distaccamenti Sap di Rive, Motta dei Conti, Villanova, Caresana, Balzola, per l'assalto al posto di blocco situato al lato nord del ponte ferroviario sul fiume Po a Casale Monferrato: i 16 militi delle brigate nere vennero disarmati e sculacciati. Si conquistarono le armi per altri combattenti per la libertà.
Nel giugno 1944, in occasione del grande sciopero delle mondariso, il comando militare in accordo con il Comitato di agitazione, decise un'azione in grande stile, non solo per appoggiare i lavoratori in sciopero, ma anche per tentare di alleggerire la pressione nazifascista contro i partigiani impegnati in importanti operazioni militari nell'alto Vercellese, iniziando pertanto la guerriglia anche in pianura. Infatti ingenti forze fasciste vennero trasportate nelle nostre campagne, allo scopo di distruggere i nidi di "fomentazione sovversiva", per garantire la possibilità di manovrare con maggior sicurezza in pianura, e per intimidire i lavoratori in sciopero dimostrando che i più forti erano sempre loro. Ma i distaccamenti di Caresana e Rive, aiutati dai distaccamenti di Stroppiana e di Pezzana, suddivisi in squadre, collegati in modo efficiente ad opera di coraggiose staffette, effettuarono in pieno giorno, visibilmente armati, una vasta battuta attraverso le campagne del Vercellese, sollevando entusiasmo tra i lavoratori. I fascisti fecero il possibile per non farsi vedere, ma di notte, ottenuti rinforzi, tentarono attacchi. Però dovunque la sorpresa non riuscì e vennero accolti a fucilate; (a Rive, Stroppiana e Caresana si ebbero veri e propri scontri) al mattino desistettero e si ritirarono. Tra i fascisti vi furono un morto e diversi feriti, tra i componenti le Sap neppure un ferito.

Un rapporto sulle azioni delle Sap vercellesi
È impossibile ricordare in breve tutte le azioni delle Sap vercellesi. Riportiamo solo uno stralcio di un rapporto del comandante Spada che riepiloga a grandi linee l'attività svolta dalle Sap del basso Vercellese:
"Prarolo: disarmo dei fascisti locali e delle guardie comunali; sabotaggio alla linea telefonica che univa il locale centro fascista con Vercelli; azioni concordate durante lo sciopero dei braccianti e pronta una squadra per marciare su Vercelli in caso di bisogno;
Pezzana: disarmo delle guardie comunali e di due repubblichini locali; una squadra a disposizione per lo sciopero e una squadra a disposizione del comando di brigata;
Caresana: disarmo di numerosi repubblichini; ricupero di armi tedesche a più riprese ai militi fascisti di guardia al costruendo ponte di fortuna sul fiume Sesia; danneggiamento delle opere di costruzione del ponte stesso, diverse azioni concordate; n. 3 squadre leggere attrezzate a disposizione ed operanti durante lo sciopero del mese di giugno 1944; n. 3 squadre a disposizione del Comando di brigata; azioni di sabotaggio alle linee telefoniche e azione di disturbo sulla strada provinciale Vercelli-Casale e sulla strada della bassa Lomellina con diversi scontri a fuoco con i tedeschi e fascisti;
Motta dei Conti: disarmo di 4 agenti di Ps e di due repubblichini in missione straordinaria nel comune; una squadra a disposizione dello sciopero; una squadra a disposizione del Comando; azioni collegate con altri distaccamenti;
Stroppiana: diverse azioni congiunte con gli altri distaccamenti; ricupero di armi ai tedeschi di guardia al costruendo ponte sul Sesia a Caresana; disarmo dei fascisti locali; azioni di disturbo sulla strada provinciale Vercelli-Casale; n. 3 squadre a disposizione durante lo sciopero delle mondariso; n. 3 squadre a disposizione del comando di brigata, sabotaggio alle linee elettriche e dei cavi telefonici; n. 2 morti;
Rive: disarmo dei fascisti locali; diversi a scontro a fuoco con i fascisti locali e forestieri, azioni congiunte con altri distaccamenti; azioni di disturbo sulla strada Casale-Trino, n. 3 squadre a disposizione durante lo sciopero delle mondariso; due squadre a disposizione del Comando; sabotaggio alle linee telegrafiche e elettriche, alla ferrovia Vercelli-Casale ecc.;
Pertengo: disarmo di due agenti di pubblica sicurezza; partecipazione ad azioni concordate con altri distaccamenti; una squadra a disposizione durante lo sciopero; una squadra a disposizione del Comando;
Asigliano V.se: disarmo del locale presidio repubblicano; n. 7 uomini; disarmo delle locali guardie giurate e quelle di finanza; partecipazione ad azioni concordate con altri distaccamenti; sabotaggio delle linee telegrafiche e telefoniche; sabotaggio della linea ferroviaria (impianti di segnalazione); di disturbo sulla strada Vercelli-Casale e Vercelli-Trino;
Costanzana: disarmo di repubblichini; arresto e consegna ai partigiani del Monferrato di un torturatore dell'Upi di Vercelli, azioni collegate con altri distaccamenti; sabotaggio alle linee telefoniche; azioni di disturbo sulla strada Vercelli-Trino;
Desana: disarmo delle guardie comunali e dei fascisti locali; una squadra a disposizione durante lo sciopero delle mondariso; una squadra a disposizione del Comando; sabotaggio alle linee telefoniche; azione di disturbo sulla strada Vercelli-Trino;
Lignana: azioni di disturbo sulla strada Vercelli-Casale; sabotaggio alle linee telefoniche; località di incontro con le formazioni del Monferrato e del Biellese; una squadra a disposizione del Comando di brigata;
Villanova Monferrato: disarmo dei fascisti locali e di passaggio; azioni concordate con altri distaccamenti; recupero di materiale esplosivo; azioni di disturbo sulla strada Casale-Trino, Casale-Vercelli; posto di transito per le formazioni del Monferrato;
Balzola: come a Villanova, in più uno scontro a fuoco con i fascisti durante lo sciopero delle mondariso;
Rosasco: arresto e disarmo di un gruppo di tedeschi: consegnati i prigionieri alle formazioni della bassa Lomellina, le armi, in parte sono state consegnate ai partigiani delle formazioni suddette, e in parte tenute per il distaccamento di Vercelli;
Palestro: azioni concordate con i partigiani della bassa Lomellina; scontro a fuoco con i tedeschi che stavano compiendo un trasporto, con carretta e cavallo, di materiale vario per la costruzione del nuovo ponte di fortuna sul fiume Sesia; sequestro delle armi personali dei tedeschi e del materiale trasportato e i prigionieri consegnati ai partigiani, il materiale sequestrato è stato pure consegnato ai partigiani;
Robbio: azioni di disturbo sulla strada Vercelli-Mortara-Pavia; disarmo dei fascisti locali; azioni di sabotaggio alla ferrovia Vercelli-Mortara; sabotaggio alle linee elettriche e telefoniche.
Tutti i distaccamenti si prodigarono per la diffusione di manifestini preparati dal Cln e dal Comitato di agitazione sindacale; in alcune località impedirono i "raduni del bestiame", non permisero gli ammassi dello strutto, fecero ritardare la trebbiatura dei cereali, non permettendo la consegna agli ammassi. Si costituirono gruppi appositi, specializzati per azioni di sabotaggio alle linee ferroviarie, agli impianti telefonici, agli impianti di segnalazione delle ferrovie, danneggiamenti ai tralicci della corrente elettrica".

La liberazione
Nel mese di marzo il comando Sap di Vercelli venne direttamente assunto dal comandante la Piazza, nominato dal Cln provinciale, in accordo con i comandi delle formazioni partigiane che dovevano occupare Vercelli (Spartano, dott. Gasparri): in quel tempo la forza della brigata era di 700 uomini suddivisi in battaglioni, distaccamenti e squadre.
Alla vigilia dell'insurrezione, sulle strade della bassa Vercellese, tedeschi e fascisti potevano transitare solo se protetti da colonne di carri armati.
I sappisti vercellesi possono orgogliosamente affermare che quando i partigiani entrarono in Vercelli, la città era già stata ripulita dai nazifascisti e, se il ponte del Cervetto poté servire per transitare, lo si deve unicamente al valore del distaccamento esistente nel borgo, che non permise, armi alle mani, che i tedeschi potessero predisporre i fornelli per farlo saltare.


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