Domenico Facelli - Carlo Bernabino
La brigata Sap "Boero" di
Vercelli*
"l'impegno", a. II, n. 2, giugno 1982
© Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nelle province di Biella e Vercelli.
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Gli inizi della lotta
Non fu cosa facile, anche per i comunisti vercellesi, subito dopo l'8 settembre, rendersi conto della
necessità immediata di entrare in lotta aperta ed armata contro i fascisti e i tedeschi. Fummo fra i primi a mettere
le nostre forze a disposizione degli ex prigionieri angloamericani fuggiti dai campi di concentramento,
per nasconderli e avviarli alla frontiera svizzera, fummo tra i primi a cercare abiti civili per i militari
che abbandonavano le caserme e sollecitammo alcuni israeliti a cercare un rifugio sicuro, in previsione
delle razzie razziste. Alcuni di noi, approfittando dell'abbandono delle caserme, si premurarono di portare
fuori le prime armi (ai fucili purtroppo mancava il meccanismo di caricamento) qualche cassa di bombe,
vestiario, scarpe ed effetti di casermaggio, che finirono poi quasi tutti alle prime formazioni partigiane. Ma prima
di renderci conto della necessità di costituirci in squadre ed agire contro i tedeschi ed i fascisti anche in
casa nostra, ci vollero discussioni serie, animate ed anche aspre tra di noi. Ad onor del vero i più accesi
sostenitori di non compiere azioni in città, quando si resero conto che non vi era altra via da scegliere, diventarono i
più coraggiosi ed audaci comandanti partigiani vercellesi.
L'apparizione del
"Combattente", il giornale delle brigate d'assalto Garibaldi (il primo numero arrivò
a Vercelli negli ultimi giorni di ottobre), il periodico arrivo (quindicinale) de "l'Unità", e de "La
Nostra Lotta", portarono un notevole contributo alla formazione ideologica, e ci rendemmo maggiormente
conto che per dare un positivo risultato alle nostre lotte per la fine della guerra, la cacciata dei tedeschi
e l'annientamento dei fascisti, era necessario agire, non solo per ottenere dei movimenti di massa per
i miglioramenti economici, e mandare i più combattivi nelle formazioni partigiane che stavano
costituendosi in montagna, ma bisognava non dare tregua al nemico, danneggiare la produzione bellica, sabotare
tutto quanto poteva rendersi utile all'occupante tedesco, e chiamare alla lotta sempre più larghi strati di popolazione.
La trasformazione del Partito comunista in una unità di combattimento fu decisa quando ci capitò
nelle mani, ai primi di novembre, il 3o numero del "Combattente" dal quale apprendemmo le "direttive
d'attacco" con il testo dell'ordine del giorno n. 1 del Comando dei distaccamenti e delle brigate d'assalto Garibaldi.
Con il contributo del compagno
"Nedo" (Piero Pajetta) che restò per una quindicina di giorni con noi,
si formarono le prime squadre (510 uomini per squadra), si suddivise la città in due zone operative con
i rispettivi responsabili di zona. Compiti: ripartire le armi; aiutare ancora gli ex prigionieri a sottrarsi
all'arresto, collocandoli in famiglie sicure; reclutare i giovani più energici e combattivi per le formazioni
partigiane; intensificare la raccolta di generi alimentari e di casermaggio per i combattenti della libertà; diffondere
in città e in campagna la nostra stampa; non lasciare dormire tranquilli i fascisti.
Il nostro "Ricu" (Enrico Casolaro) con un primo gruppo di giovani vercellesi, già in dicembre era con
una formazione partigiana in Valsessera. "Nino primo" e
"Remo", sempre in dicembre, erano già nelle
formazioni partigiane della Val d'Ossola, prima di passare nel Biellese a costituire il battaglione Vercelli (poi
182a brigata Garibaldi). "Primula" (Pietro Camana) prima di diventare l'eroico comandante della
182a si era specializzato a portare in salvo inglesi e americani ed era diventato un vero corriere espresso tra Vercelli e
la frontiera Svizzera. Giovanni Cavagliano, il nonno, si era specializzato invece nell'individuazione e
rifornimento di generi alimentari alle formazioni partigiane. "Nundu" (Rosso) come autista, e "Cistu" (Alzola)
formavano il nostro collegamento con la Valsesia e il gruppo dei cantonieri provinciali, anche anziani, erano i
nostri migliori osservatori e informatori per i transiti sulle strade.
Le prime Sap
In un primo tempo le squadre vere e proprie si muovevano in modo impacciato: non eravamo in
grado, almeno sul principio, di compiere azioni di grande rilievo, ma iniziando seriamente il lavoro, si
acquistò esperienza e fiducia nelle proprie forze e capacità. "Tunin" (Ramella), "Granata" (Alicante), "Pitirla"
(Massa), "Barbis" (poi comandante "Spada") Bernabino, furono i primi comandanti di squadra. Essi passarono
molte sere, appostati con le proprie squadre, vicino alle caserme per attendere il soldato di sentinella o di
piantone, in precedenza "lavorato" per avere via libera per entrare nel corpo di guardia della caserma per
prelevare armi.
Le prime Sap erano formate esclusivamente da comunisti, ma era necessario (specialmente dopo l'ultimo
incontro interpartito d'azione antifascista ed in preparazione della costituzione del Cln e del
Comitato d'agitazione provinciale) che alla lotta prendessero parte attiva anche altre organizzazioni che già in
qualche modo funzionavano; si rendeva necessario che sempre più larghe masse di popolo entrassero direttamente
in azione, e che la lotta per la liberazione dal fascismo e dall'occupante tedesco diventasse lotta di tutto
il popolo. Si dovevano ancora però vincere diffidenze, bisognava lasciare da parte tutte le obiezioni e
avere fiducia anche in chi non la pensava come noi, perché in quel momento si mettesse sul serio a lottare
contra l'oppressore e il traditore fascista. E queste forze esistevano anche nel nostro Vercellese. Furono i
nostri giovani, e in modo particolare i giovani postelegrafonici (i fattorini porta telegrammi) che seppero
legarsi con i primi giovani antifascisti dell'azione cattolica. Fu opera personale di qualcuno di noi il legarsi
con alcuni impiegati aderenti al Partito d'Azione. Fu opera indefessa delle prime donne comuniste
(Mimma Bonardo, Maria Scarparo, Angela Fontana, Sandrina Greppi, Giolitta ecc.) che crearono
le condizioni per allargare la base di azione tra le operaie, le artigiane, le casalinghe, e per costituire i primi Gruppi di
difesa della donna, che aiutarono in tutti i modi le nostre prime squadre.
Furono poi i giovani che, con la costituzione del Fronte della Gioventù, non solo diventarono i
"corrieri espresso" per le informazioni, ma riuscirono a costituire piccoli gruppi (non erano veri Gap, ma
squadre tuttofare) che compivano atti di sabotaggio, ci facevano conoscere le notizie prima dei comandi fascisti
e tedeschi, tenevano contatti con i giovani delle forze armate fasciste, si infiltravano tra le forze della
polizia metropolitana. Alcuni di questi giovani finirono in Germania, altri si arruolarono poi nelle
formazioni partigiane.
Anche se nel novembre 1943, non avevamo ancora ben chiari gli obiettivi da raggiungere (molte delle
nostre cognizioni politiche le stavamo apprendendo dai nostri giornali, poiché gravavano ancora su di noi 20
anni di oppressione fascista) e mancando ancora tra di noi l'uomo che desse le sicure garanzie di
interpretare giustamente le direttive per le azioni da svolgere (Leone per ragioni che il Partito aveva creduto
opportuno, dopo una breve apparizione tra di noi era stato chiamato ad operare in altra località, Nedo dopo una
ventina di giorni, anche perché segnalato alla polizia, si trovava ormai alla testa delle formazioni partigiane
operanti in montagna, Battista Santhià non poteva che fare brevi apparizioni a Vercelli, avendo anche altri
numerosi e gravosi impegni, Titetto Sola arrivò più tardi). Con l'ausilio della nostra stampa, con la nostra
volontà, anche se non compimmo azioni vistose, in quello scorcio di anno le nostre squadre aiutarono in
modo concreto lo svolgimento dell'attività del Comitato d'agitazione alla preparazione delle agitazioni operaie.
Nel novembre 1943 dopo la terza riunione interpartito, allo scopo di coordinare le azioni, sebbene le
squadre avessero ampia libertà d'azione, si formò un comando (se così si poteva chiamare) alle dipendenze del Cln,
composto da elementi di fiducia dei diversi partiti (Graglia, Cantoni, Vanoli) ed in un secondo tempo,
a seguito dell'aumentato ritmo di attività, vennero inseriti altri due elementi del Pci (Crosa e Bernabino).
La questione grossa, che subito si manifestò in seno al comando, fu quella di annullare la tendenza
all'attendismo: infine prevalse la nostra tesi che non bisognava attendere la venuta di nessuno, che si dovevano
conquistare le armi, che lottando si imparava a lottare, che il momento della lotta dovevamo sceglierlo noi.
Il Vercellese venne diviso in due zone, la "bassa" e l'alto Vercellese (parte di questo era nell'estate
1944 compreso nella zona operativa dei partigiani biellesi e valsesiani). La bassa Vercellese venne affidata
a Carlo Bernabino (comandante Spada), quella dell'alto Vercellese a G. Rosso ("Pinot").
In modo particolare, appunto perché l'influenza delle brigate partigiane si sentiva meno, e quindi si
sentiva maggiore necessità di una forza combattiva più solida ed organizzata, nel mese di giugno 1944
(quando venne creata la prima brigata Sap Boero) in tutti i comuni venne costituito un regolare distaccamento
che, all'epoca dell'insurrezione, avrà la forza di 30-50 uomini, tutti armati con pistole, fucili da caccia o
moschetti, armi procurate con il disarmo dei fascisti locali, delle guardie giurate ecc.
Prarolo, Pezzana, Caresana, Motta dei Conti, Villanova Monferrato, Banzola, Rosasco, Palestro,
Robbio, Rive, Costanzana, Desana, Lignana, Pertengo, Asigliano, furono il terreno d'azione delle Sap controllate
dal comando della bassa Vercellese, anche se alcuni comuni non erano della provincia di Vercelli. Degna
di menzione l'azione svolta nel mese di maggio 1944 dai distaccamenti Sap di Rive, Motta dei Conti,
Villanova, Caresana, Balzola, per l'assalto al posto di blocco situato al lato nord del ponte ferroviario sul fiume Po
a Casale Monferrato: i 16 militi delle brigate nere vennero disarmati e sculacciati. Si conquistarono le
armi per altri combattenti per la libertà.
Nel giugno 1944, in occasione del grande sciopero delle mondariso, il comando militare in accordo con
il Comitato di agitazione, decise un'azione in grande stile, non solo per appoggiare i lavoratori in sciopero,
ma anche per tentare di alleggerire la pressione nazifascista contro i partigiani impegnati in importanti
operazioni militari nell'alto Vercellese, iniziando pertanto la guerriglia anche in pianura. Infatti ingenti forze fasciste
vennero trasportate nelle nostre campagne, allo scopo di distruggere i nidi di "fomentazione
sovversiva", per garantire la possibilità di manovrare con maggior sicurezza in pianura, e per intimidire i lavoratori
in sciopero dimostrando che i più forti erano sempre loro. Ma i distaccamenti di Caresana e Rive, aiutati
dai distaccamenti di Stroppiana e di Pezzana, suddivisi in squadre, collegati in modo efficiente ad opera
di coraggiose staffette, effettuarono in pieno giorno, visibilmente armati, una vasta battuta attraverso le
campagne del Vercellese, sollevando entusiasmo tra i lavoratori. I fascisti fecero il possibile per non farsi vedere, ma
di notte, ottenuti rinforzi, tentarono attacchi. Però dovunque la sorpresa non riuscì e vennero accolti a
fucilate; (a Rive, Stroppiana e Caresana si ebbero veri e propri scontri) al mattino desistettero e si ritirarono. Tra
i fascisti vi furono un morto e diversi feriti, tra i componenti le Sap neppure un ferito.
Un rapporto sulle azioni delle Sap vercellesi
È impossibile ricordare in breve tutte le azioni delle Sap vercellesi. Riportiamo solo uno stralcio di
un rapporto del comandante Spada che riepiloga a grandi linee l'attività svolta dalle Sap del basso Vercellese:
"Prarolo: disarmo dei fascisti locali e delle guardie comunali; sabotaggio alla linea telefonica che univa
il locale centro fascista con Vercelli; azioni concordate durante lo sciopero dei braccianti e pronta una
squadra per marciare su Vercelli in caso di bisogno;
Pezzana: disarmo delle guardie comunali e di due repubblichini locali; una squadra a disposizione per
lo sciopero e una squadra a disposizione del comando di brigata;
Caresana: disarmo di numerosi repubblichini; ricupero di armi tedesche a più riprese ai militi fascisti
di guardia al costruendo ponte di fortuna sul fiume Sesia; danneggiamento delle opere di costruzione del
ponte stesso, diverse azioni concordate; n. 3 squadre leggere attrezzate a disposizione ed operanti durante
lo sciopero del mese di giugno 1944; n. 3 squadre a disposizione del Comando di brigata; azioni di
sabotaggio alle linee telefoniche e azione di disturbo sulla strada provinciale Vercelli-Casale e sulla strada della
bassa Lomellina con diversi scontri a fuoco con i tedeschi e fascisti;
Motta dei Conti: disarmo di 4 agenti di Ps e di due repubblichini in missione straordinaria nel comune;
una squadra a disposizione dello sciopero; una squadra a disposizione del Comando; azioni collegate con
altri distaccamenti;
Stroppiana: diverse azioni congiunte con gli altri distaccamenti; ricupero di armi ai tedeschi di guardia
al costruendo ponte sul Sesia a Caresana; disarmo dei fascisti locali; azioni di disturbo sulla strada
provinciale Vercelli-Casale; n. 3 squadre a disposizione durante lo sciopero delle mondariso; n. 3 squadre a
disposizione del comando di brigata, sabotaggio alle linee elettriche e dei cavi telefonici; n. 2 morti;
Rive: disarmo dei fascisti locali; diversi a scontro a fuoco con i fascisti locali e forestieri, azioni
congiunte con altri distaccamenti; azioni di disturbo sulla strada Casale-Trino, n. 3 squadre a disposizione durante
lo sciopero delle mondariso; due squadre a disposizione del Comando; sabotaggio alle linee telegrafiche
e elettriche, alla ferrovia Vercelli-Casale ecc.;
Pertengo: disarmo di due agenti di pubblica sicurezza; partecipazione ad azioni concordate con
altri distaccamenti; una squadra a disposizione durante lo sciopero; una squadra a disposizione del Comando;
Asigliano V.se: disarmo del locale presidio repubblicano; n. 7 uomini; disarmo delle locali guardie giurate
e quelle di finanza; partecipazione ad azioni concordate con altri distaccamenti; sabotaggio delle
linee telegrafiche e telefoniche; sabotaggio della linea ferroviaria (impianti di segnalazione); di disturbo
sulla strada Vercelli-Casale e Vercelli-Trino;
Costanzana: disarmo di repubblichini; arresto e consegna ai partigiani del Monferrato di un
torturatore dell'Upi di Vercelli, azioni collegate con altri distaccamenti; sabotaggio alle linee telefoniche; azioni
di disturbo sulla strada Vercelli-Trino;
Desana: disarmo delle guardie comunali e dei fascisti locali; una squadra a disposizione durante lo
sciopero delle mondariso; una squadra a disposizione del Comando; sabotaggio alle linee telefoniche; azione
di disturbo sulla strada Vercelli-Trino;
Lignana: azioni di disturbo sulla strada Vercelli-Casale; sabotaggio alle linee telefoniche; località di
incontro con le formazioni del Monferrato e del Biellese; una squadra a disposizione del Comando di brigata;
Villanova Monferrato: disarmo dei fascisti locali e di passaggio; azioni concordate con altri
distaccamenti; recupero di materiale esplosivo; azioni di disturbo sulla strada Casale-Trino, Casale-Vercelli; posto di
transito per le formazioni del Monferrato;
Balzola: come a Villanova, in più uno scontro a fuoco con i fascisti durante lo sciopero delle mondariso;
Rosasco: arresto e disarmo di un gruppo di tedeschi: consegnati i prigionieri alle formazioni della bassa
Lomellina, le armi, in parte sono state consegnate ai partigiani delle formazioni suddette, e in parte
tenute per il distaccamento di Vercelli;
Palestro: azioni concordate con i partigiani della bassa Lomellina; scontro a fuoco con i tedeschi che
stavano compiendo un trasporto, con carretta e cavallo, di materiale vario per la costruzione del nuovo ponte
di fortuna sul fiume Sesia; sequestro delle armi personali dei tedeschi e del materiale trasportato e i
prigionieri consegnati ai partigiani, il materiale sequestrato è stato pure consegnato ai partigiani;
Robbio: azioni di disturbo sulla strada Vercelli-Mortara-Pavia; disarmo dei fascisti locali; azioni di
sabotaggio alla ferrovia Vercelli-Mortara; sabotaggio alle linee elettriche e telefoniche.
Tutti i distaccamenti si prodigarono per la diffusione di manifestini preparati dal Cln e dal Comitato
di agitazione sindacale; in alcune località impedirono i "raduni del bestiame", non permisero gli
ammassi dello strutto, fecero ritardare la trebbiatura dei cereali, non permettendo la consegna agli ammassi.
Si costituirono gruppi appositi, specializzati per azioni di sabotaggio alle linee ferroviarie, agli impianti
telefonici, agli impianti di segnalazione delle ferrovie, danneggiamenti ai tralicci della corrente elettrica".
La liberazione
Nel mese di marzo il comando Sap di Vercelli venne direttamente assunto dal comandante la Piazza,
nominato dal Cln provinciale, in accordo con i comandi delle formazioni partigiane che dovevano occupare
Vercelli (Spartano, dott. Gasparri): in quel tempo la forza della brigata era di 700 uomini suddivisi in
battaglioni, distaccamenti e squadre.
Alla vigilia dell'insurrezione, sulle strade della bassa Vercellese, tedeschi e fascisti potevano transitare
solo se protetti da colonne di carri armati.
I sappisti vercellesi possono orgogliosamente affermare che quando i partigiani entrarono in Vercelli, la
città era già stata ripulita dai nazifascisti e, se il ponte del Cervetto poté servire per transitare, lo si deve
unicamente al valore del distaccamento esistente nel borgo, che non permise, armi alle mani, che i tedeschi
potessero predisporre i fornelli per farlo saltare.
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