Corso di formazione/aggiornamento
"I sentieri della libertà in Valsesia"


Tra il 22 settembre e il 23 ottobre l'Istituto ha organizzato la quinta edizione del corso "I sentieri della libertà in Valsesia". Dopo le precedenti esperienze di presentazione di itinerari didattici, in questa occasione si è scelto di proporre una formula mista, in cui si sono intervallate due lezioni teoriche e quattro lezioni itineranti, a partecipazione aperta al personale docente, agli studenti e a tutti gli interessati.
Nella prima lezione il direttore dell'Istituto, Enrico Pagano, ha proposto al pubblico una riflessione didattica sul rapporto tra i luoghi e la produzione della memoria, sulle metodologie e le cautele necessarie per un approccio educativo efficace, partendo dal progetto "La memoria delle Alpi" e dalle definizioni dei suoi principali obiettivi scientifici. In particolare il direttore ha concentrato l'attenzione sulle potenzialità della didattica dei luoghi della memoria applicata al territorio locale, individuate, tra l'altro, nel ritrovare un senso a luoghi e percorsi, reimpiegandoli per nuovi scopi culturali, nell'integrare letture tradizionali della storia del territorio con la rievocazione di aspetti a volte rimossi, a volte distorti, a volte trascurati, nel preservare le testimonianze materiali (elementi architettonici, lapidi storiche, mulattiere, sentieri) e immateriali (tradizioni, storie, aneddoti, nomi). In senso generale, è possibile attribuire allo spazio vissuto delle comunità locali un ruolo di testimone privilegiato delle culture che su di esso si sono avvicendate, che consente di intenderlo come bene espressivo delle variazioni intervenute nel rapporto uomo-natura, comprese le emergenze del periodo bellico.
Pagano si è poi soffermato sulle dinamiche attraverso cui l'Istituto, nell'ambito del progetto citato, ha selezionato i percorsi (che sono stati attrezzati con una cartellonistica discreta e non invasiva), ha promosso interventi di stimolo alla fruizione didattica e ha sostenuto le iniziative realizzate. In particolare ha sottolineato la funzione assunta dalla sede dell'Istituto come centro-rete, cioè come struttura in cui è reperibile una serie di strumenti atti a supportare l'attività didattica sull'insieme dei percorsi attualmente attrezzati. Analoga funzione ha assunto lo spazio dedicato al progetto presso il Centro comunale polivalente di Postua, che fino a pochi anni fa ospitava l'asilo delle suore Maddalene. Tramite le strutture indicate, è possibile attivare un servizio didattico permanente rivolto a destinatari diversi: in questo senso l'Istituto, in quanto ente accreditato per la formazione, è a supporto del docente che decide di attivare la didattica dei luoghi, degli operatori culturali e turistici e dei cittadini sensibili alle tematiche storiche resistenziali e non solo.
La parte successiva della lezione si è incentrata sui temi della motivazione e delle modalità didattiche: andare sui luoghi della memoria significa vivere un'esperienza in cui è necessario colmare, con la mediazione dell'insegnante, la distanza tra il fruitore e il luogo, che deve essere sottoposto a valutazione come tutte le altre fonti, ricorrendo anche a testimoni (il cui racconto è da vagliarsi in chiave critica), a integrazioni di contesto e racconto per mezzo di fotografie, mappe, letture. Particolare attenzione va posta, secondo il direttore, alla misura comunicativa: la visita a luoghi che sono stati teatro di eccidi e fatti di sangue non deve trasformarsi nel rovesciamento sui fruitori del peso dell'orrore, ma deve sensibilizzare e suscitare interessi ricorrendo anche all'impatto emotivo, senza però farlo diventare preponderante. Nell'ultima parte della lezione Pagano ha presentato un video prodotto dall'Istituto e realizzato da Marta Ghelma e Marianna Ferraris relativo al sentiero che conduce all'alpe Fej di Rossa e agli episodi della guerra resistenziale che accaddero sul percorso.
Domenica 26 settembre si è svolta la prima lezione itinerante, sul sentiero che, partendo dalla carrozzabile Rimella - San Gottardo, conduce in circa due ore di marcia alla bocchetta di Campello. L'itinerario si snoda lungo la valle dell'Enderwasser, che collega il centro valsesiano con Campello Monti, attualmente frazione del comune di Valstrona (Vb), ma antico insediamento fondato dai walser rimellesi che popolarono il territorio dal XIII secolo.
Nel periodo resistenziale Rimella divenne sede del comando partigiano della Valsesia fra la fine di gennaio e la metà di marzo del 1944 e fu attaccata con un'incursione aerea il 1 marzo, subendo successivamente, agli inizi di aprile, un duro rastrellamento in cui furono distrutte parecchie baite. Attraverso ricostruzioni storiche, letture di passi, documenti e testimonianze, Pagano ha evidenziato i temi fondamentali che emergono in senso didattico, quali l'accoglienza del movimento partigiano e la convivenza con la popolazione, che pose problemi di condivisione delle risorse, l'organizzazione militare e il reclutamento, i collegamenti tra formazioni partigiane di aree e colore politico diversi, in particolare il rapporto tra la formazione partigiana al comando di Moscatelli e quella al comando di Filippo Maria Beltrami, i danni di guerra e le ripercussioni sul sistema economico locale.
Sabato 2 ottobre è stata effettuata la lezione sull'itinerario dell'alpe Fej di Rossa. Dopo il raduno a Balmuccia, il gruppo si è portato alle spalle del cimitero, dove sorge un monumento a ricordo dei cinque partigiani fucilati il 7 novembre 1944, e successivamente ha imboccato da Rossa il sentiero che porta all'alpe Fej, investita nello stesso giorno da un attacco nazifascista che provocò la morte di altri quattro partigiani in combattimento. Durante il percorso Enrico Pagano ha svolto una ricostruzione storica degli eventi resistenziali legati al territorio; Roberto Fantoni, membro della commissione scientifica del Cai, ha illustrato le caratteristiche storico-artistiche del territorio di Rossa, soffermandosi in particolare sulle importanti testimonianze presenti in frazione Piana; Giulio Quazzola, partigiano che si trovava all'alpe Fej il 7 novembre '44, ha raccontato come sia scampato rocambolescamente alla cattura. Sulla strada del ritorno, dopo una sosta all'agriturismo della frazione Rainero, la comitiva è scesa alla frazione Oro di Boccioleto per incontrare Pino Cucciola, anche lui partigiano all'epoca dei fatti e primo ad accorrere sul luogo dell'eccidio.
Mercoledì 13 ottobre, nella sede dell'Istituto, Elisa Malvestito ha condotto la prima parte della seconda lezione teorica, incentrata sull'esemplificazione di alcuni percorsi didattici relativi al contesto urbano torinese, in particolare sui temi della persecuzione razziale, della guerra e della Resistenza, illustrati con una ricca galleria fotografica. Nella sua brillante relazione la relatrice ha offerto numerosi spunti di riflessione sulla traducibilità in contesti locali delle iniziative attivate dal Museo diffuso della Resistenza, della deportazione, della guerra, dei diritti e della libertà di Torino.
La seconda parte della lezione è stata incentrata sulla proiezione di un video a cura di Alberto Lovatto sulla Resistenza a Postua, realizzato dall'Istituto nel 1998, in cui sono riportate ampie e significative interviste a protagonisti di quegli eventi, molti dei quali scomparsi nel frattempo. Nella presentazione, svolta da Enrico Pagano, si è sottolineata la duplice funzione documentaria dei materiali audiovisivi, che sono fonte per la ricostruzione storica degli eventi del periodo bellico e nello stesso tempo memoria di una generazione che di quegli eventi è stata protagonista e testimone, e che ora, per ragioni anagrafiche, sopravvive nelle testimonianze raccolte.
Domenica 17 novembre si è svolto il penultimo appuntamento del corso, sull'itinerario che dalla frazione Roncole di Postua conduce alle lapidi che ricordano l'eccidio di Morcei, in cui furono uccisi dai nazifascisti i boscaioli Elisio e Idelmo Vigna, padre e figlio. Alessandro Orsi ed Enrico Pagano lungo il percorso hanno rievocato gli episodi salienti della Resistenza nella valle Strona di Postua, mentre Claudio Martignon ha integrato i loro interventi con ampi riferimenti alla storia socioeconomica del territorio. La comunicazione storica è proseguita nella sosta alla baita partigiana dell'alpe Cravoso, ristrutturata nell'ambito del progetto "La memoria delle Alpi" e arredata con un'interessante galleria fotografica, prima di trasferirsi nel Centro comunale polivalente, già Casa Betania, dove è stata presentata la mostra "L'alba che segnò d'iride i biancospini. La storia e i luoghi dei partigiani della XII divisione Nedo", realizzata dall'Istituto in occasione del 65o anniversario della Liberazione ed esposta permanentemente a Postua, ad arricchire l'offerta didattica complessiva sui temi resistenziali che il piccolo centro valsesserino propone.
L'ultimo appuntamento del corso si è tenuto sabato 23 ottobre lungo i sentieri delle frazioni alte di Borgosesia. Dopo il raduno presso la chiesa di Rozzo, il folto gruppo di partecipanti, guidati da Bruno Rinaldi, si è avviato verso il luogo della frazione ove sorge un monumento a ricordo dei caduti civili che il 19 luglio 1944 furono uccisi da reparti delle Ss tedesche e italiane. La lezione è proseguita poi con la salita agli abitati di Bastia e Lovario, dove si registrarono altre uccisioni nello stesso giorno, e le soste ad Orlongo, patria del canonico don Ravelli, detto il "Paribel", alpinista ed autore di una guida della Valsesia che costituisce ancora oggi una sorta di bibbia dell'escursionismo, e a Carega, prima di scendere a Marasco, dove cadde la sedicesima vittima della strage, e tornare a Rozzo, al punto di partenza.
La buona partecipazione al corso, che nel complesso è stato frequentato da sessantaquattro persone, concentrate soprattutto nelle lezioni itineranti, induce a ritenere che vi siano presupposti per mantenere l'iniziativa nel novero delle offerte culturali dell'Istituto, estendendo l'attività anche oltre i limiti territoriali di questa edizione. (e. p.)