Irmo Sassone

Le lotte storiche delle mondine e dei braccianti vercellesi
Le lotte del dopoguerra e per una politica di programmazione democratica



Negli anni immediatamente successivi alla Liberazione si registrarono dure lotte dei braccianti, dei salariati e delle mondine vercellesi, per la conquista dei contratti collettivi di lavoro e migliori condizioni di vita, come avvenne per altre categorie di lavoratori in Piemonte e in Italia.

Settembre 1945: esce "L'Amico del Popolo"

Il 25 settembre 1945 uscì il primo numero de "L'Amico del Popolo", settimanale della Federazione comunista vercellese fondato dall'on. Francesco Leone, il quale riportava le notizie degli scioperi nelle campagne per la stipulazione del contratto dei tagliariso, avvenuti a metà settembre e conclusi con la conquista di 70 lire di indennità di contingenza.
Al settimanale "La Risaia", organo della Federazione di Vercelli del Partito socialista italiano, che riprese le pubblicazioni dopo la Liberazione, si aggiunse così un altro organo di stampa locale, sostenitore delle lotte di classe nel Vercellese.
Il 31 marzo 1946 ebbe luogo a Vercelli il 1° Congresso provinciale della Federterra, l'organizzazione sindacale delle mondine, dei braccianti e dei salariati agricoli vercellesi.
Le tariffe salariali per il contratto della monda del riso per il 1946, prevedevano 320 lire al giorno per 8 ore di lavoro, per gli uomini e le donne dai 15 ai 65 anni, e il 10 per cento in meno per uomini e donne dai 14 ai 15 anni, per i lavori di trapianto del riso lire 350 al giorno, più un chilogrammo di riso bianco al giorno e la minestra gratuita. Le tariffe per gli operai della fabbrica Chatillon, dal 1 aprile 1946, erano di lire 20 all'ora per gli operai specializzati; per gli operai comuni sopra i 20 anni lire 17,05 all'ora, per i manovali sopra i 20 anni lire 15,70 all'ora, per le donne soltanto lire 11,55 all'ora, più lire 1,25 per cento sul totale. Dal confronto delle due tariffe salariali emerge che il salario per la monda del riso era raddoppiato rispetto a quello dell'operaio specializzato della Chatillon di Vercelli, e quasi triplicato rispetto a quello delle operaie e questa notevole differenza salariale, che durava soltanto per quaranta giorni di lavoro, spingeva diversi operai ed operaie a partecipare ai lavori stagionali di monda e trapianto del riso, anche se dovevano poi manifestare davanti alla Prefettura di Vercelli, come avvenne nel mese di agosto, perché non era ancora stato corrisposto il chilo di riso per ogni giornata di monda.
Nella prima decade di luglio l'on. Giuseppe Di Vittorio segretario generale della Cgil, tenne un comizio durante la festa della mondina alla colonia elioterapica di Vercelli.

Il primo sciopero generale nella valle Padana

Nel 1947 ebbe luogo, nel mese di settembre, lo sciopero dei braccianti della valle Padana, i quali, per la prima volta in Italia, uscirono dalla lotta provinciale per investire con una direzione unica tutte le province.
A questo proposito, Ilio Bosi, allora dirigente della Confederterra nazionale, sul mensile "Rinascita" così si espresse: "I braccianti del Vercellese, che sono certamente tra i più poveri dell'Italia settentrionale, hanno sostenuto il peso maggiore dell'agitazione perché, quando lo sciopero è stato proclamato, essi di fatto erano in sciopero già da una settimana, cioè da quando sarebbe stato possibile il taglio del riso...
Alla cessazione dello sciopero, il governo sottoscrisse, con la firma degli onorevoli Amintore Fanfani e Antonio Segni l'impegno di estendere il sussidio di disoccupazione ai braccianti ed ai salariati agricoli e di rendere obbligatori investimenti per migliorie agrarie.
L'anno 1948 fu caratterizzato dal risultato delle elezioni politiche del 18 aprile, le quali, anche nel Vercellese, segnarono un successo elettorale della Democrazia cristiana, che conquistò la maggioranza dei voti e dei deputati in Parlamento. Nel clima post-elettorale si ebbe l'attentato all'on. Palmiro Togliatti il 14 luglio 1948, al quale seguì immediatamente lo sciopero generale politico fino al 16 luglio, a Vercelli e nel Vercellese, come in tutta Italia. Successivamente si ebbe, anche nel Vercellese, la scissione sindacale della corrente democristiana, come avvenne su scala nazionale, con l'on. Giulio Pastore, valsesiano, che diventò poi segretario generale della Cisl per diversi anni.
Anche nel 1948 proseguirono le lotte sindacali dei lavoratori agricoli, che portarono il salario per la monda del riso a lire 1.000 al giorno, più 1 chilogrammo di riso e la minestra gratuita a mezzogiorno. A settembre ci fu una maggiorazione di lire 140 al giorno col contratto dei tagliariso ed a novembre l'accordo in merito alle disdette dei salariati fissi dopo la lotta aziendale alla cascina Selve di Salasco. Nei frattempo, il prezzo del risone era salito da 2.800 lire al quintale nel 1947 a 5.400 lire nel 1948.

Il primo sciopero nazionale dei braccianti

Da parte padronale, nel mese di aprile del 1949 si rese noto che alle trattative della monda del riso sarebbe stata avanzata la proposta di abolire i trenta giorni di minimo impegnativo di giornate di lavoro. Il 16 maggio iniziò lo sciopero nazionale dei lavoratori agricoli e, dopo venti giorni di lotta, il 5 giugno, nel comune di Ronsecco si raggiunse un accordo tra le parti, il quale riconfermava l'applicazione del contratto di monda del 1948; accordo che sarà poi esteso per tutta la risaia.

Il più lungo e difficile sciopero dopo la Liberazione

Un accordo sindacale venne raggiunto nel febbraio del 1950 per la contingenza, e il 27 aprile venne firmato il contratto di monda con 1.000 lire di salario giornaliero, 1 chilogrammo di riso e 35 lire, o la minestra a mezzogiorno.
Alla fine del mese di giugno l'on. Giuseppe Di Vittorio partecipò, per la seconda volta, alla festa provinciale delle mondine che si tenne a Trino.
Ai primi di settembre venne stipulato il contratto per il taglio del riso che confermò le 140 lire al giorno dell'anno precedente e il prezzo del riso, al quale il salario era riferito nella misura di lire 94 al chilogrammo, come minimo. La quantità di riso giornaliera era di 16 chilogrammi, pari a 1 emina.
Il 29 settembre i giornali locali annunciarono l'inizio dello sciopero provinciale per l'imponibile di mano d'opera a carico della proprietà, per la giusta causa nelle disdette dei salariati fissi, per le medicine gratuite e altre rivendicazioni. Durante lo sciopero ci fu un intervento massiccio delle forze di polizia provenienti da altre province, e solo dopo diciassette giorni si raggiunse un accordo su una delle tre principali rivendicazioni: le medicine gratuite. Fu il secondo accordo provinciale per le medicine gratuite, dopo quello della provincia di Bologna.
Su questo sciopero, il più lungo e difficile attuato nella risaia vercellese dopo la Liberazione, "l'Unità"1 scrisse: "I motivi di contrasto si riferiscono anche alla questione dell'assistenza farmaceutica, che manca a circa i due terzi dei lavoratori e dei loro familiari, per il contratto degli avventizi, per il quale era stata richiesta l'imposizione di un imponibile di mano d'opera sulla proprietà fondiaria assenteista, e la proroga del contratto al 1952 richiesta dai salariati fissi, onde evitare disdette che ogni anno colpiscono questi lavoratori".
"La somma richiesta dalla Federbraccianti, per l'assistenza medica ai braccianti e che sarebbe a carico degli agrari, equivale a 3 chili e mezzo di risone per ogni giornata piemontese coltivata a riso, la quale produce in media oltre 20 quintali di risone. In conclusione si può dire che il suo valore è minore del valore del riso non raccolto e lasciato sul terreno per la spigolatura.
"Ci sono 15.705 braccianti eccezionali e 5.050 familiari a carico che non fruiscono di assistenza farmaceutica; inoltre vi sono 1.400 famiglie di braccianti occasionali ed eccezionali che non hanno alcuna assistenza e 822 familiari senza alcuna assistenza sono a carico di lavoratori che a loro volta non fruiscono di assistenza farmaceutica. Il salario medio di un bracciante è di 15.500 lire mensili. Secondo dati della Mutua per assicurare un minimo di assistenza farmaceutica occorrono 30 milioni di lire all'anno che gli agrari negano".
"Presso il ministero a Roma non si è trovato l'accordo per l'assistenza farmaceutica e la questione fu rimandata in sede provinciale. Malgrado ciò gli agrari hanno ancora il modo di tergiversare. Così da domani domenica i lavoratori della terra del Vercellese sono in sciopero. Domani mattina si riunisce il Consiglio delle Leghe per coordinare e sviluppare l'azione. Per intanto le disposizioni sono di sciopero di tutti i braccianti avventizi e tagliariso con l'esclusione della mano d'opera necessaria ai coltivatori diretti. I cavallanti solo il governo, i mungitori salteranno la mungitura pomeridiana di domenica, i manzolai per domenica solo il governo".
"[...] Grandi assemblee di lavoratori in tutti i paesi. Sciopero totale nelle grandi aziende, mentre in quelle dei piccoli coltivatori si sta mietendo il riso".

Bracciante gravemente ferito nel Vercellese
Sciopero generale a Vercelli, Biella, Novara


"Il sangue di un altro bracciante è sceso a bagnare la risaia vercellese: a questo tragico bilancio ha portato, alla fine del sesto giorno di sciopero, la ricerca insensata della provocazione da parte degli agrari e delle forze di polizia. A Quinto Vercellese, sulla riva d'uno dei campi della Cascina Nuova, il bracciante Mosè Braga è stato ferito gravemente all'addome dalla pistola di un agrario [...]. Non appena venuto a conoscenza del ferimento del giovane bracciante Braga, l'esecutivo della Camera del Lavoro Vercellese si è riunito ed ha unanimemente deliberato di proclamare per domani sabato uno sciopero generale di protesta per i lavoratori di tutte le categorie (agricoltura, industria, commercio) ad eccezione dei servizi indispensabili".
"In seguito al sanguinoso fatto di Quinto Vercellese i lavoratori biellesi e valsesiani domani 30 settembre incroceranno le braccia dalle ore 16 alle ore 18 in segno di fraterna solidarietà coi braccianti vercellesi in lotta ed in segno di vibrata protesta contro gli agrari.
Tutti i lavoratori del Biellese alle ore 16,30 si raggrupperanno in largo Matteotti in una pubblica manifestazione di protesta. Avrà luogo un comizio pubblico.
Analoghe manifestazioni avranno luogo a Borgosesia, Croce Mosso, Pray, Ponzone, Occhieppo Inferiore, Cavaglià".
"Anche nel Novarese la Commissione esecutiva della Camera del Lavoro ha deliberato due ore di sciopero generale per tutti i lavoratori dell'industria dalle ore 10 alle 12 di domani in segno di protesta contro il ferimento del bracciante vercellese a Quinto.
Ci sono comizi di protesta in tutte le località della provincia"2.

Tutti i lavoratori a fianco dei braccianti agricoli

"Da ieri a Quinto Vercellese tutti gli abitanti si sono stretti insieme più che mai per difendere diritti ed interessi che sono comuni. Tutti i negozi hanno abbassato le saracinesche dalle undici a mezzogiorno e, alla Casa del Popolo, da ieri continuano a pervenire sacchi di riso, pane, fagioli e denaro per sostenere lo sciopero, per sfamare i lavoratori 'forestieri' cui gli agrari hanno tagliato i viveri"3.
"Oggi nel pomeriggio, presso la Camera del Lavoro, si è avuta una riunione straordinaria del Comitato provinciale di rivendicazione costituitosi ieri. Del Comitato fanno parte anche il sen. Leone, l'on. Ortona, l'on. Sampietro e il sen. Cerutti"4.
Il 5 ottobre uscì la 5a edizione straordinaria con la testata: "L'Amico del Popolo - La Risaia", col titolo: "Vinceremo disertando il villaggio e scendendo in risaia", a cura del Comitato di rivendicazione provinciale.

Fraterna solidarietà dei lavoratori
La Camera del Lavoro di Torino offre 1.200.000 lire per i braccianti vercellesi


"Ieri la Camera del Lavoro Torinese ha diramato il seguente comunicato: 'La solidarietà dei lavoratori torinesi con i braccianti vercellesi in lotta per ottenere le loro giuste ed eque rivendicazioni, per difendere con la casa il loro posto di lavoro, solidarietà che già nei giorni scorsi si è tradotta in o.d.g., in sospensioni del lavoro per protesta contro le violenze poliziesche contro inermi lavoratori e lavoratrici, ha compiuto ieri un ulteriore passo avanti.
La Camera del Lavoro di Torino e provincia a nome dei lavoratori torinesi ha offerto la somma di un milione e duecentomila lire a favore dei valorosi scioperanti.
Pertanto, stamani, una delegazione di lavoratori torinesi, accompagnata dalla Segreteria della Camera del Lavoro, porterà ai braccianti della provincia di Vercelli il segno tangibile della fattiva solidarietà dei lavoratori dell'industria della nostra provincia"5.

La lettera di Di Vittorio alla Confagricoltura

In una lettera alla Confagricoltura, Di Vittorio affermava tra l'altro: "Poiché, data la stagione avanzata, il prolungarsi dello sciopero dei braccianti della Valle Padana potrebbe compromettere una parte notevole del raccolto risicolo, al fine di evitare una jattura per l'economia nazionale, la Segreteria della Cgil propone un tentativo comune di conciliazione, con lo scopo di promuovere in brevissimo tempo un accordo tra le parti con l'intervento diretto delle nostre due Confederazioni.
Proponiamo pertanto un incontro a Milano o in altra città delle province risicole fra rappresentanti delle organizzazioni locali delle due parti, con l'assistenza delle rispettive Confederazioni. Siamo certi che codesta Confederazione vorrà accogliere la nostra proposta per portare così un contributo diretto alla composizione della grave vertenza, ed a tranquillizzare l'opinione pubblica nazionale che il raccolto del riso sarà effettuato normalmente".

Dopo sette ore di discussione: raggiunto l'accordo

"Dopo sette ore di discussione fra Bitossi, segretario della Cgil, Luciano Romagnoli, segretario nazionale della Federbraccianti, l'on. Sampietro e i rappresentanti della Associazione provinciale degli agricoltori di Vercelli, presente il prefetto dott. Morosi e il Direttore dell'Ufficio provinciale del Lavoro, è stato raggiunto un accordo di massima per la soluzione della vertenza bracciantile in atto da 17 giorni in tutte le zone risicole del Vercellese.
È stato raggiunto l'accordo circa il contratto provinciale dei braccianti giornalieri e dei salariati fissi, che andrà in vigore l'11 novembre del corrente anno. Circa l'assistenza farmaceutica è stato concluso il seguente accordo:
'Gli agricoltori si impegnano a corrispondere per ogni unità lavorativa loro derivante in forza dell'imponibile di mano d'opera, come previsto dal contratto collettivo di lavoro per i braccianti agricoli avventizi, da valere per l'annata agraria 1950-51, indipendentemente dalla effettiva prestazione, una indennità straordinaria giornaliera in aggiunta alla paga normale. L'ammontare dell'indennità suddetta sarà fissata dalle parti entro quindici giorni dalla firma del presente accordo. Qualora entro il termine stabilito le parti non abbiano raggiunto un'intesa, la decisione sarà demandata all'arbitrato dell'Eccellenza il prefetto di Vercelli. Tale indennità straordinaria ed eccezionale, a richiesta dei rappresentanti delle organizzazioni provinciali dei lavoratori, sarà trattenuta e versata da ciascun agricoltore interessato alla Banca sul conto corrente a disposizione delle organizzazioni sindacali dei lavoratori, le quali si impegnano di devolverne l'importo per il raggiungimento delle finalità previste. La suddetta indennità, in relazione all'art. 4 dell'accordo interconfederale del 28 giugno 1949, sarà corrisposta fino alla data dell'entrata in vigore della riforma della previdenza sociale o di qualsiasi altra disposizione regolante in materia' [...].
Circa l'imponibile di mano d'opera, affermato il principio dello sgravio dei coltivatori diretti da ogni obbligo, su richiesta della Federbraccianti il Prefetto si è impegnato a garantire l'effettiva applicazione del testo unico delle leggi sanitarie e d'igiene, le quali fanno obbligo ai proprietari di aziende agricole di provvedere alla sistemazione dei locali di abitazione e delle concimaie, secondo le norme d'igiene; il che significa garantire un notevole assorbimento di mano d'opera e insieme migliori condizioni ambientali alle famiglie dei lavoratori abitanti nelle cascine.
Circa la questione delle disdette per l'anno in corso, dato che è stato presentato al Senato un relativo progetto di legge (Bitossi-Bosi), il problema sarà oggetto della futura regolamentazione. Il numero delle disdette del mese è esiguo.
L'accordo sull'assistenza farmaceutica e il contratto provinciale per i salariati e i braccianti, sui quali era stato raggiunto l'accordo nelle prime ore del mattino, sono stati firmati dalle parti questa sera in Prefettura.
Il Prefetto ha riconfermato il suo impegno per l'applicazione del testo unico sulle leggi sanitarie.
I giovani braccianti vercellesi hanno inviato una lettera ai giovani torinesi inneggiando alla vittoria ottenuta con il concorso e il fattivo appoggio di tutti i lavoratori del Piemonte [...]"6.
"L'Unità" del 12 ottobre pubblica in prima pagina un articolo dell'on. Francesco Leone intitolato: "Vittorioso bilancio" e quella del 18 ottobre ha il fondo intitolato: "La vittoria dei braccianti", sempre a firma Leone, dopo che lo sciopero era stato concluso a Novara e durava soltanto a Pavia, dove persisteva l'intransigenza degli agrari.

Negli anni cinquanta inizia l'esodo dalla risaia, verso il lavoro industriale e terziario nelle città

Nel corso degli anni cinquanta proseguirono le lotte sindacali per i contratti, il salario, l'occupazione e la parità previdenziale, mentre iniziava l'esodo dei lavoratori dalla risaia, i quali, da 30.585 iscritti negli elenchi anagrafici della provincia di Vercelli, scesero a 14.754 nel 1963, ed a 4.185 nel 1978, occupandosi nell'industria e nel terziario.
Un accordo stipulato nel maggio 1951 stabiliva che, quando il lavoratore agricolo avesse compiuto cinquantuno giornate di lavoro all'anno, aveva diritto gratuitamente all'assistenza ospedaliera, famaceutica, ostetrica, sanitaria, specialistica e ambulatoriale.
Il contratto per la monda del riso venne rinnovato con 50 lire di aumento al giorno: 1.050 lire per le mondine locali e 1.000 per le mondariso forestiere, la minestra venne valutata 40 lire invece di 35; nel mese di settembre si rinnovò il contratto per la raccolta del riso con 20 lire di miglioramento vitto ai lavoratori locali.
Nel 1952 il salario della monda arrivò a 1.120 lire al giorno, con 85 lire di aumento, e per la raccolta del riso a 1.775 lire.
A Tronzano si tenne il terzo Congresso provinciale della Federbraccianti, e il 29 e 30 agosto il terzo Congresso della Camera del Lavoro di Vercelli.
Scarsi aumenti salariali si ottennero nel 1953, con 42 lire al giorno di aumento per i salariati fissi, 55 lire in più per la monda del riso e 60 lire di aumento per la raccolta autunnale, mentre ebbero luogo alcune giornate di sciopero nazionale per il sussidio di disoccupazione e gli assegni familiari.
Anche nel 1954 il salario per la monda del riso non aumentò che di 50 lire al giorno, e il 14 ottobre venne rinnovato il contratto dei tagliariso in vigore dal 1953; inoltre, l'Ente Nazionale Risi in seguito ad una disposizione del Ministero, pagherà 60 milioni per l'assistenza generale alla categoria.
La lotta sindacale per il contratto monda del 1955 si concluse con un aumento di 28 lire alle locali e 27 alle forestiere, dopo che per la prima volta il padronato della risaia aveva richiesto una diminuzione dei salari, e nel mese di ottobre si riconfermò presso il Ministero del lavoro il contratto per i tagliariso dell'anno precedente.
Nella seconda metà degli anni cinquanta, si ottennero limitati aumenti salariali, o non si riuscì a rinnovare il contratto di lavoro come nel 1956, per monda e taglio, e nel 1957, per la raccolta del riso.
A Trino nell'aprile 1956 ebbe luogo l'Assise della risaia, con una relazione di Piero Besate, segretario della Federbraccianti, e le conclusioni dell'on. Emilio Sereni. Sono gli anni del "ridimensionamento" della risaia.
Nel 1958 si tenne a Vercelli una manifestazione al cinema Corso con un discorso del nuovo segretario nazionale della Federbraccianti Giuseppe Caleffi, e nel 1959 venne emessa la sentenza della Corte Costituzionale che aboliva l'imponibile di mano d'opera. Dopo limitati aumenti salariali negli anni 1960 e 1961, solo nel 1962 il salario monda salirà di 250 lire al giorno, per un totale di 2.170 lire, preludio della lotta per le 7 ore di lavoro nella monda del riso, che inizierà l'anno successivo.

La lotta per le 7 ore negli anni sessanta

Dal 18 marzo 1963 entrarono in vigore i nuovi contratti provinciali di lavoro per i salariati e i braccianti. Essi prevedevano aumenti di salario dal 10 al 18 per cento, le qualifiche, e le 46 ore di lavoro per i salariati fissi, tradotte in un mese in più a 7 ore di lavoro, in conseguenza dell'attuazione del rinnovo del contratto nazionale dei salariati fissi.
Il 14 maggio venne organizzata a Vercelli una manifestazione di mondine per le 7 ore di lavoro nella monda del riso, e dopo le 48 ore di sciopero del 5 e 6 giugno (per le 7 ore in risaia), lo sciopero continuò a tempo indeterminato nei comuni di Caresana e Villarboit, dove ebbero luogo anche comizi unitari della Cgil e della Cisl.
In una quindicina di comuni vercellesi le mondariso realizzarono di fatto le 7 ore di lavoro dal 1963 in avanti, ma solo nel 1968 si ottennero le 7 ore e 30 minuti per contratto; 7 ore e 20 minuti nel contratto del 1969, col salario di 3.300 lire al giorno.
Nei giorni 10 e 19 dicembre 1969 si scioperò per i patti nazionali di lavoro, i quali vennero rinnovati il 24 dicembre con la conquista delle 42 ore settimanali, un aumento del 15 per cento, il diritto di assemblea in azienda e di eleggere delegati sindacali dove siano occupati oltre cinque lavoratori. Si svilupparono anche scioperi e manifestazioni per pensioni adeguate, in particolare per quelle al "minimo", e per la parità assistenziale e previdenziale dei lavoratori agricoli, non ancora completamente acquisita attualmente.
L'orario di lavoro contrattuale rimase ancora a 7 ore e 20 minuti nel 1970, con un salario di 3.742 lire al giorno, mentre solo nel 1971 le 7 ore giornaliere di lavoro per la monda del riso vennero acquisite per contratto, e il salario salì a 4.247 lire al giorno.

La Federazione sindacale unitaria e la manifestazione regionale della Federazione dei coltivatori diretti

Nel 1972 si rinnovò il Patto nazionale di lavoro e si ottenne la Cassa integrazione guadagni anche per i lavoratori agricoli.
Il 23 ottobre a Vercelli si costituì la Federazione sindacale unitaria Cgil-Cisl-Uil, composta da Ghisio, Mandrino, Robotti, Coralli, Osenga, Catellani, Ferraris, Pavese, Graziano, Stefanuto, Lobbia, Pertusi, Massardi, Orlandi, Marazzina per la Cgil; Abbiate, Data, Sironi, Berardi, Di Criscio, Ferraris, Roggia, Lo Bascio, La Terra, Marocchi, Nasi, Alaimo, Veziaga, Cesa, Leonardi per la Cisl; Porro, Novaretti, Zarino, Picaluga, Melotti, Sereno, Zampalla, Panetta, Massa, Bertini, Sorisio, Di Ronzio, Tennaco, Spinelli, Mascari per la Uil. La segreteria era composta da Ghisio, Mandrino, Abbiate, Data, Porro, Sereno.
Il 31 ottobre, si riunirono i Comitati direttivi provinciali della Federbraccianti-Cgil e della Fisba-Cisl, e procedettero alla costituzione della Federazione provinciale unitaria degli operai agricoli. Nella stessa circostanza venne sottolineata "la necessità di intensificare ulteriormente l'azione per il miglioramento delle condizioni salariali e normative contrattuali degli operai dell'agricoltura, per il raggiungimento di condizioni generali di vita e di lavoro analoghe a quelle dei lavoratori degli altri settori produttivi. Particolarmente marcato l'accento posto sulla necessità che l'azione futura del sindacato esca dai confini meramente corporativisti categoriali, per inserirsi nella azione generale, e sia elemento incentivante allo sviluppo economico generale di tutta l'economia della Provincia".
Gli organismi dirigenti della Federazione unitaria erano così composti: Comitato direttivo: per la Fisba: Raffaele Ferraris, Sandra Miravalle, Renato Olivetti, Francesco Bosso, Giulio Trada, Corrado Prina, Giovanni Mussolin; per la Federbraccianti-Cgil: Antonio Mandrino, Delmina Savio, Mario Gianotti, Alfonso Bazzano, Gianni Cerutti, Guerrino Mariuzzo, Andrea Botto. Segreteria: Ferraris, Mandrino, Miravalle, Savio.

I coltivatori diretti a Torino il 5 novembre 1975

Il 5 novembre 1975 si tenne a Torino la manifestazione dei coltivatori diretti, in preparazione della quale venne affisso nei comuni del Vercellese il seguente manifesto:
"Le Federazioni provinciali Coltivatori Diretti del Piemonte invitano i coltivatori diretti a partecipare in massa alla manifestazione di Torino lunedì 5 novembre per richiamare l'attenzione dell'opinione pubblica e dei pubblici poteri sul grave stato di abbandono in cui si trovano oggi le comunità rurali e l'agricoltura piemontese.
Tutti devono sapere che: - L'agricoltura sta morendo.
I coltivatori devono abbandonare le loro aziende.
I costi di produzione aumentano vertiginosamente.
I prezzi dei prodotti agricoli molte volte non compensano le spese sostenute.
Da oltre tre anni è venuto meno un qualsiasi intervento pubblico, organico e continuativo a favore dei produttori agricoli.
Le federazioni provinciali coltivatori diretti del Piemonte chiedono al Govemo ed alla Regione d'intervenire urgentemente per un rilancio dell'agricoltura a livello nazionale e regionale, anche nell'interesse più generale di tutti i consumatori italiani".
Il malcontento dei coltivatori diretti piemontesi si era già espresso nel Consiglio regionale della Coltivatori diretti che fin dal 27 gennaio 1973 aveva approvato un ordine del giorno che affermava tra l'altro:
"Da oltre due anni, le competenze per quanto riguarda l'agricoltura sono passate all'Ente regione, che però non è in condizione di poter operare per le lentezze burocratiche e la scarsa volontà politica che a livello nazionale ne bloccano l'attività". E così concludeva: "La Federazione Regionale dei Coltivatori diretti del Piemonte, facendosi interprete dello stato d'animo dei giovani coltivatori, fortemente preoccupata per l'insostenibile situazione creatasi nelle campagne a causa dei ritardi sopra denunciati, evidenzia ancora una volta, con grave disappunto, la scarsa sensibilità dimostrata, fino ad oggi, dal Governo nel prendere in considerazione, con la dovuta attenzione, i gravi problemi delle comunità rurali e del settore agricolo, nonché la lentezza operativa della Regione, e si riserva di responsabilmente realizzare una energica azione sindacale rivendicativa".

Le Conferenze agrarie comunali e zonali

Dal 1970, dopo la costituzione delle Regioni, al 1973 nel Vercellese si organizzarono le Conferenze agrarie comunali o zonali7, alle quali parteciparono complessivamente circa un migliaio di coltivatori diretti e lavoratori agricoli, oltre a dirigenti sindacali, di partiti politici e di organizzazioni sindacali, consiglieri comunali, provinciali e regionali. I promotori furono alcuni comuni e l'Alleanza dei contadini, organizzazione minoritaria, costituitasi nel Vercellese dopo la Liberazione con la denominazione Associazione piccoli proprietari e affittuari (Appa) ed ora Confcoltivatori.

Costituzione, programmazione e commissioni per i piani zonali di sviluppo agricolo

L'articolo 44 della Costituzione riguarda interamente l'agricoltura ed afferma testualmente: "Al fine di conseguire il razionale sfruttamento del suolo e di stabilire equi rapporti sociali la legge impone obblighi e vincoli alla proprietà terriera privata, fissa limiti alla sua estensione secondo le regioni e le zone agrarie, promuove ed impone la bonifica delle terre, la trasformazione del latifondo e la ricostituzione delle unità produttive; aiuta la piccola e la media proprietà.
La legge dispone provvedimenti a favore delle zone montane".
Sono passati circa trentacinque anni dall'approvazione della Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza e, salvo la limitata riforma fondiaria del 1950, che non ha interessato il Vercellese, una effettiva riforma agraria rimane ancora da attuare, come è stato affermato recentemente anche in un convegno nazionale della Coldiretti.
Col decreto del Presidente della Repubblica n. 616, del 24 luglio 1977, si è deciso "il trasferimento delle funzioni amministrative nelle materie indicate nell'articolo 117 della Costituzione ancora esercitate dagli organi centrali e periferici dello Stato e da enti pubblici nazionali ed interregionali".
L'articolo 11, riguardante la programmazione economica nazionale e regionale, afferma testualmente: "Lo Stato determina gli obiettivi della programmazione economica nazionale con il concorso delle regioni.
Le regioni determinano i programmi regionali di sviluppo, in armonia con gli obiettivi della programmazione economica nazionale e con il concorso degli enti locali territoriali secondo le modalità previste dagli statuti regionali.
Nei programmi regionali di sviluppo gli interventi di competenza regionale sono coordinati con quello dello Stato e con quelli di competenza degli enti locali territoriali.
La programmazione costituisce riferimento per il coordinamento della finanza pubblica".
Il Consiglio della Regione Piemonte ha approvato una legge regionale che ha istituito le commissioni per la elaborazione dei piani zonali di sviluppo agricolo, composte da sei rappresentanti per ogni comune, le quali sono state insediate nel Vercellese nel settembre del 1979.
Dopo il necessario periodo di rodaggio, le prime proposte per la elaborazione dei piani zonali di sviluppo agricolo sono state abbozzate per la discussione, l'approvazione e per la successiva realizzazione.
Nel frattempo, anche il riso è entrato a far parte della politica agricola comunitaria, con una specifica regolamentazione, e l'Ente Nazionale Risi è diventato organismo di intervento sul mercato. Sono aspetti non secondari, che andrebbero analizzati per contribuire alla modifica della politica agricola europea che tutti auspicano.
Negli anni '70 i salari per la monda e la raccolta del riso e per gli altri lavori agricoli si sono adeguati ai salari degli altri lavoratori.
Per il 1982 le tariffe per la monda del riso sono state di lire 37.707 al giorno per 7 ore di lavoro, e di lire 7.099 per ogni ora di lavoro straordinario. Per la raccolta del riso: lire 39.374 al giorno per 7 ore, e 8.064 lire per ogni ora festiva o notturna. Le mondine sono però state sostituite dai diserbanti chimici, i tagnariso dalle mietitrebbie, e sono rimasti in tutta la risaia vercellese circa 3.000 lavoratori dipendenti e circa 3.000 aziende di coltivatori diretti, oltre ai particellari, e meno di cento grandi aziende capitalistiche.

Diritto al lavoro e nuova qualità della vita

L'ultima lotta storica nel periodo da noi considerato, nelle campagne vercellesi, fu quella dell'autunno 1950, che strappò il principio dell'assistenza farmaceutica ma non l'aumento di occupazione che sarà ottenuto in seguito, con lo sviluppo industriale e terziario, anche se nel Vercellese ha avuto i limiti storici noti.
Per analizzare questi limiti, alla luce di quanto è avvenuto nell'ultimo decennio, sarà interessante avere presente la seconda parte degli avvenimenti storici dell'ultimo secolo, i quali possono essere raggruppati intorno a quattro temi omogenei: gli affitti e il costo della terra: ieri e oggi; il costo della irrigazione, della bonifica e il mercato del riso, lo sviluppo della meccanizzazione, del diserbo chimico, della ricerca e della sperimentazione risicola, i censimenti della popolazione e lo sviluppo agricolo-industriale e del terziario negli anni ottanta, per dare lavoro agli oltre 2.000 disoccupati iscritti all'Ufficio di collocamento di Vercelli, dei quali 900 giovani.
Sono temi che riguardano il passato e la storia di oggi, dai quali però non si può prescindere se si vuole contribuire a far uscire dalla crisi nella quale si trovano il Vercellese, il Piemonte, l'Italia, l'Europa e il mondo intero.
Se ci sono previsioni di aumento della popolazione per il 2000 nel mondo e in misura minore anche per l'Italia, il Vercellese nell'ultimo decennio ha registrato un calo di popolazione di 9.000 abitanti; altri 5.000 abitanti in meno si sono avuti nel Biellese e un centinaio in Valsesia, per un totale di oltre 12.000 unità nella provincia. Il calo di abitanti non dipende solo da fattori demografici, collegati allo sviluppo di società mature, come si usa dire: in queste zone avanzate è possibile programmare uno sviluppo economico nuovo, utilizzando tutte le risorse esistenti, e richiamandone altre da zone congestionate.
Anche il Vercellese dovrà fare, come ha sempre fatto, la sua parte, per uno sviluppo delle forze produttive, per mantenere la pace, ottenere una ripresa economica e lo sviluppo equilibrato del mondo, con un "negoziato globale" tra Nord e Sud, che realizzi una "cooperazione paritaria" tra paesi capitalistici, paesi sottosviluppati e paesi del socialismo finora realizzato, per assicurare, sia pure gradualmente, il diritto al lavoro e ad una migliore qualità della vita ai giovani che escono dalla scuola, diritto che le precedenti generazioni sono riuscite a far sancire dalla Costituzione nata dalla Resistenza, e che ora richiede l'impegno di tutti per essere attuato.


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