Irmo Sassone

Le lotte storiche delle mondine e dei braccianti vercellesi
La conquista delle 8 ore nel 1906



Premessa

L'origine della coltivazione del riso nel mondo risale alla preistoria, e il principale continente risicolo è l'Asia, dove si coltiva oltre il 90 per cento della superficie globale che supera i 100 milioni di ettari.
In Europa il principale paese risicolo è l'Italia con lo 0,2 per cento circa della superficie globale, pari a 170 mila ettari nel 1981, il 40 per cento circa coltivata nella pianura vercellese. La coltivazione è documentata solo dopo il 1500, ed avrebbe fatto la sua comparsa nel Vercellese dopo il 1490, cioè quasi cinquecento anni fa, interessando successivamente, fino ai giorni nostri, oltre cinquanta comuni della provincia di Vercelli.
La coltivazione del riso richiedeva una ingente quantità di mano d'opera per i lavori di monda e trapianto (e poi per la raccolta) e nel 1950 impegnò circa centoquarantamila unità, compresi circa cinquantamila forestieri. Nel Vercellese erano impegnati in questo lavoro circa trentamila lavoratori locali e oltre ventimila forestieri, i quali per la raccolta calavano a quindicimila.
"Le condizioni di vita della gente povera erano al disotto persino di quelle che io avevo conosciute al mio paese ed in tutto il Pavese", così scrisse l'on. Fabrizio Maffi, ricordando la sua permanenza di medico condotto a Bianzè, nel 1894, con il "pavimento di terra delle povere stanze", "i cessi erano una rarità. La gente ammalata di malaria non si contava".

Il primo discorso di Maffi

"[...] In prima estate del '95 succede il fattaccio. Alcuni agrari miei clienti vollero invitarmi al banchetto che si teneva ogni anno, nel nome di un santo protettore dell'agricoltura. Cercai di esimermi, ma tale fu l'insistenza, che dovetti accettare l'invito.
Alla fine del pranzo cominciarono i discorsi; ma ecco che subito dopo il primo oratore o i due primi, vogliono che parli il medico. Io faccio di tutto per schermirmi, ma inutile: gli applausi rintronano; debbo, per forza debbo parlare. E così parlai: 'Signori gentilissimi, io avrei preferito non parlare, ma ormai non posso più esimermi. Non so se voi sappiate che l'uomo che parla è in sostanza un organino, il quale non può dare che le suonate in esso contenute: voi avete voluto ad ogni costo girare 1a manovella; io temo che la mia musica possa non piacervi. I miei più sentiti ringraziamenti agli organizzatori e preparatori di questo ottimo pranzo, accompagnato da vini tanto pregiati. Però io non posso nascondervi ciò che ho sofferto vedendo laggiù nel cortile tutto quel caro pubblico di cui conosco tutte le privazioni, e le malattie che scaturiscono da tali privazioni
' ".
Il discorso non poteva che sboccare alla conclusione socialmente logica: il dovere umanitario che le condizioni di vita delle masse lavoratrici fossero sostanzialmente mutate; la necessità che i lavoratori si unissero per un movimento di classe, solo mezzo idoneo alla conquista del loro diritto. La gente del cortile stava attenta, stupita, quasi ipnotizzata. Ecco che un plebeo fa l'atto d'applaudire, ed allora è tutt'un applauso dalla "gente del cortile". Gli agrari balzano in piedi, scandalizzati, gridando indignati "discorso sovversivo"!. Ed uno di essi ammonisce la folla perché non si lasci ingannare dalle parole del sobillatore.
"Il convegno - povero santo! - si scioglie, ed i partecipanti lanciano contro il medico i moniti più... promettenti, ricordandogli che la casa ove si era effettuato il buon pranzo era stata, in antico, proprietà di famiglia nobiliare, il che mi dava occasione appunto di far rilevare che 'i tempi mutano'.
Potete immaginare che sorpresa! e che scandalo!
Due giorni dopo si era costituito il Circolo socialista con grande affluenza di lavoratori e di lavoratrici. Le donne desideravano d'essere istruite, con passione impressionante. La mia attività di medico non venne menomamente scossa dall'incidente: tutta la popolazione richiedeva la mia opera.
Intanto il Partito, da Torino, mi assegnava il compito oneroso di candidato alla deputazione, sebbene non fossi eleggibile perché troppo giovane
".

I primi scioperi
Nel frattempo, sui giornali dell'epoca, apparvero le notizie relative alle prime organizzazioni dei lavoratori e ai primi scioperi, dopo il raggiungimento dell'unità d'Italia.
A Lignana, nell'agosto 1871, si svolsero i festeggiamenti per il 4o anniversario dell'istituzione della Società di mutuo soccorso fra operai e contadini, che aveva per simbolo sulla bandiera le parole: "lavoro, temperanza, unione".
Il mercato della mano d'opera, che avveniva in piazza a Vercelli, nel giugno del 1885 venne spostato a Porta Torino dal centro della città e, non essendo stato mandato il solito picchetto armato, "questo è bastato perché si avessero a lamentare delle illecite coalizioni, dirette a far rincarare la mano d'opera oltre le esigenze della giornata [...]".
È del 1873 la prima notizia su uno sciopero dei muratori avvenuto a San Germano, per il quale ci furono una decina di arresti. A Vercelli il primo sciopero fu realizzato nell'aprile 1879 alla fabbrica dei bottoni.
Nella risaia vercellese il primo sciopero (e non "ammutinamento" come fu definito) avvenne verso la fine di giugno del 1882, alla frazione Vettignè di Santhià, e ci vollero diciannove arresti per "sedare il tumulto". Il processo si svolse circa un mese dopo, con l'assoluzione dei diciannove imputati "non essendo risultato a loro carico nessun fatto speciale che rivestisse carattere veramente delittuoso", ma dopo aver subito il carcere preventivo, dalla data di arresto al processo.
Nel luglio 1883, dopo quattro giorni di sciopero dei bottonai di Vercelli, venne avanzata la proposta di una Commissione paritetica di Probiviri, per risolvere amichevolmente le controversie sociali.
Nel febbraio 1884 si ha notizia di un'assemblea di affittuari e proprietari. Alla fine dell'anno, a dicembre, la Società Generale degli operai di Vercelli decise la cassa pensioni per gli operai.
Nell'aprile 1889 si auspicò la costituzione dei sindacati agricoli per attutire l'attrito tra padroni e braccianti e si scrisse di "miseria inenarrabile" in cui si trovano le popolazioni campagnole.
I1 1 maggio 1890, doveva svolgersi a San Germano una conferenza operaia sui diritti e doveri delle classi lavoratrici per celebrare la festa operaia internazionale del 1 Maggio. La conferenza venne vietata su deliberazione del Governo, divieto che verrà mantenuto anche per il 1891.
Per la mondatura dei risi, il prezzo della giornata di lavoro che, ai primi di giugno del 1891, veniva stabilito la domenica per tutta la settimana, fu di lire 1,10-1,15, e salì poi a lire 1,40 al giorno nella settimana successiva.

La costituzione delle Leghe e della Camera del Lavoro di Vercelli

I problemi dell'organizzazione dei mondariso forestieri vennero affrontati nel gennaio 1892 dalla Federazione dei lavoratori della Provincia di Modena, anche per le numerose squadre di Piacenza, Parma, Reggio, Mantova e Cremona, che scendevano nella Lomellina, Novarese e Vercellese. Lo schema di progetto, in nove punti, che fu compilato, può essere considerato la prima bozza del contratto monda. Esso tendeva a difendere i lavoratori dall'ingordigia degli incettatori e intermediari e avanzava la richiesta di un salario di lire 1,60 al giorno.
Anche a Vercelli, nel febbraio 1892, si tenne una riunione di presidenti e rappresentanti delle Società cooperative e di mutuo soccorso del Vercellese e del Monferrato, allo scopo di organizzarsi come gli emiliani per chiedere che i contadini del luogo fossero impegnati prima di quelli di fuori; che venissero esclusi dalla trattativa gli intermediari, contrattando con le società dei contadini; che il prezzo della mano d'opera fosse uniforme per tutti e venisse stabilito ogni settimana da una Commissione mista di proprietari e contadini; così per il taglio dei risi.
Negli anni successivi, 1893 e 1894, si affermò che il sistema di contrattazione era "piuttosto antiquato e non corrispondeva alla logica delle contrattazioni, essendo affidato all'arbitrio di un solo interessato".
La proposta di costituzione di una Camera del Lavoro a Vercelli venne avanzata nel marzo 1895 alla assemblea consueta dei presidenti della Società cooperativa del Vercellese e Monferrato, con due terzi dei presidenti. Nel frattempo la Consociazione cooperativa doveva far funzionare i suoi poteri centrali da Ufficio del Lavoro, limitatamente ai rapporti agricoli, appianando le divergenze tra padroni e lavoratori, occupando prima i lavoratori locali di quelli forestieri, sopprimendo l'azione dei capi intermediari.
Nell'ottobre 1896 ebbe luogo a Bianzè una agitazione dei braccianti che, rappresentati dal dottor Fabrizio Maffi, socialista, chiedono l'aumento del salario.
Nel gennaio 1897 un lavoratore di Bianzè, imputato di violenza privata, venne difeso dall'avvocato Modesto Cugnolio e assolto.
Nel febbraio 1897 con un decreto del prefetto venivano sciolti i Circoli socialisti di Santhià e Bianzè e sequestrate tutte le carte.
Sempre nel 1897, nel mese di maggio, si svolse il processo politico contro il dottor Maffi, medico di Bianzè, per aver detto al sottoprefetto durante l'agitazione di Bianzè che "le autorità sposano sempre la causa dei padroni e tardano a provvedere, per procurarsi poi i facili trionfi delle repressioni violente". Maffi, difeso dall'avvocato Cugnolio, venne condannato a una multa di 250 lire.
Nel mese di giugno ebbero luogo agitazioni di mondariso a Livorno, Caresana, Vercelli, Palazzolo, per salari più adeguati.
Nel marzo del 1898, in una numerosa riunione tenuta a San Germano, si elaborò un regolamento della Camera del Lavoro in dodici punti, col quale si tentava di organizzare il collocamento dei lavoratori, stabilirne il salario, e
di far abbandonare il cottimo dai lavoratori, perché venivano sfruttati dai "facciù" (capisquadra dei cottimisti).
Per l'adesione alla Camera del Lavoro si erano raccolte duemila firme di braccianti; Cugnolio insistette sul fatto che la Camera del Lavoro non poteva avere carattere politico, perché doveva "provvedere agli interessi dei lavoratori, qualunque" fosse "la loro opinione". Lo statuto venne approvato e gli aderenti furono circa 2.500.
Intanto il Consiglio di direzione del Comizio agrario di Vercelli, su invito del sottoprefetto, per evitare i conflitti di lavoro per il salario della monda del riso, richiese ai sindaci i dati delle sette settimane di monda dell'ultimo decennio. Sulla base di tali dati si stabilì una media decennale speciale per ogni comune, aumentata del 10 per cento in vista dell'elevato prezzo dei cereali, e il salario degli adulti risultò diminuito di un quinto, sistema che aggravò i conflitti di lavoro.
Il 29 maggio 1898 a Trino, quando venne pubblicato il manifesto che stabiliva in centesimi 80 la paga giornaliera, una fiumana di gente percorse le vie del paese issando sopra i bastoni dei cenci a mo' di bandiera. Contro di essa venne inviata la cavalleria, e ci furono sessanta arresti di lavoratori: trenta furono subito rilasciati, cinque, poi, assolti e gli altri condannati da dodici giorni a due mesi di carcere. La paga fu poi portata a lire 1,25 e migliorata la settimana successiva. Altri arresti ci furono a Lignana, Pertengo, Stroppiana e Prarolo.
Bisogna giungere al giugno del 1900 per registrare la ripresa della iniziativa per la costituzione della Camera del Lavoro, con un memoriale trasmesso al rappresentante degli agricoltori, Eusebio Saviolo, dal Presidente della Consociazione Cooperativa Vercellese, avvocato Cugnolio.
Sempre nel giugno 1900 ci fu uno sciopero di trecento mondariso alla Colombara di Livorno Ferraris per l'aumento del salario, con due arresti.
Soltanto il 24 marzo 1901 si giunse alla costituzione della Camera del Lavoro di Vercelli, con una riunione nei locali della scuola elementare, con le rappresentanze delle Leghe di miglioramento costituite a Vercelli fra operai tipografi, falegnami, metallurgici, muratori, scalpellini e marmisti, carrettieri e contadini.

La Federazione regionale piemontese dei contadini

Con la costituzione della Camera del Lavoro inizia un nuovo periodo per la contrattazione del salario dei lavoratori che avviene a livello comunale con l'intervento dei sindaci e, in certi casi, con la partecipazione del rappresentante della Camera del Lavoro, come a Tronzano, e non solo per la monda del riso, ma per tutti i lavori, e le agitazioni interessano anche i salariati fissi che erano denominati "schiavandari".
Il 4 agosto 1901 si tenne a Vercelli il Congresso delle Leghe dei contadini del Piemonte, con la presenza di cinquantatré delegati, e si costituì ufficialmente la Federazione regionale piemontese dei contadini, con sede centrale in Vercelli. Lo Statuto della Federazione è simile a quello della Federazione mantovana, e suo organo ufficiale sarà il giornale La Risaia, fondato da poco.
Nel mese di marzo del 1902 le Leghe aderenti alla Federazione regionale piemontese decisero uno sciopero, perché le trattative non avevano raggiunto il loro scopo, in quanto l'Associaziane degli agricoltori non voleva una tariffa generale per tutto il Vercellese, ma comune per comune.
Ai primi di marzo iniziò lo sciopero a Santhià, San Germano, Olcenengo, Salasco, Tronzano, Casanova Elvo, Crova e Viancino, Livorno, Bianzè, Vercelli, Asigliano, Formigliana, Costanzana, Palazzolo, Lignana e Veneria, Ronsecco, Carisio, Caresanablot, Trino, Albano, Villarboit, Tricerro, Fontanetto Po, Palazzolo e in altri comuni. Ci furono arresti a Olcenengo, Vercelli e Tronzano.
L'Associazione agricoltori in una assemblea decise lo sfratto dei salariati fissi che scioperavano e di costituire un fondo per l'indennizzo ai soci danneggiati dallo sciopero, tassandosi per una lira ogni giornata di terreno e, seduta stante, si sottoscrissero 30.000 lire.
L'avvocato Cugnolio, allora consulente legale della Camera del Lavoro, rilasciò una dichiarazione ai giornali dell'epoca sulle gravi condizioni dei lavoratori; si aprì una sottoscrizione tra i lavoratori di tutti i mestieri, ma dopo una decina di giorni di sciopero, in una riunione presieduta dall'on. Rondani, si decise di rinunciare alla discussione di un patto unico per tutto il circondario e di presentarsi il 19 marzo dai sindaci dei comuni, perché invitassero i proprietari a concordare, paese per paese, i patti di lavoro per tutto l'anno sulla base del memoriale elaborato dalla Federazione, dando la preferenza nella assunzione ai lavoratori locali.

Il Regolamento Cantelli per la coltivazione del riso

Il 21 dicembre 1902 si tenne a Vercelli il secondo Congresso della Federazione regionale agricola per esaminare l'esito dello sciopero.
Uno degli ordini del giorno approvati recita: "Il Congresso, ritenuto che lo scopo immediato delle Leghe, l'elevazione cioè morale e materiale dei lavoratori, debba subordinarsi al fine ultimo che è l'emancipazione integrale della classe lavoratrice, mediante la conquista dei pubblici poteri, delibera che le Leghe abbiano a partecipare alle lotte politiche ed amministrative, assumendo recisamente carattere politico e di classe".
Si discusse anche della distribuzione del chinino nelle zone malariche, in relazione alla scoperta della zanzara anofele, e si chiese di dichiarare zone malariche tutti i comuni della risaia vercellese.
Sul "Regolamento per le risaie", fu relatore l'avvocato Cugnolio. Il regolamento della provincia di Novara del 1869 si fondava su una legge in vigore ma mai applicata e affermava che "i lavori della risaia devono iniziarsi un'ora dopo il levare del sole e terminare un'ora prima del tramonto", proprio nelle ore in cui la zanzara è più attiva. Lavorando meno ore, avrebbero lavorato più persone.
Nel 1903, verso la fine di aprile, i Ministri dell'Interno e dell'Agricoltura diramarono ai prefetti una circolare sul lavoro nelle risaie con le seguenti condizioni: "provvedere i lavoratori di buona acqua potabile e di ricoveri notturni sufficienti ed igienici; che i lavori non comincino prima di una ora dopo il levar del sole e cessino un'ora prima del tramonto; che non si abbiano ad impiegar ragazzi sotto i 13 anni; non permettere il lavoro nell'acqua se i lavoratori non sono calzati".
Con il regolamento Cantelli, così chiamato dal nome del firmatario, iniziando il lavoro alle ore 5,30 o alle ore 6 del mattino, e terminando alle 15 del pomeriggio, con le pause per la colazione e il pranzo, non si poteva lavorare più di 8 ore, e le lotte si svilupparono su questa rivendicazione.
Alla fine di febbraio del 1904 si tenne un Comizio al Politeama Facchinetti di Vercelli, con le tre bande musicali di Olcenengo, Palazzolo e Buronzo e con sei bandiere. Quasi tutti i contadini, comprese le donne, portavano il garofano rosso. Parlò per primo Cugnolio che presentò Varazzini, Segretario nazionale del Partito socialista italiano. Questi parlò a favore delle 8 ore nella monda del riso. Si approvò poi un ordine del giorno che chiedeva la fissazione per legge delle 8 ore di lavoro nella monda del riso.
Durante i lavori di monda proseguirono scioperi, arresti e condanne di lavoratori, ma in alcuni comuni, come a Carisio, si lavorava 8 ore, e un accordo per le 8 ore si raggiunse a Tricerro e Lamporo.

L'accordo per le 8 ore del 1906

In una pubblicazione dell'Ufficio del Lavoro della Società Umanitaria di Milano del 1904 dal titolo "Per le 8 ore in risaia", vennero riportati l'inchiesta sulle agitazioni della primavera del 1904 e gli accordi raggiunti nei quindici comuni del Vercellese: "lo sciopero durato da 2 a 10 giorni, le 8 ore furono conquistate a Tricerro, con lire 2,08 al giorno, a Lamporo, a Carisio ed a Bianzè". Negli altri comuni lo sciopero fu composto sulla base delle 9 ore, come a Quinto Vercellese: 9 ore per lire 2,10 al giorno.
Il regolamento Cantelli non era stato applicato dappertutto, ad esempio nel comune di Cascine S. Giacomo, dove la campana comunale per ordine della giunta dava il tocco del principio del lavoro alle quattro meno un quarto, cioè molto prima del levar del sole; contro questa violazione del regolamento fu fatto ricorso al sottoprefetto, e l'on. Morgari presentò un'interrogazione al Ministro degli Interni.
Il 29 gennaio 1905 si tenne a Novara il Congresso nazionale dei lavoratori delle risaie, presente l'on. Montemartini, inviato dal gruppo parlamentare socialista. Sulla lotta per il regolamento Cantelli parlò Cugnolio, esponendo i vantaggi parziali conseguiti nel Vercellese nel 1904 ed invitando all'agitazione i lavoratori di tutte le province risicole, per l'applicazione del regolamento Cantelli e per una nuova legge sul lavoro in risaia, più vantaggiosa. Rileva che con l'applicazione del regolamento i salari dei lavoratori erano aumentati quasi dappertutto e le malattie diminuite; che "la resistenza dell'organismo è esaurita dal lavoro" e "che la malaria sta nella pentola"; che a Sali, dove si era lottato per applicare il regolamento Cantelli, le paghe erano aumentate di 50 centesimi al giorno, mentre a Cascine S. Giacomo, dove il regolamento era rimasto lettera morta, anche i salari erano restati fermi.
Così la lotta continuò nei lavori di monda e raccolta del riso.
Nel mese di marzo del 1906, la Federazione agricola piemontese mandò un telegramma al Ministro dell'Agricoltura augurando che il progetto legge per il lavoro in risaia stabilisse le 8 ore.
Durante le lotte, gli scioperi e le manifestazioni, che ci furono all'inizio della monda del riso, si ottennero accordi per le 8 ore a Tronzano, con l'intervento dell'on. Pozzo, e poi a Ronsecco con l'intervento dell'avvocato Cugnolio; a Santhià si ottennero le 8 ore e 2 lire al giorno.
L'intervento dei soldati e le cariche della cavalleria avvennero in tutti i paesi; ci furono anche dei feriti, tre donne e un ragazzo, e diversi arresti a Vercelli, dove si raggiunse l'accordo sulla base di 25 centesimi l'ora, lasciando libere le squadre di fare 8 o 9 ore, così come si era concordato a Tronzano, Ronsecco, Santhià, e poi a Pezzana, Trino, Casanova, Formigliana, Olcenengo.
Ai primi di agosto si pubblicarono notizie relative alla approvazione di nuovi regolamenti provinciali per la coltivazione del riso che non comportavano limitazioni d'orario, e il 19 agosto ebbe luogo a Vercelli una grande manifestazione alla quale presero parte circa dodicimila lavoratori.
Negli anni successivi 1907, 1908 e 1909, proseguì la lotta per le 8 ore nella monda del riso, mentre per gli altri lavori l'orario era ancora "dal levare al tramontare del sole".
A Vercelli, durante lo sciopero generale del maggio 1909, al passaggio a livello del Belvedere, le mondine si sdraiarono sui binari coi bambini in braccio per impedire ai lavoratori forestieri di giungere sui posti di lavoro di Santhià, Carisio e Buronzo. Una squadra doveva proseguire per Quinto, "ma prima di arrivare in paese il tram fu fermato dai lavoratori del luogo sdraiatisi sul binario e si impedì ai mondariso viaggianti di discendere. Il tram proseguì per Vercelli, e i mondarisi furono fermati in stazione".
Il 31 maggio 1909 si raggiungeva un accordo a Vercelli, per le 8 ore e 30 minuti, con l'impegno delle 8 ore per il 1910, e il salario per cinque settimane nelle cifre di lire 2,70 - lire 3,30 - lire 3,50 - lire 3 - con l'impegno di combattere la disoccupazione nel limite del possibile.
Così si concluse la prima lotta, che si può definire storica, delle mondine e dei braccianti vercellesi, i quali, primi in Italia, e forse nel mondo, conquistarono le 8 ore di lavoro, non solo in qualche azienda, ma in interi comuni e poi in tutta la risaia.
In tutta l'Italia, nel 1870, gli elettori erano poco più di cinquecentomila, meno del 2 per cento degli abitanti. La formazione prima e il consolidamento poi dello Stato unitario italiano e il suo sviluppo fecero presentare sulla scena sociale e politica vercellese e italiana i ceti popolari che con coscienza di gruppo e di categoria, e, poi, di classe sociale e politica, rivendicavano un più alto tenore di esistenza, come emergerà dalle note che seguiranno.
(1 - continua)