Pietro Ramella
I reduci della guerra di Spagna nelle Forces françaises libres
"l'impegno", a. XXVIII, n. 2, dicembre 2008
© Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nelle province di Biella e Vercelli.
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Ne "La retirada"1 avevo affrontato l'odissea di cinquecentomila repubblicani spagnoli in fuga dalla Catalogna
nel febbraio 1939 di fronte all'avanzata delle truppe franchiste. Odissea che nei suoi aspetti più tragici conobbe:
l'inumano internamento in campi di raccolta improvvisati, la deportazione nei campi di sterminio nazisti, la partecipazione
alla Resistenza francese, l'arruolamento nelle Forze della Francia libera, con un conseguente elevato numero di morti.
Grazie ad Internet ho potuto approfondire alcuni aspetti dell'ultimo punto, con riguardo non solo agli spagnoli,
ma anche ai reduci delle Brigate internazionali, che non poterono o non vollero rientrare nei loro paesi d'origine e che
si arruolarono nelle Forces françaises
libres (Ffl), create da De Gaulle dopo il famoso discorso del 18 giugno 1940 con
cui chiamava i francesi a continuare la lotta contro i tedeschi.
All'atto dell'internamento, le autorità francesi invitarono i militari fuggiaschi a scegliere tra il ritorno forzato in
Spagna e l'arruolamento nella Legione straniera. Ambedue le opzioni erano invise, in quanto la prima prevedeva, dopo
un processo senza alcuna garanzia giuridica, la quasi sicura fucilazione, mentre la seconda era ugualmente rischiosa,
dati i venti di guerra che spiravano sull'Europa per uomini già provati da tre anni di dure battaglie. Inoltre il
Comintern, poiché erano in corso le trattative per la definizione del Patto di non aggressione tra l'Urss ed il Terzo Reich,
aveva disposto che i comunisti non si arruolassero, scegliendo la clandestinità. Circa 9.000 stranieri accettarono di
arruolarsi nella Legione, di cui 3.000 spagnoli, 1.800 tedeschi, 800 cecoslovacchi, 780 belgi, 639
italiani2 e 615 polacchi. Furono concentrati a Sidi Bel Abbes in Marocco per l'addestramento e circa 2.000 di loro furono incorporati nella
costituenda 13e Demi-brigade
(13e Dble)3.
A fine marzo del 1940 Francia ed Inghilterra decisero di intervenire a fianco della Finlandia attaccata
dall'Unione Sovietica e formarono un corpo di spedizione di cui fece parte la
13e Dble, ma due eventi concomitanti (la
richiesta d'armistizio della Finlandia all'Urss e l'invasione tedesca della Norvegia) indussero a dirottarlo nel paese dei fiordi.
La Legione partecipò dal 6 maggio al 4 giugno alla battaglia di Narvick (definita "l'unica vittoria francese del 1940"),
distruggendo la ferrovia che collegava la miniera di materiale ferroso di Kiruna (Svezia) al porto norvegese, da cui il
ferro veniva fatto proseguire via mare per la Germania.
Nel frattempo in Francia, dato che i tedeschi, sfondate le linee francesi, avanzavano su Parigi ed era in corso
l'evacuazione del corpo di spedizione britannico a Dunkerque, l'Alto comando alleato ordinò alle truppe che combattevano
in Norvegia di rientrare in patria. I legionari, che avevano lasciato in terra norvegese cento caduti, sbarcarono a Brest,
poi, quando la Francia chiese l'armistizio alla Germania, in 1.860 decisero di raggiungere l'Inghilterra,
dove vennero acquartierati a Trentham Park, luogo in cui già si trovavano i soldati francesi evacuati da Dunkerque.
Il 1 luglio il generale De Gaulle visitò le truppe e le invitò a seguirlo nelle appena costituite
Forces françaises libres (Ffl),
con cui intendeva proseguire la guerra a fianco dell'Inghilterra: 800 legionari rientrarono in Marocco, 160
optarono per restare in Inghilterra, mentre 900 risposero all'appello e furono arruolati nella
13e Dble. L'unità fu impegnata nell'Eritrea italiana (conquista di Massaua), nella campagna in Siria e Libano contro le truppe fedeli a Vichy, in
Africa settentrionale (Bir Hakeim, El Alamein e Tunisia).
L'elenco (incompleto) stilato dalla
Fondation de la France libre, dove sono riportati i nomi di 52.201
combattenti stranieri, permette di fare alcune considerazioni sulla partecipazione alla seconda guerra mondiale dei 1.800
arruolati nella 13e Dble: 245 provenivano dalla Spagna, 215 dall'Europa occidentale, 180 dal Medio Oriente, 160
dall'Europa orientale, 130 dalla Polonia, 110 dall'Africa, 105 da Germania ed Austria, 85 dall'Italia, 35 dall'America, 200 arrivati
in Inghilterra via mare e non censiti, 335 di nazionalità non accertata.
Gli arruolamenti furono effettuati in tre tempi: 652 nel 1940 a Londra, dopo l'armistizio; 979 nel 1941, dopo la
campagna di Siria contro le truppe fedeli a Vichy; 169 nel 1943 in Tunisia, dopo la conquista dell'Africa settentrionale.
Degli 85 italiani sono solo tre le biografie riportate in "La Spagna nel nostro cuore 1936/39", edito
dall'Associazione italiana combattenti volontari antifascisti di Spagna (Aicvas): Alcide Gallani, arruolato in Libano nel 1941;
Antonio Gavello, arruolato a Londra nel 1940; Enrico Grifo, arruolato in Tunisia nel 1943, e per tutti e tre nel volume non vi
è cenno della loro appartenenza alle Ffl.
Sei sono gli italiani morts pour la
France; di uno solo, Alcide Berti, detto Antoine Dupont, si sa che è caduto
in occasione della liberazione di Parigi il 27 agosto del
19444; quattro dovrebbero essere caduti in Africa settentrionale
ed uno in Italia, Francia o Germania. Esiste tuttavia una testimonianza che parla di quattordici legionari di nazionalità
italiana catturati durante la campagna dell'Eritrea da una brigata di ascari e fucilati. Questi dovrebbero essere tutti
ex volontari delle Brigate internazionali di Spagna, dato il periodo di arruolamento.
Il giorno stesso dell'entrata in guerra le truppe italiane varcarono il confine con l'Egitto avanzando per 1.000
chilometri fino a Marsa Matruk, a poco più di 300 chilometri dal Cairo. La controffensiva inglese di dicembre ricacciò gli
italiani, penetrando profondamente in Libia e conquistando tre importanti porti: Sollum, Tobruk e Bengasi. Ma
l'andamento della guerra in Grecia indusse l'Alto comando britannico a distogliere forze dall'Africa settentrionale, mentre gli
italiani ricevevano come rinforzo dai tedeschi due divisioni blindate agli ordini del generale Edwin Rommel.
L'armata italo-tedesca il 22 marzo 1941 contrattaccò e riprese parte del terreno perduto fermandosi davanti a Tobruk, che era stata fortificata. Per cinque mesi il fronte rimase calmo poi, dopo due tentativi bloccati, gli inglesi
ricacciarono il nemico fino alle porte di Tripoli.
Il 1 gennaio 1942 ci fu un nuovo contrattacco italo-tedesco. Il mese successivo la
1a divisione leggera Francia libera venne inviata a presidiare la posizione di Bir Hakeim, una landa piatta in pieno deserto senza altra protezione che
campi di mine antiuomo ed anticarro. Vi si svolse una battaglia che vide impegnati il maggior numero di volontari stranieri
delle Ffl. La divisione era, infatti, costituita da: due battaglioni della
13e Dble; battaglione del Pacifico (Tahiti, Nuova
Caledonia, Nuove Ebridi); battaglione di
Oubangui-Chari5 (Africa centrale); battaglione di fucilieri di
marina6; battaglione fanteria di
marina7; brigata ebraica; 104 inglesi (tra cui una donna); artiglieria (24 cannoni da 75,85 anticarro di
calibro diverso, 44 mortai, 72 mitragliatrici, 26 pezzi antiaerei); compagnia genio, trasmissioni, trasporto, intendenza, sanità,
per un totale di 3.806 ufficiali, graduati e soldati, al comando del generale Marie Pierre Koenig. Un'unità che, come le
Brigate internazionali di Spagna, inquadrava uomini venuti dai cinque continenti (pochi in verità gli americani), che
parlavano non meno di venti lingue diverse.
Per tre mesi non accadde nulla, poi il 26 maggio 1942 i gruppi mobili che pattugliavano il deserto percepirono il
rumore di mezzi in movimento; infatti, il giorno dopo ottanta carri armati della divisione italiana Ariete attaccarono la
posizione a Sud. L'attacco venne respinto con gravi perdite (41 carri, 252 prigionieri e numerosi morti), per cui gli italiani
desistettero da ulteriori tentativi. Per sette giorni le due parti si limitarono ad incursioni nella terra di nessuno, a tiri
d'artiglieria e bombardamenti aerei.
L'Afrika Korps era impegnato più a nord in una battaglia in cui si scontrarono mille carri armati, con risultati
disastrosi per gli inglesi, che dovettero ripiegare verso l'Egitto. Rommel doveva ora liberarsi di Bir Hakeim, l'ultimo baluardo
che, bloccando la sua avanzata a sud, gli impediva l'accerchiamento delle truppe inglesi in ritirata lungo la costiera
marina. Ad eliminare il caposaldo furono destinate la divisione blindata italiana Trieste e la
90a divisione leggera tedesca. Per otto giorni, dal 2 al 9 giugno, i francesi furono sottoposti a continui attacchi con carri e fanteria, bombardamenti
aerei8 e cannoneggiamenti, ma tennero duro. Respinsero diverse offerte di resa, l'ultima inviata dallo stesso generale
tedesco: "Alle truppe di Bir Hakeim. Ogni ulteriore resistenza non farà che versare del sangue inutilmente. Subirete la
stessa sorte delle due brigate inglesi che si trovavano a Got Uabel e che sono state sterminate avantieri. Noi cesseremo
il combattimento non appena voi alzerete bandiera bianca e verrete verso di noi con le braccia alzate".
All'ottavo giorno, esaurite l'acqua e le munizioni, ed avendo gli inglesi in ritirata consolidato le loro difese, fu
ordinato ai difensori di lasciare la piazzaforte nella notte tra il 9 ed il 10 giugno. Aprendosi a forza la via tra le linee
tedesche, 2.619 francesi raggiunsero le linee inglesi; lamentavano 140 morti, 814 prigionieri e la perdita del materiale non
trasportabile.
Tra i prigionieri figuravano italiani, tedeschi ed ebrei (questi si erano arruolati quando le Ffl avevano occupato
il Medio Oriente nel 1941); l'ordine dell'Alto comando della Wehrmacht (Okw) era di fucilare gli italiani e i tedeschi
come disertori e gli ebrei in quanto tali, ma Rommel, ammirato anche dalla strenua resistenza oppostagli, preferì
consegnarli agli italiani. Questi li trasferirono per mare con altri in Italia ma, fatto tragico, il piroscafo "Nino Bixio" che ne
trasportava 700 fu affondato al largo delle coste greche e circa 400 di loro persero la vita. La sola donna
arruolata nella Legione straniera, l'inglese Susan
Travers9, l'autista del generale Koenig, comandante della piazza, dà una
diversa versione dei fatti. La minaccia del Comando tedesco di far fucilare i legionari prigionieri non avvenne, in quanto
De Gaulle minacciò di fucilare per rappresaglia i tedeschi catturati dalle sue truppe.
Galeazzo Ciano, ministro degli Esteri e genero di Mussolini, scrisse nel suo diario alla data del 11 giugno 1942:
"È stata presa Bir Hacheim. La guarnigione ha tenuto molto duro anche perché vi sono molti francesi, italiani, tedeschi
ed ebrei convinti che per loro non esisterà mercé". L'unica notizia relativa a prigionieri della Legione straniera catturati
in Africa settentrionale riguarda l'internamento di "spagnoli" nel campo di Laterina
(Arezzo)10.
Nella battaglia di Bir Hakeim i tedeschi persero circa 3.300 uomini, 51 carri armati, 49 aerei e 100 automezzi, a cui
si devono aggiungere le gravi perdite subite dagli italiani. Rommel scrisse nel suo diario: "Raramente sui campi di
battaglia africani ho incontrato una resistenza così dura". Si sarebbe ancora trovato di fronte gli uomini del generale
Koenig nella battaglia di El Alamein. La strenua difesa delle Ffl ebbe un peso decisivo nel prosieguo della campagna
d'Africa, infatti, oltre alle pesanti perdite patite dagli italo-tedeschi, l'impiego della Luftwaffe contro Bir Hakeim, impedì di
colpire i reparti inglesi in ritirata, consentendo loro di predisporsi alla difesa nel settore di El Alamein, dove si sarebbe
esaurita l'ultima offensiva dell'Afrika Korps e da dove sarebbe iniziato il contrattacco inglese, che si sarebbe concluso nel
maggio 1943 in Tunisia. Crollava così il piano dell'Okw dell'agosto 1941, che prevedeva un'operazione a tenaglia da
svilupparsi su tre grandi direttrici: una in Africa settentrionale, con la conquista del Canale di Suez; una che, partendo
dai Balcani, attraverso la Turchia - convinta a quel punto a schierarsi a fianco dell'Asse - occupasse il Medio Oriente;
una che dal Caucaso puntasse ai pozzi di petrolio del Golfo Persico, privando il nemico di un'indispensabile materia
prima in una guerra moderna basata su mezzi meccanizzati.
Uguale resistenza non avrebbero opposto gli inglesi a Tobruk, che Rommel conquistò in due giorni, facendo
trentacinquemila prigionieri ed impadronendosi di un immenso bottino.
Dopo aver partecipato alla battaglia di El Alamein ed alla conquista della Tunisia, le Ffl vennero riorganizzate ed
i volontari stranieri furono ripartiti tra la
1ère division française
libre (1ère Dfl) e la
2e division blindée
(2e Db). La prima combatté in Italia, Francia (Provenza ed Alsazia) e Germania, la seconda in Francia (Normandia e Parigi) e
Germania. Nella liberazione di Parigi, la 9ª compagnia del
3o battaglione11 della
2e Db, composta in massima parte da
anarchici spagnoli, fu la prima ad entrare nella capitale; i mezzi corazzati portavano i nomi di Teruel, Ebro, Madrid...
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