Pietro Ramella
Anniversari spagnoli
"l'impegno", a. XXVI, n. 2, dicembre 2006
© Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nelle province di Biella e Vercelli.
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Ricorrono quest'anno due anniversari importanti nella storia millenaria della Spagna, due avvenimenti che ne
mutarono profondamente la struttura sociopolitica e la proiettarono dal Medioevo nella modernità: la proclamazione
della Repubblica (la niña bonita) dopo le elezioni amministrative del 16 febbraio 1931, vinte dai partiti di tendenza
repubblicana, che indussero il re Alfonso XIII a lasciare la Spagna per l'esilio; l'inizio della guerra civile il 17 luglio 1936, con
la rivolta dei generali a seguito della vittoria del Frente Popular alle elezioni politiche del 16 febbraio dello stesso anno.
Sono trascorsi rispettivamente settantacinque e settanta anni dai due avvenimenti sopra ricordati e vorrei in
quest'occasione formulare un'ipotesi su come avrebbe potuto evolversi la Storia se le parti in causa avessero assunto
un atteggiamento più deciso nei confronti di quelli che potremmo chiamare i cobelligeranti della parte avversa: il
governo repubblicano spagnolo durante la guerra civile, verso la Germania e l'Italia, dichiarate sostenitrici dell'Alzamiento;
il governo sovietico durante la seconda guerra mondiale, verso il governo franchista, per il sostegno dato
all'aggressione nazista dell'Urss.
L'appoggio delle dittature nazifasciste alle forze reazionarie fu sempre palese e si dimostrò determinante per la
loro vittoria. Il governo di Mussolini intervenne massicciamente nel conflitto con l'invio di 78.848 uomini inquadrati
nel Corpo truppe volontarie, impiegato al Sud (conquista di Malaga), al Centro (sconfitta di Guadalajara) e al Nord
(conquista di Santander e della Catalogna). Importante fu la fornitura di armi e materiale bellico, tra cui 7.500 automezzi,
1.800 cannoni, 5.000 mortai e mitragliatrici, 3.200.000 munizioni di ogni tipo, nonché un fondamentale supporto logistico.
A sostegno delle truppe furono inviati in Spagna 213 bombardieri, 414 caccia e 132 aerei diversi, che si distinsero
sia nell'appoggio alle truppe sia nei pesanti bombardamenti sulle città spagnole, che costarono la vita a migliaia di
vittime civili, come quelli su Barcellona del 16, 17 e 18 marzo 1938.
La marina italiana, oltre a trasportare dalla madrepatria uomini e materiale, attuò il blocco delle coste spagnole
disposto dal Comitato di non intervento in modo unilaterale a favore di Franco ed i suoi sommergibili si macchiarono
di operazioni di pirateria, affondando navi dirette ai porti repubblicani. I tedeschi inviarono un numero più limitato
di soldati, ma altamente specializzati, nonché materiale bellico di ultima generazione. I famosi cannoni da 88 mm
furono utilizzati per la prima volta in Spagna ed i carri armati tedeschi furono i soli in grado di tenere testa ai carri sovietici.
Gli aerei della legione Condor, oltre al supporto alle operazioni belliche, si distinsero nel bombardamento di città
inermi; il caso più eclatante fu quello di Guernica del 16 aprile 1937, che distrusse la città basca causando la morte di
1.800 civili.
Ora, di fronte ad una tale palese ingerenza negli affari interni della Repubblica, impegnata a difendere il
governo legittimamente eletto in libere elezioni, viene da chiedersi: perché non venne dichiarata guerra ad Italia e
Germania? Occorre ricordare che il governo spagnolo,
di fronte ai massicci bombardamenti delle sue città, esaminò la possibilità
di bombardare per rappresaglia le città italiane, ma ne fu dissuaso dai governi inglese e francese, che prospettarono
il pericolo che l'Italia avrebbe risposto in maniera ancor più terrificante. Forse questo timore evitò la dichiarazione
di guerra, che in seguito avrebbe potuto portare ad un diverso equilibrio della scena mondiale.
Allo scoppio della seconda guerra mondiale il governo repubblicano si sarebbe trovato automaticamente a fianco
di Francia ed Inghilterra e gli esiliati spagnoli, anziché combattere sotto le bandiere di quelle nazioni o nella
Resistenza, avrebbero potuto essere inquadrati sotto la bandiera spagnola, come d'altronde successe ai cittadini polacchi. La
presenza a pieno titolo di spagnoli a fianco degli Alleati avrebbe forse indotto Franco a limitare le esorbitanti richieste
avanzate ad Hitler nell'incontro di Hendaye ed a schierarsi militarmente con le forze dell'Asse, il che avrebbe
potuto cambiare il corso della guerra, in quanto gli Alleati avrebbero privilegiato l'invasione della Spagna, più vicina al
Nord Africa dell'Italia e con un terreno meno accidentato di quello della nostra penisola, quindi più adatto al movimento
dei mezzi corazzati.
La fine della guerra con la sconfitta dell'Asse avrebbe portato alla resa dei conti con Francisco Franco, la cui
dittatura sarebbe così durata solo cinque anni anziché trentasette. Da parte inglese giocò la paura che un'entrata in guerra
della Spagna avrebbe comportato la perdita immediata di Gibilterra, con gravi conseguenze per il traffico marittimo
transitante in quello stretto. Ma anche questa perdita avrebbe potuto essere evitata predisponendo l'invio di truppe e
materiali per rinforzarne la guarnigione e così resistere al prevedibile attacco tedesco-spagnolo fino allo sbarco di una
forza d'invasione sul territorio iberico.
Consideriamo ora la seconda ipotesi, che riguarda il sostegno dato dal governo franchista alla Germania durante
la seconda guerra mondiale non solo tramite l'appoggio logistico offerto ai sottomarini tedeschi operanti
nell'Atlantico e la fornitura di minerali di ferro, di wolframio, piombo e mercurio, ma soprattutto con l'invio dei quarantamila
volontari della divisione Azul, subito dopo l'aggressione nazista all'Urss del 22 giugno 1941.
Alla notizia dell'inizio dell'Operazione Barbarossa, migliaia di spagnoli scesero in piazza inneggiando ad Hitler ed
alla Germania, chiedendo a gran voce l'invio di volontari per combattere a fianco della Wehrmacht. Da uno dei balconi
della Segreteria generale del movimiento di Madrid, Serrano Suñer, ministro degli Esteri e presidente della giunta
politica della Falange, infiammò la folla con le parole: "Camerati, non è ora di discorsi, in questi momenti la Falange detta la
sua sentenza di condanna: la Russia è colpevole! Colpevole della nostra guerra civile. Colpevole della morte di José
Antonio, nostro fondatore e della morte di tanti camerati e soldati caduti in quella guerra per l'aggressione del
comunismo russo. Lo sterminio della Russia è un'esigenza della Storia e del progresso dell'Europa".
Facendosi interprete della piazza, Francisco Franco convocò l'ambasciatore tedesco von Stoher per informarlo
della sua decisione di mandare dei volontari a combattere contro il comune nemico: il comunismo. Tentava di rimettersi
in gioco dopo che, per le sproporzionate richieste avanzate ad Hitler nell'incontro del 23 ottobre 1940 ad Hendaye,
non aveva ottenuto di schierarsi militarmente a fianco delle potenze dell'Asse. Vennero aperti in tutte le province spagnole centri di reclutamento, che furono
letteralmente presi d'assalto; a Madrid il numero dei volontari risultò dieci
volte superiore al prefissato, cosicché si stabilì un sistema di rotazioni per permettere al maggior numero di spagnoli di
partire per la Russia. La volontà di arruolarsi fu in gran parte determinata dall'odio accumulato contro Stalin, sostenitore
della Repubblica durante la guerra civile, ma in molti casi fu dettata dalla necessità di guadagno (il sussidio era di 7,30
peseta al giorno) in un momento di grave crisi occupazionale.
L'unità fu denominata División Española de Voluntarios e classificata con il numero 250 tra le divisioni della
Wehrmacht, però fu conosciuta come División Azul (divisione azzurra), dal colore delle camicie dei falangisti che formavano
il nucleo più consistente degli arruolati. Il primo comandante fu il generale Agustín Muños Grandes, che durante la
guerra aveva comandato dapprima la IV brigata di Navarra ed in seguito un corpo d'armata in Aragona.
Prima di partire per la Germania si dovette risolvere il problema del pagamento del sussidio alle famiglie dei
volontari in Spagna, in quanto essi erano pagati in marchi tedeschi, moneta che era proibito trasferire fuori del Reich. Si
addivenne ad un accordo: la Spagna avrebbe aperto un conto corrente su cui versare il controvalore in peseta della paga
dei soldati, da cui si sarebbe attinto per il sussidio alle famiglie in patria, mentre la Germania avrebbe versato la cifra
equivalente in marchi su un conto corrente che il governo spagnolo avrebbe utilizzato per pagare i debiti contratti con
il Reich durante la guerra civile. La divisione era formata da un reggimento d'artiglieria (quattro gruppi di tre
batterie leggere ed una pesante con quattro pezzi cadauna) e tre reggimenti di fanteria, suddivisi a loro volta in tre
battaglioni composti da quattro compagnie (tre di fanteria ed una di mitragliatrici) più tre compagnie indipendenti (appoggio
all'artiglieria, anticarro e genieri). Completavano l'organico di 17.046 uomini tre gruppi esploratori, anticarro e
trasmissioni ed un battaglione di genieri.
Dopo il giuramento di fedeltà ad Hitler, la divisione venne inviata al fronte sulla sponda ovest del fiume Volkhov nei pressi
di Novgorod, sul fronte nord di Leningrado. Il 18 ottobre 1941 alcuni suoi reparti attraversarono il fiume,
costituendo una testa di ponte sulla riva opposta, operazione che costò numerose perdite.
Il 9 gennaio 1942 fu ordinato ad una compagnia di sciatori di accorrere in aiuto di un'unità tedesca accerchiata
dai russi a sud del lago Ilmen; attraversato il lago gelato, gli spagnoli riuscirono nell'intento, ma soffrirono la perdita
di circa il 90 per cento dei loro effettivi. Dal marzo al giugno la divisione venne impiegata nell'annientamento della
sacca di Volkhov, dove erano rimaste intrappolate delle truppe sovietiche che avevano tentato di rompere le linee tedesche.
Dal mese di maggio iniziarono i primi rimpiazzi, che dureranno fino al marzo del 1943. Nell'agosto la divisione
lasciò le vecchie posizioni per partecipare alla preventivata offensiva contro Leningrado, che dal luglio 1941 era
vanamente cinta d'assedio, ma la rotta di Stalingrado bloccò l'operazione.
Nel gennaio 1943 i russi iniziarono l'offensiva che avrebbe rotto l'assedio e liberato la città; in questi scontri il
2o battaglione del 269o reggimento fu quasi totalmente distrutto.
Il 10 febbraio una nuova offensiva sovietica investì le linee tenute dagli spagnoli nel settore di Krani Bor;
l'intenso cannoneggiamento di preparazione causò circa quattromila perdite, ma i russi non passarono, riuscendo tuttavia
a catturare trecento prigionieri dopo la stabilizzazione del fronte.
Il 18 luglio 1943, anniversario dell'Alzamiemto, fu bombardato il quartier generale della divisione, dove erano
radunati tutti i comandanti. Nell'ottobre 1943 Franco decise di ritirare il grosso dei suoi volontari dal fronte russo;
restarono milleottocento uomini inquadrati nella Legión Española de Voluntarios agli ordini del generale Garcia Navarro; il 3
marzo 1944 arrivò l'ordine di rimpatrio anche per loro.
Ma non tutti vollero ritornare in Spagna; gli
irreducibil concentrati a Lourdes si arruolarono nelle Ss,
costituendo il Batallón Español agli ordini del capitano Miquel Ezquerra Sánchez, unità che difenderà fino all'ultimo Berlino, a
fianco di italiani, francesi, lituani, lettoni e rumeni.
Oltre alla divisione, operarono in Russia cinque squadriglie aeree con piloti spagnoli, la
15a Spanische Staffel, aggregata al
27o gruppo Caccia, che presero parte ad incursioni su Mosca ed alle battaglie di Kharkov, Smolensko e
Kursk, agli ordini di Wolfram von Richtofen, che aveva comandato la legione Condor in Spagna.
Nel corso del conflitto gli spagnoli ebbero 5.000 caduti (4.500 di questi sono tumulati nel cimitero di guerra
tedesco di Novgorod) e 12.500 tra feriti e dispersi; 400 furono i prigionieri, che rientrarono in Spagna solo nel 1956. Di fronte
ad una simile palese partecipazione alla guerra d'aggressione verrebbe naturale chiedersi perché l'Unione Sovietica
non dichiarò guerra alla Spagna ed anche perché i massimi capi comunisti spagnoli colà esuli non sollecitarono tale
provvedimento che, come già accennato in precedenza, avrebbe cambiato il corso della Storia.
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