Enrico Pagano
Partigianato e società civile in valle Elvo
"l'impegno", a. XXIII, n. 1, giugno 2003
© Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nelle province di Biella e Vercelli.
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Nelle vicende storiche del Biellese successive all'8 settembre '43, la valle dell'Elvo diventò in breve tempo
uno degli scenari più importanti per aver ospitato gruppi di militari sbandati, nella zona di Graglia e Sordevolo in
particolare; per aver subito una delle prime offensive tedesche già alla fine dell'ottobre '43; per aver visto nascere
uno dei distaccamenti storici della Resistenza biellese, il "Nino Bixio", da cui sarebbero derivate attraverso fasi
successive la 75a e la 76a brigata garibaldina; e ancora, per il ruolo di collegamento partigiano tra la Resistenza
biellese, canavesana e valdostana; per le vicende di Radio Libertà, che mantenne a lungo la sua sede a Sala Biellese,
una comunità che ebbe con la Resistenza un'identificazione pressoché totale; per i numerosi episodi della guerra che
si consumarono nel territorio.
Suddiviso in due parti, la bassa valle, che comprende i comuni di Camburzano,
Mongrando, Occhieppo Inferiore e Occhieppo Superiore, e l'alta valle, con
Donato, Graglia, Muzzano, Netro, Pollone, Sala Biellese, Sordevolo
e Torrazzo1, anche dal punto di vista resistenziale il territorio presenta una fisionomia articolata, di cui
l'indagine quantitativa può contribuire ad individuare le tendenze, lasciando agli altri settori della ricerca storica il compito
di indagarne le motivazioni più
profonde2.
In particolare, non sembrano estranei alle diverse risposte delle singole comunità alle sollecitazioni proposte
dalla storia, le tradizioni e i caratteri culturali prefascisti in un'area a forte vocazione socialista. L'articolo tuttavia
si propone un obiettivo più immediato: misurare le dimensioni del coinvolgimento attivo delle comunità locali
nella Resistenza, partendo dalla banca dati sul partigianato regionale costituita in occasione dei lavori per il
50o anniversario della fine della lotta di liberazione e proponendo una nuova analisi microterritoriale dopo quella sul
partigianato della valle Sessera.
Ai precedenti articoli della stessa serie si rinvia per la descrizione della fonte, i criteri di analisi e le
avvertenze per le interpretazioni3.
La dimensione quantitativa
I resistenti della valle Elvo presenti nella ricerca sono 443, cioè il 13,44 per cento del partigianato biellese:
considerato che la popolazione dell'area, secondo i dati del censimento 1936, costituiva l'11,84 per cento di
quella territoriale, si evidenzia un saldo positivo che rimarca l'importanza del ruolo svolto dalla comunità locale
nella guerra di resistenza.
I dati presentati nella tabella "Distribuzione per qualifiche", se confrontati con quelli dell'area biellese,
rivelano una minor vocazione combattentistica complessiva, con un deficit percentuale di 9 punti, compensato dalle
percentuali di patrioti e benemeriti, superiori alla media rispettivamente del 3,5 e del 5,5 per cento. Tuttavia
l'analisi più particolareggiata evidenzia scarti molto accentuati nel caso dei comuni della valle superiore e una
corrispondenza soltanto lievemente imperfetta tra il modello biellese e quello subterritoriale della parte inferiore della
valle (vedi tabella "Distribuzione per comune di residenza e qualifiche").
I caduti partigiani presenti nella fonte sono complessivamente 38 e costituiscono un valore percentuale pari
all'8,6, inferiore di 0,5 punti rispetto alla media biellese; si suddividono in termini quantitativi eguali tra alta e bassa
valle, 39 casi per ciascuna, corrispondenti rispettivamente all'8,3 e all'8,9 per cento dell'insieme delle qualifiche
riconosciute.
Il rapporto numerico fra resistenti e popolazione si attesta al valore del 2,4 per cento, sensibilmente
superiore alla media biellese del 2,01 per cento. Anche in questo caso riscontriamo un dato più elevato per la bassa valle
(2,5 per cento) rispetto all'alta (2,4 per cento), confermato anche dall'incidenza delle qualifiche più elevate (nella
parte inferiore pari all'1,8 per cento, in quella superiore pari all'1,4 per cento).
L'analisi sui singoli comuni consente di verificare una straordinaria concentrazione di resistenti a Sala,
Donato4 e Camburzano; al di sopra della media locale si trovano anche i comuni di Occhieppo Superiore e Torrazzo,
mentre risultano in linea con la media locale, ma comunque al di sopra della media biellese, Netro e Occhieppo
Inferiore; Mongrando presenta un valore pressoché simile alla media provinciale; Graglia, Sordevolo e, in misura più
sensibile, Pollone e Muzzano, sono i comuni in cui appare minore il contributo di partecipazione diretta alla
guerra resistenziale. Se limitiamo l'analisi al rapporto fra popolazione e partigiani combattenti, Sala conferma il suo
primato, differenziandosi in misura più netta dagli altri comuni, con un dato percentuale più che doppio rispetto
a Torrazzo, che la segue in questa graduatoria; Mongrando, Occhieppo Inferiore, Camburzano, Donato e
Occhieppo Superiore presentano valori omogenei e in media con l'area territoriale; al di sotto del valore medio Graglia e
Netro, mentre Pollone, Sordevolo e Muzzano confermano anche in questo dato la tendenza riscontrata sui resistenti
in generale (dati presentati nella tabella "Popolazione e percentuali di resistenti").
La provenienza
Il dato sulle località di nascita è stato reperito in 442 casi; si evidenzia dall'esame complessivo dell'insieme
una fortissima autoctonia, dal momento che i nati in valle Elvo sono 326, cifra pari al 73,6 per cento; a questi si
aggiungono altri 38 resistenti provenienti da comuni biellesi e 3 da comuni vercellesi, che portano il totale dei nati
nel territorio della provincia di Vercelli al valore percentuale di
82,95. Considerati anche i 27 resistenti nati nelle
altre province della regione, risulta nato in Piemonte l'88,9 per cento dei
resistenti6. Di scarso peso la presenza di
immigrati, 17 provenienti dal Veneto, 6 dalla Lombardia, 3 dalla Campania, 2 dall'Emilia e dal Friuli, 1 dalla
Calabria e dalla Liguria7. Fra i 15 nati all'estero 11 provengono dalla Francia, 2 dalla Svizzera, 1 ciascuno da Argentina
e Jugoslavia (i dati sono presentati nella tabella "Area di provenienza").
Le classi di età e l'adesione
La distribuzione anagrafica segue piuttosto fedelmente il modello biellese: le variazioni più significative
sono riscontrabili in uno scostamento in diminuzione pari al 4,4 per cento per la fascia superiore ai 40 anni e in una
più marcata presenza di resistenti che al '44 sono compresi nella fascia tra i 20 e i 34 anni, con uno scarto pari al
5,5 per cento. Il principale fattore che incide su questo rilievo relativo alla distribuzione anagrafica è il
coinvolgimento delle classi di leva nei bandi di arruolamento emanati dalle autorità della Rsi: l'adesione alla Resistenza è
indubbiamente legato ad una sollecitazione diretta in senso contrario, anche se l'analisi dei periodi di ingresso nel
movimento fa riscontrare una distribuzione molto uniforme, peculiare rispetto al modello regionale e biellese. Il
primato dei mesi estivi non è in discussione, ma tra giugno e agosto del '44 aderisce soltanto il 26,9 per cento, molto
al di sotto della media generale che supera il 50 per cento. L'andamento dei primi quattro mesi risulta più
rallentato rispetto al dato biellese (8 per cento a fronte dell'11,1 per cento); dal febbraio del '44 inizia tuttavia una
crescita ininterrotta che culmina in giugno, ma che si mantiene almeno fino a ottobre; le adesioni dell'ultimo periodo
hanno ancora visibilità percentuale, dal momento che poco meno di un quinto dei resistenti entra nel movimento tra
novembre e la fase finale della guerra. L'andamento delle adesioni può essere condizionato da fattori diversi: la
precocità delle spedizioni tedesche come risposta alla presenza di gruppi organizzati di militari sbandati, l'attivismo
del "Bixio", che vive pause meno significative nei mesi finali dell'inverno rispetto alla situazione del Biellese
centrale ed orientale, pur subendo importanti operazioni di rastrellamento; inoltre è da considerare come elemento
logistico favorevole l'articolazione del paesaggio, non chiuso alle spalle da catene montuose di difficile
attraversamento, anzi aperto a comunicazioni piuttosto agevoli con Valle d'Aosta, Canavese, zona lacustre di Viverone e
pianura. Entrare in formazione, rimanerci per operazioni militari o sganciarsene per rifugiarsi presso abitazioni sicure,
alla maniera dei maquis
francesi8, sembra più facile qui che altrove; anche il dato sull'autoctonia del
partigianato valligiano sembra avvalorare l'ipotesi (i dati sono riportati nelle tabelle "Classi di età" e "Adesione").
Servizio militare e nella Rsi
Il dato relativo al servizio militare viene segnalato in 172 casi, pari al 38,8 per cento dell'insieme, in misura
approssimativamente simile alla media del Biellese, che si attesta al 43,7 per cento. L'esperienza dichiarata nelle
file della Rsi è limitata a 3 soli casi, coincidenti con lo 0,7 per cento, decisamente inferiore rispetto al 4,4 per cento
che costituisce la media del territorio.
Zone operative e colore politico
La documentazione ha consentito di accertare inequivocabilmente la formazione di smobilitazione per 439
resistenti su 443. Le brigate partigiane in cui hanno militato prevalentemente i resistenti della valle Elvo sono la
75a brigata Garibaldi "Giuseppe Boggiani", appartenente alla V divisione "Piero Maffei" del Biellese occidentale,
con 110 resistenti, e la 76a brigata Garibaldi "Luigi Gallo", inquadrata nella VII divisione "Valter Fillak" operante
in Valle d'Aosta, con altrettanti elementi. Un altro consistente numero di qualifiche riconosciute è relativo a
militanti nella brigata Sap "Graziola", biellese, con 70 presenze. Altri 78 resistenti si distribuiscono fra le rimanenti
formazioni della V divisione
"Maffei"9 e 33 fra quella della VII divisione "Fillak". Segnalati i 10 resistenti che
confluiscono nella XII divisione "Nedo" del Biellese orientale, i 7 del Comando I Zona Biellese e i 6 della brigata
Sap "Ivrea"; il resto si suddivide in maniera frammentaria. Dal punto di vista delle zone operative il quadro
propone una forte concentrazione nel Biellese, con 279 casi, e nella Valle d'Aosta, con 144; i resistenti attivi nel
Canavese sono 9, nel Monferrato 3, nell'Astigiano 2, nell'Alessandrino e in Val di Susa 1. Dal punto di vista del colore
politico i resistenti garibaldini assommano a 353, cui si aggiungono 78 garibaldini sappisti; i militanti in
formazioni autonome sono 4 e altrettanti quelli delle formazioni Gl; completa l'insieme, nel quale vi sono tre casi in cui è
risultato impossibile ricostruire l'appartenenza, un militante nelle formazioni "Matteotti". Questi numeri, tradotti
in termini percentuali, fissano al 97,3 per cento la rappresentanza garibaldina, 7,1 punti percentuali sopra la
media biellese. La contiguità operativa di una brigata inquadrata nelle formazioni "Giustizia e Libertà", la
7a brigata "Colonnello Cattaneo", non scalfisce la solida organizzazione garibaldina.
Le professioni
I dati del censimento del 1936 evidenziano la vocazione industriale della bassa valle, i cui comuni
presentano percentuali di occupati compresi fra il valore 56,2 di Camburzano e 78,9 di Occhieppo Inferiore, con una
media complessiva che si attesta al 69,2 per cento; l'alta valle ha un sistema socioeconomico in cui settore primario
e secondario si equivalgono, essendo in pareggio il numero degli attivi, attestati intorno al 44 per cento. Al
quadro generale non corrisponde però la rappresentazione socioeconomica del partigianato: benché non sia possibile
ricostruire le caratteristiche dell'attività economica di 138 resistenti, cioè di circa un terzo dell'insieme, i
rimanenti 305 si concentrano in 219 casi nel settore secondario e costituiscono il 49,4 per cento dell'insieme, valore che
sale al 71,8 per cento se consideriamo soltanto gli occupati; è forte la presenza del settore terziario con 69
presenze, cifra che si traduce nel 15,6 per cento in assoluto e nel 22,6 per cento in termini relativi; anche nel caso della
valle Elvo si riscontra il sottodimensionamento del settore primario, che risponde soltanto con 17 resistenti, cioè il
3,8 per cento del totale e il 5,6 per cento dei casi in cui è segnalata la caratterizzazione socioprofessionale.
Rimarcato il primato del settore secondario, occorre sottolineare l'incremento significativo che si individua tra la
distribuzione della popolazione attiva e di quella partigiana nel settore terziario, pari a circa il triplo, a testimonianza della
più ampia articolazione sociale del partigianato rispetto alla società civile, già riscontrata anche nel caso della
valle Sessera; si conferma anche l'apporto quantitativo e percentuale molto ridotto del settore primario rispetto alle
aspettative del modello sociale generale (i dati si riferiscono alla tabelle "Distribuzione della popolazione per settori
di attività" e "Professioni").
Le donne
Il dato relativo alla presenza femminile è particolarmente interessante: infatti, fra i 443 resistenti presi in
considerazione ben 51 sono donne, vale a dire l'11,5 per cento, valore che è nettamente superiore sia alla media
complessiva del territorio provinciale (pari al 4,8 per cento), sia a quella del solo Biellese (5,8 per cento). La
distribuzione per qualifiche rivela la prevedibile attenuazione della caratterizzazione combattentistica del sottoinsieme,
in cui peraltro le partigiane risultano 25, cioè il 49 per cento; le patriote sono 11 e le benemerite 15,
rispettivamente il 29,4 e il 21,6 per cento.
La distribuzione per comune di residenza propone altri notevoli elementi di analisi: quasi un terzo delle
donne, ben 16 casi, appartiene al Comune di Donato; 6 provengono da Mongrando, Occhieppo Inferiore e Sala Biellese,
5 da Sordevolo, 4 da Camburzano e Graglia, 2 da Muzzano (che non presenta maschi tra i resistenti), 1 da Netro
e Occhieppo Superiore.
La suddivisione per classi di età evidenzia la maggiore rappresentatività della fascia compresa tra i 20 e i 30
anni al 1944, con 13 casi; le minori di 20 anni sono 12, le ultraquarantenni 11; la fascia delle donne comprese fra i 30
e i 40 anni è la meno consistente, con 5 casi soltanto. In assoluto le classi più rappresentate sono il 1924 e il 1925
con 8 e 5 casi rispettivamente.
L'adesione alla guerra, dall'andamento parallelo rispetto all'insieme, si concentra particolarmente nel
periodo compreso fra marzo e agosto del '44: sono 32 le resistenti che iniziano la loro attività in questo arco di tempo,
con il picco proprio ad agosto (8 casi); nei quattro mesi del '43 aderiscono in 6 e altre 2 si aggiungono nel febbraio
'44; nell'autunno '44 si registrano altri 8 ingressi nel movimento; nell'inverno e nella primavera successiva gli ultimi 3.
Le formazioni in cui sono state inquadrate le donne della valle Elvo sono tutte garibaldine: spiccano le 22
appartenenti alla 76a brigata, le 11 della
75a e le 6 della brigata Sap "Graziola"; 5 fanno parte della XII divisione, 3
della 183a brigata, 2 del Comando I Zona Biellese, 1 della
2a e della 182a brigata.
Per quanto concerne le caratteristiche socioeconomiche, sui 22 casi in cui è nota la professione, tra le resistenti
7 sono operaie, 5 casalinghe e sarte, 2 impiegate, 1 infermiera, maestra, pettinatrice.
Dopo la Resistenza
Gli appuntamenti elettorali del dopoguerra si prestano a significative valutazioni sul radicamento dei valori
connessi alla guerra di resistenza nell'orientamento delle scelte istituzionali e politiche. Il primo appuntamento è
quello delle elezioni amministrative del marzo-aprile 1946. Il 2 giugno del '46 la repubblica si afferma
omogeneamente nel voto degli elettori di tutti i comuni della bassa valle, con percentuale complessiva pari a quella dell'intero
Biellese, cioè il 66,7 per cento; nell'alta valle la repubblica vince con un margine complessivamente più ridotto, inferiore di 4,4
punti percentuali, ma il voto si distribuisce in misura decisamente diversificata: alle vittorie repubblicane
solide ma non clamorose di Netro e Pollone, si contrappongono da un lato la scelta pressoché unanime di Sala
Biellese, comune in cui si registra la percentuale più alta di voti alla repubblica sul territorio regionale, e la fortissima
affermazione nei comuni di Torrazzo e Donato, dall'altro la vittoria monarchica, sia pure per soli dieci voti, nel
Comune di Muzzano; a Sordevolo e Graglia, infine, lo scarto a favore della repubblica è decisamente inferiore alla
media del territorio. Confrontando i dati con le percentuali di resistenti per i singoli comuni, appaiono evidenti
corrispondenze fra l'esito referendario e la partecipazione attiva alla guerra, riscontro che sembrerebbe rendere più
concreta e meno impressionistica la tesi della corrispondenza fra Resistenza, partecipazione e orientamento politico
popolare. Il voto politico espresso contestualmente è in linea con la considerazione sin qui svolta, se considerato
per grandi aree politiche: la sinistra, sommando i voti del Partito comunista e socialista, è maggioritaria in tutti i
comuni della bassa valle e dell'alta valle, compreso Muzzano, dove pure si è registrata l'unica vittoria monarchica, ed eccettuato Sordevolo, in cui l'elettorato sceglie a maggioranza l'area democristiana e liberale. Un'analisi
più profonda rivela peraltro la persistenza di una tradizione socialista molto radicata, che si manifesta in
particolare nel '46 nelle percentuali dei comuni di Donato e Torrazzo in cui il Psi ottiene la maggioranza assoluta,
ricevendo oltre il 40 per cento dei voti anche a Camburzano, Mongrando, Graglia e Netro, e attestandosi oltre il 30 per
cento a Occhieppo Inferiore e Superiore, Muzzano e Pollone. Questa forte identità sarebbe stata spaccata nettamente
nel '48, soprattutto nell'alta valle: l'adesione del Partito socialista al Fronte democratico popolare, insieme al Pci,
provoca una divisione a metà dell'elettorato socialista da cui appare immune soltanto il Comune di Sala Biellese,
monolitico già nel voto referendario, in cui la sinistra, ad egemonia comunista, tende a confermare la propria
forza numericamente indiscutibile. La presenza sul territorio di una formazione resistenziale di "Giustizia e Libertà",
vicina al Partito d'Azione, è forse alla base del riscontro che questo partito ottiene nelle elezioni del '46, soprattutto
a Donato e in misura superiore all'1 per cento a Graglia e Torrazzo.
In conclusione, fatte salve le distinzioni interne al territorio della valle, il quadro politico che si propone può
essere interpretato come l'espressione di una cultura aperta alle istanze antifasciste, che riscopre le proprie origini
socialiste recuperando la libertà di voto, che ha sostenuto la Resistenza senza subire l'eventuale condizionamento
politico a favore del Partito comunista che l'egemonia militare garibaldina in linea teorica avrebbe dovuto
produrre, che vive in maniera lacerante le elezioni politiche del '48 e le conseguenze che ne derivano sul piano
dell'identità (i dati si riferiscono alle tabelle su referendum, elezioni del '46 e del '48).
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