Alessandro Orsi - Gianfranco Fasanino (a cura di)
Una "banda" autonoma nel Biellese
Settembre 1943-febbraio 1944
Dal diario di Eraldo Bassotto
"l'impegno", a. XIII, n. 2, agosto 1993
© Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nelle province di Biella e Vercelli.
È consentito l'utilizzo solo citando la fonte.
Il diario del tenente Eraldo Bassotto, manoscritto su quaderno a righe, è composto da 55 pagine. È
conservato da Adriana e Giustina Bassotto Orologet, che ringraziamo sentitamente per avercelo messo a
disposizione.
Il tenente Eraldo Bassotto è certo tra i primi a rendersi conto del disastro avvenuto dopo l'8 settembre:
nel Paese in generale e nell'esercito italiano in particolare. È da subito convinto su due fattori: l'inevitabilità
di creare un'organizzazione armata, la necessità che questa parta dalla montagna. Il suo gruppo nasce a
metà settembre all'alpe Camparient, in alta Valsesia, s'ingrossa con l'arrivo di giovani di Trivero e Portula,
renitenti ai bandi di leva della Rsi, fino a raggiungere in novembre la forza di quaranta uomini.
Il diario del Bassotto inizia dal 20 settembre. Non è un passatempo, non pare emerga la brama di lasciare
ai posteri traccia di sé: è invece un vero diario di campo, di battaglione, l'espressione normale di un
ufficiale in guerra. È indice quindi anche della consapevolezza del tenente che si è aperta una fase eccezionale di
una nuova guerra. La calligrafia sembra precipitosa e frettolosa, lo stile asciutto e sbrigativo, in realtà le
note sono precise, accurate, tipiche di un militare.
Il diario nei primi giorni riporta minuziosi eventi di fredda cronaca, poi si apre a considerazioni e giudizi
del tenente: sulla situazione, sui compagni, ecc. Si chiude alla fine di dicembre del '43 registrando
alcune drammatiche sequenze conseguenti all'arrivo nelle valli del 63° battaglione "Tagliamento" del
maggiore Zuccari.
20 settembre [1943]
Si fissa la partenza per domani. Acquisti e preparativi. Si accantona il materiale nella Chiesa
vecchia. Partiranno Dino, Giov. Bozzalla, Urbano Perazzoli, Lindo, Teo, Marcello, Eraldo.
21 settembre
Alle 8 si carica a mezzo Moscatelli per il Piancone. Alle 9 al Piancone coll'asino dell'Örs si fa
proseguire il carico fino alla Frera.
Io e Dino partiamo e per la cima di Faggia raggiungiamo Campo, Baroso e Collette di Sotto
(Casermette della Milizia). Telefoniamo agli altri di venire. La roba viene man mano colla teleferica. Carichiamo
un asino che ce la porti alle Casermette. L'ultimo carico un po' forte e sbilanciato l'asino cade e si rovescia
tra le bestemmie del padrone e le risate nostre. Ceniamo alle Casermette e si riparte alle 22,30 con una pila
per raggiungere Collette di Sopra dove dormiremo. Alle 23,15 siamo a Collette dove cerchiamo
un'allegra sistemazione per la notte.
22 settembre
Ci svegliamo e piove. Facciamo colazione e approfittando di una schiarita raggiungiamo Camparient
dove abbiamo deciso di accamparci. Pulizia generale dei locali, sistemazione per la notte, cottura del
primo rancio.
Pastasciutta. Abbastanza buona. Il mulo ci ha portato tutto il materiale eccettuato il vino e le patate.
Dopopranzo riposo. Alle 17 cottura del secondo rancio: riso e patate. Un po' salato ma buono. Ne
avanza per domani mattina. Prepariamo una tazza di surrogato non avendo ancora il vino. Tempo: nebbia e freddo.
23 settembre
Sveglia al mattino verso le 9. Caffè e minestra riscaldata. Si va a legna e a funghi. A mezzogiorno funghi
e polenta poco cotti gli uni buona l'altra. Al dopopranzo vado a Mera con Teo dove ho un abboccamento
col Comm. Lesna che ci rincuora con vino e parole. Si ritorna per pranzo. Minestra di riso fagioli patate e
latte. Alle 20 arrivano 3 di Cereie che ci dan la notizia che arriveranno armi per noi al Piancone.
Mi precipito con Teo e Dino a capofitto sul versante verso l'alpe Stramba. Teo cade. Affrettiamo il
passo. Siamo alle 21 a Baroso, alle 21,30 a Oro della Lamma, alle 23,30 al Piancone.
Armi niente e invece un camion di coperte, marmitte, viveri.
Prendiamo quello che ci serve e riportiamo l'altro perché venga distribuito. L'organizzazione lasciata
in paese lavora e ha trovato appoggio.
24 settembre
Ho un abboccamento col Sig. Carlini che mi promette ampio appoggio. Prometto di organizzare la
vallata di mia competenza consegno la roba avanzata per la distribuzione.
I primi giorni, dal 25 al 29 settembre, trascorrono con il tenente e il suo gruppetto a inseguire i
primi obiettivi indicati: garantire la sussistenza con
corvées faticose dal basso, allargare il reclutamento, trovare
le armi, rinvenire fonti di finanziamento. Bassotto provvede anche ad aiutare ex prigionieri alleati
(25 settembre. Trovo Italo che ha portato 4 australiani con sé. Dispongo perché proseguano per la Svizzera via Col
D'Olen) e insiste nell'allacciare rapporti con maggiorenti locali, sistemati anche nelle casette sicure agli alpeggi
(26 settembre. Con Ollearis vado a Mera dove invitati dal Comm. Lesna facciamo un pranzo
luculliano).
Dopo dieci giorni di diario dettagliato su spostamenti e su liste di spese e di viveri, si apre uno squarcio
sulle motivazioni che hanno spinto questi uomini in montagna. Il tenente, pur esprimendosi in modo generico,
si dimostra cosciente delle scelte richieste da eventi e momenti drammatici.
30 settembre
Abbiamo a pranzo 5 colleghi di Mera. Salame polenta risotto e bollito. Si va a legna. Vado a Mera e
mi trattengo a cena invitato. Torna Urbano da Castagnea e mi passa un appuntamento per le 15 del 1
ottobre al Piancone con Aldo, Carlini, Concato.
Armi niente, viveri niente. Notizie piuttosto incerte e allarmanti. Ho paura che al Piancone mi si tende
un tranello. Prenderò tutte le precauzioni onde non
cascarci. Attendo Teo e Marcello per avere più
ampie delucidazioni. I camions che si rovesciano per strada, le armi che da 8 giorni ci promettono e non si
vedono le sovvenzioni in denaro illusorie le fandonie dagli altri posti di rifugio, la lettera di Cravetto in
contraddizione con quanto succede e so di sicuro, non mi lasciano affatto tranquillo.
Ma ho buona dose di muscoli e pallottole per chi tentasse intralciare quella via che mi sono scelto e
quella responsabilità che mi sono addossata nei riguardi dei miei compagni di ribellione a una legge che
non sentiamo come tale, che non vogliamo accettare, che è contro il nostro spirito, la nostra vita, il
nostro domani.
1 ottobre
Vado a Mera e alle 18 parto con Dino per Castagnea. Pioggia fino all'Oro della Lamma, sudatone
gigante fino al Piancone dove arriviamo alle 20. Ceniamo dal [ill.] e siamo alle 22 a Castagnea dove trovo
la squadra dalla Cunda. A casa mia mi danno le notizie.
2 ottobre
Alle 10 telefono a Boggio per un appuntamento che ha paura di concedermi. Non viene, fa lo stesso.
Alle 14,30 da Aldo c'è Carlini e Concato. Ho preparato un promemoria che leggo loro e discuto.
Noto grandi promesse. Noto un grande astio contro il Boggio. Faccio presente la situazione finanziaria e
mi danno 2.000 che colle 3.000 già su rappresenta il saldo del mese.
Passo la sera in discussioni e bevute. Mando un carab. fuggiasco la cui storia mi convince poco, alla Frera.
3 ottobre
Alle 9 viene Ollearis e mi porta i medicinali. Chiedo suo tramite un abboccamento con Gildo Zegna.
Alle 15 sono in casa Zegna e prospetto la situazione.
Noto: paura e indecisione, desiderio di salvar la faccia. Vinco le ritrosie ed ho promesse d'aiuti
intermediari la Signora e Ollearis. La sera dalla Cunda con Italo Dino e altri.
4 ottobre
Pietro L. L. mi dice esserci un carabiniere a Ponzone che desidera parlarmi. Telefono a [ill.] un
abboccamento con lui alle 10. Alle 12 in una macchina da Ponzone viene Carlo ad avvertirmi di non fidarmi essendo
una spia. Mi assicuro le spalle con Bruno Italo Pietro e Dino. Quel tale sbaglia il posto dell'abboccamento
e non posso trovarlo. Telefona alle 16,30 dicendo che a Monte Cerchio son disorganizzati e
pregandomi organizzarli. Rispondo picche.
La sera a Ponzone per il ritiro di 2 stayner con 500 colpi.
Finiamo a casa mia con [ill.] Carlo, Corrado, Italo, Dino. È partito Aldo per Balmuccia dove
dovrebbero esserci delle mitragliatrici.
Le intenzioni dell'ufficiale di sostenere la formazione con finanziamenti da parte degli industriali si
scontrano con la diffidenza degli stessi, ormai certi, in gran maggioranza, che il fascismo è un rudere del passato
ma pure che gruppi armati sono forieri di guai e di pericolose ideologie.
L'accenno ai "disorganizzati" di monte Cerchio segnala che in questo periodo si vanno aggregando
altri nuclei di sbandati: al Bocchetto Sessera il gruppo del tenente Catella, a Noveis giovani di Coggiola
e Crevacuore, all'alpe Basto i già politicizzati Angiono, Zona, Variara, Valle.
Il tema della disciplina militare, ben difficile da sostenere in un gruppo eterogeneo e non fortemente motivato,
viene affrontato dal tenente in modo disinvolto e forse adeguato alla fluttuante situazione. Da un lato
ribadisce il valore delle gerarchie (7 ottobre. Ho avuto ieri sera con Teo una discussione circa gli ordini che io
do. Credo debba essere uno solo a comandare altrimenti non si può tirare
avanti). Dall'altro acconsente a qualche scivolata goliardica
(7 ottobre. Beviamo e allegri piombiamo su Mera alle 21 facendo irruzione
in casa Cappellaro al grido di Savoia. [...] 10 ottobre. Mangiamo tutti in camera mia. Funghi e
arrosto, polenta e latte, vino e grappa. Alla fine del pranzo barzellette e canzoni [...]. Ceniamo dai Corda dove
trovo Amosso ed altri molti conoscenti. Discreta sbronza, molto ridere e a
letto).
Le giornate passano troppo pigre e l'inattività non favorisce coesione tra gli uomini e soprattutto
concentrazione e determinazione. Si sta in una condizione quasi sospesa: si intende preparare la guerra e intanto si
vivacchia in un limbo che sa di vacanza (9 ottobre. Leggo e scrivo in tranquillità. Torna Lindo e vado un'oretta
ai funghi. Al ritorno trovo Guerrino. Si mangia da re, polenta e cotolette. So le novità dal paese. [...]
12 ottobre. Dopo pranzo a Mera ospiti a cena tutti dal Comm. Lesna. Dino lo diverte colle sue buffonate e
ne abbiamo in cambio oltre la cena due fiaschi di vino che veniamo a bere a
Camparient). È ovvio che sono i più giovani a non ritrovarsi, a smarrire motivazioni già fragili, a scollarsi. Il Bassotto ora fornisce
valutazioni anche sugli uomini.
13 ottobre
Arrivano Urbano, Giovanni, Teo, Marcello. Partono i tre di ieri lasciandomi 500 L. per i ragazzi.
Scendono al mattino Teo e Marcello che forse non verranno più. Che dire?
La loro posizione qui era difficile. Giovani di quella gioventù che non ha saputo sacrificarsi, che non
sa lavorare di muscoli, rappresentavano nei riguardi degli altri un anacronismo. Non sanno assoggettarsi
e non sanno ancora comandare. Sono in quel brutto periodo dell'adolescenza in cui non si è né carne
né pesce. Nei miei riguardi rappresentavano una difficoltà avendo meno a fidarmi della loro istruita
inesperienza che della inistruita esperienza degli operai. L'una fatta di slancio non sempre a buon fine, l'altra fatta
di tardo capire ma a dritto scopo.
Difficile era il poter mantenere a lungo un accordo e già si delineavano screzi che ho sempre cercato
di vincere usando di una diplomazia di cui non son capace troppo uso come sono a dir pane al pane, a
volere che le cose vadano così come le dico io.
Da una parte mi spiace perché perdo la possibilità di qualche volo intellettuale nel discorso. Pazienza.
Ho giudicato Teo per quello che già lo sapevo. Un ragazzo che ha delle idee unite a una grande prepotenza.
Ha più bisogno di provare che di fare e non è ancor riuscito a capirlo. D'altronde è un affarista e
riuscirà certamente.
Ho giudicato Marcello nella classe dei timidi. Si fa trascinare non sempre sulla via giusta. Come tutti
i timidi è gretto e egoista. Non credo possa fare gran strada. Resta inteso che i miei giudizi valgono
solo soggettivamente.
Finora i collanti del gruppo sono stati sì l'amore di patria e il crescere dell'odio nei confronti
dell'invasore ma soprattutto l'amicizia di giovani compaesani e la fiducia nel comandante. Ora il tenente si rende
conto che non è più sufficiente il suo indubbio carisma per tenere compatti gli uomini, sballottati da
un'alpe all'altra e ospiti da una casa all'altra a Mera. Il timore di uno sgretolamento del già esiguo gruppo lo
spinge a intensificare l'azione per reperire contributi e qualificarsi presso autorità e popolazione.
17 ottobre
Pranzo con Amosso e Carlo. Ho novità da ambedue. Dopopranzo a Coggiola con Dino dai Fila. Pranzo
a Coggiola trovo Velia e il segretario Cozza col quale ho una nutrita discussione sempre a proposito
assegni famigliari. È di idee opposte alle mie. La sera con Velia poi da Nadir Piana che promette armi e
dall'Angelino per definizione aiuti. Donne a Coggiola.
18 ottobre
Parte Dino. Il croato non vuole consegnare armi e scappa.
Trovo Concato e Ollearis. Combino per Cascina Crolle ma non posso andare causa la pioggia.
Dopopranzo da Aldo Z. con Ollearis. Viene Barberis G. che dice suo padre espone per lui 1 milione
perché si salvi in Svizzera. Non lo insulto perché in casa d'altri.
19 ottobre
Piove sempre. Trovo Concato e Boggio che mi dà 2 ql. riso. Ho avuto da Aldo Z. 30 coperte e un
taglio grigioverde.
Da Riccardo F. 2 tagli stoffa per le russe di Amosso. Dopopranzo vado a Cascina Crolle con Italo.
Ho nutrito scambio di idee con Ceruetto e con piacere vedo che collimano. Prometto roba e ho in cambio
6 maglie di cotone felpato.
Dal 22 ottobre il diario è vergato da un'altra mano
(22 ottobre. In serata il T. Bassotto viene avvertito che
lo desideravano d'urgenza al telefono, parte con Italo. 23 ottobre. Veniamo avvertiti che è morto il fratello
del Ten. Bassotto allora partono subito per Castagnea Dino e
Lindo). La scrittura è pulita e lineare, le cose
da dire si riducono all'essenziale, al tran tran quotidiano. Il fratello di Eraldo, Gianfranco, muore per
incidente d'arma da fuoco (la sua pistola) poco sopra Castagnea.
Il Bassotto risale subito. Rendendosi intanto conto che i finanziamenti da parte industriale sono
inadeguati (il solo Trabaldo Paletta di Ponzone fornisce con continuità materiale di abbigliamento) e che non gli
è possibile finanziare il gruppo di tasca propria, come fatto in parte finora, s'ingegna in modo diverso:
gli uomini si mettono al servizio dei benestanti che hanno casette a Mera trasportando per loro vettovaglie
e altro e ottenendo in pagamento soldi e viveri.
Novembre vede l'afflusso di nuovi giovani e mette nello stesso tempo allo scoperto le contraddizioni
del comportamento del gruppo del Bassotto. I rapporti con altre "bande", con la "politica" con il Cln
biellese sono stati accuratamente dosati finché il tenente ha potuto. Ma adesso gli scambi crescono in
commistione con il lievitare delle organizzazioni patriottiche, con l'estendersi delle formazioni che cercano
d'armarsi. L'ufficiale mantiene il suo distacco ma gli spazi si restringono.
9 novembre
In mattinata Urbano, Silvestro, Giovanni e Ottavio scendono alle casermette a prendere del vino,
una damigiana, coperte ed altro materiale. In serata arriva Italo con 75 paia di calze. Arriva pure un
individuo inviato dal C. di L. Naz. il quale ci espone il motivo della sua venuta quassù. Si ebbe una
discussione alquanto movimentata. Cenò qui e pernottò pure. Assieme all'ltalo venne su pure Nani. Con noi si
ferma pure a mangiare e dormire un muratore inviato dal Vercella il quale sta sistemando la cucina.
10 novembre
Italo in mattinata scende a Castagnea con quel tale inviato dal C. di L. Naz. Urbano e Ottavio
scendono alle casermette a prendere del materiale. Verso mezzogiorno arriva su Mario. Il pomeriggio Eraldo,
Egidio e Gino si recano a Mera. N.N.
La "spedizione" dell'inviato del Cln, Filippo Amedeo, per convincere il gruppo Bassotto a entrare nei
ranghi e a essere inquadrato non ottiene risultati. Un successivo incontro avviene nell'abitazione di Aldo
Cerano, un componente della formazione, a Castagnea ma non serve a sciogliere le riserve del tenente. Il
gruppo persiste a sopravvivere come può geloso della propria piena autonomia. Autonomia che, peraltro, gli
consente di evitare polemiche e lacerazioni che conducono a grave crisi altre organizzazioni antifasciste e "bande"
di vario genere in fase di costituzione, ma soprattutto formate da ex militari.
Dal 15 novembre riprende a stendere il diario il Bassotto. Il tempo volge al brutto e il mutamento
climatico mette gli uomini di fronte alle durezze e alle difficoltà di un inverno inclemente e intempestivo.
Qualche elemento cede e torna in basso.
18 novembre
Stamane nevica. Non fa freddo. Si riposa. Alle 16 arriva Guerrino con pasta e altro. Mi riferisce aver
detto Carlini che farà come per il passato. Va bene. Stasera abbiamo 35/40 cm di neve.
19 novembre
Nevica sempre. Si scia un poco, dopopranzo si spacca legna. Con Italo Emilio e Luciano cogli sci
tento raggiungere Mera. Ma alla cima del Camparient dobbiamo retrocedere causa scarsa visibilità e poca
viabilità della neve. Tormenta, ma non fa freddo.
20 novembre
Scendiamo Italo ed io in sci, Gino, Guerrino e Dario a piedi.
21 novembre
Nevica sempre, si sega un po' di legna e si fa le piste intorno alla baita. La neve è circa un metro.
Ma i nodi vengono al pettine dopo metà novembre quando si formano nelle vicinanze due
distaccamenti partigiani aderenti alle costituende brigate Garibaldi: il "Pisacane" in Valsessera e il "Piave" nella valle di
Mosso. Con le due formazioni caratterizzate politicamente gli inizi sono di collaborazione:
Benvenuto Santus, uno dei responsabili dell'organizzazione comunista biellese, contribuisce a fornire al gruppo
di Bassotto aiuti in vettovaglie e un motocarro e una motocicletta reperiti da Egidio Nobile di Casa del Bosco.
Ma le diversità di atteggiamento sono troppo marcate ancorché in questa fase di natura ideologica: i
partigiani comunisti abbinano la lotta di liberazione dallo straniero e dal fascismo a ipotesi di cambiamento
sociale, Bassotto coltiva un sacro terrore di contaminare la purezza della battaglia contro l'invasore con la
"famigerata" politica. I suoi uomini, alle cui orecchie fatalmente arrivano le idee circolanti in altre formazioni,
sono richiamati con toni militari.
27 novembre
Un altro giro alle Casermette. Dopopranzo si fa legna. Oggi senza vino.
Nani si ferma alle Casermette ad aiutare la Maria a far legna. Consiglio Cesare a non parlare di
politica perché ho saputo che ieri l'ha fatto. Non voglio discussioni di tal genere. Voglio che tutti pensino al solo
e unico scopo di salvare l'Italia. Di partiti se ne discuterà dopo.
28 novembre
Ancora alle Casermette per trasporto viveri nostri e di Botto. Distribuisco un cicchetto grappa non
essendoci vino. Al mattino viene uno sciatore sconosciuto che richiedo dei documenti. Dopopranzo a Mera dove ho
dal Comm. Lesna notizie circa una prossima sperabile azione. Portiamo i viveri a Botto.
A sera intrattengo gli uomini su:
1) buon accordo presente e futuro tra loro
2) prossime azioni da farsi
3) lavoro in generale e retribuzione
4) situazione politica degli avvenimenti.
Stanotte passarono 44 apparecchi con fanalini di rotta diretti non so dove.
29 novembre
A legna, alle Casermette di dove si porta tutta la roba di Botto.
Dopo pranzo a Mera colla roba.
30 novembre
Alle Casermette per la roba del Comm. Lesna.
Dopopranzo a Mera.
A sera arrivano Guerrino, Livio, Luciano, Mario, Bruno, Ronzani nuovo venuto colle novità. Pare
facciano sul serio. Al Vico dissero che vogliono farlo chiudere. Si calmeranno. Montgomery ha sferrato
l'offensiva che deve "spazzare i tedeschi dall'Italia...".
A sera intrattengo gli uomini su: colpo di mano al magazzino cuoio di Mosso, batosta alle spie e a quelli
che approfittando dei soldati carpiscono roba, colpo per le armi, necessità di non più scendere in paese.
Faccio la fattura, una relazione del Gruppo, una relazione per la costituzione di una nuova sezione,
una lettera personale a Carlini dove dico di voler partecipare alla lotta attiva stimando giusto il
momento buono. Scrivo all'Angelino ringraziando degli aiuti.
La concorrenza delle altre formazioni stimola il tenente a cercare di intraprendere qualche iniziativa
per occupare in modo dinamico gli uomini (11 dicembre. Scendono gli uomini tutti. Restano su Lindo,
Cesare, Mario. Alla sera ore 22 si va a prendere il cuoio alla sella di Mosso. Colpo ben riuscito. 106 pelli 33
pezze di cuoio. Gli uomini si fermano
giù). Si tratta però di azioni svolte con eccessiva meditazione e
cautela, figlie di una scarsa convinzione del comandante.
Le divergenze tra il gruppo autonomo di Bassotto e i distaccamenti garibaldini si trasformano in
contrasti quando questi cominciano a muoversi con incursioni audaci ed efficaci. Altri incontri del tenente con
Santus e alcuni partigiani del "Piave" sottolineano ancor più il dissidio profondo: i secondi accusano il Bassotto
di immobilismo, di restare in un'inutile posizione di attesa, e l'ufficiale replica considerando le azioni
garibaldine improvvisate e scomposte.
È forse utile una comparazione tra i movimenti in dicembre di due formazioni diverse per
comprendere come si sia quasi agli antipodi: da una parte il "Pisacane" (ma si potrebbe indicare anche il "Piave" o
il "Matteotti" o il "Gramsci" in Valsesia, le cui azioni si assomigliano), dall'altra il gruppo di Bassotto.
10 dicembre. I partigiani del "Pisacane" scendono dalla val Strona e "assaltano" la caserma di
Crevacuore, per impadronirsi delle armi, e un deposito militare a Giunchio.
Sul diario del tenente è riportato:
10 dicembre
Tempo magnifico in mattinata mando la squadra a fare legna nel frattempo arriva il Cap. Gallico e i
suoi due compagni mi dicono che vanno a Scopello a interessarsi per mandare via gli inglesi dai Lavaggi io
e Dino li accompagniamo fino a Mera intanto domando al Comm. Lesna se ha bisogno di farmi fare
qualche commissione in paese. Pomeriggio niente di straordinario.
15 dicembre. Il "Pisacane" è mobilitato per appoggiare uno sciopero alla Bozzalla di Crevacuore che
si allarga nei giorni seguenti all'intera Valsessera.
Dal diario di Bassotto:
15 dicembre
Mi fermo per la sistemazione. Parte degli uomini vanno a raccogliere il filo teleferico della [ill.]
contraerea. Altri alle Casermette per rifornimenti. Si costruiscono i letti sulla stalla. Arriva Dino colla manza e uccidiamo.
16 dicembre
Parte Eraldo per Scopello in compagnia del Cap. Gallico per sistemare qualche cosetta. Io Livio e
Bruno siamo stati al bocchetto di Mera a schiare. Pomeriggio niente di straordinario.
17 dicembre
Tempo brutto nevica. In mattinata parte Walter e Livio per Scopello ad attendere Eraldo che deve
arrivare. Pomeriggio parte degli uomini fanno polizia nella stalla e parte sistemano i viveri nello stanzino a fianco
le patate Walter, Livio e Eraldo non sono arrivati ormai fino domani non li aspetto causa tempo pessimo.
18 dicembre
Parto io e Emilio per Mera ad attendere Eraldo, Livio e Walter. Eraldo non arriva, Livio Walter
arrivano carichi con zaini e cassette dicendo che domani arriva pure lui. Dopo pranzo vado a schiare, fino a sera
la squadra va fare un carico di legna secca ciascuno.
19 dicembre. I garibaldini del "Pisacane" si avventurano a Gattinara per un'incursione alla caserma
(che provoca una sparatoria) e al Consorzio magazzino "ammassi".
Dal diario del gruppo Bassotto:
19 dicembre
Tempo nuvoloso partiamo io e Livio per Mera ad attendere Eraldo ma anche stamane non arriva. In
mattinata Nani va alle Casermette ad avvertire il Vercella per la teleferica. Pomeriggio la squadra prepara la
slitta per il trasporto dei viveri alle Casermette. A sera inoltrata arriva un individuo da Scopello mandato
da Eraldo con una lettera sua il quale mi da tutti gli ordini necessari per il traslocco.
20-21 dicembre. È sciopero generale in tutta la Valsessera. Commentano orgogliosamente sull'organo
delle formazioni "Il Combattente" i garibaldini: "Distaccamento Pisacane. Occupata la zona di Trivero,
Ponzone, Crevacuore per proteggere gli operai entrati in sciopero"; e annotano sfiduciati i carabinieri nel loro
rapporto: "Sciopero in quasi tutti gli stabilimenti biellesi per imposizione dei ribelli che hanno occupati alcuni
paesi [...]. Stabilimenti industriali di Crevacuore-Pray-Coggiola ancora inattivi".
Dal diario del gruppo Bassotto:
20 dicembre
Giornata bella. Sveglia alle 6,30 della squadra dopo il caffè comincio il trasloco dei viveri alle
Casermette. Parte Livio come da ordini ricevuti a mezzo lettera di Eraldo, ai Lavaggi a prender l'inglese che lo porta
a Camparient ove lo aspettiamo io e Dino. Partiamo tutti per Mera anzi io e Dino carichi di carne da
consegnare al Sig. Cottura. Livio prosegue per Scopello con l'inglese e noi ritorniamo a Camparient. Pomeriggio
viene Lindo dalle Casermette dicendo che Vercella vuol parlare a Eraldo vado io in sua sostituzione mi
metto daccordo per il trasporto della roba a mezzo teleferica cioè per giovedì mattina che sarebbe tutta giù
a Trivero. Ritorno a Camparient chiamo Bruno e ripartiamo per Mera ad attendere Livio che arrivi da
Scopello non viene fino alle ore venti assieme al Cap. Gallico altro nulla da segnalare.
Le azioni dei distaccamenti garibaldini e dall'altra parte l'arrivo nelle valli del 63° battaglione
"Tagliamento", le spietate "M" di Zuccari, spingono il tenente Bassotto e Santus a un ultimo, definitivo, e rissoso
incontro: l'ufficiale rimprovera i garibaldini di provocare con le loro iniziative le repressioni e rappresaglie di
tedeschi e fascisti sulle popolazioni, i comunisti giudicano il suo "attendismo" prodotto di sostanziale
opportunismo e mancanza di coraggio, qualcuno arriva a sospettare che la sua formazione sia stata messa in piedi solo
per difendere gli impianti industriali da chiunque.
La spregiudicatezza dei distaccamenti garibaldini toglie spazio vitale e fiato al gruppo del tenente, che
tenta ancora di emergere e distinguersi con alcune convulse azioni.
22 dicembre
Al mattino parto per Valdaggia dove debbo ritirare le scarpe ma son fermato prima a Trivero dai
partigiani di Coggiola che hanno comandato lo sciopero alle fabbriche di Trivero poi a Borgosesia dai
repubblicani che hanno occupato il paese. Ritorno e coi partigiani si tenta un attacco a Borgosesia (attacco che poi
non si farà). I partigiani mi disarmano temendo li abbia tratti in un'imboscata. Poi mi ridanno la
pistola chiedendo scusa. Vado a Borgosesia dove resto nascosto tutto il pomeriggio in una casa. Mi dicono che
due fascisti già sono stati uccisi. Raggiungo Serravalle e là mi faccio colle cattive consegnare una
macchina dalla cartiera. Raggiungo casa dove trovo la notizia che i fascisti vengono in su. Ci nascondiamo a
Castagnea e arriva Angelino. Decidiamo far saltare i ponti e separare Trivero dal resto. Metto in opera e
intanto arrivano gli uomini ai quali faccio preparare cena.
È un racconto sbrigativo e confuso, (anche perché ancora redatto, dal 16 al 21, dall'altra mano) che
almeno nella prima parte sembra far riferimento a vicende del 21 dicembre. Il tenente dimostra indubbio
coraggio nello spostarsi ma non pare avere il polso della situazione. Mentre i distaccamenti garibaldini si muovono
in squadre, attaccano, sparano, si difendono, reclutano giovani, proteggono scioperi e operai,
organizzano campi con tanto di commissario politico e di "ore politiche", mentre i fascisti scatenano la repressione
al servizio dei nazisti, il tenente Bassotto ancora mette in gioco il suo sincero amore per la patria e
l'ardimento individuale cercando una strada impossibile in queste valli.
24 dicembre
Notizie di giù. I fascisti sono a Crocemosso. 11 fucilati a Borgosesia tra cui Osella orrendamente
trucidato. 7 fucilati a Biella.
Trapiantiamo il telefono dalla Frera ai Giacetti e la luce elettrica. Siamo a posto. Scendiamo sfidando
le circostanze avverse alla messa di mezzanotte dando al paese spettacolo d'ordine e disciplina. Ceniamo
a Castagnea e ripartiamo il mattino del 25 dicembre. Ho la sgradita (o gradita) sorpresa di non trovare più
i miei a casa. Se ne sono andati per tema di rappresaglie. Ieri è successo un fatto che mi ha lasciato
male. Guerrino e il Mangiamule hanno fatto atti di sopruso dappertutto e tutti hanno disgustato.
Hanno messo il mio nome nel fango servendosi di me come scudo. Guerrino lo punirò io, il
Mangiamule spero lo liquidino gli altri altrimenti lo farò io.
25 dicembre
Segue la sistemazione degli alloggiamenti.
26 dicembre
Segue sistemazione. La sera scendiamo a cena al Dopolavoro dove ce la passiamo (con diritto) bene.
I fascisti ai quali avevo combinato una imboscata se ne sono andati. Pare che ubriachi si siano uccisi tra
di loro.
27 dicembre
Saliamo e sistemiamo ancora.
28 dicembre
Divido gli uomini in squadre e assegno ad ognuna un caposquadra; sono: Italo, Bruno, Emilio, Livio, Aina.
La sera combino per mandar Italo a ritirare certi moschetti che dovrebbero esser nascosti a Merano
Ticinese. Abbiamo ora un armamento di 11 moschetti diversi e 12 pistole diverse. Cominciamo i turni di sentinella
al punto culminante del monte.
L'armamento non è poi di molto inferiore a quello di altri distaccamenti, ma il gruppo non è più compatto
e inizia a dissolversi. Manca quella forte impostazione politica di fondo che, almeno nelle valli, costituisce
il cemento ideologico e poi morale, etico, dei garibaldini, la molla per giustificare ogni sacrificio, ogni
dramma. Non basta al tenente il prestigio, l'ascendente, la buona volontà per motivare i suoi uomini (peraltro
episodi e figure come quelle del Guerrino, ex volontario nella Legione straniera, sceso in un'azienda a
prelevare stoffa per uso personale, non mancano in questo periodo anche in altre formazioni).
Non bastano le ultime prese di posizione radicali contro coloro, soprattutto industriali, da cui si sente
tradito. Guido Quazza, allora studente universitario, rifugiato sulle montagne della zona, scrive nel suo diario:
"27 dicembre, lunedì. Continuo la stesura del corso di storia generale: impero carolingio (8 ore). Riprende
il lavoro nelle fabbriche. A Trivero, Coggiola, no; vi avvengono uccisioni di fascisti; in un comizio il
Bassotto minaccia lo Zegna, dicendo che 'è un piccolo Mussolini e farà la stessa fine'. Il Vescovo fa a Biella opera di
mediazione tra il popolo e i tedeschi, che vogliono bruciare e ammazzare".
Gli stessi comandi garibaldini d'altronde, impegnati in una lotta durissima e coscienti della posta in palio
e dell'importanza di avere salde le regole della guerriglia, tra cui il pieno controllo del territorio e
l'occhio vigile su nemici e presunti amici, non sono disposti a credere che le montagne della Valsesia e della
Valsessera possano fornire i mezzi di sopravvivenza a formazioni non perfettamente collegate tra loro sul piano
militare, ideologico, del rapporto con la popolazione civile.
Il mese di gennaio mette il gruppo di Bassotto di fronte a passaggi decisivi: il legame si rinforza solo con
la formazione garibaldina del "Gramsci" in Valsesia (con cui si conduce un'azione contro la caserma
dei finanzieri ad Alagna), non con i distaccamenti valsesserini e biellesi; i veri rapporti nascono con le
formazioni autonome di Beltrami, però troppo lontano, ad Omegna.
Il tenente Bassotto conclude la sua esperienza agli inizi di febbraio (ma da un mese, a riprova della
scarsa fiducia in sviluppi futuri, ha chiuso il diario), lasciando liberi gli uomini del suo gruppo rimasti. Alcuni
di loro non rinunciano alla lotta contro tedeschi e fascisti, arruolandosi nelle altre formazioni partigiane,
una gran parte passando alle formazioni autonome nel Cusio: le posizioni maturate da questi patrioti
dell'ex gruppo Bassotto sono ormai molto vicine al Partito d'azione. Anche le armi tornano subito utili:
alcuni moschetti se li prendono infatti i garibaldini del distaccamento "Matteotti".
Dal diario del tenente Bassotto risultano quindi alcuni rilevanti aspetti: l'originalità di un'esperienza
in montagna nel periodo successivo all'8 settembre di aggregazione di un gruppo armato; l'impossibilità
per una formazione autonoma di trovare uno spazio nelle valli valsesiane e valsesserine nel momento in cui si
fa cruenta la guerra contro i nazisti e repubblichini; la personalità del tenente Bassotto, uomo di principi,
di saldi valori, patriota fervente, di buon carisma, desideroso di far bene, e invischiato in quella rigidità
tipica dei militari che porta molti di loro dopo l'8 settembre a capire i mutamenti avvenuti ma a non riuscire
a inserirsi in una lotta armata caratterizzata da istanze politiche di
trasformazione sociale.
Fonti e bibliografia
Testimonianze di Eraldo Bassotto, Dino Ceruetto e Livio Sarasso, cit. in Claudio Dellavalle,
Operai, industriali e partito comunista nel Biellese.
1940-45, Milano, Feltrinelli, 1978, p. 73.
Memorie di Benvenuto Santus, in Archivio dell'Isrsc Bi-Vc, b. 62, fasc. 1.
Testimonianza orale di Nenello Marabelli, Noveis, 5 settembre 1993.
Testimonianza orale di Adolfo Bozzalla, Biella, 10 settembre 1993.
Diario partigiano di Guido Quazza, in Guido Quazza,
La Resistenza italiana, Torino, Giappichelli, 1966,
p. 158.
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