Piera Mazzone (a cura di)

"Mi domando che vita è mai questa!"
La Resistenza in Valsesia nelle pagine del diario di Angelo Biglia




Questo particolarissimo libro di memorie fu scritto in un alfabeto cifrato inventato dal serravallese Pietro Croso, che nel 1858 scrisse un suo diario.
Angelo Biglia, con pazienza e notevole acume, ne trovò la chiave di interpretazione, ricostruì l'alfabeto "Croso" e se ne servì in quegli anni difficili, in cui un semplice sospetto poteva far passare guai seri, decidendo di affidare le sue memorie ad un diario che rimanesse segreto, nel caso in cui occhi indiscreti l'avessero scoperto. Trascorsero quarant'anni prima che fosse fatta dall'autore stesso la traslitterazione del testo in alfabeto latino.
Le memorie sono raccolte in due quaderni. Il primo riporta fatti accaduti tra il 2 settembre 1943 ed il 4 ottobre 1944, ed è un modesto quaderno a quadretti, con la copertina di cartoncino "blu De Pinedo", come si definiva quella particolare gradazione di colore.
Le pagine sono scritte fitte fitte, l'inchiostro nero della penna stilografica è trascolorato in seppia per il trascorrere del tempo.
Compaiono pochissime cancellature o correzioni: il pensiero dell'autore fluiva limpido, sempre sorretto da un forte rigore morale tradotto in uno stile asciutto, che nulla concede alla retorica o al sentimentalismo. Anche gli avvenimenti più tragici sono filtrati attraverso un setaccio d'ironia, quasi per conferire loro una patina di "normalità", per salvarsi dalla follia della disumanità di certi comportamenti.
Angelo Biglia mi ha mostrato di recente un libro di un filosofo cinese, Lin Yutang, "L'importanza di vivere", da lui letto in quel periodo, nel quale si teorizza proprio la necessità di mettere un pizzico di umorismo in tutte le cose: "Realtà più sogni più umorismo uguale saggezza".
La traslitterazione è stata fatta su un quaderno a righe, foderato in stoffa, ed è stata scritta con la biro.
Ritrovare lo stesso ordine, le stesse eleganti proporzioni di scrittura, riconferma il carattere dell'autore, che negli anni ha mantenuto la sua dignità e la sua dirittura morale.
Il secondo quaderno va dal 31 dicembre 1944 fino al 2 aprile 1951, ma nel nostro studio ci fermeremo al 5 giugno 1945. Questo secondo libro di memorie è molto più breve, le annotazioni non sono più giornaliere, passarono lunghi periodi in cui non fu scritto nulla, inoltre la narrazione ha un carattere più intimista e personale.
Venne utilizzato un quaderno spesso, a quadretti, con la copertina di cartoncino nero marmorizzato, la costa di mezza pelle nera, i tagli rubricati. Le guardie sono stampate a roselline azzurre. Sulla copertina è incollata un'etichetta lasciata bianca. La traslitterazione a biro è stata fatta su un quaderno uguale, ma con il foglio di guardia costituito da una semplice carta blu.
Le motivazioni che indussero Angelo Biglia a tenere un diario sono esplicitate in apertura: "Inizio questo diario per aver documento di varie impressioni" e "Nel corso dell'autodidattica ho avuto consiglio di scrivere in diario le impressioni per formarmi una memoria cartacea".
Il diario non è stato riportato integralmente, per ragioni di riservatezza, ma, relativamente all'oggetto di questo breve studio, imperniato sugli anni della guerra in Valsesia. Ho cercato di prestare particolare attenzione allo scorrere della vita quotidiana e ho estrapolato solo quelle parti che riconducono alla vita politica, sociale, culturale, economica di un piccolo borgo, che contava all'epoca circa cinquemila abitanti, la cui economia ruotava principalmente sulla Cartiera Italiana ed era integrata da una fiorente attività agricola.
Molti nomi propri, citati nel diario, sono stati indicati con la semplice iniziale puntata, su richiesta dell'autore, per ragioni di discrezione.
Nell'analisi del diario ho cercato di "captare" e di evidenziare tutti i "segnali" di guerra: il coprifuoco, il razionamento, le limitazioni alla libertà personale, fino alla violenza fisica e morale1.

Note biografiche

Angelo Biglia è nato a Serravalle Sesia il 2 ottobre 1914, ultimo di dieci figli di una famiglia profondamente radicata nel tessuto sociale del paese.
Il padre Giovanni Battista, di professione legatore, era un uomo di profonda cultura, appresa non attraverso studi regolari, ma applicandosi, nei rari momenti che il lavoro gli concedeva.
Angelo fu esonerato dal servizio militare, avendo già due fratelli alle armi, ma venne richiamato nel mese di ottobre 1934, perché le guerre d'Africa richiedevano nuovi contingenti: per fortuna la guerra finì e Angelo se ne tornò a casa.In occasione della seconda guerra mondiale non venne "richiamato" perché lavorava in Cartiera come bobinatore, operaio specializzato indispensabile per mantenere la produzione dello stabilimento.
Nonostante le difficoltà dovute alla guerra, Angelo Biglia, a margine della vita lavorativa e dell'impegno politico sociale, è riuscito sempre a ritagliare uno spazio per coltivare la sua passione per le lettere. In vari punti del diario si ritrovano accenni ad articoli, commedie e poesie che andava scrivendo2.
Dopo la guerra Angelo Biglia intraprese l'attività di stampatore, avviando una tipografia attiva ancora oggi. Contemporaneamente si impegnò attivamente nella vita politica di Serravalle: candidato nelle fila del Partito comunista, nel 1946 fu assessore per due legislature.

Il diario

Già dalle brevi note del primo giorno, il 2 settembre 1943, vediamo comparire la guerra: "Alle 10 ho saputo che Dante3 a Domodossola è stato chiamato a trasportare col camion prigionieri americani appena calati da un apparecchio guastatosi".
Angelo Biglia è politicamente preparato, infatti annota: "Il giornale ha poi dato notizia della prossima costituzione dei comitati di fabbrica".
3 settembre. "Ho letto il giornale, un articolo parlava della opportunità di smascherare le porcherie dei fascisti, anche a costo di suscitare odi o rancori per ridurre alla ragione coloro che ancora tentano scusare o attenuare le malefatte dei fascisti".
5 settembre. "Dal discorso di stamattina con Alfieri e poi con A., abbiamo concluso che dopo la guerra bisognerà andare all'estero".
6 settembre. "Dopo le due ho ascoltato la radio inglese, la quale dice che gli Inglesi sbarcati in Calabria non trovano resistenza".
7 settembre. "Cenando ho letto un articolo su un'eventuale intesa tra Russia e Germania, in tal caso la guerra durerebbe ancora a lungo".
8 settembre. "Dopo pranzo siamo andati a Borgosesia dove abbiamo trovato grande orgasmo. Tornati a Serravalle, aperta la radio, ho saputo che Badoglio ha chiesto ed ottenuto dall'Inghilterra e dagli Americani l'armistizio".
La notizia non lo scuote particolarmente: dopo cena va al cinema ed incontra gli amici, ma "all'una di notte mi sono svegliato per il gran baccano, dopo un po' mi sono levato per vedere erano uomini e donne che festeggiavano l'avvenimento".
9 settembre. "Sono andato anch'io fino al Farese4 dove ballavano. Alle sei sono andato a lavorare. Alle otto e mezza siamo usciti dalla Cartiera e per la strada alcune donne organizzavano un corteo.
Alle nove e mezza sono andato a Borgosesia. Hanno fatto il corteo e Moscatelli ha parlato.
Di ritorno ho chiacchierato con Gino F. sulla necessità di far sentire una parola. Non si è concluso niente. Sono andato a Borgosesia e sono tornato in compagnia di molti Serravallesi [...]. Ho parlato con Moscatelli, era con quelli della filodrammatica [...]. La sincerità è verità e libertà".
10 settembre. "Tutti sono ancora sotto l'impressione della pace, però si fa strada in ognuno il timore del pericolo dei tedeschi [...]. Passano o tornano soldati che i tedeschi hanno disarmato. Molte città della Lombardia sono state occupate dai tedeschi. Milano resiste assediata, ma senza ostilità".
Notiamo l'espressione "l'impressione della pace", che la dice lunga sull'incertezza e sull'incredulità seguita all'8 settembre.
Quella sera egli si reca a casa di amici, dove si trattiene fino alla mezzanotte: "Abbiamo ascoltato alla radio il discorso del Furer (sic) e un commento del partito costituito in Germania. Fanno schifo5. Roma è circondata dai tedeschi. Ho scritto alcune quartine dell'inno dei lavoratori".
11 settembre. "Tutta la gente era in piazza che aspettava la corriera la quale è arrivata dopo le dieci stracarica di soldati che i tedeschi hanno disarmato. Ho incontrato P., Domenico e il papà del Pedrin D. e ci siamo intrattenuti a parlare di cose della guerra. D. parla molto bene. Ci ha parlato di una lettera di Badoglio al Re. Abbiamo concluso che tempi duri ci aspettano, poiché questa resa deve essere frutto di tradimento. Questi generali che temono la fine del militarismo tradiscono gli ordini di Badoglio".
Dopo il cinema incontra degli amici e tornando a casa ascolta la radio6: 12 settembre. "Ci siamo fermati davanti al bar Aurora ad ascoltare la radio inglese, diceva che i tedeschi hanno liberato Mussolini, ma io non ci credo. E intanto i comandanti fascisti traditori consegnano le armi ai tedeschi".
Le restrizioni provocate dalla guerra affiorano costantemente, tra queste la più presente è il "coprifuoco", che viene ordinato in ore diverse, ma tuttavia non lo induce a rinunciare ad uscire: 14 settembre. "Dopo le dieci, nonostante il coprifuoco, sono andato alla Barca ad aspettare la S.".
15 settembre. "Poi sono tornato per timore del coprifuoco".
16 settembre. "Dopo ho trovato C. che è scappato anche lui dai tedeschi, è demoralizzato da questa stupida resa. Mussolini intanto riforma il partito fascista, denominato 'repubblicano'...".
17 settembre. "I giornali della sera pubblicano l'ordine di presentarsi al comando germanico a tutti i militari venuti a casa. Stasera ha parlato il ministro Pavolini, un rinnegato lurido che nel nome del Duce vuole ricostituire il Fascio. Sono uscito e ho incontrato gli amici e insieme abbiamo commentato la situazione. Io sostengo l'opportunità di ribellarsi, radunarsi sui monti e poi scendere a conquistare paese per paese. Abbiamo poi parlato del sistema sovietico del quale col P. sono stato sostenitore contro C. S.".
L'incubo della chiamata alle armi, è un'altra delle costanti della guerra.
18 settembre. Biglia ha notizia del costituirsi dei primi gruppi partigiani: "Sono andato a Borgosesia col F. che ho incontrato per caso. Mi ha parlato della loro Resistenza e di un gruppo di ribelli in montagna [...]. A casa ho trovato F. che aspettava che parlasse il Duce [...]. Alle nove e mezza ha parlato, ma sono tutti convinti che non è lui".
19 settembre, domenica. "Nonostante che stamattina abbiano strappato i manifesti del giorno prima e che perciò il coprifuoco si debba ritenere abolito, non avendo trovato nessuno sono venuto a casa. Mi domando che vita è mai questa!".
21 settembre. "Dopo pranzo ho invitato F. a sentire la radio inglese che dava un sunto del discorso di Badoglio in cui dice di resistere ai tedeschi".
22 settembre. "I soldati stanno scappando in campagna".
28 settembre. "Mi sono fermato sul ponte della Cartiera a chiacchierare, quando è venuta una guardia a dire che il Fresia7 avvertiva che c'era il coprifuoco, di ritirarci perché temeva che i tedeschi venissero e sparassero. Ma tutti hanno mangiato la foglia".
1 ottobre. "Sono entrato alle sei, all'una e mezza è venuto l'allarme [...]. Stasera ha parlato il maresciallo Graziani agli ufficiali di Roma. Mi è sembrato pronto per il manicomio".
Le limitazioni sono visibili in ogni aspetto della vita quotidiana: 3 ottobre. "Il cine per il coprifuoco finisce alle nove".
13 ottobre. "I tedeschi hanno affisso un altro manifesto di richiamo per i soldati. O combattere con loro o lavorare o essere internati. Badoglio ha dichiarato guerra alla Germania. È un casino".
15 ottobre. "Ho scartato l'invito di trovarmi al Circolo per la bicchierata coi soldati. Questo per sganciarmi da questa barianda8 parassitaria".
Nel diario viene citato il razionamento, in questo caso del tabacco: 19 ottobre. "Ho incontrato la Margaritun la quale voleva che andassi a far coda per prendere sigarette per lei. Andrò a casa sua. Stasera danno il tabacco. Alle sei all'uscita dalla Cartiera, i Carabinieri mettevano in file per tenere la gente in ordine per prendere il tabacco. Una comica".
20 ottobre. "Si aspettavano i tedeschi ma non sono venuti. Alla sera sono andato nel salone parrocchiale dove i giovani preparano una comica".
La vita in paese prosegue tranquillamente, o quasi, tanto che la locale Filodrammatica si accinge a rappresentare una commedia; notiamo l'uso dello stesso termine "comica" usato qui per indicare il tipo di spettacolo allestito dalla Filodrammatica, mentre il giorno prima era stato utilizzato per mettere in luce la ridicolaggine delle code per acquistare il tabacco.
31 ottobre. "Il giorno 29 a Borgosesia il propagandista comunista Moscatelli è stato arrestato mentre accompagnava un carico di munizioni per i ribelli. Gli è mancata la benzina proprio in mezzo al paese. I suoi compagni sono andati alla caserma e con le bombe a mano hanno obbligato il maresciallo a lasciarlo fuori. Lui è fuggito con la famiglia, ma le autorità tedesche hanno fatto altri arresti tra sospetti e loro familiari".
5 novembre. "Ho spiegato la situazione dello Stato Sovietico a F. B. e al N. V.".
13 novembre. "In questi giorni si sente un continuo cannoneggiamento. È arrivata Giovanna9. Dice che la sua stanza a Torino è screpolata".
Notiamo la fine ironia insita nell'adozione del termine "screpolata" per indicare l'effetto dei primi bombardamenti.
18 novembre. "Stamattina è caduta la prima neve. Alla sera sono andato a vedere 'Mefisto' il prestigiatore che già avevo veduto a Crevacuore quando cantò la Garbaccio10. Mi sono alla fine intrattenuto con lui. È un povero diavolo sinistrato che ha bisogno di vivere. Al ritorno ho battuto a macchina una lettera delle operaie licenziate, tra le quali l'Edmea11, ora assunte dalla 'Savigliano', diretta al Dott. Comm. Aonzo12".
19 novembre. "I repubblichini fascisti continuano a chiamare alle armi i giovani del 23, 24 e 25, ma non attacca".
2 dicembre. "Ieri dalle due alle tre c'è stato l'allarme. Erano tutti in giro per il paese. Nella piazza dell'impero c'era un bel sole. Sono stato lì con Giovanni B. Oggi l'allarme è stato dato dalle dodici alle tredici. La Cartiera ci ha dato le 520 lire stabilite dal governo fascista".
Angelo riflette non solo sulle cose contingenti, ma anche sulle "cause ultime": 3 dicembre 1943. "Alla sera sono andato in sede dell'A. C. e ho avuto un'importante discussione con Don Giuseppe13 sull'origine del male".
4 dicembre. "Stamattina appena sveglio ho scritto alcune pagine sull'argomento discusso ieri sera".
7 dicembre. "È venuto Z. a parlare del dopoguerra. Prevede che l'industria italiana debba far fallimento. Stasera ho fatto ampie discussioni di religione col C. A. [...]. Stanotte alcuni ribelli sono andati col Moscatelli".
10 dicembre. "Stasera sono andato da Don Giuseppe. Abbiamo discusso un po', mi ha detto che T., l'ex chierico passato con i fascisti, gli ha mandato una lettera minatoria e insultosa".
12 dicembre. "Mentre eravamo a cantare è venuta la mamma del C. e la moglie del P. a dirci che i ribelli hanno disarmato i carabinieri".
13 dicembre. "È l'ultimo giorno di lavoro per il N. che è del '25 e deve scappare [...]. Oggi i ribelli sono andati a prelevare il F.14 di Ara".
14 dicembre. "Sono tuttavia sotto l'incubo della paura. Qui si profilano tempi duri".
16 dicembre. "Alle cinque veniva notte, sono tornato e sono andato dal F. barbiere. Commentavamo il fatto che i ribelli hanno tenuto un discorso a tutti i borgosesiani fatti uscire dalle fabbriche. Mi sono riscaldato difendendoli contro R., neo capitalista, ignorante di fatti politici".
19 dicembre. "Dopo pranzo ho copiato alcuni brani del romanzo di Don Giuseppe 'Gesuiti', poi mi sono cambiato e sono andato per il paese con T., C., G., M. a parlare di politica".
20 dicembre. "Stasera si dice che i fascisti si sono incontrati con i ribelli a Gattinara".
21 dicembre. "Mi è arrivata da Vercelli la tessera di corrispondente al giornale fascista 'La provincia lavoratrice'. Fossi matto! Alla sera ne ho parlato a C. e a Don Giuseppe. Mi hanno detto di fare il morto".
22 dicembre. "A mezzogiorno ho saputo della fucilazione di dieci borgosesiani avvenuta per rappresaglia da parte dei fascisti per l'uccisione di un milite repubblicano. Tra questi c'è Osella che io conoscevo per aver avuto rapporti al tempo della mia operetta 'Il sogno', poi c'è Longhi di Serravalle, Loss, il fidanzato dell'Ancilla Olivetti. In seguito a tali avvenimenti il coprifuoco è stato anticipato alle 17. Alle 16 sono usciti dalla Cartiera. Nei tabaccai c'era la coda per il tabacco, ma alle 16.30 tutti gli esercizi pubblici sono stati chiusi e il paese si è fatto deserto. Si è tutti sotto un incubo ed un'oppressione di spirito. È un mondo porco".
23 dicembre. "Si sono sapute le magnifiche azioni fatte dai repubblicani fascisti agli ordini dei tedeschi. Hanno arrestato 40 o 50 persone per farle assistere alle torture fatte ai dieci predestinati. Al Commendator Osella hanno alzato le unghie, bruciato gli orecchi, rotto le costole ad una ad una. Il Longhi aveva la testa irriconoscibile per le percosse.
Tra gli uccisi c'è un ragazzo di quindici anni. Un altro ragazzo è stato battuto a morte e poi mandato all'ospedale. Davanti alla porta è morto. Ora gli eroi sono andati a Crevacuore ove incendiano guidati da P., un bruto che abita a Serravalle e che ha odio da sfogare. Io sono stato alla sorte tutto il giorno. Dopo pranzo Giovanna è venuta a dirmi che tra i trucidati c'è anche Cocco15, quello che ha recitato nel mio 'Sogno'...".
24 dicembre. "È venuta giù da Pianceri la Elda16 e ha raccontato che lassù sono tutti in preda al terrore. Hanno ucciso un comandante fascista e poi l'hanno buttato nella Sessera. Ora temono le conseguenze".
25 dicembre, Natale. "Sono venuto su con C. V. e F. M. e ho saputo alcuni particolari sui fatti di Borgosesia. Un cognato di Vanetti è stato sospinto col fucile alle reni fino al Comune. Tutta la notte ha sentito gli urli dei torturati. Osella chiedeva di essere ucciso e invocava i suoi operai che insorgessero a liberarlo. Tutta Borgosesia sentiva gli urli. A tutti dicono sono stati tagliati o strappati i nervi degli avambracci. Dopo pranzo ho incontrato A. V. il quale mi disse di aver incontrato Pietro Cocco che scappava a Vigevano, è stato tutta la notte chiuso in una chiesa sul campanile e ha assistito da una finestrella alla fucilazione. Se qualcuno e lui stesso l'aveva visto coi morti vuol dire che erano così martoriati e irriconoscibili. Alle 5 sono andato al cine. Susi17 mi ha tenuto il posto vicino a lei. Mentre eravamo su qualcuno diede un allarme. Da zeppo che era il salone in un attimo si vuotò. Chi gridava al fuoco, chi gridava ai fascisti, un macello. S. B. ha perso il foulard. Io sono restato nel salone. Infine non c'era niente. Si era sparsa la voce che venivano giù i fascisti e la paura sempre altissima, ha provocato tutto quel pasticcio. Dopo il cine visto da cani per il continuo via vai, col M. e B. G. andavo al Firenze per passare ancora insieme un po' di tempo dato che il coprifuoco è ora alle 20.30, quando all'altezza della chiesa vedemmo due fanali accesi. Ci buttammo nell'ombra. Erano i fascisti che ritornavano dalle loro gloriose imprese. Una decina di camion aperti dietro e con gli uomini pronti a far fuoco, trainavano anche alcuni cannoncini. Ed io dovrei fare il corrispondente, anzi la spia a questi avanzi di galera? Sto meditando il mezzo nel caso me ne venisse a male di fare il 'carachiri'...".
4 gennaio 1944. "Oggi i partigiani sono venuti a prelevare roba dal magazzino della cooperativa". È la prima volta che nel diario si usa il termine "partigiani" anziché "ribelli".
5 gennaio. "I partigiani sono venuti ancora oggi alle due a prender benzina in Cartiera. Hanno buttato manifestini in cui dicono di aver ammazzato molti fascisti alla Crosa di Varallo. Alla sera tra Rondò e La Guardella hanno ammazzato quattro uomini, un capitano repubblicano e tre militi".
10 gennaio. "Alla sera ho saputo che l'amico intimo di Moscatelli, Peretto (sic), gli ha attentato la vita. È stato salvato per miracolo dal zelandese"18.
11 gennaio. "Moscatelli doveva essere consegnato vivo ai fascisti. La socia di Peretto è stata chiusa nel porcile col maiale tutta la notte e poi uccisa".
14 gennaio. "Oggi i ribelli sono venuti a perquisire in diversi luoghi in casa di Calligaris, ex segretario politico19".
16 gennaio. "Dopo pranzo sono andato a Grignasco per incontrare Cavagnino20, è venuta D. e C., siamo andati fino a casa sua, ma non lo abbiamo incontrato, forse ha pensato che noi temessimo delle sparatorie che si udivano stamattina".
20 gennaio. "Dopo pranzo sono andato dal F. barbiere, ho trovato l'O. che è scappato dalla Francia dai tedeschi. In questi giorni fascisti e tedeschi danno battaglia ai ribelli da Varallo a Cellio. Si dice che molti tedeschi siano passati ai ribelli".
28 gennaio. "Mi hanno detto che tre giovani del '24 licenziati dalla Cartiera perché dovevano essere arruolati, andavano di notte a tagliare grosse piante, per venderle all'U.".
29 gennaio. "Alla cascina alla sera ho incontrato uno che al passo mi pareva un tedesco, invece era C. M. vestito da tedesco che veniva anche lui da fare la guardia alla legna. Gli ho chiesto perché la divisa e la pila al fianco, mi rispose ridendo al modo suo 'Per spargere terrore'...".
3 febbraio. "Al mattino di questi giorni si aspettava una visita di persone importanti alla Cartiera. Circa le dieci è venuto su Costante e mi ha raccontato che quattro magnati tedeschi sono venuti fino alla portineria dovevano vedere per impiantare un laboratorio carte valori. Sono scesi in portineria, ma dietro c'era la macchina del Moscatelli, appena scesi hanno puntato i fucili mitragliatori e, dopo averli perquisiti, li hanno sequestrati e portati via, sotto gli occhi della direzione sbalordita [...]. Al ritorno a Monchezzola ci è venuta incontro la zia e la sorella di O. P. a dirci che il paese era tutto pieno di tedeschi. Io temevo un po' perché dovevo passare per il paese ed ero senza carte. Invece al ritorno non c'era più nessuno. Era passata un'auto con tre ribelli ed erano partiti tutti a dare loro la caccia. Li hanno raggiunti a Vintebbio e ne hanno preso uno ferito, gli altri sono riusciti a fuggire"21.
4 febbraio. "La Cartiera è tutta piena di questi avvenimenti. Alla sera alle quattro sono venuti in direzione alcuni ufficiali delle S.S. a intimare la resa dei prigionieri entro 48 ore altrimenti incendierebbero tutto il paese. La direzione ha diramato ordine affinché chiunque fosse in relazione coi ribelli facesse il possibile per ottenere la resa ed evitare il disastro. Macchine sono partite alla ricerca. Intanto in paese si commenta la grave situazione, tutti concordi nel credere i tedeschi capacissimi di porre in atto la minaccia avendolo già fatto altrove [...]. Alla sera ho incontrato fuori della sua porta P. M., persona di servizio di Casa B. e l'ho riconfortata dicendomi fiducioso in un aggiustamento. Però la sera ho riordinato tutte le mie carte e preparato i valori e i copioni in una valigetta".
Notiamo come Angelo tra le cose da "salvare" includa le "carte", i "valori" e i "copioni" delle sue commedie.
5 febbraio. "Mi sono alzato presto, né io né il Dante siamo andati a lavorare in Cartiera. Abbiamo invece iniziato a scavare un buco nella stalla per seppellire la biancheria nuova e le pezze di tela che la mamma teneva in gran conto. Alle 11 il Dante prima è andato alla vigna portandovi un sacco di farina bianca e a prendere la pala. Alle 11 è uscito dal buco già profondo per andare a prendere il mio libretto alla banca del Timiride22 [...]. Dopo mezzogiorno il buco era pronto, foderato di assi, mentre preparavamo i bauli alle 2 le donne, meno la mamma, sono andate a Sant'Euseo alla benedizione propiziatoria. Siamo andati col carrettino di Elio a fare un giro alla cascina, portandovi le scorte da mangiare. Poi abbiamo seppellito quattro casse e un baule, li abbiamo ricoperti di assi e di terra, poi abbiamo fatto ancora due giri alla cascina. Alla sera abbiamo dormito lì. Le notizie intanto venivano sempre più minacciose, non riuscivano a trovare i ribelli, perché tutta la Valsessera era in subbuglio e piena di tedeschi e fascisti".
6 febbraio. "Ho parlato a Don Giuseppe il quale mi disse che ultima speranza erano le trattative iniziate da un Padre francescano di Gattinara, forse Russo, era abbattuto.
Gli ho fatto presente che l'Azione Cattolica era l'unica Associazione capace di organizzare qualche aiuto nel caso di un incendio totale. Lui disse al popolo di organizzare tra i volenterosi squadre di soccorso. Il popolo ne fu allarmato. Al mattino si vedono in tutte le vie, carri, carretti, carriole, carichi di San Martini23. Noi continuammo tutta la mattina a portar roba alla cascina che per essere fuori in campagna, aveva probabilità di salvarsi al contrario della casa paterna, che per essere addossata alla Cartiera, la prima ad essere bruciata, aveva minime possibilità di salvezza. Alle 11 la mamma è venuta via con casseruole ed attrezzi da cucina e ha fatto lì il pranzo. A mezzogiorno correva voce che ci fosse già lo stato d'assedio, noi siamo corsi a casa d'Elio, che stava caricando la mobilia del T., a prendere la gabbia dei conigli e delle galline. Le nostre erano nella vasca vuotata dell'acqua. Io avevo già preparato la giacca, pronto ad ogni evenienza. Sulla barca era uno spettacolo: una fila continua che andava e veniva. Vero terrore!... Mentre si mangiava è venuto G. a dirci che tutto era stato aggiustato grazie all'intervento del Commissario Mazzone. Però il terrore continuava. Noi abbiamo cenato lì e pranzato il giorno seguente".
7 febbraio. "Pian piano abbiamo cominciato a riportare a casa la roba, le galline ed i conigli. La cosa non è niente risolta. Dopo pranzo Dante non è più andato a lavorare, siamo andati alla vigna a portarvi un po' di patate, in caso di dover prendere il largo poiché i prigionieri non sono ancora stati resi e si teme una retata di giovani. La cena l'abbiamo fatta a casa".
8 febbraio. "Stamattina sono andato a lavorare. C'era qualcuno, ma nessuno che lavorava".
Angelo si reca a Grignasco: "Per via incontravo tutti i reduci con la roba che ritornavano a casa".
14 febbraio. "Oggi mi ha scritto Rino Sella24 dalla Germania".
15 febbraio. "I tedeschi in questi giorni hanno portato via molti camion di coperte, hanno requisito le corriere per trasportare le coperte in altra sede, mentre i fascisti tengono a bada i ribelli su per Coggiola, da dove hanno bombardato le Alpi di Noveis. Ieri gli Inglesi hanno bombardato Milano".
20 febbraio. "Una legge uscita oggi sanziona la pena di morte ai militari renitenti".
21 febbraio. "Alle 4 e mezza è venuta Lidia25 a portarmi il portafoglio perché i fascisti prelevavano uomini. Hanno preso anche R. F. e C.".
22 febbraio. "Ultimo giorno di Carnevale! Fa ridere! I fascisti sono venuti giù a prendere uomini. Il R. è stato costretto a condurli dal P., ma non era a casa, si dice che R. li guidasse".
23 febbraio. "Stanotte scorsa i partigiani sono venuti a prendere R.26, l'hanno ferito. Hanno anche danneggiato il ponte del treno a Bettole. Dopo pranzo sono venuti i fascisti a prendere C. F.".
27 febbraio, domenica. "Poi sono andato a Piane da V., dopo pranzo ho trovato gli amici. I fascisti erano appena andati via portandosi C. Alle cinque siamo andati al cine. Mentre si aspettava irruppero di nuovo i fascisti. Ci hanno fatti uscire dai banchi e molti li hanno portati giù. Dopo qualche bravata se ne sono andati rilasciando i requisiti tutti peraltro muniti di esonero bilingue rilasciato dalla Cartiera. Al primo intervallo è entrato un altro milite, è andato su e giù squadrandoci tutti con sospetto, poi se ne è andato".
1 marzo. "I fascisti venuti giù stamattina hanno prelevato altri uomini tra i quali G. F. e U. F., alle 17 li hanno rilasciati, quattro altri li portano a Vercelli".
2 marzo. "Niente di nuovo. Si dice che a Milano e a Torino ci sia sciopero bianco. I soldati del 25 e 22 dopo di essersi presentati li rimandano a casa perché i distretti sono affollati".
4 marzo. "Tutti gli stabilimenti sono in ferie per mancanza di elettricità, ma a Milano e Torino si dice che ci siano dei torbidi".
8 marzo. "I fascisti sparano a Quarona".
10 marzo. "Dopo cena sono uscito e ho trovato F. e B. e con loro ho discusso il caso C., perché cioè è andato coi repubblichini".
13-14 marzo. "Moscatelli è alle prese coi fascisti che la vogliono far finita".
15-16 marzo. "Oggi mentre aspettavo il carro ero là sdraiato nell'erba, la fantasia lavorava... Ma ho trent'anni e già l'avvenire si va precisando, dove sono ora le grandi mie speranze? C'è una guerra in corso ed è gran cosa se salvo la pelle".
31 marzo. "Oggi ho fatto conoscenza con il nuovo parroco: Don Felice Bassignana. È un poeta".
6 aprile. "Stanotte i partigiani hanno ammazzato venti fascisti presso Quarona27 e preso in ostaggio dieci tedeschi [...]. Stasera uscendo alle otto ho saputo che alle sei e mezza i fascisti venendo giù da Borgosesia, passando da Serravalle, hanno fatto una sparatoria per tutto il paese. La gente è terrorizzata".
8 aprile. "Stamattina ero alla cascina quando è venuto il papà a dirmi che i fascisti hanno fatto vandalismi. Infatti siccome l'ordine di serrare i locali pubblici è arrivato in ritardo, hanno spaccato le vetrine trovate aperte, poi sono andati dicendo che non bisogna spaventarsi. In seguito l'ordine del coprifuoco è stato portato alle 18 [...].
Stasera sono andato da Don Florindo a portargli le bozze corrette della Storia di Serravalle".
9 aprile, Pasqua. "Dopo pranzo sono uscito e ho visto tutta la gente in mezzo alla strada. I fascisti hanno dato ordine di chiudere tutti i locali pubblici. Il coprifuoco è alle sei".
12 aprile. "Stamattina è venuto R. a dirmi che sono nella Commissione di fabbrica. Alle otto sono andato da R. a dirgli che non accetto".
15 aprile. "Sono nervoso perché stanno facendo le liste per mandarci in Germania. Io avrei potuto essere fuori se avessi accettato di essere della Commissione. Hanno portato giù i fascisti ammazzati a Quarona. 20. Alla sera ne è passato un camion, sparando a casaccio. Hanno colpito la vetrina del Vaccari".
16 aprile. "Ho saputo che anche quelli della Commissione li chiamano per la Germania. Ho calmato lo spirito che ieri dicevo irriflessivo. Tutto mi spinge verso Moscatelli".
17-21 aprile. "I partigiani hanno ammazzato una spia ad Aranco [...]. È venuto da me T., che è capo della Commissione, ad insistere perché accettassi di entrare in commissione. Ho finalmente detto di sì".
Nel diario si accenna più volte alla Commissione di fabbrica ed al suo operato.
24 aprile. "Sono andato la prima volta all'adunanza della Commissione di Fabbrica, ho posto come termine di accettazione, l'ottenere di non lavorare più le domeniche. Mi sono assunto la mansione di segretario.
In questi giorni c'è un Gesuita che predica agli uomini, non mi piace, mi fa pietà per gli argomenti che dibatte".
1 maggio. "Stamattina sono andato alla riunione della Commissione nel Dopolavoro. Dopo pranzo hanno esposto il manifesto di chiamata alle armi del 1914. Con A. siamo andati dal Direttore in Cartiera, ma dice che non ha disposizioni per l'esonero".
5 maggio. "Dopo vari giorni di incertezza durante i quali ho cercato una strada per raggiungere i partigiani, ci hanno dato un foglio d'esonero provvisorio".
6-7 maggio. "Da sabato il coprifuoco è alle ore dieci".
14 maggio. "Sul giornale c'è che la leva del '14 è esclusa dall'esonero. Tutti noi siamo in apprensione [...]. Finalmente ho trovato P. e M. e sono tornato al triste problema del richiamo sotto le forze fasciste. Con loro sono venuto a casa a sentire la radio".
15 maggio. "Mattinata torbida. Si attende dalla Direzione la quale è la responsabile della nostra presentazione. Stasera alle nove abbiamo saputo che intanto stiamo a casa. Con altri coscritti sono andato nel Firenze a bere".
28 maggio, Pentecoste. "Alla sera con C. e M. sono andato a Grignasco. Ho visto le case bruciate dai fascisti. L'altro giorno hanno ammazzato un partigiano e un altro benché ferito, è riuscito a scappare; questo me l'hanno raccontato due signorine che abbiamo incontrato vicino alla chiesa del Presepio (San Graziano) [...]. Gli Inglesi sono alle porte di Roma.
Il R. redivivo guidava ieri i fascisti a Grignasco".
4 giugno. "Gli Inglesi sono entrati a Roma".
6 giugno. "Gli Alleati sono sbarcati in Francia. Qui i partigiani si muovono".
10 giugno. "I partigiani hanno dato l'ultimatum ai fascisti. Questi se ne vanno".
11 giugno. "I partigiani sono venuti giù a Serravalle, con loro si sono arruolati alcuni giovani. Dante è andato col camion della Cartiera a portarli su".
12 giugno. "Dovevo entrare alle sei, ma i partigiani vogliono che oggi non si lavori".
13 giugno. "Stasera improvvisamente è venuto l'ordine del coprifuoco alle 8, ma nessuno ci bada più [...] Ho trovato D. e l'ho accompagnata alla Gattera. Abbiamo tenuto una discussione sul tema del fascismo-progresso-umanità-bolscevismo".
16 giugno. "Stamattina è venuto su da Grignasco un treno di tedeschi. Hanno sparato due ore, poi sono tornati via [...]. Tornato mi sono fermato con alcuni e ho loro proposto di formare un gruppo d'azione".
Si fa strada l'idea di intervenire attivamente.
17 giugno. "Stamattina sono stato a Borgosesia, ho visto Moscatelli".
18 giugno. "Si doveva fare i funerali di un partigiano morto per un incidente, ma a Gattinara sono venuti su alcuni camion di fascisti e tutto è stato sospeso. I partigiani si sono scontrati e hanno messo in fuga i fascisti. Però hanno avuto due morti e due feriti".
19 giugno. "Ieri ho saputo che la Commissione di fabbrica ha decretato lo sciopero se non aumentano le paghe. Alle 18 i partigiani sono venuti a visitare la cantina del Fresia: hanno trovato ogni ben di Dio. Noi è da tempo che tiriamo la cinghia".
Viene qui accennato il problema dell'imboscamento dei generi di prima necessità, fenomeno collegato alla "borsa nera".
20 giugno. "In mattinata i fascisti sono andati a bombardare Gattinara. Hanno distrutto alcune case"28.
25 giugno. "Alla sera alle otto Moscatelli ha fatto fucilare un partigiano che è andato abusivamente a perquisire la casa del Limido. È risaputo che Limido è stato il capo officina di Moscatelli, quando questi lavorava in Cartiera, e la cosa non è parsa tanto linda. Tanto più che il partigiano era giovanissimo. Il primo sangue partigiano sparso a Serravalle [...]. Dopo pranzo, andando con G. e P. a Borgosesia, l'abbiamo visto il partigiano, legato ad un albero alla Ca' Bianca e G., che è amico di Moscatelli, è andato da lui a domandare la grazia. Ma è dovuto scappare che lo voleva uccidere anche lui. È una cosa atroce, il partigiano è morto al grido di 'Viva i partigiani'. Il prevosto, Don Bassignana, che lo ha assistito fino alla fine, era costernato".
1 luglio. "Con Reis29 sono andato fino a Varallo. È lì a Rondò coi partigiani, ma non si trova bene [...]. Non si trova bene: questione di educazione e mentalità; Reis è di formazione cattolica, l'ambiente dei partigiani tutt'altro".
2 luglio. "Stamattina si diceva che i fascisti e i tedeschi fossero a Romagnano per venire su. Nessuno temeva, fidando nei partigiani. Ma alle undici sono davvero comparsi. Il paese si è fatto deserto. Sono andati su e giù tutto il giorno sparando. La casa del Perino ha ricevuto un colpo da 75. Tutto il giorno tappati in casa. Alle sette sono tornati giù e la gente è uscita dalle case [...]. Ho saputo che a Vintebbio hanno ucciso due partigiani e un uomo che li aveva ospitati30, poi ne hanno incendiata la casa. I partigiani ritiratisi dopo Rondò hanno fatto saltare il ponte".
3-6 luglio. "La Divisione per la caccia ai partigiani è tutta in Valsesia. I partigiani si sono ritirati. Noi si va a lavorare, poi si sta chiusi in casa. Ieri, 5 luglio, dal solaio, alle ore 19 ho assistito al cannoneggiamento della chiesa di Ara, da dove partivano raffiche di mitraglia. Tutti i ponti ora i partigiani li hanno fatti saltare, ma i fascisti passano ugualmente".
7 luglio. "Alle cinque sono andato con F. fino a Rondò a vedere il dopoguerra, dato che oggi i fascisti sono andati via da Serravalle, forse per andar su da Grignasco. A Rondò le osterie sono tutte saccheggiate e le case intorno forate da proiettili. Mentre guardavamo una casa è passata una donna che ci disse che c'era un uomo morto. Siamo andati a vedere. Era dietro il Casello, sulla strada vecchia, in campagna. Era disteso in mezzo alla strada da carro in un lago di sangue, colpito alla gola. Era giovane, sotto i trent' anni, un borghese nascosto in campagna e scovato da una pattuglia. I bossoli erano a due passi.
Sono venuto giù ad avvertire il Segretario Musano. Mi ha fatto un'orribile impressione per il luogo in cui si trovava e per il modo. Si dice che i fascisti e tedeschi a Grignasco abbiano lasciato settanta morti, alcuni morti nell'attraversare la Sesia. Alcuni sono sicuramente dei poveri disperati che non hanno potuto fare a meno di essere arruolati, che non potevano andare altrove. G. dice male di Moscatelli, lo conosce da tempo perché lavoravano insieme e lo ha aiutato e nascosto quando era perseguitato dai fascisti nei tempi trascorsi. Quello che dice è ragionevole e coincide con quello che penso io".
20 luglio. "Hanno attentato alla vita del Furer, ma è rimasto soltanto ferito. Intanto si è saputo che qui nessun attacco dei partigiani è avvenuto, ma è stata un'invenzione per sparare e sfogare la loro rabbia. Molte persone hanno perso la vita".
22 luglio. "Da Coggiola sono venute giù due signorine ad avvertire che lassù c'è un morto di nome Mario, dalle informazioni pare che sia Bollea31. Suo fratello, mio coscritto, è annegato nella Sesia da ragazzo. Dicono che Hitler sia stato attentato una seconda volta".
31 luglio. "Sono andato alla Commissione di fabbrica nelle ore del lavoro per ordinare gli incartamenti".
Dal 21 al 25 agosto 1944. "Sono stato tutti i giorni alla Commissione a distribuire scatolame di latta di pesci agli operai. La sera del 25 ho avuto da dire per la distribuzione dei copertoni da bicicletta e ho esposto alcune cose che a me non vanno".
28 agosto. "Mando le dimissioni alla Commissione [...]. Si sa che il giorno 24 i tedeschi hanno portato via tutti gli uomini da Coggiola e Crevacuore".
29 agosto. "La Commissione mi ha chiamato a rapporto per le dimissioni. Non le ho ritirate. La Commissione non ha avuto la fiducia degli operai ed ora cammina per iniziative private individuali. Non adempie con scrupolo ai suoi doveri, perciò mi ritiro, mi hanno pregato di modificare i termini per non obbligare loro a dimettersi. Stasera i fascisti sono venuti a Serravalle e hanno portato via C. A. e la P. A. per una lettera censurata scritta ad un partigiano".
30 agosto. "È venuta giù la Elda per l'onomastico della mamma. Racconta cose inumane sui mezzi per requisire gli uomini. Ora gli industriali stanno contrattando i loro operai a Torino per salvarli dai tedeschi. Nei giorni scorsi a Quarona ne hanno impiccati cinque al ponte"32.
31 agosto. "Oggi ho preparato la tana in Rigatoria per nascondermi. Ho sollevato un asse del pavimento, l'ho foderato di carta e nel caso di pericolo mi metto sotto e copro. Anche i miei soci di lavoro hanno provveduto".
1 settembre. "Oggi è il quinto anniversario dall'inizio della guerra e compie l'anno dall'inizio di questo diario. Oggi dopo pranzo è venuta notizia che i fascisti erano alla Gattera che requisivano uomini. Io col C. e il F. siamo andati nel salone parrocchiale alle cinque: tutto sembrava tranquillo, siamo venuti via. Dopo cinque minuti di nuovo l'allarme che erano già qui. Io ero col C. a casa sua. Siamo andati sul solaio. Sono passati su portandosi F. M. e un altro della Gattera. Gli altri li hanno lasciati andare. Alla sera sono andato in chiesa, credevo predicasse il prevosto Don Bassignana, invece ha predicato Don Florindo, la chiesa era piena. Fuori lampeggiava ininterrotto. Io pensavo ai partigiani dispersi nelle campagne e qui le donne desolate a invocare dalla Divinità la protezione dei loro cari".
11 settembre. "In questi giorni gli Alleati hanno progredito. I Francesi hanno liberato il Belgio e la capitale del Lussemburgo, qui siamo in attesa".
19-26 settembre. "Stasera i Partigiani alle dieci erano in paese. Ho voluto rileggere ciò che ho fatto l'anno scorso come oggi e mi è venuta addosso tanta malinconia. Un anno è passato! A rileggere ho interrotto di scrivere perché ho sentito degli spari qui vicino, ho scrutato e ho sentito il rumore di un camion. È entrata la mamma e Maria spaventate perché Dante doveva appunto arrivare col camion. Sono andato fuori, nonostante il coprifuoco per vedere, ma tutto era deserto. Ho rassicurato Mamma e ora scrivo".
2 ottobre. "Oggi compio trent'anni. Guardo indietro nella mia vita e non vedo che poche cose fatte, dei grandi progetti che si animavano in me dieci anni fa. Dove sono andati tutti questi dieci anni? Tutto, o quasi, è condizionato dalla guerra, i miei anni migliori. Oggi i partigiani hanno sparato su di un camion di tedeschi. Ora si temono le rappresaglie. Stasera hanno messo il coprifuoco alle sette. Alle sei i fascisti venivano giù per il paese, poi è cominciata una fitta sparatoria".
Il primo quaderno si conclude al 2 ottobre 1944, con il ritorno della sorella Giovanna, che fa il viaggio da Ghislarengo a Gattinara seduta sopra un carico di paglia, mentre da Gattinara a Serravalle ottiene un passaggio dal camion della Cartiera.
Notiamo come negli ultimi mesi, parallelamente al rincrudirsi della guerra e delle rappresaglie, Angelo non annoti più i film che va a vedere, ma si limiti a raccontare "quotidiane tristezze" e "allegrie".
Il secondo quaderno si apre il 31 dicembre 1944 con una notizia tragica: la morte dell'amico Rino Sella, in Serbia: "Mi risovvenne l'ultima volta che l'ho visto, stava partendo su di un camion, mi ha baciato forte".
Pochi giorni dopo la morte di Rino, il 13 gennaio 1945, un altro lutto colpisce Angelo: la perdita del padre.
22 gennaio. "Stamattina i mitraglieri inglesi hanno bombardato un camion della Cartiera, sul quale era Margherita Dattrino33, la quale è rimasta uccisa".
30 gennaio. "Oggi alle 15 si sono fatti i funerali di Delmastro Agostino, di Paracchini Giuseppe e del Dott. Francesco Rinaldi, autisti e impiegato della Cartiera, mitragliati dagli inglesi presso Vercelli34. Hanno fatto la camera ardente in Cartiera. Li portarono su un camion parato a lutto. I funerali furono imponentissimi, c'erano circa 5.000 persone, da Sant'Euseo alla chiesa di Serravalle, la strada era affollata. Lasciato Delmastro e Rinaldi a San Martino, il camion proseguì con la salma di Paracchini, fino a Romagnano, il suo paese".
Il 24 febbraio 1945 i partigiani catturano otto guardie di finanza, venute da Milano per ritirare un camion di carte valori della Cartiera. L'incarico viene allora affidato ai fascisti della "Muti", che prelevano cinquanta ostaggi. Ne rilasciano trenta nel pomeriggio, con i restanti si dirigono verso Borgosesia, passando per Romagnano, perché tutti i ponti erano stati fatti saltare dai partigiani. Lungo la strada, a Vintebbio, alla vista di due partigiani, incendiano una casa e poi ingaggiano una sparatoria con essi, nello scontro muoiono due degli ostaggi: Pierino Carera e Italo Ferla.
27 febbraio. "Alla mattina ero a lavorare, quando abbiamo saputo che i partigiani avevano prelevato dei fascisti venuti a caricare carta da sigarette. Alle 11 c'è stata la relazione svolta dalla Commissione di fabbrica. Ha parlato T. esponendo dati di opere assistenziali assai poco convincenti, alla fine ha parlato uno dell'officina accusando la Commissione di indolenza. È nato un pandemonio, molti si sono levati a protestare, chi per una cosa, chi per un'altra. La riunione si è disciolta a mezzogiorno. Dopo pranzo ero a casa e ho saputo che erano venuti giù i fascisti della Muti di Borgosesia. Infatti ho sentito sparare più colpi. Sono salito nella stanza a guardar giù: ho visto passare L. L., F. padre e figlio. Pensavo che circolasse la gente per il paese, persino mi sono fermato nel cortile a preparare salici35. Ad un tratto è entrato un fascista e mi ha intimato l'Alt!
C'era T. che segava legna e F. sulla terrazza che stava aggiustandomi la forbice delle viti. Sono uscito e F. mi ha seguito sulla strada c'era già un gruppo di uomini vigilati da uno armato. C'incolonnarono verso la piazza dell'Impero, ove si trovavano altri uomini, tra questi L. e i F. che avevo veduto passare, c'era C. C., tutti gli operai della Stamperia, prelevati sul lavoro, mi avvicinai a L., egli mi disse che loro (20) erano già stati messi al muro, infatti mi intimarono di tenermi separato, che se alle sedici e trenta non avessero restituito i prelevati della mattina, quelli sarebbero stati fucilati. Alle sedici e trenta li disposero al muro, poco dopo venne la staffetta a dire che un accordo era intercorso tra i fascisti e i partigiani. Io pensavo che tutto sarebbe finito in una pagliacciata, in ogni caso ero seccato, perché comunque fossero andate le cose, noialtri venti avremmo dovuto accompagnare i fascisti fino a Borgosesia, perché non li attaccassero per via. Alle 5 dalla Cartiera uscì un camion carico di casse di 'pelur' per sigarette. Si fermò in piazza dove convennero tutte le autorità. Allora ci fecero salire sul camion, e loro con noi, con le armi puntate, cosa che non era nei patti, i fascisti accovacciati e noi in esponente. Il camion partì. Dicevo a F. che ce la saremmo cavata con una passeggiata fino a Borgosesia: infatti eravamo tutti allegri, quasi.
Si rideva dell'ansia che dimostravano le donne. Il paese era tutto fuori a vederci partire.
Quando fummo alla Pietra Bianca un milite esaltato come vide un uomo in una vigna esclamò: 'Ecco là un bastardo di un partigiano' e sparò. Il camion si ferma, si domanda che c'è stato, si chiarisce la cosa, si rimprovera quello che ha sparato e si prosegue. A Vintebbio, appena voltato alla curva, tutta la gente del paese, visto quel camion di armati, si dà alla fuga, tra essi si videro due partigiani, allora principiò una sparatoria d'inferno. Balzarono tutti a terra e marciarono all'assalto. Noi ci calammo dall'alto del carico e riparammo in una casa. Dopo mezz'ora di sparatoria tornarono, mentre noi si era vigilati. Portando una giacca di partigiano, un altro portava due stivali, avevano bruciato una casa a colpi di bombe a mano. Noi ci rifiutammo di risalire, ma il tenente ci minacciò di accopparci sul posto. Risalimmo, un milite chiese una sigaretta, Ferla Italo gliela diede. Ripartimmo, in fondo al rettilineo, ad un tratto c'investì una raffica di mitraglia: io sentii un colpo terribile nel braccio destro, fu un attimo. Gino Bisigato, alla mia destra si buttò a capofitto giù dal camion. Lo vidi rotolare sull'asfalto, mentre alla mia sinistra Italo Ferla cadeva e nello stesso istante vidi il suo cranio battere sulla strada e dal cranio uscirgli le cervella, così che per me fu una sola impressione, il salto di Gino, e il cranio di Ferla, associato ad un macabro scricchiolio di ossa rotte, seppi dopo che un fascista, colpito alla fronte, era caduto con la testa sotto una ruota ed era quello stesso che aveva derubato la casa di Vintebbio. In seguito a questa simultanea impressione, ebbi paura di precipitarmi a terra e attesi sotto le raffiche la fermata del camion, poi saltai giù, mi misi dietro la ruota estrema del rimorchio, vicino la testa di Ferla. Fabrizio si arrampicava alla corda temendo le pallottole che rimbalzavano sull'asfalto. In quel momento vidi una faccia spaventosa: un fascista ferito al viso, grondante sangue dal mento e dal naso, con le mani penzoloni, esse pure insanguinate, piangeva e chiamava il tenente36. Alla prima tregua pensai che era meglio svignarsela, perciò balzai in un fossato sopra il quale in un punto c'era un riparo di cemento. Là sotto c'era Brustia con una caviglia rotta, un fascista con un piede schiacciato dal camion e un altro con una larga ferita alla coscia. Intanto piovevano i colpi, finché il tenente gridò: 'Vigliacchi sparate sui borghesi' e gli altri: 'Vigliacchi che ne fate scudo' e giù una nuova raffica. Io ero rimasto l'ultimo borghese in quel ridotto. C'era Brustia che si lamentava. In quel mentre Gino ritornò per prendere il soprabito e passando mi disse: 'Vieni via'. Io guardai ancora Brustia. Egli esclamò: 'Mi lasciate solo'. Ma io non potevo soccorrerlo. Intanto sparavano ancora e a un autista del camion, coricato bocconi le pallottole tagliavano a striscie il giaccone. Promisi a Brustia di mandargli giù soccorso e mi avviai con Gino che teneva un braccio penzoloni, ma non era rotto, lungo il fossato, fuori tiro, temevo solo che ci fermassero, viaggiavamo per gabbi37, nel letto del fossato, in vista di Vintebbio scorsi tre. Mi chiamarono, era Fabrizio che reggeva Mario Agradi, aiutato da uno di Bornate. Li aiutai. Andammo a casa dei Gerlo. Mario si scoprì, aveva una ferita di 25 cm in una coscia e la schiena tutta strisciata. Li lasciai e fattami prestare una bici, venni su ad avvisare la famiglia Brustia. Tutto il paese era fuori, mi si circondò, mi si chiese, mi sovvenne che Gino mi aveva detto che aveva chiamato Pierino Carera, ma che non aveva risposto. Sulla contrada c'era Giovanni Piolo, lo rassicurai del fratello Remigio che avevo veduto per la strada. Dopo andai dal parroco a dirgli dei morti. Era esterrefatto.
L'indomani si portarono su le salme, due borghesi e un militare. Gli altri si erano arresi. Lo rividi nell'Umpa, si parlò là, in presenza dei morti. Il loro compagno era una figura macabra, spaventosa, la bocca aveva una smorfia orrenda nei denti spezzati, la testa tutta era schiacciata, piatta. Era ancora coperto di zucchero rubato nel saccheggio di Vintebbio. Dopo pranzo ci fu lo scambio dei prigionieri. Loro ebbero otto feriti e un morto, noi borghesi tre feriti e due morti, fuori Gino che ha solo una spalla slogata e io che ebbi una pallottola di striscio in un braccio che mi trapassò il paltò, la maglia e mi strisciò di bruciato il polso [...]. Alla sera Dante tornando dal mercato della verdura, è stato fermato sulla strada per raccogliere i feriti e portarli all'Ospedale di Gattinara".
2 marzo. "Stamattina ci fu la sepoltura dei due morti".
3 marzo. "Oggi venne su una compagnia di fascisti. Io e F. abbiamo tagliato un buco nei tetti della cartiera per scappare in caso di necessità".
16 marzo. "Ieri sera i partigiani a Grignasco hanno fatto saltare un camion di tedeschi38 e oggi hanno preso d'assalto i presidi di Romagnano e Borgosesia39. L'autoblindo dei fascisti dalla strada di Grignasco ha sparato sulle nostre colline, iniziando un vasto incendio dei boschi. Alle 15 sono andato su per spegnerlo. Sparavano ancora. Alla sera ho lottato da solo fino all'estremo, ma verso le 20 ho dovuto desistere".
22 marzo. "Oggi entrati alle sei, alle dieci sono venuti giù i tedeschi da Borgosesia e hanno bloccato la cartiera, hanno fatto perquisizione per tutto lo stabilimento, noi siamo stati lì tutto il giorno. A me hanno preso i vestiti da borghese per indossarli e fare un'azione non so dove. A Vintebbio hanno trovato il figlio di A. D. e interrogato disse che suo padre aiutava i partigiani.
Tornati in Cartiera hanno chiamato l'A. in portineria e gli hanno fatto la faccia come un cuscino a forza di schiaffi dati con la mano ferrata. Volevano fucilarlo, non so cosa li abbia trattenuti dal farlo. Poi hanno preso il P. B., condotto in portineria e preso a schiaffi talmente che ogni manrovescio cadeva in terra, volevano sapere dov'erano i partigiani. Alle 19 ci hanno incolonnati selezionandoci per leva ed inviando a casa i più anziani, e portati a Borgosesia tra il pianto delle donne, tutte accorse a vederci partire. Noi eravamo in grande apprensione per la sorte nostra. Nella piazza del Comune c'era già un altro gruppo di ostaggi che, seppimo poi, essere serravallesi prelevati in giro per il paese. In tutto eravamo in 180. Insomma ci hanno tenuti là da Giovedì fino a Sabato sera. Le donne ci portavano da mangiare e si dormiva per terra accavallati uno sull'altro, ho veduto la C., M., L. C., la quale è venuta su e abbiamo parlato un po' insieme, alla sera di sabato ci hanno lasciati liberi, tutte le donne ci aspettavano. Abbiamo formato una lunga e chiassosa colonna da Borgosesia a Serravalle. Ora tutto il paese era fuori ad aspettarci. Abbiamo passato dei brutti momenti dubbiosi della nostra sorte là in quella piazza ove una ventina di persone sono state uccise da un anno in qua. Credevo proprio che ci imbarcassero per la Germania. C'era anche Dante.
Ogni tanto ne facevano scendere in piazza un gruppo in fila, un occhio che li conosceva nascosto li indicava come sospetti e venivano messi da parte. Qualcuno ha tentato la fuga come 'Giursun', capo pastalegno, che, complice un elettricista, si è allontanato con una scala in spalla. Noi giovani guardavamo i tetti di fronte, misurando se era possibile con un balzo raggiungerli, ma una delegazione di anziani ci dissuase temendo una reazione su di loro. D'altronde dal cortile eravamo sorvegliati".
31 marzo. "Vigilia di Pasqua. A Quinto gli inglesi hanno mitragliato un camion della Cartiera. Ci sono tre morti e parecchi feriti".
4 aprile. "Sono stato rieletto membro della commissione di fabbrica".
24 aprile. "I tedeschi e i fascisti hanno lasciato la Valsesia. In paese sono subito sorti i Comitati clandestini di liberazione. Alle 11 si è fermato lo stabilimento. Alla sera è venuto giù Moscatelli e ha insediato il Sindaco Francesco Ferrara".
25 aprile. "Stasera si sono riaccese le luci nel paese. Stamattina abbiamo dato le dimissioni da Commissione voluta dalla Repubblica Sociale, c'è stata la riunione sul ballatoio della spedizione".
26 aprile. "Giunge notizia che Milano è insorta. Verso sera si trasmette da Milano libera, intanto i partigiani iniziano l'epurazione, hanno arrestato anche la D.".
Una sola frase, lapidaria, ma dietro c'è il disappunto ed il timore per la sorte di una cara amica. È molto semplice dividere i buoni dai cattivi, ma se tra i "cattivi" c'è un nostro caro amico, come ci comporteremmo? Prevarrebbe la razionalità o il sentimento?
1 maggio. "Dopo 20 anni la festa del 1 maggio, festa dei Lavoratori, è stata di nuovo celebrata".
Notiamo l'uso del verbo solitamente riservato per cerimonie rituali e in specifico per la messa: il poter nuovamente festeggiare il 1 maggio ha per Angelo un significato profondo e sacro.
2 maggio. "La guerra in Italia è finita. I Tedeschi hanno chiesto la resa. Per ricordare questa data è venuta giù una spanna di neve. Il freddo è sceso allo zero".
6 maggio. "Alle 16.30 di oggi è suonata la sirena che tante volte ci ha annunziato l'allarme, stavolta per annunciare che la guerra è finita. La Germania ormai tutta occupata ha accettato la resa, senza condizioni. Il paese è in festa. Stasera si ballava nel Dopolavoro. Io in fondo al cuore ho una grande tristezza. Non so perché. Mentre scrivo passa dalla via un suono di violino e chitarra. Poco dopo i partigiani sparano raffiche di mitra per allegrezza. È mezzanotte".
18 maggio. "Alle 21 di oggi è venuto a Serravalle Gemisto e ha parlato dal balcone della Casa del Popolo. Ha illustrato il programma dei comunisti. Con G. F. e N. e altri compagni lo abbiamo applaudito trascinando anche la massa".
5 giugno. "Sono mortalmente stanco. Ho combattuto tutto il giorno contro l'incoscienza del Fronte della Gioventù che sta organizzando un veglione in grande stile. Alle 11 ho trovato F. che tornava in bicicletta e mi disse che avendo parlato con i capitalisti ha concluso che si stanno organizzando ai nostri danni".
La tanto sospirata fine della guerra, la Liberazione, portano gioia e voglia di ricominciare subito a ricostruire. È però difficile dimenticare quel che c'è stato, ricomporre quelle profonde fratture nel tessuto sociale e familiare, darsi una ragione delle perdite.


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