Laura Manione - Piero Ambrosio (a cura di)

1947: l'anno della Costituente
Immagini dei Fotocronisti Baita



Il vocabolo costituente, nonostante sia inserito come contrassegno nel titolo di una mostra sul 1947, permette di superare il significato strettamente politico e di adattarsi a una ricerca che, oltre a indagare un periodo storico, si serve specificamente della fotografia per rappresentarlo. Costituente, come forma verbale, rimanda all'azione del fondare; in linguistica all'unità che concorre a sviluppare una sintassi più ampia.
A ridosso della tragica esperienza dittatoriale e bellica italiana, i fotografi ravvisarono l'urgenza - civile oltre che autoriale - di edificare la loro pratica su nuove basi, libere da ogni repressione di regime e strutturate unicamente intorno al desiderio di trascrivere con realismo le condizioni dell'Italia. Anche Luciano Giachetti e Adriano Ferraris, ex partigiani e da due anni titolari dell'agenzia Fotocronisti Baita a Vercelli, avvertirono uguali pulsioni espressive, anche se parzialmente soffocate dalle esigenze commerciali di uno studio di provincia e da un lavoro che spesso si rivelava ripetitivo.
L'idea stessa della costruzione, o meglio della ri-costruzione, è interpretata da diverse immagini: in maniera più didascalica negli esempi dedicati ai manifesti o ai lavori di ripristino del ponte ferroviario sulla Sesia, bombardato durante la guerra. In forma più evocativa, nella documentazione del rinnovato e spontaneo ripopolamento delle piazze, dell'istituzione di nuovi simboli politici e della ripresa lavorativa.
Il senso filologico che assume il termine costituente presta ancor più il fianco a riflessioni ispirate dalla fotografia. Appurato che il secondo dopoguerra portò a una complessa ridefinizione del linguaggio fotografico, ciò che interessa maggiormente, in questo frangente, è proprio il rapporto grammaticale fra i singoli scatti e le varie sequenze. Certe immagini riescono a vivere e comunicare anche isolate dai nuclei tematici a cui sono state sottratte, comportandosi come parole chiave, titoli, a volte esclamazioni. Altre, invece, manifestano appieno il loro valore se riproposte a gruppi, nella progressione originale di ripresa, quasi fossero pensieri o racconti brevi.

Due furono i vercellesi impegnati nell'Assemblea costituente, che nel 1947 elaborò la Costituzione della Repubblica italiana: il democristiano Ermenegildo Bertola, trentottenne insegnante di filosofia, eletto con 26.543 voti, e il comunista Francesco Leone, quarantottenne dirigente di partito, eletto con 36.275 voti. Entrambi avevano partecipato alla Resistenza: il primo come presidente del Cln provinciale, il secondo (che aveva scontato sei anni di carcere, comminatigli dal Tribunale speciale fascista, e che aveva partecipato alla difesa della Repubblica spagnola) come componente del comando generale del Corpo volontari della libertà.
La provincia di Vercelli aveva inoltre eletto i biellesi Giuseppe Pella, democristiano, con 25.632 voti; Virgilio Luisetti ed Ernesto Carpano Maglioli, socialisti, rispettivamente con 27.509 e 27.207 voti; Vittorio Flecchia e Francesco Moranino, comunisti, già dirigenti della Resistenza, con 13.423 e 11.009 voti, e il valsesiano Vincenzo "Cino" Moscatelli, comunista, già commissario di guerra del Comando zona Valsesia del Corpo volontari della libertà, che aveva ottenuto 45.282 voti (uno dei consensi più alti ad eletti piemontesi).
Inoltre il biellese Pietro Secchia, comunista, e il valsesiano Giulio Pastore, democristiano, entrambi dirigenti politici, erano stati eletti nel collegio unico nazionale.
Bertola intervenne in discussioni nell'assemblea plenaria e presentò numerose interrogazioni, riguardanti in particolare la scuola e l'economia agricola; anche Leone contribuì ai lavori della Costituente presentando interrogazioni ma, essendo soprattutto uomo d'azione, concentrò il suo impegno prevalentemente nell'ambito del partito, come è documentato anche da molti servizi dei Fotocronisti Baita.
Nel 1947 la partecipazione alla vita politica fu notevole anche a Vercelli: numerosi i comizi e altre iniziative che richiamarono migliaia di persone, che gremivano le piazze e le vie cittadine. Molti furono anche i dirigenti politici di rilievo che vi presero parte: tra questi i costituenti Giuseppe Pella (anche nella sua veste di ministro delle Finanze) e Umberto Terracini, che dell'Assemblea fu presidente.