Alberto Lovatto
La banda musicale di Portula Matrice
Storia e tradizioni
"l'impegno", a. XV, n. 2, agosto 1995
© Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nelle province di Biella e Vercelli.
È consentito l'utilizzo solo citando la fonte.
Quello qui di seguito pubblicato è uno stralcio del libro "Cento anni di banda a Portula Matrice nei
documenti e nelle testimonianze dei suoi musicanti", stampato dal corpo musicale di
Portula1 in occasione del centesimo anniversario della fondazione e da me curato. Elaborazione di materiali documentari emersi dalla
ricerca sulle bande musicali locali in Valsesia e Valsessera, condotta da Enrico Strobino e da me, sono apparse
in altre occasioni nelle pagine di questa
rivista2.
Se la ricerca sull'intera area tentava di ritrovare i fili comuni che unirono le esperienze dei musicanti
delle diverse bande, lo sviluppo del lavoro a Portula - qui parzialmente pubblicato - ed a
Grignasco3 tentava di ricostruire un rapporto più stretto ed immediato con una diretta e concreta domanda di storia in cui
committente, protagonista e lettore finivano per coincidere, in uno sforzo di autorappresentazione molto forte e, a
volte, difficile, trattandosi non già di una singola persona ma di un gruppo sociale.
La scelta dei due capitoli da riprodurre tuttavia non tiene conto di questo tipo di dinamica ma si connette
alle due precedenti "puntate". Nella prima ci siamo occupati della presenza della pratica musicale orale
nella banda, nella seconda del rapporto fra sodalizi bandistici e fascismo. Qui invece l'attenzione è rivolta da
un lato al tema della costituzione formale della banda come associazione riconosciuta ufficialmente e
dall'altro alla questione del rapporto del ruolo della banda nel quadro delle occasioni festive e celebrative di
una comunità4.
1. La fondazione
In merito alla data di fondazione della banda di Portula Matrice esiste una incertezza. Il più antico
statuto della "Società Filarmonica di Portula Matrice" è del 2 aprile 1894. Esiste però una lettera, datata
1897, relativa ai festeggiamenti per il "quinto anniversario" della fondazione che sposta la nascita al 1892.
A proposito della contraddizione la versione che pare accogliere in paese maggior credito è che la banda
esista dal 1892, ma si costituisca con atto formale nel 1894, versione credibile oltre che fatto frequente in
molti sodalizi bandistici e non. Che la banda fosse attiva prima del 1894 è dimostrato oltre che dalla lettera
citata anche da alcuni pagamenti, registrati in documenti conservati nell'archivio parrocchiale di Curino e
relativi a servizi effettuati dalla "Musica di Portula" in quella
parrocchia5.
Accettata questa oscillazione di datazione, dedichiamo queste prime pagine alla trascrizione di
alcuni documenti cartacei che, al di là delle informazioni di carattere cronologico, offrono spunti ed
informazioni sulla vita della banda di Portula alla fine del secolo scorso.
1897: il quinto anniversario
Iniziamo dalla lettera di invito al "quinto anniversario", che, come si è detto, fissa la fondazione della
banda al 1892.
"Portula 27 giugno 1897
Spett. Società Filarmonica Trivero
Il giorno 4 Luglio pr.mo questa Società Filarmonica festeggerà il quinto anniversario di sua fondazione e
si reca a dovere invitare le circonvicine consorelle a parteciparvi e presiedere al fraterno banchetto che
verrà dato allo scopo di riunire numerosi gli amici e colleghi.
Sarà per noi di grato ricordo questo lieto giorno e ci proponiamo di fare quanto in noi per renderlo tale
anche agli amici che vorranno onorarci.
Colla occasione si potrà assistere al saggio che i bimbi dell'Asilo daranno alle ore 16, ed alla
liquidazione per pubblico incanto degli oggetti rimasti dal Banco di Beneficenza dell'anno scorso.
Approvato manifesto programma verrà pubblicato e ci faremo premura di inviarne copia a
Codesta Filarmonica.
La quota del pranzo è fissata in L. 3,20 e saremo grati se non più tardi del 2 luglio vorranno le
spettabili consorelle farci avere il numero preciso delle adesioni.
In questa fiducia coi sensi della più sentita gratitudine e nell'animo di stringervi fraternamente la mano vi
porgiamo i nostri ossequiosi saluti.
Il Presidente Alciato Virginio".
La lettera ci informa su alcuni aspetti interessanti. Il primo, rilevante, che "Alciato Virginio", iscritto,
come vedremo, fra i fondatori nel 1894, è il presidente, e forse il primo, della Società portulese. Ma anche
altre annotazioni risultano stimolanti per la ricerca. L'invito alle "circonvicine consorelle" ad assistere al
saggio dei bambini dell'asilo, ci lascia immaginare quanto questo semplice evento fosse sentito come
importamte per la comunità. L'asilo, costruito con il concorso di tutta la popolazione, con sede in un edificio che
per dimensione supera tutti quelli del paese, ed inaugurato nel 1895, costituiva certo un vanto di non
poco conto.
L'invito a prender parte alla "liquidazione per pubblico incanto degli oggetti rimasti dal Banco di
Beneficenza dell'anno scorso" lascia invece intuire un contesto che, sul piano delle relazioni, si fondava su
comportamenti sociali ben diversi dagli attuali.
Par di capire che alla celebrazione non sia stata invitata solo la Filarmonica di Trivero. Alla data della
lettera le "circonvicine consorelle" in attività erano, per stare a quelle presenti nei comuni confinanti, la banda
di Villa e di Zuccaro-Formantero a Coggiola, la banda di Flecchia, di Pratrivero e, a Trivero, quella di
Trivero Matrice e della Borgata Fila6. Nulla purtroppo è rimasto negli archivi della banda a documentare l'evento
se non la risposta della filarmonica triverese costretta, per precedenti impegni, a declinare l'invito.
Trattandosi del poco rimasto, trascriviamo anche questo secondo documento.
"Risposta alla Presente della Filarmonica di Portula Matrice
Siamo dispiaciuti di non poter prendere parte alla festa di codesta onorevole Filarmonica essendo da noi
il giorno 4 luglio impegnati per la festa di San Bernardo nel nostro Comune.
Facciamo sinceri auguri per la ottima riuscita della vostra festa e vi ringraziamo del gentile invito.
Per la società Filarmonica di Trivero Matrice Il Presidente Ubertalli Federico, 1 luglio 1897".
Lo Statuto del 1894
Altrettanto utile, per la ricostruzione della vita della nascente (o neonata) filarmonica, risulta la lettura
dello statuto o meglio, degli statuti. Sia nel primo che nel secondo caso non si tratta di statuti molto diversi
da quelli di altre bande locali di piccola dimensione, più simili ad un "regolamento di disciplina" che ad
un vero statuto di una società. Non che manchino indicazioni sulla struttura e gli ordinamenti degli
organi dirigenti, ma al loro funzionamento, ridotti numericamente data la dimensione del "corpo sociale",
sono dedicati solo pochi articoli. Maggiore peso assume invece la necessità e la volontà di regolare il
comportamento dei musicanti. Sulla base di queste regole comunque i fondatori della "Società Filarmonica di Portula
Matrice" hanno gestito l'attività della banda; regole efficaci se, nonostante le iniziali precauzioni, hanno
saputo avviare un sodalizio in grado di durare cento anni.
"Statuto Organico della Società Filarmonica di Portula Matrice
Articolo 1. È costituita fra i sottoscritti una società avente per oggetto lo studio e l'incremento della
Musica, essa avrà sede in Portula Matrice ed avrà principio col giorno primo Aprile milleottocentonovantaquattro
e durerà tre anni colla scadenza di anno in anno.
Articolo 2. La Società si compone di azionisti, dilettanti e di allievi dilettanti, tutti sono obbligati
all'osservanza ed adempimento di tutte le prescrizioni stabilite col presente statuto, nonché di quelle che potrebbero
stabilirsi posteriormente.
Articolo 3. La Società avrà un Presidente ed un vicepresidente, un segretario ed un cassiere quali
saranno eletti dall'intero corpo sociale a maggioranza di voti e dureranno in carica un anno e potranno essere rieletti.
Articolo 4. Spetta al Presidente di convocare il corpo sociale, presiedere le adunanze, eseguire e far
eseguire le deliberazioni e pagamenti a farsi, proporre le spese occorrenti, di accettare i Festini cui la Società
venisse richiesta, di pattuire e ritirare la mercede convenuta, di stabilire l'ora ed il giorno tanto delle elezioni
[lezioni] che delle ripetizioni, di rappresentare la Società in giudizio, ed i soci debbono a lui obbedienza rispetto
e soggezione in ogni cosa.
Articolo 5. Il Presidente delibera inoltre sulle spese a farsi, sulle multe da infliggersi, ed in genere per
tutto quanto interessa la Società purché la somma non sia maggiore di Lire Dieci. Il Tesoriere ritirerà i
mensili pagati dal corpo sociale e le multe inflitte, eseguisce i pagamenti ordinati dal Presidente e renderà i conti
alla fine di ogni bimestre.
Articolo 6. I mensili a pagarsi da ogni singolo socio saranno di Lire Una e centesimi cinquanta, spetterà
al Presidente di crescere o diminuire la quota.
Articolo 7. Tutti i Dilettanti ed allievi sono obbligati di intervenire ai Festini a cui fossero richiesti, ed
avranno diritto ad uguale mercede, sono inoltre obbligati di intervenire alle lezioni e ripetizioni nei giorni
ed ore dal Presidente fissate d'accordo col maestro e chi mancherà alla medesima incorrerà nella multa
di centesimi Cinquanta.
Articolo 8. Il Socio che senza causa legittima mancherà ad un Festino sarà aggravato di una multa di
Lire Due.
Articolo 9. Qualunque Socio che intendesse cessare o realmente cessasse di far parte della Società prima
del termine stabilito, oltre alla multa di Lire venticinque nella quale incorrerà, non avrà più diritto sugli
effetti sociali.
Articolo 10. Un Socio che mutasse domicilio alla distanza di chilometri cinque dalla sede della
Società resterà libero, ma sarà obbligato a pagare lire cinque annue sino al termine della convenzione; alla
distanza di tre chilometri il socio avrà l'obbligo di venire alle lezioni almeno una volta ogni quindici giorni, ed
altre volte qualora ne fosse richiesto.
Articolo 11. Se l'intiero corpo sociale o parte del medesimo venisse richiesto ad una Festa o Festino e che
un socio comandato dal Presidente o Vicepresidente non prendesse parte non potrà esentarsi tranne in caso
di morte di qualcuno della famiglia potrà però andar esente negli altri casi mediante ne metta un altro in
sua vece che suona il medesimo strumento e che non sia di minor forza e ciò a sue spese posto il caso
che oltrepassasse la somma individuale che tocca in detta Festa o Festino.
Articolo 12. Non si potrà aggiustar Festa o Festini colla Batteria se non vi sia un numero di dieci
strumenti a fiato.
Articolo 13. Terminata la Festa o Festino il Presidente o chi per esso appena licenziati, i Dilettanti
non potranno più suonare se saranno in numero minore di cinque.
Articolo 14. Il socio che smarrisse il libretto di pezzi musicali sarà tenuto ed obbligato provvedersene
un altro a sue spese.
Articolo 15. Qualunque Socio che nella Sala Sociale o fuori mancasse di rispetto al Maestro o al
Presidente o che cercasse di promuovere atti di insubordinazione sarà punito con la multa di Lire Una la prima volta,
di Lire Due la seconda e la terza, dietro deliberazione dell'assemblea generale potrà essere espulso dalla
Società; in caso di espulsione non avrà diritto né pretesa sopra gli effetti della Società.
Articolo 16. Qualunque socio che al termine della presente convenzione non volesse più far parte
della Società avrà diritto solo del fondo di cassa; qualora non vi fosse più il numero di dieci soci avrà diritto
alla divisione di ogni cosa.
Articolo 17. I Soci allievi non avranno diritto ad alcuna mercede che venisse divisa fra i soci effettivi
finché il maestro non li dichiari capaci di eseguire la loro parte come gli effettivi e devono aver pagato per
intiero la loro quota d'ammissione.
Articolo 18. I Dilettanti da canto [le prime parti] non saranno obbligati di recarsi alle ripetizioni quando
non si trattasse di sua parte. I medesimi pagheranno solamente la metà dei mensili degli altri soci e
godranno tutti i diritti che godranno gli altri.
Articolo 19. Le rate a pagarsi dai Singoli Soci saranno versate a mani del
cassiere anticipatamente la prima Domenica di ogni mese; il socio che non pagasse puntualmente le rate spettantegli nel primo mese
incorrerà in una multa di centesimi venticinque.
Articolo 20. Venendo sciolta la Società i pezzi musicali si rimetteranno nelle mani di un terzo eletto
dall'intero Corpo Sociale, il quale li terrà presso di sé onde siano disponibili per l'impianto di una Musica che non
sia minore di dodici soci.
Articolo 21. Il presente statuto si potrà sempre modificare, previa deliberazione presa dall'assemblea
generale. Si potrà eziandio aumentare altri articoli o diminuirne a seconda delle deliberazioni prese.
Portula il 1 aprile 1894".
Seguono le firme dei fondatori. Per alcuni di loro, minorenni, aveva controfirmato per sicurtà un
parente maggiorenne: "Boggio Alessandro, Fontana Efrem, Boggia Giovanni - Boggia Paolo sicurtà, Marone
Fassolo Lorenzo, Galfione Antonio, Rista Adolfo - Rista Felice sicurtà, Botta Luigi, Botta Euseo - Botta
Luigi sicurtà, Rista Secondino, Botta Mosè - Botta Giovacchino sicurtà, Botta Isidoro, Fontana Erminio,
Alciato Virginio, Galfione Pietro - Galfione Virginio sicurtà, Alciato Botta Paolo - Alciato Botta sicurtà,
Rista Canepa Giacomo, Calcia Ros Giacomo, Scaglia Basiglio, Scaglia Rat Maurizio, Botta Caterina sicurtà
[di] Botta Davide, Rista Ferdinando, Gila Quintino, Alciato Denis".
Redatto il 1 aprile del 1894, l'atto fu "registrato a Bioglio due aprile 1894 al n. 368, Vol.7. atti privati".
Negli archivi della banda è conservato anche un secondo statuto relativo al periodo delle origini della
banda. La forma è più grezza che nel precedente e mancano indicazioni di data, luogo e firme.
Per quanto sicuramente successivo al precedente nulla ci dimostra che sia stato effettivamente approvato ed applicato. Per un
confronto ne trascriviamo qui le parti che hanno modificato la precedente stesura.
Il secondo statuto
"Statuto Organico della società Filarmonica di Portula
Articolo 1. La società si compone di dilettanti, allievi dilettanti e di azionisti; tutti sono obbligati
all'osservanza ed adempimento di tutte le prescrizioni stabilite col presente statuto, nonché di quelle che potrebbero
stabilirsi posteriormente.
Articolo 2 [come l'articolo 3 dello Statuto del 1894]. Articolo 3 [come l'articolo 11]. Articolo 4
[come l'articolo 14].
Articolo 5. Qualunque socio che nella sala sociale o fuori mancasse di rispetto al maestro o a chi ne fa le
veci o al presidente o che cercasse di promuovere atti di insubordinazione sarà punito con la multa di Lire 1
la prima volta, di Lire 3 per la seconda e la terza dietro deliberazione dell'assemblea generale potrà
essere espulso dalla società; in caso di espulsione non avrà diritto ne pretesa sopra gli effetti della società.
Articolo 6. Qualunque socio che al termine della convenzione non volesse più far parte della società
avrà diritto solo del fondo di cassa, qualora non vi fosse più il numero di dieci soci avrà diritto alla divisione
di ogni cosa eccettuato la musica.
Articolo 7 [come l'articolo 20 dello Statuto del 1894].
Articolo 8. Qualunque socio che mancasse alle ripetizioni e non fosse per andare al lavoro o si
presentasse ubbriaco ricorrerà alla multa di L. 0,50. In caso che non giungesse all'ora stabilita dal presidente e che
il corpo sociale avesse già suonato un numero ricorrerà alla multa di L. 0,20. Le adunanze saranno
pubblicate nella sala sociale 15 giorni prima e quel socio che mancasse e non fosse per andare a lavorare ricorrerà
alla multa di L. 1 e i mensili saranno pure pubblicati 8 giorni prima del giorno stabilito. Il socio che per
cause eccezionali non potesse intervenire alle ripetizioni o alle adunanze stabilite avrà il dovere di avvisare
il presidente il più presto possibile. Il socio che avesse lo strumento guasto e che il maestro lo obbligasse
a ripararlo e questo non potesse farne la spesa ne parlerà alla direzione e questa ne provvederà, avrà
l'obbligo di pagarlo entro 3 mesi7. I soci allievi ed effettivi che non avessero pagato la quota di ammissione
nel termine stabilito non avranno diritto ad alcuna mercede. La quota di ammissione sarà di L. 6 e dovrà
essere pagata al termine di mesi 3. Qualunque socio che trasgredisse i regolamenti approvati due o piu
volte dall'intero corpo sociale non avrà a lag[n]arsi se la società le protesterà la cambiale firmata.
Articolo [senza indicazione di numero]. Se un socio divulgasse cose che si dicono nella sede sociale e
che compromettessero la società verrà espulso col protesto della cambiale.
Statuto Organico. Gila [Quintino?]".
Alla data della fondazione della banda l'associazionismo aveva a Portula tradizioni già consolidate.
Una emanazione della Associazione degli operai tessili del circondario di Biella con sede a Portula era
stata fondata il 1 febbraio 1864. Meglio nota come Società di mutuo soccorso "La Provvidenza", contava
nel 1878 ben 487 iscritti poi calati, nel 1894, a 132. La società partecipò nel 1882 alla Esposizione
biellese, ottenendo la medaglia di bronzo, e nel 1898 alla Esposizione di
Torino8.
Le prime attività
Nell'archivio della banda è conservato anche un quadernetto, utilizzato solo per una parte, con riportate
le entrate e le uscite della banda dal 1896 al 1899. Dal "Quaderno Della Filarmonica di Portula
Matrice" trascriviamo alcune parti sempre nell'intento di fornire altri frammenti sulla vita della banda in quei
primi anni di attività. Riportiamo fedelmente il testo del documento, introducendo solo qualche variazione
di carattere grafico ed omettendo le ripetizioni, le parti cancellate, i totali, e le annotazioni e conti "in
brutta", che nel quaderno compaiono qua e là.
A questo proposito credo sia utile una precisazione. Qui come nelle altre trascrizioni non venga
fraintesa l'eventuale presenza di "errori".
Nello scorso secolo, con un processo lento e difficile che si concluderà solo dopo la prima guerra
mondiale, l'italiano, lingua scritta, letteraria e colta, patrimonio delle classi dominanti, veniva in contatto, per effetto
di molti processi sociali, politici e culturali (non ultimo la nascita di associazioni e sodalizi come le
stesse bande di paese) con le classi popolari ed i ceti artigiani ed operai che in genere si esprimevano in dialetto.
Dall'incontro nasceva una terza lingua, "l'italiano popolare", che è sintesi e mediazione fra le
abitudini fonetiche, lessicali e sintattiche del dialetto e le regole della scrittura, "un 'nuovo' italiano, scriveva il linguista
Glauco Sanga, un italiano che non rispetta le regole della lingua letteraria, e che però non è dialetto,
anche se prende molto dai
dialetti"9. Spesso, per pudore, nei testi di storia locale si tende un po' a
nascondere questi "errori" anche se in realtà "errori" non sono ma, semmai, preziose testimonianze di uno scontro
fra esigenze linguistiche ed abitudini comunicazionali diverse e che come tali vanno lette e interpretate.
Fatta questa lunga parentesi, passiamo quindi alla trascrizione del "quaderno" contabile.
"Ottobre - Entrate del terzo trimestre del 1896: Avanzo del secondo trimestre L. 14,50; 23 ottobre ritirato
il saldo del Flicorno L. 10,00; per due multe del mese di settembre Giardino Pietro e Scaglia Maurizio L.
0,50; Ritirato per mensile L. 7,00 [...].
Entrate del mese d Novembre [...]: Prelevato dalla festa di San Martino [a Curino] per la procezione L.
2,50; avanzo per la procezione L. 0,65; prelevato da San Martino L. 0,80.
Entrate Dicembre: multe L. 0,75; prelevato dalla festa di san Bononio [a Curino] L. 2,75; lavanzo
del deposito dellasilo L. 1,70; per tre multe L. 0,75; prelevato dalla festa di San Bononio L. 1,75; avanzo
del deposito della asilo L. 1,70; prelevato per san Martino L. 0,80, per la procesione L. 0,80; deposito
Rista Secondino L. 0,70; deposito di Scalia Maurizio L. 1,75; deposito Mosè L. 1,40; dalla festa di Dicembre
L. 5,65.
[conti firmati da] Galfione Pietro.
[1897] Entrate del quarto trimestre: avanzo del terzo trimestre L. 11,70; offerta da Gila Quintino L. 2,00;
per lacoletta [colletta] dell'untimo giorno del Carnevale L. 0,75; a Vanzo dell'untimo Giorno del Carnevale
L. 17,55; multe [riportiamo i soli elenchi senza le indicazioni delle quote]: Taverna Alfredo, Rista
Secondino, Fassolo Lorenzo, Rista Ferdinando, Boggio Alessandro, Fontana Efrem, Ubertalli
Bartolomeo, Gila Quintino; [Elenco dei musicanti che versano la quota mensile]: Alciato Virginio, Scaglia Maurizio, Fassolo
Lorenzo, Gila Quintino, Fontana Efrem, Botta Davide, Botta Luigi, Galfione Pietro, Rista Ferdinando, Rista
Secondino, Boggia Ilario Alessandro, Botta Mosè, Fagnola Battista, Taverna Alfredo, Ubertalli Bartolomeo,
Botto Aristodemo [...].
Mensile [quote versate dai musicanti] di Maggio L. 14,00; mensile di Giugno L. 18,00, ricevuto dal
comitato della festa della musica L. 143,55; avanzo Bicchierate L. 0,50; mensile di Giugno L. 9,00; mensile di
Luglio L. 9,00; avanzo fatto nella Festa di San Martino li 14 di novembre L. 6,30; delli 8 dicembre L. 6,05".
Qui finisce il rendiconto delle entrate. Per breve che sia già ne ricaviamo informazioni interessanti.
Su alcune torneremo, ma conviene fin d'ora sottolineare alcuni aspetti. I musicanti in quegli anni versavano
alla società una quota mensile facendosi quindi direttamente carico del mantenimento della banda.
Già abbiamo parlato dei servizi a Curino, effettuati per le feste di San Martino e di San Bononio: a
quella data la banda era dunque già in grado di prestare con dignità la propria opera anche fuori dal paese.
Sempre in relazione ai servizi scopriamo ad esempio che la banda partecipava (con una colletta) alla festa
dell'ultimo giorno di carnevale che è tradizione oggi scomparsa.
Sempre relativamente agli stessi anni vediamo ora le uscite, trascrivendole integralmente con la sola
omissione delle ripetizioni non significative ed inserendo anche qui, fra parentesi quadre, alcune integrazioni.
"[1897] Uscite: Giugno 20, pagato per musiche L. 32,00; Luglio 18, pagato per carta L. 2,70; per spesa
fatta alla Cantina Della Mecca il giorno della festa L. 11,05; pagato li 12 agosto al maestro L. 35,00; Settembre
2, per il fitto della sala per 5 mesi L. 2,00; Settembre 18, per una pelle del tamburo L. 2,00; per carta e
marca da bollo e un litro di petrolio L. 0,85; Settembre 18, per il permesso di suonare e per diritto al
Comune L. 0,80; Settembre 2, per la copiatura di una marcia L. 2,00; Dicembre 18, per un litro di Petrolio
L. 0,70; Dicembre 18, per il fitto della stanza 4 mesi L. 8,00.
1898: Marzo, pagato il saldo del conto al maestro come da sua ricevuta L. 12,75; Marzo, pagato a
Galfione Pietro per un travicello smarrito L. 2,00; per un errore fatto nel pagare il maestro il giorno della festa
della Musica 4 luglio 1897 L. 4,00; Aprile 20, per una allegria fatta insieme al ritorno di un socio L. 8,40; per
la copiatura di una marcia per titolo l'Aquila L. 2,00, pagato il fido dei mesi di Gennaio Febbraio Marzo
L. 6,00 [...].
Ottobre 1898, uscite terzo trimestre: per un quaderno e carta da scrivere L. 0,20; spesa per un francobollo
L. 0,35; per due prove il Maestro L. 10,00; per una marcia L. 5,00; per il fitto della Sala L. 2,00.
Uscite del mese di Novembre: per il fitto della Sala L. 2,00; per la partitura della messa L. 8,00; per la
carta della partitura L. 0,50.
Uscita Dicembre: per il fitto della Sala L. 2,00; pagato per la Mazzulcha [mazurca?] n.mo 10, L. 5,00;
per il Maestro L. 10,00; per bosco L. 0,80.
Uscite del quarto trimestre [...]: per i timpano L. 1,00".
L'organico del 1898
Nel "Quaderno della Filarmonica di Portula" è riportato un elenco dei soci con relativa tabella del
pagamento della quota sociale. Per quanto non vi sia indicato lo strumento suonato, è presumibile che tutti i soci
fossero all'epoca, come è stato poi, suonatori. Quello che ne risulta potrebbe dunque essere l'organico della
banda al 1898: Alciato Virginio, Boggio Alessandro, Botto Aristodemo, Botta Davide, Botta Isidoro, Botta
Luigi, Boatta Mosè, Fagnola Battista, Fontana Efrem, Fontana Erminio, Fassolo Lorenzo, Galfione Pietro,
Gila Quintino, Rista Ferdinando, Rista Secondino, Scaglia Maurizio, Taverna Alfredo, Ubertalli Bartolomeo.
2. Feste tradizionali
Tra le feste di Portula alcune si distinguono per una più evidente ritualità dei comportamenti e delle
modalità della partecipazione della banda. Seguiamone quindi lo svolgimento attraverso le testimonianze ed i
ricordi. Si tratta di feste ancora vive nel paese, anche se hanno subito, dal dopoguerra ad oggi, notevoli modificazioni.
La festa dell'8 dicembre
A Portula, come in molta parte del Biellese, si nominavano (e si nominano)
annualmente due ragazze, non sposate, che si impegnano lungo l'anno a raccogliere soldi per la chiesa, soldi che vengono consegnati
al parroco in occasione della festa patronale, che a Portula cade l'8 dicembre.
"lo ho fatto la regina nel 1933. Le
regine sono nate per il mantenimento della chiesa, perché costava,
anzi, costava molto; le entrate erano poche e allora come in tutti i paesi anche a Portula hanno istituito
le regine. Il parroco chiedeva alla famiglia se era contenta che una ragazza facesse la regina e se la famiglia
era d'accordo allora faceva la regina. Noi facevamo le regine in questo senso, io almeno, lavoravamo proprio,
si andava in giro dalle famiglie verso la fine dell'anno, verso novembre a chiedere offerte, ma più che altro
si lavorava, si andava in fabbrica a fare qualche ora in più, io per esempio dall'1 alle 2, in fabbrica, mi
davano la facoltà di fare quell'ora e i soldi li ritiravo per quello. A casa si faceva cucito o ricamo, oppure si
andava a scopare nella ditta Zegna. Non era abitudine vendere, come fanno qualche volta adesso. Per noi era
una festa grande fare le regine, era un onore, perché poi il giorno che si andava fuori, l'8 di dicembre, ci
vestivamo proprio di nuovo. Le due regine facevano il vestito press'a poco uguale, il vestito era libero, ma si faceva
il paletò ed era una grande festa, invece adesso... è festa tutti i giorni. Non mi ricordo bene quanti
soldi avevamo raccolto, ma mi sembra che abbiam portato forse 2.200 lire, nel '33. Il giorno della festa
venivano a prenderci a casa, con la banda, e si andava in parrocchia. Noi non l'abbiamo fatto, perché alla mia
compagna era morta in quell'anno la mamma, allora per il lutto ci siam vestite di nero e non abbiam fatto venire
la musica in casa, altrimenti la musica andava sempre a prendere le regine in casa e poi si passava per il
paese suonando [...]. Andavamo nella casa parrocchiale con la musica e si consegnava al parroco e agli
amministratori quello che avevamo e poi si scendeva in processione fino in chiesa".
Le regine erano scelte a turno nelle diverse frazioni della parrocchia. "Quest'anno toccava alla frazione
Gila quest'anno toccava alla frazione Scaglia e così avanti, ogni anno si cambiava". La banda al completo,
la mattina della festa andava a casa di una delle regine o di entrambe, se era possibile, per chiamarle
ed accompagnarle in piazza. "Alla mattina andavamo a casa delle regine,
ca di réginne e lì c'era la
prima bicchierata, la bicérà,
e poi le accompagnavamo in chiesa" (Matilde
Fontana).
La banda andava a prendere le regine a casa e le accompagnava in piazza, da lì la processione saliva alla
casa parrocchiale, dove le regine consegnavano al parroco ed agli amministratori della chiesa quanto
avevano raccolto durante l'anno. Il corteo quindi scendeva di nuovo in piazza dove incontrava le regine nuove.
A questo punto le regine entravano in chiesa accompagnate dalla banda, quindi la banda usciva a prendere
le regine nuove, quelle dell'anno seguente. Fuori dalla chiesa gli amministratori vendevano un
cero. Accompagnate in chiesa le regine "vecchie" e "nuove", parroco e banda uscivano dalla chiesa una terza
volta per accogliere la processione della gente che portava all'altare il cero acceso, consegnandolo quale
simbolo dell'offerta fatta.
Suonare in chiesa
Questo ingresso della banda in chiesa, praticato fino alla seconda guerra mondiale in modo
continuativo, offre lo spunto per un accenno alla questione del rapporto fra musica bandistica e liturgia. Verso la fine
del secolo scorso all'interno della Chiesa in merito alla gestione delle questioni connesse alla musica
sacra, prevalsero le posizioni che ponevano come prioritaria la necessità di stabilire alcune regole generali
di comportamento. Pur definendosi come innovativo il movimento che si fece fautore di tale riordinamento
invocava il ritorno al passato ed in particolare, sul piano strettamente musicale, sia al recupero della
polifonia cinquecentesca, attraverso la rilettura della figura di Palestrina, quale salvatore della musica liturgica
in contesto post-tridentino, sia attraverso il rilancio del canto gregoriano. Le reti di questo processo
di "restaurazione" erano tenute da figure di musicologi e religiosi legati ai movimenti detti "ceciliani"
che dalla Germania si diffusero, a partire dalla seconda metà dell'Ottocento, anche in
Italia10. Il Motu proprio "Fra le sollecitudini dell'Ufficio Pastorale" di Pio X, emesso nel 1903, raccolse e diede forma prescrittiva
a quanto il cecilianesimo aveva per anni proposto. Da un punto di vista strettamente prescrittivo
l'intervento papale includeva alcune conseguenze dirette: l'esclusione dalla pratica liturgica di qualsiasi strumento
musicale che non fosse l'organo, le manifestazioni polifoniche ad esclusivo appannaggio di cori a voci maschili,
ed un controllo del repertorio che doveva includere solo brani di carattere rigoroso e religiosi,
escludendo dunque quelli troppo fortemente influenzati dallo stile melodrammatico ed operistico in voga. Preceduto
da altri tentativi di arginare la spinta innovativa, che sul piano sociale e culturale oltre che strettamente
musicale travolgeva anche le sorti della Chiesa sul finire del secolo, l'intervento papale portava come dirette
conseguenze all'espulsione dalla Chiesa delle bande, alla diffidenza nei confronti delle manifestazioni musicali
popolari, sia di carattere tradizionale orale sia di quelle più strettamente legate al melodismo ottocentesco.
L'intervento comportò anche modificazioni nella stessa musica organistica anche quella fortemente ispirata da
quella parte della musica colta che trovava apprezzamenti nel pubblico popolare. Il controllo attuato sul
repertorio polivocale liturgico e paraliturgico finì col dare un grave colpo anche al repertorio dei canti religiosi
di tradizione orale popolare la cui definitiva messa in crisi fu poi sancita dagli effetti del rinnovamento
indotto dal Concilio Vaticano II e dalle conseguenze culturali e sociali seguite al
boom economico negli anni cinquanta e sessanta. Le prese di posizione sul piano musicale si muovevano in parallelo ad un intervento più
generale teso ad un riordino dell' "azione popolare cristiana" di fronte al diffondersi crescente, anche a livello
popolare, di istanze laiche e, spesso,
anticlericali11. Da qui la rigidità nei confronti di quei complessi musicali
che partecipano anche a manifestazioni socialiste o a funerali civili o contravvengono ai divieti nei confronti
del ballo.
Di tutto questo la memoria orale è in grado di riportare ricordi vaghi ma significativi.
La "processione" delle regine è riferita da tutti come l'unica occasione in cui la banda entra in chiesa.
Tutti i testimoni concordano sul fatto che in tutto il rito, dentro e fuori la chiesa, non si suonasse in
particolare musica religiosa: 'Non si suonava musica da chiesa si suonava un pezzo di una marcia, l'inizio magari o
il trio, ma non una marcia religiosa".
In passato tuttavia la banda suonava in chiesa. "Io non ho mai visto, ma ricordo che mia mamma mi
raccontava che la banda andava a suonare in chiesa, andava sull'orchestra vicino all'organo e dicevano che
'suonavano i versetti'. Non ne sono sicuro ma mi sembra che suonassero con l'organo. Una volta anche la
musica dell'organo era diversa, era più ritmata di adesso, era simile, in un certo senso, a quella della banda"
(Gilio Botta).
Dei servizi a Curino per San Bononio e San Martino si è già parlato. Nei registri parrocchiali
risultano pagamenti per "musica e coro" e proprio a servizi a Curino fa riferimento la testimonianza seguente:
"La banda andava a suonare i versetti nelle chiese, andavano giù verso Curino anche. In chiesa la banda
andava suonare i versetti insieme all'organo. C'erano anche delle musiche scritte, e la banda suonava anche qui,
mi sembra che suonasse nel coro, invece dell'organo andava la banda, ne ho sentito parlare, ma io non
mi ricordo" (Celso Botta).
Altrettanto sfumato è anche il ricordo delle esecuzioni di canti liturgici di tradizione orale, "canzoni
popolari", come vengono chiamate dai testimoni, eseguite in chiesa ed accompagnate
dall'organo12.
A Natale, per esempio, "quelli che cantavamo noi [classe 1915], quando andavamo noi, erano già i canti
che cantano adesso, 'Tu scendi dalle stelle', 'Astro del ciel'. Invece mio papà, quando andavano loro,
quando andavano ai suoi tempi, cantavano anche all'Epifania e cantavano: 'Noi siamo i tre re venuti dall'Oriente
per adorar Gesù, è il re superiore di tutti i maggiori che al mondo non ci furono giammai, non furono
giammai, non furono giammai'. Per la festa della Madonna cantavano anche: 'Alli otto di settembre, allo spuntar
di quell'aurora, alla mattin ben di bonora, Maria nacque in questo dì' "
(M. Fontana).
La lumbàrda
A fianco delle regine, una volta, c'erano anche i re. Si trattava probabilmente di amministratori della
chiesa che si assumevano compiti particolari e, come tali, erano riconosciuti dalla comunità. Per quel che si
intuisce dalle testimonianze potevano essere anche sposati ed assumere l'incarico per più anni.
"Mi sembra che per l'8 dicembre non c'erano solo le regine, c'erano anche i re.
I re avevano un altro compito, andavano a portare legna, a fare lavori, ed il ricavato serviva per pagare
la banda, questo ai tempi dei tempi...".
Alla figura dei re si lega una ritualità con caratteristiche particolari e interessanti.
"Questi re, che non mi ricordo più se erano proprio re o se erano solo gli amministratori della
chiesa, facevano ballare la
lumbàrda, féu balé la lumbàrda.
La lumbàrda era un'asta cun ténci bindéi,
con tanti nastri colorati in cima, dei nastri colorati appesi. Al suono della musica questi priori, questi due re,
féu balé la lumbàrda, muovevano la
lumbàrda. Era un onore portare la
lumbàrda, farla ballare. Forse la
facevano anche saltare, lanciandola in alto, mi sembra di ricordare, ma ero piccolo allora. Mi ricordo di due che
la facevano ballare, il Fava Camillo Federico, che era di Masseramga, e uno di Scoldo, una
persona simpaticissima, il Barberis Luigi"
(G. Botta).
"La lumbàrda,
l'ho vista proprio da ragazzo, quando ero bambino, era un affare tutto colorato che girava,
era 'n bastun cun ténc còi chi balàu,
un bastone con tanti nastri che ballavano, l'ho vista solo da ragazzo,
poi l'hanno smessa quella roba lì"
(C. Botta).
"Gli ultimi re che mi ricordo sono stati l'Italo Rota Canepa e suo nipote Fontana Espedito. L'Espedito
aveva un anno meno di me, era del '15, e quando me lo ricordo io avrà avuto dieci o undici anni, dunque sarà
stato nel '25 o nel '26 che han fatto gli ultimi re, poi han fatto solo le regine"
(C. Botta).
"Anche quando l'abbiam fatta noi nel 1933, c'era la
lumbàrda. Era come un bastone, con un grande
ciuffo in alto, con un grande ciuffo colorato, e c'erano i priori della chiesa che la portavano. Dalla parrocchia
noi regine andavamo dal parroco a consegnare a lui e a tutta l'amministrazione quello che avevamo raccolto
e poi si scendeva dalla casa parrocchiale in processione fino in chiesa. La
lumbàrda compariva quando le regine scendevano dalla casa parrocchiale, il parroco davanti e dietro i priori che portavano la
lumbàrda, era proprio solo un bastone con dei pennacchi che venivano giù [...]
'fan balé la lumbàrda, l'é fésta
grossa', noi dicevamo così"
(M. Fontana).
Un rito scomparso dunque da oltre sessant'anni ma le cui caratterishche coreutico-musicali, sia pur
solo sommariamente ricostruite dalle testimonianze, sembrano rimandare a comportamenti rituali antichi.
La banda, probabilmente, sostituisce gruppi musicali preesistenti ma scomparsi dal ricordo. A quanto è dato
di capire la lumbàrda veniva fatta "ballare" durante l'esecuzione di un brano qualunque della banda.
Il servizio per la festa dell'8 dicembre si concludeva con i vespri ma i comportamenti del "dopo
servizio" erano fissati da un impegno predefinito, legato cioè a comportamenti dettati dalla tradizione, forse anche
da una tradizione molto recente ma comunque sentita come tale dai testimoni. "Al pomeriggio la banda
andava un anno a Ca di Gile, l'anno dopo a
Ca du Scàja, un altro anno andavamo a Rossato, questo dopo i
vespri [...]. Alla sera invece doveva sempre esserci la cena alla società, a Rossato, ma nel pomeriggio
giravamo nelle frazioni a suonare"
(Aldo Boggia)13.
Festa dell'asilo
L'idea di un mondo popolare immobile che vive di tradizioni arcaiche ed immutabili è tanto diffusa
quanto poco verosimile. Per quanto tendenzialmente conservatore, il mondo popolare è sempre stato vivo ed
in mutamento. Tradizioni antiche e recenti hanno convissuto e convivono quotidianamente. A praticarle
erano e sono persone vive, che ne adattano il funzionamento alle esigenze, gusti, bisogni e possibilità del
momento. Tutto questo è particolarmente evidente nei comportamenti festivi sorti nel secolo scorso, sentiti spesso
dai testimoni come fissati "nei tempi dei tempi", anche se vivi da meno di cento anni. Per la storia di Portula
una festa con queste caratteristiche è quella dell'asilo, sulla quale, proprio per le commistioni fra tradizione
ed innovazione, vale la pena di
soffermarsi14.
Dopo la chiesa parrocchiale l'edificio più grande di Portula Matrice è l'asilo, eretto il 1 ottobre 1895
su progetto di certo Giovanni Ferroggio, lo stesso che disegnò il santuario di Rossiglione. L'orgoglio per
l'opera è facilmente comprensibile se immaginiamo i sacrifici che costò la costruzione e, successivamente,
il mantenimento di una struttura di quelle dimensioni. Voluto dall'allora parroco don Lorenzo Scalabrino,
alla sua morte i lavori furono proseguiti da un comitato, che si costituiva in ente morale nel 1888, portando
a termine l'opera e successivamente occupandosi dell'amministrazione dell'asilo
stesso15.
La festa dell'asilo presenta, nel suo svolgersi e nei racconti, aspetti contraddittori e non tutti chiariti. La
festa si apriva, al mattino, con una raccolta itinerante di offerte detta "riffa dell'asilo", una questua cui
partecipava la banda. Si formava una squadra di musicanti che faceva il giro di tutte le frazioni del paese:
Rossato, Boera, Solivo, Allera, Camusso, Fagnola, Scaglia, Galfione, Gila, Chiosasco, Chiesa. Se i musicanti
presenti erano in numero sufficiente allora si formavano due squadre, una per la parte bassa del paese e l'altra
per la parte alta. "Andavamo nella frazione, suonavamo e nel frattempo c'erano gli addetti che andavano alla
riffa. Questo si faceva solo per la festa d'asilo e per la banda era un servizio. Se la squadra era
abbastanza numerosa da poter eseguire tutte le parti allora si suonavano le marce della banda, se erano in pochi,
o quando facevano due squadre, allora suonavano ballabili, suonavano a memoria [...]. Partivamo alla
mattina, e con noi c'erano due del Comitato pro asilo che si mettevano al braccio una fascetta blu con scritto
'Comitato' e si girava per le frazioni a suonare"
(G. Botta).
"Non suonavamo un pezzo per ogni porta, se ne suonava uno per ogni cortile... e cara grazia se finivi
per mezzogiorno! Dopo la guerra non l'abbiam fatta più. Quando sia cominciata non so, dopo la guerra
quando la musica era un po' in crisi, non in crisi di passione ma in crisi di elementi, non si poteva più sostenere
una cosa del genere".
Per quanto essenzialmente collegata alla festa dell'asilo la riffa è stata organizzata anche in altre
circostanze. "Fé la riffa vuol dire fare una colletta, andare a prendere la carità, l'accattonaggio, la catulla, ecco [...] Per
la banda l'abbiam fatta una volta la riffa, nel 1974, per raccogliere i soldi per la divisa e anche allora
abbiam trovato una accoglienza buona, in diversi posti, nei diversi cortili, nei diversi piccoli agglomerati"
(Ernani Boggia).
"La riffa c'è sempre stata ma adesso, è forse da dopo la guerra non la facciamo più la riffa, la fanno ma
senza banda, vanno in giro così. Invece a Castagnea la facciamo ancora la riffa, ed è ancora un'usanza come
una volta, ma lì la fanno per la festa patronale"
(C. Botta).
Festa civile
"La Festa dell'asilo era la festa pro asilo, e una volta la chiamavano la festa civile ed era il 20 di
settembre, che era la festa in ricordo di Porta Pia ed era chiamata la festa civile forse perché aveva un aspetto un
po' anticlericale. La facevano in un prato che si chiama Pian del Botto, in frazione Boera".
Il senso anticlericale della celebrazione della festa del 20 settembre è diffuso, e non solo a Portula, ed
è pertanto festa osteggiata da clero. Risulta che la prima festa dell'asilo sia stata celebrata il 20
settembre 190316. È poco chiara la ragione della scelta della data, e del perché si siano incontrate la festa di un
asilo, gestito da suore e voluto da un sacerdote, con una festa, quella del 20 settembre, di sapore anticlericale.
Certamente amche a Portula in quei primi anni del secolo non mancavano occasioni di contrasto fra
pensatori laici e clericali, così come non mancavano, per la Chiesa, occasioni di preoccupazione.
Si racconta ad esempio che la costruzione del monumento a fra Dolcino, voluto dai "liberi pensatori
di Biella", destò notevoli preoccupazioni. Da Portula l'obelisco si vedeva bene e la sua presenza,
"come contraltare a San Bernardo", suscitava discussioni in paese. Si racconta che fu proprio la presenza di
quel monumento ad ispirare in un gruppo di portulesi l'idea del santuario di Rossiglione. Il timore diffuso era
che i "Liberi pensatori" lo acquistassero per costruirvi un altro obelisco, forse dedicato a Margherita, la
compagna di Dolcino17. È episodio forse marginale, ma significativo del clima di confronto fra parte laica e
parte clericale del paese.
Forse proprio in questo clima di contrasti si arrivò alla determinazione di spostare la data della festa dell'asilo.
"Non so dire in che anni facevano la festa il 20 settembre, perché io ho sempre visto farla al
Chiosasco, come è adesso, nella seconda settimana di luglio. Ricordo che per fare la festa aspettavano che i Fila e
gli altri avessero pagato la busta, la busta paga, perché pagavano a quindicina allora, a metà del mese
c'era l'acconto e poi il saldo e allora gli organizzatori ne approfittavano aspettando che la gente avesse
qualche soldo in più" (G. Botto).
Lo spostamento della data della festa si lega, nella memoria proprio all'uso di installare in quella
occasione il ballo pubblico.
"Il ballo lo mettevano alla festa civile, noi la chiamavamo così. Si chiamava così perchè lì c'è una storia,
non so neanche se è giusta: noi come tradizione, come parrocchia si faceva la festa dell'Addolorata a
settembre. Poi, con tutti questi movimenti politici, dei socialisti e di tutto il resto, avevano deciso di fare questa festa
e di mettere anche il ballo proprio per accompagnare la festa. Allora il parroco non ha più voluto fare la
festa religiosa e ha detto: 'Se volete fare una festa, fatevela, ma non accompagnata con la religione', e allora
l'han chiamata la festa civile, e l'hanno spostata press'a poco a luglio, perché il parroco aveva detto: 'Fatela
pure ma in un altro momento, perché il ballo non lo voglio'
" (M. Fontana).
Oltre alla riffa ed al ballo la festa dell'asilo comprendeva anche l'incanto dell'offerta. I genitori dei
bambini che andavano all'asilo offrivano tutti qualche cosa: salami, uova, torte, biscotti, che portavano
all'asilo. Durante la festa, al pomeriggio, la banda andava dal Chiosasco all'asilo a prendere bambini e genitori
che, in processione, portavano l'offerta per l'incanto.
"Quella dell'asilo era proprio una festa sentita da tutti, adesso non la fanno più nello stesso modo. Adesso ci
sono troppe tasse da pagare per fare il ballo, una volta era più alla buona. Dove c'è la festa adesso -
dove adesso è recintato - una volta c'era un prato unico e lì, al pomeriggio, dopo le 5, c'erano un mucchio
di famiglie che andavano là con la loro cesta della merenda ed era pieno di gente"
(G. Botta).
| |