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Piero Ambrosio (a cura di), "Festa d'aprile". Immagini fotografiche della Liberazione dall'occupazione tedesca e dalla ventennale dittatura fascista: la conquista della libertà, nell'aprile del 1945, documentata con articoli dell'epoca e soprattutto con la forza delle immagini.

Argante Bocchio - Annibale Giachetti, Le formazioni di Gemisto attraverso le immagini: due comandanti della XII divisione Garibaldi Piero Pajetta "Nedo" ne ripercorrono la storia, che viene fatta rivivere anche dalle fotografie scattate da Luciano Giachetti, documenti storici di grande valore.

Pierangelo Cavanna, Signal", la fotografia come sistema: l'uso della fotografia in "Signal", periodico illustrato tedesco utilizzato in funzione propagandistica, con immagini costruite appositamente per creare un forte impatto sul grande pubblico.

Pierangelo Cavanna, "Simboli che sembrano documenti". L'uso della fotografia nel "Calendario del garibaldino 1938": grazie ad una rarissima copia di una pubblicazione realizzata dal comando della brigata "Garibaldi" durante la guerra civile spagnola sono disponibili alcune decine di fotografie scattate dagli stessi protagonisti nelle pause dei combattimenti.

Luigi Ferraris, Con la "Garibaldi" in Jugoslavia: le memorie di un ufficiale della divisione che dopo l'8 settembre 1943 operò al fianco dei partigiani. A cura di Stefano Gestro.

Laura Manione, "Col cuore e col ferro" davanti all'obiettivo. Una celebrazione fotografica della guerra d'Africa: galleria di immagini tratte da "128a Legione Camicie nere", album fotografico con centinaia di pagine illustrate che raccontano retoricamente la partenza del reparto da Vercelli e la conquista dell'Etiopia.

Laura Manione, Prigioniere della propria immagine. Fotografie di donne vercellesi prima della Liberazione: "la sposa e madre esemplare" e "l'infaticabile lavoratrice" sono i soggetti di fotografie scattate nel Vercellese tra il 1930 e il 1943 reperibili in materiale di produzione controllata dal regime a supporto della sua una politica verso le donne.

Laura Manione, Tipi fotografici: indagine su fotografi e fotoamatori vercellesi e biellesi dal 1890 al 1946, che analizza l'attività di professionisti e dilettanti nelle cui immagini si possono riconoscere le caratteristiche tipiche della fotografia di quel periodo.

Adolfo Mignemi, Fotografi nel Biellese 1943-45: alcune produzioni fotografiche che documentano la Resistenza in una zona che, sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo, fu tra le più significativamente rappresentate del nostro Paese.

Luigi Moranino (a cura di), Immagini fotografiche delle formazioni partigiane. La 2a brigata Garibaldi "E. Angiono (Pensiero)": le immagini di tutti i distaccamenti e cenni di storia della formazione partigiana biellese.


Si veda inoltre nella sezione Storia on line / L'antifascismo in provincia di Vercelli: :

Piero Ambrosio, "La camicia non era più nera...". L' "ordine pubblico" nel Vercellese, nel Biellese e in Valsesia durante i "quarantacinque giorni" secondo i rapporti ufficiali: manifestazioni antifasciste avvenute nel Vercellese, nel Biellese, in Valsesia nel periodo compreso tra il 25 luglio e l'8 settembre 1943, ricostruite grazie ad una serie di documenti conservati nell'Archivio centrale dello Stato, costituiti da rapporti, relazioni, telegrammi della Prefettura, della Questura e dei comandi dei carabinieri di Vercelli, Biella e Varallo inviati alla Direzione generale di Pubblica sicurezza.

Piero Ambrosio, "Pace con giustizia". Luglio 1943. Le manifestazioni di Borgosesia dopo la caduta del fascismo: un episodio dell'antifascismo valsesiano raccontato anche con l'ausilio di una eccezionale documentazione fotografica, che testimonia la partecipazione di centinaia di persone alla manifestazione seguita alla caduta del regime.

Elisa Minoli, Dal 25 luglio all'8 settembre 1943. La caduta del regime fascista e i quarantacinque giorni a Biella: le reazioni della popolazione e degli stessi fascisti nel periodo tra la destituzione di Mussolini e la proclamazione dell’armistizio; le agitazioni operaie dell’agosto ’43, provocate dalla scarsità di garanzie democratiche date dal governo Badoglio; la marginalizzazione dei partiti antifascisti, tenuti ancora sotto controllo e incapaci di creare un vasto consenso sociale.