Monica Favaro
La "razza" italiana: difesa,
identità, aggressione
"l'impegno", a. XVIII, n. 3, dicembre 1998
© Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nelle province di Biella e Vercelli.
È consentito l'utilizzo solo citando la fonte.
La ricerca che ha preceduto la stesura di quest'articolo è stata focalizzata su alcuni giornali biellesi, vercellesi
e valsesiani degli anni 1938-39: lo scopo è stato rilevare quale risonanza abbia avuto, sui periodici locali, la
questione della "razza", culminata alla fine del 1938 con i provvedimenti legislativi razzisti e antiebraici, ma trattata,
dagli organi delle Federazioni fasciste provinciali e altri giornali di varia estrazione, già a metà degli anni trenta e
soprattutto dai primi mesi del 1938. Sulle testate locali, ai provvedimenti che da febbraio a novembre comportarono
l'esclusione degli ebrei dai pubblici uffici e dalle scuole e limitazioni alla vita privata e alla proprietà, si alternarono
energici editoriali favorevoli alla politica razziale.
Affrontare l'argomento "razza" può significare non soltanto occuparsi del risvolto antisemita delle leggi del
1938 e delle successive persecuzioni: il razzismo rappresenta certamente la causa-conseguenza più manifesta, quella
storicamente più evidente, della definizione dell'ideologia e della difesa della razza
italiana1. Tuttavia la teorizzazione della razza avvenne in un momento storico particolarmente delicato per la politica fascista, ne portò alle
estreme conseguenze i postulati nazionalistici e anticipò di un paio d'anni il più clamoroso e tragico tentativo di
ritagliare una posizione economica e politica rilevante per l'Italia, accanto a vicini-alleati non poco
ingombranti2: la macchina propagandistica fascista si mise in moto per indurre nei lettori il "bisogno di razzismo" italiano. La "difesa
della razza", con i suoi risvolti inevitabilmente aggressivi, doveva diventare l'imperativo individuale per ciascun
italiano "tutto d'un pezzo". Fu una situazione tutta da costruire entro il regime: nel rinnovato mito della nobile stirpe
italica andarono a convergere luoghi comuni, argomentazioni ed espressioni linguistiche della retorica fascista,
costruita su potenti antitesi, esempi altisonanti e laconismi, ed elementi studiati
ad hoc dagli scienziati della razza : il
redivivo civis romanus era destinato ad oltrepassare gli angusti confini delle montagne e delle risaie per compiere la
missione a cui Dio l'aveva predestinato.
Antisemitismo di provincia
L'antisemitismo, la prima cartuccia razzista sparata dalla stampa fascista, si rivelò, a giudicare dallo scarso
clamore suscitato a livello locale, un'arma spuntata: si lamentarono ritardi nell'applicazione dei provvedimenti razzisti
e disinteresse di fronte a questo argomento. D'altro canto, prima del 1938, "grande era la [...] fiducia degli Ebrei
che le tre maggiori personalità del paese - il dittatore, il re, il papa -, la tradizione della penisola, il sentimento
della popolazione, la propria piena italianità, le relazioni tra ebrei e non ebrei, avrebbero in un modo o nell'altro
fatto barriera ad una svolta
antiebraica"3.
"La Provincia di Vercelli. Foglio d'ordini della Federazione dei fasci di combattimento di Vercelli" mise in
guardia i lettori dalla tentazione di ritenere il "Manifesto degli scienziati razzisti" l'ultimo grido del duce: se i
dubbiosi "invece di cadere dalle nuvole, candidi stupefatti, si fossero presi la briga di esaminare singolarmente, per
proprio conto, ognuna delle proposizioni che costituiscono ormai le basi del regime fascista [...] si sarebbero accorti che
[...] essi stessi avrebbero risposto, all'incirca, come risposero gli scienziati che le dieci dichiarazioni hanno
elaborato"4.
Per rinfrescare la memoria circa l'antisemitismo serpeggiante in città, il dottor Claudio Calosso intraprenderà,
il 6 febbraio 1939, un excursus sull'attività della "piovra giudaica" a Vercelli; mentre un fedele abbonato
criticherà, il 17 gennaio, il fatto che "le Federazioni dei commercianti e degli industriali, le Società [...] non si siano ancora
decise ad espellere gli ebrei" e che "un giornale cittadino abbia accolto quattro giudei tra i sottoscrittori per il Natale
dei Trovatelli". L'articolo dal quale quest'ultimo brano è tratto rappresenta, peraltro, l'unico caso in cui vi sia un
esplicito riferimento alla situazione locale: pare che le clamorose prese di posizione dei giornalisti non siano state
assimilate o adattate alla situazione locale, quanto piuttosto estrapolate dal contesto politico-sociale nazionale, dai discorsi
di Mussolini, da articoli tratti da testate nazionali e reinserite, non senza
confusioni5, nella realtà vercellese e biellese.
Razzismo biologico
"Neanche in questo campo il Fascismo italiano non ha imitato niente, né preso qualcosa da
alcuno"6. Il tratto peculiare del razzismo fascista - insiste soprattutto "il Biellese", giornale ufficiale dell'Azione cattolica - sta
nella natura eminentemente "biologica" delle sue premesse, conseguenza naturale dell'evoluzione storica
dell'Impero romano: "L'atteggiamento italiano [...] non intende affatto battere la strada del razzismo
alemanno"7.
Se il razzismo non è ideologico, come quello propugnato ed attuato fuori d'Italia, ma è biologico, basato su
"ragioni etniche e storiche, fisiologiche e morali, nessuno ha da eccepire; perché non mette popolo contro popolo, gente
contro gente, in perpetui
antagonismi"8: "Non vogliamo separare nulla nella famiglia umana: poiché intendiamo - è
chiaro - il razzismo e il nazionalismo esagerati come se ne parla comunemente quasi di barriere elevate tra uomini e
uomini, gente e gente, popoli e
popoli"9. "Se fra noi in Italia si vuole trattare di un razzismo italiano, si vuole solo
significare un razzismo [...] che poggia solidi i piedi sulla realtà di un millennio immerso nella luce sfolgorante della
storia"10. "Discriminare non significa perseguitare [...] il clima è maturo per questo razzismo
italiano"11: non "si può
dubitare che esso diventi patrimonio spirituale del nostro popolo, base fondamentale del nostro Stato,
elemento di sicurezza per il nostro
Impero"12.
"Latin sangue gentile"
"Nell'impostazione del 1917 e nei successivi sviluppi del pensiero mussoliniano in materia di razzismo
italiano non c'è nulla che possa offendere la altre razze: è il 'latin sangue gentile' che parla per bocca di Mussolini al
fine di cementare una nobilissima stirpe e farla vieppiù degna del risorto Impero e delle sue gloriose quanto inimitabili
tradizioni"13.
"Esistono [...] delle razze creatrici di civiltà che, comunque e dovunque, sono
alla ricerca continua e ininterrotta del progresso. Prima tra queste dev'essere
posta la razza italiana"14: "La migliore prova che esiste la razza italiana
sorge appunto dalla violenza di codesta vitalità, impostasi ad ogni innesto, ad ogni invasione, ad ogni trasfusione di
sangue diverso"15. Deplorando le concezioni ideologiche che in Germania "stimolano ed esasperano il fanatismo e
l'egoismo dei gruppi e riescono a lungo andare, a spezzare la concordia e la tranquilla convivenza fra le nazioni", si
auspica che "i nostri studiosi [...] pur segnalando le prerogative gloriose che caratterizzano il tipo italiano, si
guarderanno bene dal disconoscere le virtù etniche degli altri
popoli"16: "La politica razzista dell'Italia di Mussolini si
differenzia nettissimamente da ogni e qualsiasi altra forma di grandezza e di pretesa superiorità adottata e svolta in altri
Paesi. L'Italia fascista, con la politica della razza, intende precisamente di dare
(sic) una coscienza al popolo italiano, rendendolo orgoglioso di essere figlio di questa nostra magnifica
terra"17. "Noi non abbiamo [...] bisogno di
dichiararci superiori alle altre razze sul terreno biologico, giacché la nostra superiorità è stata bene accertata e sottolineata
dal costante fluire dei secoli sopra il vastissimo terreno storico, intellettuale, culturale ed artistico. [...] Ecco perché
non abbiamo bisogno di proclamare la superiorità della nostra razza: è già abbastanza superiore la nostra
stirpe"18: "Più di un anno fa [...] era scoppiata in Italia la polemica razzista, travisata nel senso di voler applicare agli italiani le
stesse teorie che si giustificavano soltanto in Germania [...]. Dimostrammo che si faceva in tal modo confusione tra
razza e stirpe: essendo razza un concetto meramente biologico, mentre la stirpe è la razza nel tempo con le sue
inevitabili trasformazioni, sintesi, incroci,
progressi"19.
Rivoluzione culturale
Allo scopo di conservare la sanità della razza, è necessario che essa si mantenga integra in ogni sua
manifestazione, che sia eliminato l' "immeticciamento della specie"- "sorgente di infelici e di spostati"- cioè sospeso qualsiasi
legame di sangue con altre razze, e che i costumi siano adeguati esclusivamente agli ideali proposti dal regime: si tratta
di un razzismo "nazionale" e "integrale". "La razza ha fondamenti scientifici fissati dall'antropologia, ma ne ha
altri, non meno inconfondibili, sebbene meno appariscenti, fissati dal costume [...] usi, forme mentali e morali ed
aspirazioni che son sue proprie e differenti da quelli delle altre
razze"20.
Gli usi, le forme mentali e morali sono, per definizione antropologica, la cultura di un popolo: l'operazione
che si vuole condurre è una vera e propria rivoluzione culturale: "Il Duce ha affermato che il nuovo compito del
fascismo è quello di incidere profondamente sul costume". Così il "Corriere Valsesiano", commentando le dieci
proposizioni del "Manifesto degli scienziati razzisti", ne descrive la portata non tanto per la "difesa e il miglioramento della
stirpe, per cui sono stati creati appositi istituti ed organi ed è stata attuata un'imponente legislazione", quanto "nel
campo spirituale, nel quale si è agito con un'assidua esaltazione delle virtù morali del popolo italiano: il suo eroismo, il
suo spirito di sacrificio, il suo genio, la sua disciplina [...] la necessità della formazione di un [...] inconfondibile
carattere"21.
"Superiorità nettissime"
La valorizzazione delle differenze è ben sottolineata dalla stampa: solo la differenza netta rispetto alle altre
razze consente di identificare il popolo italiano ed è questa la fondamentale premessa alla costituzione dell'Impero:
"Il concetto e la pratica del razzismo, son dunque una necessità dei popoli conquistatori i quali con la pratica del
razzismo, non solo conservano la purezza della propria razza, ma evitano il pericolo di lasciarsi assimilare dai
popoli assoggettati [...]. I popoli conquistatori che non praticano il razzismo non avranno mai diritto
all'impero"22. "La storia ci insegna che gli imperi si conquistano con le armi, ma si tengono con il prestigio; e per il prestigio occorre una
chiara, severa coscienza razziale, che stabilisce non soltanto delle differenze, ma delle superiorità
nettissime"23: "Il razzismo esprimerà la forza coesiva dello spirito imperiale fascista [...] senza ibridi contatti che contaminano o alterano
i caratteri fisici o psicologici della razza e mortificano e incidono l'orgoglio di appartenenza alla propria
razza"24.
Missione civilizzatrice
"Noi Italiani del secolo ventesimo dobbiamo fortemente sentire la nobiltà della nostra origine, l'eccellenza
della nostra razza ed abbiamo il dovere di conservarci sani e puri nel duro cammino di questa umanità travagliata.
Oggidì più che in passato la purezza della nostra razza è insidiata da influenze, da correnti avverse che sono tanto più
potenti quanto più vasti e rapidi sono gli scambi, le relazioni e quanto più facili sono i contatti tra popoli anche
lontanissimi fra di loro e con diversissimo grado di
civiltà"25.
Con la creazione dell'Impero, la razza è venuta in contatto con altre razze: deve quindi guardarsi da ogni
ibridismo e contaminazione: "Leggi 'Razziste' in tal senso sono già state elaborate ed applicate con fascistica energia,
nei territori dell'Impero"26.
"Nelle terre conquistate [...] il pericolo di possibili incroci di razze si presentano [...] e si presenteranno
sempre più evidenti. Impedire una tale eventualità, non soltanto con il catenaccio delle leggi, ma con una 'coscienza
razziale', è lo scopo dell'attuale
campagna"27. "L'Italia fascista pensa ad evitare per tempo la catastrofica piaga del
meticciato nelle terre dell'Impero e per questo intende infondere in noi tutti un giusto orgoglio della nostra qualità
fondamentale e gloriosa di
italiani"28.
Solidarietà
"Non è soltanto alla tutela della nostra razza che sono stati rivolti gli sforzi del governo fascista; esso si
occupa anche della difesa delle varie razze di colore. E questo è un concetto nuovo, umano e altamente morale,
perché attraverso questa tutela, la razza di colore, potrà essere migliorata e potenziata attraverso la nostra
civiltà"29.
Le ragioni della storia
La presenza dell' "altro" è, letteralmente, alterazione, pericolo e perdita di valore: in questa prospettiva il
razzismo è inevitabile, poiché indispensabile al progresso della razza italiana. Il fatto che la questione semita susciti ampia
eco sui giornali dimostra che "Mussolini è stato ancora una volta l'interprete e, si potrebbe dire,
l'esteriorizzatore, dello stato d'animo diffuso e della volontà del popolo
italiano"30. "Bisogna riconoscere che l'antisemitismo era
fino a ieri una realtà profondamente sentita specialmente dal popolo che, non avendo bisogno né occasione di
modellare i suoi giudizi o le sue simpatie sul gioco degli interessi economici, va considerato come l'esponente più genuino
del sentimento del popolo italiano verso i
giudei"31.
Gli ebrei sono il bersaglio più immediato, ma non
unico32, di questa politica: essi sono il popolo senza nazione
per antonomasia: "Non si poteva non definire nettamente la posizione del Fascismo di fronte alla razza ebraica che,
per quanto priva di un territorio nazionale e dispersa nel mondo, ha conservato tutte le sue caratteristiche
razziali"33: "il popolo ebraico non ha pace, come non ha un territorio, un suolo suo proprio. È disperso un poco dovunque per
il mondo, e come esso fosse considerato e trattato in passato anche abbastanza recente, non è chi non ricordi:
rinchiusi nei ghetti furono a lungo quasi privi di diritti civili e politici. Se questo ha potuto avvenire anche in un periodo
di civiltà evoluta com'è l'Evo Moderno, certo le cause ci devono essere state, e ci sono ancora. È inutile
accennarle"34.
Razzismo: un'invenzione dei giudei?
Gli ebrei sono riusciti a vivere con altre razze senza snaturare la propria: "La nostra posizione non va agli
eccessi del razzismo tedesco, non afferma la superiorità su altre stirpi. Afferma invece il nostro diritto di essere e
conservare quello che siamo. Di fronte ai semiti, non svolge nessuna opera di persecuzione [...] va oltre la generosità [...]
riconoscendo con ammirazione l'istinto razziale di questo popolo, che da diciannove secoli vive in mezzo alle stirpi
ariane senza confondersi con
esse"35. "Qui non è questione di individui. Qui è questione di collettività e di quella
massima collettività che è la razza. Io rivendico il diritto di nutrire sentimenti di stima e amicizia verso determinati
ebrei... ma io distinguo nell'ebreo l'uomo dall'uomo ebreo. Il primo può essere come tutti gli altri: buono o cattivo,
ottuso o intelligente, simpatico o antipatico. L'altro, l'ebreo, l'uomo di razza ebrea è un nemico dell'ariano che sta
dentro o attorno a me. E questa inimicizia, non bisogna dimenticarlo, è sentimento assai meno da noi che dagli ebrei.
Non c'è ebreo onesto e intelligente che possa negare questa verità. Il razzismo, in buona sostanza, è una scoperta
degli ebrei"36: "non è vero soltanto [...] che gli ebrei sono ferocemente razzisti. È vero qualche cosa di più: che, cioè,
il razzismo è stato inventato dagli ebrei e praticato con una costanza [...] ammirevole [...]. Ora non occorre
grande acume per conchiudere che gli ultimi a protestare contro il razzismo degli altri dovrebbero essere gli
ebrei"37. "Conoscere il razzismo ebraico, con il suo stile, i suoi metodi, le sue armi, è condizione indispensabile per
conoscere il razzismo italiano. Difendersene è compito dello Stato
fascista"38.
L'apparenza e la realtà
Al lettore non può sfuggire, naturalmente, la presenza degli ebrei nelle comunità locali: una serie di
stereotipi39 e metafore descrivono i subdoli mezzi con i quali hanno ottenuto incarichi prestigiosi. "Un luogo da sfatare... è
la pretesa intelligenza degli ebrei. Esso proviene dalla constatazione che quasi nessun ebreo esercita umili
mestieri, mentre, nella quasi totalità, gli ebrei occupano posti elevati ed invidiati. Ebbene, gli ebrei non sono affatto più
intelligenti, sono soltanto più utilitarii [...]. Osservateli bene [...] la melliflua docilità che l'ebreo sfoggia all'inizio
di carriera per aprirsi la strada non tarda a trasformarsi in durezza, quindi in alterigia. La razza si svela in
pieno"40. Pertanto, i provvedimenti contro i semiti non sono persecuzioni: "Sono professionisti di ogni specie, sono
commercianti all'ingrosso e al minuto, sono acrobati della finanza, che ci portano intatto il loro patrimonio di astuzia,
di esperienza, di capacità e si ambientano rapidamente nella nostra città. [...] Dopo pochi mesi gli ebrei immigrati
sono in grado di battere nel gioco della concorrenza i nostri professionisti, i nostri commercianti, ed anche i nostri
industriali, che possono contare soltanto sulle proprie forze. È uno squilibrio intollerabile che danneggia
enormemente vasti ceti della popolazione e crea una ingiusta situazione di
disagio"41. "Di umanità sofferente, fra gli ebrei
italiani, ce n'è poca. Direi, quasi, che non ce n'è. È tutta gente che sta bene economicamente. È tutta gente attrezzata,
quindi, contro gli inconvenienti della perdita di un posto ben retribuito. E se c'è della povera gente, della gente-popolo,
questa non è toccata dall'ultimo provvedimento perché per adoperare la zappa o per tirare il mantice o portare il
secchio della calce, ammesso che ci sia in Italia un ebreo disposto a simili fatiche, non è affatto necessario frequentare
scuole pubbliche"42.
Giudei e parassiti
L'infittimento subdolo delle attività ebraiche in
città43 è solo un esempio locale dell'infiltrazione di una
razza estranea in un Paese ospitante: la malattia si insinua, i parassiti ridono. L'eco degli avvenimenti internazionali
giunge attraverso la stampa con toni feroci: "Sono gli ebrei che, con la loro politica, hanno creato quest'afflusso di
profughi ebrei che vengono ora a rubare il pane in Inghilterra, Paese che è divenuto il paradiso della razza ebraica. L'inno
di questi giudei è 'Avanti, soldati cristiani, ammazzatevi a
vicenda' "44.
"Siamo [...] in presenza di parassiti, di gente che non vive con noi ma di noi, individui che nessuna guerra
riuscirà a piegare, nessun servaggio a fondere o mischiare: con la maschera dell'inganno essi si erano impadroniti di
quasi tutte le nostre leve di comando e sfruttavano popoli di razza, di lingue e di ideali diversi, succhiandone ai loro
fini il rosso sangue. Non li riconoscete? Naso aquilino, denti grossi, caratteristico modo di procedere e di posare i
piedi, leggermente curvi e stropicciarsi le mani, sul volto il sorriso ambiguo che
irride"45. Da tutto questo si deduce,
"se la logica non è un'opinione, che il razzismo italiano, a parte i motivi inerenti alla questione coloniale, è un
fenomeno di legittima difesa determinato precisamente dal razzismo degli ebrei. E questo è il punto fondamentale della
questione"46.
Razzismo alpino
Dove la razza non può essere incrinata da "infiltrazioni giudaiche", come in Valsesia - poiché "è risaputo che
in tutta la valle non ce n'è uno solo di tali parassiti" - la retorica fascista fa breccia nel sentimento di intima
coesione delle piccole società montane: "Qui il razzismo perde in parte il suo carattere nazionale per assumerne uno più
spiccatamente regionale. [...] Bisogna salvaguardare il patrimonio razziale alpino. Bisogna conservare integra la razza
di questi fieri e robusti figli delle nostre montagne, che delle montagne hanno i caratteri: durezza,
invincibilità, tenacia. Questi, che - meglio di montanari, io amo definire alpini - hanno una missione che è stata loro affidata
da Dio nel nascere. Questi giovani - che domani vestiranno le giberne e abbineranno alla piccozza un pezzo da
montagna illuminato da una fiamma verde - sono tagliati nella dolomia dei loro monti, e sono come essi duri, tenaci,
inoppugnabili, e sono come essi buoni e generosi: sì, perché sono generose e buone le nostre montagne, che in ogni
anfratto riuniscono un granello di terra, per un filo d'erba che una capra brucherà felice... Sono robusti e sani e modesti
questi alpini. Conserviamoli tali. Sono la difesa granitica dei sacri confini della Patria. [...] Mantenete i vostri caratteri
e i vostri costumi tanto belli e santi. [...] Salvate il vostro patrimonio, fatto di poca terra, ma di tanta e gloriosa
tradizione... È in questi termini che dovete sentire il problema della razza: niente matrimoni con gente che non sia
della vostra terra, della vostra
montagna"47.
L'articolo dal quale questo brano è tratto concentra molti temi tipici della crociata del razzismo fascista: il
carattere di predestinazione della missione della stirpe italica, i suoi caratteri inimitabili, la necessità di salvaguardare i
severi e sani costumi tradizionali, il dovere di impedire mescolamenti nocivi. Ogni buon italiano ha il dovere di
preservare la razza, garantirne il progresso, lo sviluppo, il rafforzamento come il fascismo da sedici anni ha cura di fare: in
primo luogo con la politica demografica, che "non è stata soltanto una politica di numero, ma una politica di qualità,
val quanto dire selettività del perfetto
italiano"48, "l'Italiano dei tempi di Mussolini che nell'orgoglio di razza trae
sempre nuovi elementi di aspirazione all'ascesa e alla grandezza, forma il proprio modo di vivere, il suo costume
inconfondibile col costume di altri
popoli"49.
L'albero e il frutto
"Il problema dei problemi rimane ancora sempre quello delle nascite e quindi dello studio delle provvidenze
atte non solo a difendere il tronco del popolo italiano da inquinamenti, ma capace di far rifiorire in pieno le fronde
per averne grande abbondanza di frutti [...]. Soltanto i popoli fecondi hanno diritto all'impero: il detto mussoliniano
è profondamente vero"50. Sono molte le "provvidenze del Regime per lo sviluppo e l'irrobustimento fisico e
morale del popolo italiano [...]: tanti provvedimenti e tante istituzioni che mirano alla tutela e al miglioramento della
sanità fisica e morale del popolo italiano... Da tutte le istituzioni, organizzazioni e realizzazioni del Fascismo balza e
si afferma la volontà di assicurare la sanità, la fecondità e l'avvenire di questa nostra grande, virile ed
antichissima razza"51.
L'azione è stata intensa nel campo spirituale "nel quale si è agito con un'assidua esaltazione delle virtù morali
del popolo italiano - il suo eroismo, il suo spirito di sacrificio, il suo genio, la sua disciplina - e col propagandare
la necessità della formazione di un nostro inconfondibile
carattere"52.
Proprio il 1938 è l'anno dell'approvazione del nuovo Codice civile: l'avvenimento ha grande eco sui giornali
locali, per i provvedimenti a tutela della razza italiana (limitazioni dei matrimoni fra persone appartenenti a razze
diverse, divieto di adozione tra cittadini ariani e persone di razza non ariana) e per le norme protettive per la famiglia
e l'infanzia: "l'educazione e l'istruzione devono essere conformi ai principi della morale e al sentimento
nazionale fascista"53: "A ragazzi italiani giornali strettamente
italiani"54. Per evitare la "rovina inconscia e brutale del più
prezioso e intangibile patrimonio umano, della più pura e sana ricchezza della nostra razza" è necessario
assecondare la "curiosità del bambino" offrendogli la "materia adatta", così da dare al popolo italiano "cittadini plasmati con
mano d'artefice e cuori e menti forgiati come
spade"55.
"Inconfondibile carattere"
"Il Regime ha intrapreso questa bonifica spirituale con la valorizzazione del concetto di razza italiana. La
campagna razziale, che alla miopia di certi intellettualoidi pareva doversi limitare a provvedimenti difensivi contro
gli ebrei, porterà anche in questo campo un rivolgimento totale e ridarà a tutti gli Italiani il sentimento
dell'antichissima unità e superiorità della loro
razza"56.
L'obiettivo del regime è un "rivolgimento totale", basato sui valori rurali: "poiché i valori rurali sono valori
razziali per eccellenza, difendere le forze sociali dell'agricoltura significa difendere la razza italiana nelle sue fonti più
sicure e pure [...]. Il Fascismo dimostrerà - sullo sfondo della vita rurale - le sue intrinseche capacità imperiali della
bonifica della razza. Bonifica della terra e bonifica della razza sono inscindibilmente legate, non solo per l'organicità
funzionale di tutta la politica mussoliniana, ma perché entrambe si basano, - esaltandoli in purezza e vigore - sui valori
rurali, ricchezza perenne e garanzia certa dei nostri destini di popolo forgiatore di
civiltà"57.
Si sottolineano, nell'articolo appena citato, la sanità della vita agricola e l'alto indice nella composizione
media per famiglia: "dove si è rivelato particolarmente dannoso l'urbanesimo è sugli organi genitali femminili con
conseguenti disturbi... diminuzione della fecondità,
sterilità"58.
Romanità, vita rurale e guerra forgiano l'individuo con coscienza del proprio sangue:
"Il guerriero e il bue [...] in fondo sono gli emblemi sacri della nostra razza di agricoltori e soldati 59 [...]. Razza, razza italica inconfondibile,
razza di Roma, che dagli elementi etnici in lotta nella preistoria ha creato una sintesi superba, biologica e spirituale.
Siamo ariani, ma siamo romani"60.
Così, il commento di una gara sportiva sul lago Maggiore, ha il gusto di un bassorilievo di epoca augustea:
"Centinaia di giovani fascisti vogatori - qui convenuti, in gara, da tutta Italia - col volto aperto e col torace quadrato,
con negli occhi e nei muscoli l'ansito e la brama della vittoria - han segnato d'impronta precisa la nostra razza
camminante, costruttrice, guerriera.
Già questa emerse, inconfondibile, nei secoli. Guardate, nelle statue e nelle tele dei nostri maggiori artisti
d'ogni tempo, la perfetta incisa linea dei Cesari, dei Santi, delle donne, nella loro fresca ed eterna fisiologia di
combattimento, di pensiero, di amore! [...] Oggi questi ragazzi fascisti atleti [...] schierati a prodigio statuario, col remo
alzato come una lancia - o saettanti a fior d'acqua in uno spasimo di traguardo - hanno scritto il più gioioso e
irriducibile poema della nostra razza, cresciuta [...] alle colonne e agli archi e all'alme torri, forgiata alla cattedra e all'armi,
alla fucina e al cantiere"61.
Le smanie per la modernità
"Custodire questi connotati della razza significa stimolare il senso sicuro e sereno della vita, [...] lontana
dalle transitorie fortune [...] del simpatico superintossicato e del vago supercivilizzato". L'articolo (tratto dalla rivista
"Gli oratori del giorno") continua in tono ironico a descrivere l'ideale fascista della
donna62: "Vi è stato un periodo
di trionfo per le donne a sagoma straniera, mulatta negroide ebraica asiatica [...], in stretta parentela col koch e
col treponema, sterile e bizzarra come la mula [...]. Segni particolari: tronfia nelle trombe di Falloppio. È avvenuto
che il Regime, portando l'infanzia al monte e al mare, custodendola con trepidazione, innalzandola incontro al sole e
al domani, l'ha plasmata sempre più bella florida e raggiante, ne ha fatto la prima nobiltà della casa e la prima
speranza della patria; ha finito col ridare l'amore della culla e la superbia della fecondità. Ora ecco che torna
l'esemplare nostrano - la mulier, petto esuberante e fianchi sodi, tonda e bianca, muscoli di granitura spessa, sani umori e
carni in fiore - l'esemplare che l'arte ha prescelto ed eternato,
italico"63.
Un esemplare ben diverso dalla realtà di "coppie giovani, sane e forti [...] sole fino allo sfiorimento e alla
vecchiaia, in una casa sempre più bella, sempre più ricca, ottenuta con l'unione di due stipendi e di due egoismi ma anche
col sacrificio dei figli non nati, morti nella stessa mentalità dei genitori prima di vedere uno spiraglio di luce in
un'ora di sano e naturale amor
coniugale"64.
L'italiano scolpito
A conclusione di questo
excursus è utile una considerazione generale, relativa ai temi e ai procedimenti
argomentativi: la costruzione del discorso è infatti un ottimo punto di vista per valutare l'efficacia della propaganda
fascista sulla razza.
Da un punto di vista
retorico65 si tratta di una comunicazione analogica, piuttosto che logica. Non siamo cioè
in presenza di argomentazioni consistenti, verosimili, basate su premesse accettate dalla
maggioranza66, quanto piuttosto di una combinazione di illustrazioni, di quadri, ognuno dei quali gode di vita autonoma, è già una
questione definita, un luogo comune (l'ideale del
civis romanus, della donna, la tirchieria degli ebrei, la missione
civilizzatrice dell'impero romano, le distruttive conseguenze della modernità), che può essere tolto dal contenitore degli
argomenti generali utilizzati dalla propaganda e incastrato con gli altri: un tema ne sostiene un altro, e tutti insieme
sostengono l'ideologia fascista. Questa dimensione di sistematicità dei temi proposti si adegua allo scopo di socializzazione
del regime: ogni aspetto della vita privata e individuale viene congelato in uno stereotipo, la coscienza di razza, i
rapporti sociali, la maternità, l'educazione dei figli, il lavoro, lo sport sono sculture del regime.
Questa oratoria basata sul ragionamento per induzione, dal particolare al generale, avrebbe potuto essere
molto efficace, specialmente - secondo i retori antichi - di fronte ad un uditorio poco colto: illustrare, portare esempi
non ha l'obiettivo di far capire, ma di far
credere, di suscitare emozioni. La scelta di "brani di realtà" già pronti è
efficace perché essi sono spesso conosciuti, e magari condivisi, ma può fallire l'accordo con l'uditorio. Si vuole
ostentatamente esaltare il mito della stirpe italica combinando simboli già noti e costruzioni sintattiche che li ribadiscano
con forza, li illustrino con ripetizioni, antitesi, metafore, elenchi di qualità e descrizioni che combinano tutti questi
elementi. Tuttavia i temi proposti, nonostante l'insistenza dei giornalisti, rimangono sostanzialmente estranei,
poco adeguati alla realtà quotidiana degli italiani in generale e della provincia in particolare.
D'altra parte chi detiene il potere entro un regime totalitario trarrà beneficio dal tenere discorsi di genere
dimostrativo soprattutto dopo aver affermato le proprie virtù: allora l'esaltazione delle sue imprese sarà
un'argomentazione verosimile potentissima. Nel 1939 il regime si preparava a sostenere il suo compito "tremendo e
grandioso", la sua "funzione universale": "Se è vero che l'aratro traccia il solco, ma è la spada che lo difende, non è men
vero che se è il genio inventivo di una razza applicato in tutti i campi che ne determina la civiltà, questa può essere
difesa soltanto dalle armi. Il genio inventivo degli italiani generatore di sempre nuove civiltà, saprà assolvere al
tremendo e grandioso compito ad esso affidato per il prestigio della funzione universale
dell'Italia"67.
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